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Dal Vangelo secondo Luca Lc 21,5-19
“In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». 
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».”

 

 

 

TO.03.02.23

 

Ill.mo Signor Presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera

Ill.mo Capo dello Stato Sergio Mattarella

Ill.mo Presidente del Senato

Ill.mo Presidente della Camera

Ill.ma Presidente del Consiglio

 

In questi giorni e’ in approvazione l’atto della Camera: n.1515 , Senato n.674. - "Interventi a sostegno della competitività dei capitali e delega al Governo per la riforma organica delle disposizioni in materia di mercati dei capitali recate dal testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e delle disposizioni in materia di società di capitali contenute nel codice civile applicabili anche agli emittenti" (approvato dal Senato) (1515) .

L’articolo 11 (Svolgimento delle assemblee delle società per azioni quotate) modificato al Senato, consente, ove sia contemplato nello statuto, che le assemblee delle società quotate si svolgano esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla società. In tale ipotesi, non è consentita la presentazione di proposte di deliberazione in assemblea e il diritto di porre domande è esercitato unicamente prima dell’assemblea. Per effetto delle modifiche apportate al Senato, la predetta facoltà statutaria si applica anche alle società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione; inoltre, sempre per effetto delle predette modifiche, sono prorogate al 31 dicembre 2024 le misure previste per lo svolgimento delle assemblee societarie disposte con riferimento all’emergenza Covid-19 dal decreto-legge n. 18 del 2020, in particolare per quanto attiene l’uso di mezzi telematici. L’articolo 11 introduce un nuovo articolo 135-undecies.1 nel TUF – Testo Unico Finanziario (D. Lgs. n. 58 del 1998) il quale consente, ove sia contemplato nello statuto, che le assemblee delle società quotate si svolgano esclusivamente tramite il rappresentante pagato e designato dalla società. Le disposizioni in commento rendono permanente, nelle sue linee essenziali, e a condizione che lo statuto preveda tale possibilità, quanto previsto dall’articolo 106, commi 4 e 5 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, che ha introdotto specifiche disposizioni sullo svolgimento delle assemblee societarie ordinarie e straordinarie, allo scopo di contemperare il diritto degli azionisti alla partecipazione e al voto in assemblea con le misure di sicurezza imposte in relazione all’epidemia da COVID-19. Il Governo, nella Relazione illustrativa, fa presente che la possibilità di continuare a svolgere l’assemblea esclusivamente tramite il rappresentante designato tiene conto dell’evoluzione, da tempo in corso, del modello decisionale dei soci, che si articola, sostanzialmente, in tre momenti: la presentazione da parte del consiglio di amministrazione delle proposte di delibera dell’assemblea; la messa a disposizione del pubblico delle relazioni e della documentazione pertinente; l’espressione del voto del socio sulle proposte del consiglio di amministrazione. In questo contesto, viene fatta una affermazione falsa e priva di ogni fondamento giuridico: che  l’assemblea ha perso la sua funzione informativa, di dibattito e di confronto essenziale al fine della definizione della decisione di voto da esprimere. Per cui non e’ vero che la partecipazione all’assemblea si riduca, in particolar modo, per gli investitori istituzionali e i gestori di attività, nell’esercizio del diritto di voto in una direzione definita ben prima dell’evento assembleare, all’esito delle procedure adottate in attuazione della funzione di stewardship e tenendo conto delle occasioni di incontro diretto, chiuse ai risparmiatori,  con il management della società in applicazione delle politiche di engagement.

Per cui in questo contesto, si verrebbe ad applicare una norma di esclusione dal diritto di partecipazione alle assemblee degli azionisti da parte di chi viene tutelato, anche attraverso il diritto  alla partecipazione alle assemblee dall’art.47 della Costituzione oltre che dall’art.3 della stessa per una oggettiva differenza di diritti fra cittadini azionisti privati investitori che non possso piu’ partecipare alle assemblee e ed azionisti istituzionali che invece godono di incontri diretti privati e riservati con il management della società in applicazione delle politiche di engagement.

Il che crea una palese ed illegittima asimmetria informativa legalizzata in Italia rispetto al contesto internazionale in cui questo divieto di partecipazione non sussiste. Anzi gli orientamenti europei vanno da anni nella direzione opposta che la 6 commissione presieduta dal sen.Gravaglia volutamente dimostra di voler ignorare.

Viene da chiedersi perche’ la maggioranza ed il Pd abbiano approvato questo restringimento dei diritti costituzionali ?

Tutto cio’ mentre Elon Musk ha subito una delle più grandi perdite legali nella storia degli Stati Uniti questa settimana, quando l'amministratore delegato di Tesla è stato privato del suo pacchetto retributivo di 56 miliardi di dollari in una causa intentata da Richard Tornetta che ha fatto causa a Musk nel 2018, quando il residente della Pennsylvania possedeva solo nove azioni di Tesla. Il caso è arrivato al processo alla fine del 2022 e martedì un giudice si è schierato con Tornetta, annullando l'enorme accordo retributivo perché ingiusto nei suoi confronti e nei confronti di tutti i suoi colleghi azionisti di Tesla.

La giurisprudenza societaria del Delaware è piena di casi che portano i nomi di singoli investitori con partecipazioni minuscole che hanno finito per plasmare il diritto societario americano.

Molti studi legali che rappresentano gli azionisti hanno una scuderia di investitori con cui possono lavorare per intentare cause, afferma Eric Talley, che insegna diritto societario alla Columbia Law School. Potrebbe trattarsi di fondi pensione con un'ampia gamma di partecipazioni azionarie, ma spesso si tratta anche di individui come Tornetta.

Il querelante firma i documenti per intentare la causa e poi generalmente si toglie di mezzo, dice Talley. Gli investitori non pagano lo studio legale, che accetta il caso su base contingente, come hanno fatto gli avvocati nel caso Musk.

Tornetta beneficia della vittoria della causa nello stesso modo in cui ne beneficiano gli altri azionisti di Tesla: risparmiando all'azienda i miliardi di dollari che un consiglio di amministrazione asservito pagava a Musk.

Gli esperti hanno detto che persone come Tornetta sono fondamentali per controllare i consigli di amministrazione. I legislatori e i giudici desiderano da tempo che siano le grandi società di investimento a condurre queste controversie aziendali, poiché sono meglio attrezzate per tenere d'occhio le tattiche dei loro avvocati. Ma gli esperti hanno detto che i gestori di fondi non vogliono mettere a repentaglio i rapporti con Wall Street.

Quindi è toccato a Tornetta affrontare Musk.

"Il suo nome è ora impresso negli annali del diritto societario", ha detto Talley. "I miei studenti leggeranno Tornetta contro Musk per i prossimi 10 anni". Questa e’ democrazia e trasparenza vera non quella votata da maggioranza e Pd.

Infatti da 1 anno avevo chiesto di essere udito dal Senato che mi ignorato nella totale indifferenza della 6 commissione . Mentre lo sono stati sia il recordman professionale dei rappresentanti pagati degli azionisti , l’avv.Trevisan , sia altri ispiratori e sostenitori della modifica normativa proposta. Per cui mi e’ stata preclusa ogni osservazione non in linea con la proposta della 6 commissione del Senato che ha esaminato ed emendato il provvedimento e questo viola i principi di indipendenza e trasparenza delle camera e senato: dov’e’ interesse pubblico a vietare le assemblee agli azionisti per ragioni pandemiche nel 2024 ?

La prova più consistente che tale articolo non ha alcuna ragione palese per essere presentato e’ che sono state di fatto rese permanenti le misure introdotte in via temporanea per l’emergenza Covid-19 In sintesi, il menzionato articolo 106, commi 4 e 5 - la cui efficacia è stata prorogata nel tempo e, da ultimo, fino al 31 luglio 2023 dall’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228 - prevede che le società quotate possano designare per le assemblee ordinarie o straordinarie il rappresentante designato, previsto dall'articolo 135-undecies TUF, anche ove lo statuto preveda diversamente; inoltre, la medesima disposizione consente alle società di prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il rappresentante designato, al quale potevano essere conferite deleghe o sub-deleghe ai sensi dell’articolo 135-novies del TUF. L'articolo 135-undecies del TUF dispone che, salvo diversa previsione statutaria, le società con azioni quotate in mercati regolamentati designano per ciascuna assemblea un soggetto al quale i soci possono conferire, entro la fine del secondo giorno di mercato aperto precedente la data fissata per l'assemblea, anche in convocazione successiva alla prima, una delega con istruzioni di voto su tutte o alcune delle proposte all'ordine del giorno. La delega ha effetto per le sole proposte in relazione alle quali siano conferite istruzioni di voto, è sempre revocabile (così come le istruzioni di voto) ed è conferita, senza spese per il socio, mediante la sottoscrizione di un modulo il cui contenuto è disciplinato dalla Consob con regolamento. Il conferimento della delega non comporta spese per il socio. Le azioni per le quali è stata conferita la delega, anche parziale, sono computate ai fini della regolare costituzione dell'assemblea mentre con specifico riferimento alle proposte per le quali non siano state conferite istruzioni di voto, le azioni non sono computate ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l'approvazione delle delibere. Il soggetto designato e pagato come rappresentante è tenuto a comunicare eventuali interessi che, per conto proprio o di terzi, abbia rispetto alle proposte di delibera all’ordine del giorno. Mantiene altresì la riservatezza sul contenuto delle istruzioni di voto ricevute fino all'inizio dello scrutinio, salva la possibilità di comunicare tali informazioni ai propri dipendenti e ausiliari, i quali sono soggetti al medesimo dovere di riservatezza. In forza della delega contenuta nei commi 2 e 5 dell'articolo 135-undecies del TUF la Consob ha disciplinato con regolamento alcuni elementi attuativi della disciplina appena descritta. In particolare, l'articolo 134 del regolamento Consob n. 11971/1999 ("regolamento emittenti") stabilisce le informazioni minime da indicare nel modulo e consente al rappresentante che non si trovi in alcuna delle condizioni di conflitto di interessi previste nell'articolo 135-decies del TUF, ove espressamente autorizzato dal delegante, di esprimere un voto difforme da quello indicato nelle istruzioni nel caso si verifichino circostanze di rilievo, ignote all'atto del rilascio della delega e che non possono essere comunicate al delegante, tali da ARTICOLO 11 42 far ragionevolmente ritenere che questi, se le avesse conosciute, avrebbe dato la sua approvazione, ovvero in caso di modifiche o integrazioni delle proposte di deliberazione sottoposte all'assemblea. Più in dettaglio, per effetto del comma 4 dell'articolo 106, le società con azioni quotate in mercati regolamentati possono designare per le assemblee ordinarie o straordinarie il rappresentante al quale i soci possono conferire deleghe con istruzioni di voto su tutte o alcune delle proposte all'ordine del giorno, anche ove lo statuto disponga diversamente. Le medesime società possono altresì prevedere, nell’avviso di convocazione, che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il rappresentante designato, al quale possono essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai sensi dell’articolo 135-novies del TUF, che detta le regole generali (e meno stringenti) applicabili alla rappresentanza in assemblea, in deroga all’articolo 135-undecies, comma 4, del TUF che, invece, in ragione della specifica condizione del rappresentante designato dalla società, esclude la possibilità di potergli conferire deleghe se non nel rispetto della più rigorosa disciplina prevista dall'articolo 135-undecies stesso. Per effetto del comma 5, le disposizioni di cui al comma 4 sono applicabili anche alle società ammesse alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione e alle società con azioni diffuse fra il pubblico in misura rilevante. Le disposizioni in materia di assemblea introdotte dalle norme in esame non sono state approvate dal M5S il cui presidente , avv.Conte, aveva introdotto tali norme esclusivamente per il periodo Covid. Per cui l’articolo 11 in esame, come anticipato, introduce un nuovo articolo 135- undecies.1 nel Testo Unico Finanziario, ai sensi del quale (comma 1) lo statuto di una società quotata può prevedere che l’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di voto avvengano esclusivamente tramite il rappresentante designato dalla società, ai sensi del già illustrato supra articolo 135-undecies. A tale rappresentante possono essere conferite anche deleghe o sub-deleghe ai sensi dell'articolo 135-novies, in deroga all'articolo 135-undecies, comma 4. La relativa vigilanza è esercitata, secondo le competenze, dalla Consob (articolo 62, comma 3 TUF e regolamenti attuativi) o dall’Autorità europea dei mercati finanziari – ESMA.

L’ESMA non e’ stata mai sentita dal sen.Gravaglia su questo articolo mentre la Consob ha espresso parere contrario che sempre lo stesso ha ignorato. Ma i soprusi non finiscono qui : il comma 3 del nuovo articolo 135-undecies.1 chiarisce che, nel caso previsto dalle norme in esame. il diritto di porre domande (di cui all’articolo 127-ter del TUF) è esercitato unicamente prima dell’assemblea. La società fornisce almeno tre giorni prima dell’assemblea le risposte alle domande pervenute. In sintesi, ai sensi dell’articolo 127-ter, coloro ai quali spetta il diritto di voto possono porre domande sulle materie all'ordine del giorno anche prima dell'assemblea. Alle domande pervenute prima dell'assemblea è data risposta al più tardi durante la stessa. La società può fornire una risposta unitaria alle domande aventi lo stesso contenuto. L’avviso di convocazione indica il termine entro il quale le domande poste prima dell'assemblea devono pervenire alla società. Non è dovuta una risposta, neppure in assemblea, alle domande poste prima della stessa, quando le informazioni richieste s

 

iano già disponibili in formato "domanda e risposta" nella sezione del sito Internet della società ovvero quando la risposta sia stata pubblicatma 7, del TUF relativo allo svolgimento delle assemblee di società ed enti. Per effetto delle norme introdotte, al di là delle disposizioni contenute nell’articolo in esame che vengono rese permanenti (v. supra), sono prorogate al 31 dicembre 2024 tutte le altre misure in materia di svolgimento delle assemblee societarie – dunque non solo quelle relative alle società quotate – previste nel corso dell’emergenza Covid-19. Questo che e’ un capolavoro di capziosità di un emendamento della sen.Cristina Tajani PD , ricercatrice e docente universitaria, di indifferenziazione parlamentare negli obiettivi : dal momento che le misure previste dall’art.11 in oggetto prevedono per essere applicabili il loro recepimento statutario, lo stesso viene ottenuto nel 2024 per ragioni di Covid,  con il rappresentante pagato , che ovviamente non porrà alcuna opposizione neppure verbale.

Illustri Presidenti se questa non e’ una negazione degli art.47 e 3 della Costituzione,  contro la democrazia e trasparenza societaria , cos’e ?

Al termine di questa mia riflessione vorrei capire se in questo nostro paese esiste ancora uno spazio di rispettosa discussione democratica o di tutela giuridica nei confronti di una decisione arbitraria di una classe dirigente qui’ palesemente opaca.

Confido in una vs risposta costruttiva di rispetto della libertà progressista di un paese evoluto ma stabile e garante nei diritti delle minoranze . Anche perché quello che ho anticipato con Edoardo Agnelli sul futuro della Fiat dal 1998 in poi si e’ tristemente avverato, e solo oggi, forse,  e’ diventato di coscienza comune ,  anche se a me e’ costato pesanti ritorsioni personali da parte degli organi di polizia e giustizia torinese e della Facolta’ di Economia Commercio di Torino . Ed ad Edoardo Agnelli la morte. Non e’ impedendomi di partecipare alle assemblee che Fiat & C ritorneranno in Italia, perché nel frattempo non esistono più a causa anche di chi a Torino e Roma gli ha concesso di fare tutto quello che di insensato hanno fatto dal 1998 in poi anche contro se stessi oltre che i suoi lavoratori ed azionisti, calpestando brutalmente chi osava denunciarlo pubblicamente nel tentativo, silenziato, di fermare la distruzione di un orgoglio e una risorsa nazionale. Giugiaro racconta che quando la Volkswagen gli chiese di fare la Golf gli presento’ la Fiat 128 come esempio inarrivabile. Oggi Tavares si presenta in Italia come il nuovo Napoleone , legittimato da Yaky e scortato dalla DIGOS per difenderlo da Marco BAVA che vorrebbe solo documentargli che l’industria automobilistica italiana ha una storia che gli errori di 3 persone non debbono poter cancellare. Anche se la storia finora ha premiato chi ha consentito il restringimento dei diritti in questo paese la frana del futuro travolgerà tutti.

Basta chiederlo a Montezemolo che tutto questo lo sa e lo ha vissuto direttamente.

 

UNA ATTUALIZZAZIONE DEL:

DISCORSO DEL 30.05.1924
Giacomo Matteotti
Matteotti: «Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919».
Voci: «Non è vero! Non è vero! » .
Finzi, sottosegretario di Stato per l'interno: «Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi! » .
Matteotti: «Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori) Il fatto è semplicemente questo, che l'onorevole Michele Bianchi con altri teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero, sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (Rumori, interruzioni)».
Finzi: «Non è così! » .
Matteotti: «Porterò i giornali vostri che lo attestano».
Finzi: «Lo domandi all'onorevole Merlin che è più vicino a lei! L'onorevole Merlin cristianamente deporrà».
Matteotti: «L'on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e nessuno fu impedito e stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano? Non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (Rumori) e, signori che mi interrompete, anche qui nell'assemblea? (Rumori a destra)».
Teruzzi: «È ora di finirla con queste falsità».
Matteotti: «L'inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell'onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all'oratore di aprire nemmeno la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi)».
Una voce "Non è vero, non fu impedito niente (Rumori)".
Matteotti: «Allora rettifico! Se l'onorevole Gonzales dovette passare 8 giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori, interruzioni) L'onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride. Interruzioni) A Napoli doveva parlare... (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all'estrema sinistra)».
Presidente: «Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve, e concluda».
Matteotti: «L'Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione, e che mi limito...».
Voci: «Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti! » .
Gonzales: «I fatti non sono improvvisati! » .
Matteotti: «Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell'Assemblea... (Rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell'onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell'onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell'opposizione costituzionale, l'onorevole Amendola, e che fu impedita... (Oh, oh! – Rumori)».
Voci da destra: «Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d'accordo tutti! » .
Matteotti: «Vuol dire dunque che il termine "sovversivo" ha molta elasticità! » .
Greco: «Chiedo di parlare sulle affermazioni dell'onorevole Matteotti».
Matteotti: «L'onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza, per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di corpi armati, i quali intervennero in città.. .».
Presutti: «Dica bande armate, non corpi armati! » .
Matteotti: «Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori) Del resto, noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati, circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!» .
Voci di destra: «Per paura! Per paura! (Rumori – Commenti)».
Farinacci: «Vi abbiamo invitati telegraficamente! » .
Matteotti: «Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell'avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che "qualcuno di noi ha provocato" e come "in seguito a provocazioni" i fascisti "dovettero" legittimamente ritorcere l'offesa, picchiando su tutta la linea! (Interruzioni)».
Voci da destra: «L'avete studiato bene! » .
Pedrazzi: «Come siete pratici di queste cose, voi! » .
Presidente: «Onorevole Pedrazzi! » .
Matteotti: «Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni! » .
Voci a destra: «Avevano paura! » .
Turati Filippo: «Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c'erano i briganti, avevano paura (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra)».
Una voce: «Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato».
Turati Filippo: «Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra, rumori a destra)».
Presidente: «Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti! » .
Matteotti: «Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! » (Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati)
Presidente: «Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l'onorevole Rossi...».
Matteotti: «Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, Conversazioni)».
Casertano, presidente della Giunta delle elezioni: «Chiedo di parlare».
Presidente: «Ha facoltà di parlare l'onorevole presidente della Giunta delle elezioni. C'è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta».
Matteotti: «Onorevole Presidente! . ..».
Presidente: «Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente».
Matteotti: «Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente! » .
Presidente: «Parli, parli».
Matteotti: «I candidati non avevano libera circolazione... (Rumori. Interruzioni)».
Presidente: «Facciano silenzio! Lascino parlare! » .
Matteotti: «Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l'indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all'estero (Commenti)».
Una voce "Erano disoccupati! ".
Matteotti: «No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li boicottate».
Voci da destra: «E quando li boicottate voi? » .
Farinacci: «Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco! » .
Matteotti: «Uno dei candidati, l'onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto... (Rumori)».
Voci: «E Berta? Berta!».
Matteotti: «Conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il destino suo all'indomani. (Rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all'estrema sinistra) Un'altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l'unica garanzia possibile, l'ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l'unico controllo, l'unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l'onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall'opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c'è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni».
Una voce a destra: «Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti! » .
Matteotti: «Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l'Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all'ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l'atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la "regola del tre". Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente».
Finzi: «Evidentemente lei non c'era! Questo metodo non fu usato! » .
Matteotti: «Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato».
Finzi: «Lo provi».
Matteotti: «In queste regioni tutti gli elettori».
Ciarlantini: «Lei ha un trattato, perché non lo pubblica? » .
Matteotti: «Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio (Vivi rumori interruzioni)».
Suardo: «L'onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io, per la mia dignità, esco dall'Aula. (Rumori – Commenti) La mia città in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini, sfido l'onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono quest'Aula. (Applausi, commenti)».
Teruzzi: «L'onorevole Suardo è medaglia d'oro! Si vergogni, on. Matteotti». (Rumori all'estrema sinistra).
Presidente: «Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda! » .
Matteotti: «lo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell'Italia prefascista, ma che dall'Italia fascista ha avuto l'onore di essere esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo».
Torre Edoardo: «Basta, la finisca! (Rumori, commenti). Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati scendono nell'emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti – Rumori)».
Voci: «Vada in Russia! »
Presidente: «Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda! » .
Matteotti: «Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l'oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all'estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (Rumori)... per queste ragioni noi domandiamo l'annullamento in blocco della elezione di maggioranza. Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l'autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l'intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l'opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni».
Terminato così il suo intervento, Matteotti dice ai suoi compagni di partito: «Io, il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me». —

 

 

 

LO SFASCIO DI JAKY-MARCHIONNE:

 

https://www.la7.it/100minuti/rivedila7/100-minuti-autostop-30-04-2024-539867

 

Cara Giovanna Boursier

Ho visto il suo ottimo servizio ben documentato e non di parte .

La storia della targa della Ferrari Testarossa  grigia cabrio di GA che stava nel garage di Frescot entrando sulla destra e' che io come azionista Ifi l'avevo trovata nelle immobilizzazioni, chiesi a GA che ci stava a fare e lui la fece reimatricolare a suo nome con quella targa. Non la usava perche' mi disse che la trovava scomoda e preferiva le Fiat. L'uso' Giovanni Alberto Agnelli che ebbe un'incidente sulla Torino-Milano. Così mi disse Edoardo a cui il padre non la fece mai guidare. Edoardo aveva le Ferrari  in uso direttamente da Enzo Ferrari.

Chi sta chiudendo la Marelli e'  KKR che vorrebbe comprare la rete Tim pagandola 6 volte il suo valore come Enimont quando fu venduta da Gardini ad Eni.

A Carlo De Benedetti avevo proposto di acquisire la Fiat prima che arrivasse Marchionne, mi ha riso al TELEFONO.

Bianca Carretto forse dimentica che prima della Peugeot la Fiat fu offerta da Jaky a Renault a cui l'ho fatta saltare grazie a Nissan. Infatti poi i rapporti fra Nissan e Renault sono cambiati.

Poi Peugeot ha pagato la Fiat 2,9 miliardi rispetto ai 5 richiesti perché non c'era nessuno che volesse comprare FIAT.

Non e' vero che Marchionne ha saputo gestire la Fiat. Non capiva nulla di auto. Infatti non ha investito su LANCIA , come invece sta facendo Tavares. Maserati in 5 anni non poteva fare concorrenza a Porsche  che investe da 50 anni ! 

Marchionne non ha mai saputo scegliere un 'auto nelle presentazioni, chiedeva di farlo a chi lo avrebbe dovuto assistere !

La chimera del progetto fabbrica italiana ve la siete dimenticata tutti ?

Come le condanne per atteggiamento antisindacale a cui è stato condannato piu' volte Marchionne ?

Come De Benedetti non ne capisce nulla di computer visto che aveva il padre del Surface con Quaderno e ne' lui ne' Passera lo hanno capito.

Infatti il progetto della 500 elettrica e' sbagliato e voluto da Marchionne e realizzato da Jaky  investendo tanti soldi .

Proposte d'investimento agli Agnelli e De Benedetti vengono fatte da sempre da chi guadagna le commissioni, per cui quello che fa Jaky lo facevano anche Gabetti ed altri a NY con IFINT.

Inoltre i rapporti diretti internazionali sono tantissimo. Io in un we a Garavicchio a casa di Carlo Caracciolo mi sono trovato in piscina ed a tavola con il marito di Margherita, Giovanni Alberto, Edoardo e Carlo Caracciolo che mi ha chiesto come poteva difendersi da Carlo De Bebedetti. Io gli suggerii di entrare in Cofide e lui lo fece. 3 mesi dopo GA, dandomi il 5,  mi soprannominò in pubblico Mark Spitz,  per comunicarmi che sapeva tutto .

Il patrimonio di Gianni Agnelli io lo stimo in 100 miliardi , con dei parametri approvati da Grande Stevens, per cui a MARGHERITA hanno dato l'1%.

Il patrimonio di G.A lo gestivano Gabetti e Bormida.

Margherita e' come sua madre , prende tempo per allargarsi . Edoardo no infatti e' stato ucciso perche' non voleva rinunciare ai suoi diritto ereditari sulla Dicembre, a cui il Pm di Mondovi, Bausone non credeva , quando glielo dissi 2 giorni dopo l'omicidio di Edoardo.

L'ex Bertone finirà come Termoli.

IL RESTO glielo allego come anticipazione di un libro che forse uscira'.

La proposta del Marocco e' stata fatta ai fornitori gia' a Torino all'Hotel Ambasciatori nelle stesse ore in cui a 200 metri all'Hotel Concorde c'era il ministro Pichetto, a cui l'ho detto senza ricevere alcuna risposta, come per la mia proposta del progetto dell'H2 per autotrazione che rilancerebbe l'intera economia nazionale, produzione auto compresa che allego.

Tenete conto che dietro ogni persona c'e' un uomo nero, quello di Jaky per me e' a voi noto :Griva.

Resto a Sua disposizione per ogni chiarimento e documentazione,

Buon lavoro.

Marco BAVA

 

"L'Avvocato voleva adottare John Il controllo della Dicembre non cambia"
Jennifer Clark
"

Il libro
Così su La Stampa
Un rapporto difficile, quello dei tre fratelli Elkann con la madre Margherita, un problema «nato ben prima che lo scontro arrivasse nelle aule dei tribunali». Jennifer Clark, giornalista, già caporedattrice per l'Italia di Dow Jones dopo le esperienze a Bloomberg e Reuters, ha seguito per anni le vicende degli Agnelli. Recentemente ha pubblicato per Solferino "L'ultima dinastia" sulla loro saga famigliare.
Clark, in una intervista ad Avvenire John Elkann parla per la prima volta di "un clima di violenza fisica e psicologica" subìto da lui e dagli altri due fratelli Elkann da parte della madre. Da dove nasce, secondo lei, quella tensione?
«Per scrivere il libro ho parlato a lungo con gli esponenti della famiglia, a partire da John. Il problema dei figli Elkann con la madre viene da lontano perché, in un certo senso, è la conseguenza dei problemi di Margherita ed Edoardo con i genitori, in particolare con il padre, l'Avvocato».
Lei scrive che Gianni Agnelli era un padre poco affettuoso. Che rapporto c'è tra questo e lo scontro di Margherita con i tre figli Elkann?
«Lo squilibrio diviene palese quando Margherita divorzia da Alain Elkann e si risposa con Serge de Phalen. Due mondi quasi opposti: dallo scrittore parigino bohemien al nobile russo che sogna il ritorno della grande Russia dei Romanov. Margherita si converte alla religione ortodossa. Inizia a dipingere icone. E vorrebbe che diventassero ortodossi anche John, Lapo e Ginevra. Li costringe a dire le preghiere e a partecipare ai campi estivi dei nostalgici zaristi in Francia che ogni mattina li fanno assistere all'alza bandiera con lo stendardo imperiale dell'aquila a due teste. I figli del secondo matrimonio sono russi a tutti gli effetti e vivono a loro agio in quel mondo. I figli Elkann no. A questo punto intervengono i nonni».
In che modo?
«Chiamando sempre più spesso i tre nipoti a trascorrere lunghi periodi con loro. Per sottrarli a quel mondo estraneo. Per questo John dice oggi che è stata decisiva per lui e i fratelli la protezione dei nonni. Ma questo ha finito per rendere i rapporti tra Margherita e i suoi genitori ancora più difficili».
Il nonno aveva dato ai nipoti l'affetto che era mancato alla figlia come se l'affettività avesse saltato una generazione?
«Esattamente. Il rapporto tra i nipoti e il nonno è diventato sempre più stretto al punto che un giorno l'Avvocato accarezzò l'idea di adottare John. Come si sa poi non se ne fece nulla».
Se i rapporti erano tanto tesi perché allora, alla morte dell'Avvocato, Margherita accettò di rinunciare alle quote della Dicembre in cambio di denaro?
«Lei ha sempre sostenuto di averlo fatto nel tentativo di riportare la pace in famiglia. È anche vero che conosceva l'atto notarile con cui l'Avvocato, fin dal 1999, consegnava a John la gestione della Dicembre e quindi deve avere pensato che, persa la partita per il potere, tanto valeva giocarsi quella del denaro. Del resto, quell'atto del '99 era stato firmato da tutti i familiari, anche da lei».

NON E' VERO : EDOARDO NON LO HA MAI FIRMATO. PER QUESTO LO HANNO UCCISO. Mb
Lei ha poi tentato, e lo sta facendo ancora oggi, di rimettere in discussione quella scelta…
«Certo e questo è uno dei nodi delle cause legali. Ma la scelta di non partecipare alla Dicembre ha finito per isolare ancora di più Margherita. Si diceva che avesse confidato a Lupo Rattazzi le sue perplessità su futuro della Fiat: "Rischia di fare la fine della Parmalat". Erano gli anni in cui il fallimento della Parmalat aveva fatto molto rumore. Come se lei avesse scelto di scendere dalla nave nel momento di massima difficoltà dell'azienda. Già nel 2004, al matrimonio di John e Lavinia, la presenza di Margherita era stata incerta fino all'ultimo».
Da allora in poi la frattura si è andata allargando. Le battaglie in tribunale contro la madre Marella e ora contro i figli Elkann hanno aggravato la situazione. Quali conseguenze potranno avere secondo lei?
«Dal punto di vista della governance della Dicembre, la società che controlla la Giovanni Agnelli e, per il tramite di questa, Exor non credo che ci potranno essere conseguenze. L'atto notarile del 1999 non lascia scampo. Diverso è il discorso se passiamo dalla governance alle quote. È in teoria possibile che, se venisse accolta la tesi dei legali di Margherita, si riconosca il diritto della figlia di Gianni Agnelli ad avere la sua quota di legittima e dunque un pacchetto di azioni della Dicembre. Ma non credo proprio che questo impedirebbe a John di governare come fa oggi».

Si perché perderebbe il controllo in quanto il 75% passerebbe a Margherita ed il 25% Jaky 20% . Mb

 

 

 

 

 

TAVARES E  JAKY NEL 23

 

Un compenso da 36,5 milioni è adeguato per il ceo di una società capace di generare 18,6 miliardi di profitti e di versare ai soci quasi 8 miliardi? Per i proxy advisor […] no. In vista dell’assemblea del 16 aprile, […] Glass Lewis e Iss hanno raccomandato agli azionisti di Stellantis di votare contro gli stipendi percepiti […] dai manager del gruppo.



A loro giudizio, la paga del ceo Carlos Tavares è «eccessiva»: vale 518 volte il salario medio dei dipendenti di Stellantis che, intanto, sta attuando massicci piani di esuberi […].



[…] Iss ha criticato anche il benefit da 430 mila euro accordato al presidente John Elkann che ha potuto utilizzare l’aereo aziendale per scopi personali. I suggerimenti dei proxy sono di norma accolti dai fondi internazionali. Se al loro si aggiungesse il «no» del governo francese, socio di Stellantis al 9,9%, la relazione sui compensi potrebbe incorrere in una sfiducia. Dal valore consultivo, è vero; ma fortemente simbolico.

 

 

IL 10.12.23 PROGRAMMA TELEVISIVO SU L'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI SU  PIAZZA LIBERTA', il programma di informazione condotto da Armando Manocchia,  su BYOBLU CANALE 262 DT CANALE

https://www.byoblu.com/2023/12/10/piazza-liberta-di-armando-manocchia-puntata-87/

https://youtu.be/_DJONMxixO8?si=rKoapPc2-8JtHha8

https://youtu.be/B05tTBK-w0E?si=O5XxvZFIr61tYU7w

https://www.youtube.com/watch?v=t0OrCSg1IZc

https://www.youtube.com/watch?v=Mhi-IY_dfr4

 

https://www.youtube.com/watch?v=ej0LPowV9YI

 

OSSERVAZIONI

  1. IL GRANDE AMICO DI EDOARDO CON CUI FECE VIAGGI ERA LUCA GAETANI
  2. EA NON FECE MAI NESSUNA CESSIONE DEI SUOI DIRITTI EREDITARI
  3. NE' EBBE ALCUN DISSIDIO CON GIOVANNI ALBERTO AGNELLI, DA CUI SOGGIORNAVA ANDANDO E TORNANDO DA GARAVICCHIO.
  4. INFATTI QUANDO CI FU L'EPISODIO DEL KENIA FU GIOVANNI ALBERTO AGNELLI AD ANDARLO A TROVARE.
  5. I LEGAMI CON LA SORELLA MARGHERITA NON EERANO STRETTI COME QUELLI CON I CUGINI LUPO RATTAZZI ED EDUARDO TEODORANI FABBRI. INFATTI NON ESISTONO LETTERE FRA EDOARDO E MARGHERITA .
  6. DEL CAMBIO DELLA SUCCESSIONE DA GIOVANNI ALBERTO A JAKY EA LO HA SAPUTO DALLA MADRE CHE NE HA CONVITO GIANNI PER NON PERDERE I PRIVILEGI DELLA PRESIDENZA FIAT,
  7. L'INTERVISTA AL MANIFESTO FU PROPOSTA DA UN GIORNALISTA DI REPUBBLICA PERCHE' LUI L'AVREBBE VOLUTA FARE MA NON GLIELO PERMETTEVANO.
  8. NON CI SONO PROVE CHE EA FOSSE DEPRESSO,
  9. LA PATENTE DI EA LA TENEVA LA SCORTA E NON ERA SUL CRUSCOTTO MA NEL CASSETTO DELLA CROMA EX DELL'AVVOCATO CON MOTORE VOLVO E CAMBIO AUTOMATICO, NON BLINDATA.
  10. LE INDAGINI SULL'OMICIDIO DI EA SONO TUTT'ORA APERTE PRESSO LA PROCURA DI CUNEO.

 

 

GRIVA QUANDO ENTRA IN SCENA ?

L’IMPERO DI FAMIGLIA: ECCO PERCHÉ ADESSO RISCHIA DI CROLLARE TUTTO

Estratto dell’articolo di Ettore Boffano per “il Fatto quotidiano”

È l’attacco al cuore di un mito: quello degli Agnelli. E a pagarne le conseguenze più dure potrebbe essere lui, l’erede che non porta più quel cognome, John Elkann.
A rischio di veder messo in ballo il ruolo che suo nonno gli aveva assegnato: la guida dei tesori di famiglia. Tutto passa per la Svizzera, dove Marella Caracciolo, vedova dell’avvocato, ha sempre dichiarato di avere la residenza sin dagli anni 70.
E con la cui legge successoria ha poi regolato i conti con la figlia: per escludere Margherita dalla propria eredità e, soprattutto, permettere al nipote di diventare il nuovo capo della dinastia.
[…] quella residenza […] ora piomba nell’inchiesta per frode fiscale della Procura di Torino. E i pm hanno poteri di accertamento rapidi e quasi immediati […]. Vediamo, punto per punto, che cosa c’è e che cosa indica quel documento e come potrebbe segnare i clamorosi sviluppi delle indagini.



1) La residenza svizzera. È decisiva: per stabilire se sono validi sia l’accordo e il patto firmati da Marella con la figlia a Ginevra nel 2004, sulla successione dell’avvocato e sulla sua, sia il testamento e le due aggiunte con i quali ha indicato come eredi i nipoti John, Lapo e Ginevra.
E infine per accertare la possibile evasione fiscale sul suo patrimonio. Trevisan spiega che la vedova dell’avvocato, dal 2003 sino alla morte nel 2019, non ha mai vissuto in Svizzera i 180 giorni all’anno necessari per poter mantenere quel diritto. “Ha trascorso ogni anno, in media, oltre 189 giorni in Italia, 94 in Marocco e solo circa 68 in Svizzera”. Se tutto saltasse, Margherita tornerebbe in campo nel controllo dell’impero Agnelli.



2) Gli “espedienti” sulla residenza. Il legale indica anche le presunte mosse per mascherare la permanenza di Marella in Italia. […] “Occorreva non far risultare intestate a Marella Caracciolo le utenze degli immobili in Italia e i relativi rapporti di lavoro... Un appunto del commercialista Gianluca Ferrero suggeriva che non fossero a lei riconducibili né dipendenti né animali, facendo risultare che i domestici fossero alle dipendenze di Elkann […]”.



3) Il personale delle ville. La ricostruzione di Trevisan […] sembrerebbe confermare i “consigli” di Ferrero. I magistrati […] stanno […] ascoltando le testimonianze di chi gestiva le residenze di famiglia. Il legale di Margherita ha contato oltre 30 dipendenti […]. I contratti erano intestati formalmente a Elkann, ma loro erano sempre al servizio della nonna.

4) I testamenti, veri o falsi. Nell’esposto, Trevisan affida alla Procura […] il compito di esaminare l’autenticità del testamento di Marella Caracciolo e delle due “aggiunte”, redatti dal notaio svizzero Urs von Grunigen. […] il legale aveva già sostenuto che, secondo due diverse perizie grafiche, almeno nella seconda “aggiunta” la firma della signora “appare apocrifa, con elevata probabilità”. Giovedì pomeriggio, la Guardia di Finanza si è presentata alla Fondazione Agnelli, proprio per acquisire vecchi documenti firmati da Marella e confrontare le firme.



5) Le fiduciarie di famiglia. Le Fiamme Gialle hanno anche prelevato migliaia e migliaia di pagine e documenti legati a quattro diverse fiduciarie, tutte citate nell’esposto di Trevisan. Due di esse, la Simon Fiduciaria e la Gabriel Fiduciaria facevano riferimento, un tempo, all’avvocato Franzo Grande Stevens e oggi sono state assorbite nella Nomen Fiduciaria della famiglia Giubergia e nella banca privata Pictet di Ginevra.
Che cosa può nascondersi in quegli “scrigni” votati alla riservatezza? Due cose, entrambe importanti. La prima […] riguarda il fatto se in esse sia potuto transitare denaro proveniente da 16 società offshore delle Isole Vergini britanniche, tutte intestate o a Marella Agnelli o a “membri della famiglia”, come la “Budeena Consulting Inc.” che, da sola, aveva in cassa 900 milioni dollari.
La seconda riguarda la possibilità che gli inquirenti possano trovare le tracce degli scambi azionari, tra la nonna e i nipoti, della “Dicembre”, la società semplice creata dall’avvocato nel 1984 per custodire il tesoro di famiglia e che oggi consente a John Elkann di gestire, a cascata, i 25,5 miliardi di patrimonio della holding Exor.


2. INCHIESTA ELKANN: LA GDF A CACCIA DI SOCIETÀ OFFSHORE

Estratto dell’articolo di Marco Grasso per “il Fatto quotidiano”

IL TESTAMENTO DI MARELLA CARACCIOLO CON LE INTEGRAZIONI E LE FIRME
IL TESTAMENTO DI MARELLA CARACCIOLO CON LE INTEGRAZIONI E LE FIRME

Margherita Agnelli […] dà la caccia ai capitali offshore di famiglia, che le sarebbero stati occultati nell’accordo sull’eredità. La Procura di Torino cerca i redditi, potenzialmente enormi, che sarebbero stati occultati al Fisco, attraverso fiduciarie collegate a paradisi fiscali.

Questi due interessi potrebbero convergere se cadesse il baluardo che finora ha protetto la successione della dinastia più potente d’Italia: la presunta residenza elvetica di Marella Caracciolo, moglie di Gianni e madre di Margherita. Se saltasse questo cardine, le autorità italiane potrebbero contestare reati tributari e sanzioni fiscali agli Elkann, e questa storia, come una valanga, potrebbe travolgere anche i contenziosi civili sull ’eredità, aperti in Svizzera e in Italia.

Sono tre gli indagati nell’in chiesta condotta dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio e dai pm Mario Bendoni e Giulia Marchetti: Gianluca Ferrero, commercialista della famiglia Agnelli e presidente della Juventus; Robert von Groueningen, amministratore dell’eredità di Marella Agnelli (morta nel 2019); John Elkann, nipote di Marella, presidente di Stellantis ed editore del gruppo Gedi.

L’ipotesi è di concorso in frode fiscale e in particolare di dichiarazione infedele al Fisco per gli anni 2018-2019. In base all’intesa sulla successione di Gianni Agnelli nel 2004 […] Margherita accetta l’estromissione dalle società di famiglia in cambio di 1,2 miliardi; ottiene l’usufrutto su vari beni immobiliari e si impegna a versare alla madre Marella un vitalizio mensile da 500 mila euro. Di questi soldi non c’è traccia nei 730, da cui mancano in altre parole 8 milioni di euro (3,8 milioni di tasse).

Il perché gli investigatori si concentrino su quel biennio è presto detto: per chi indaga Marella Caracciolo, malata di Parkinson, era curata in Italia. La Procura ritiene che passasse gran parte del tempo a Villa Frescot, a Torino, oltre 183 giorni l’anno, la soglia dopo la quale il Fisco ritiene probabile che una residenza estera sia fasulla. Per questo ieri il Nucleo di polizia economico finanziaria di Torino […] ha sentito sei testimoni vicini alla famiglia: personale che di fatto lavorava al servizio di Marella, ma che era stato assunto dopo la morte del nonno da John Elkann o da società a lui riconducibili, un artificio che avrebbe rafforzato la tesi della residenza estera della nonna.

Questo è l’anello che mette nei guai l’erede della casata. Per i pm il commercialista Ferrero avrebbe disposto le dichiarazioni dei redditi infedeli, mentre l’esecutore testamentario svizzero le avrebbe controfirmate.

Ci sono inoltre le indagini commissionate da Margherita Agnelli all’investigatore privato Andrea Galli, confluite in un esposto in mano alla Procura. Lo 007 ha ricostruito le spese nella farmacia di Lauenen, villaggio nel cantone di Berna in cui sulla carta viveva Marella Caracciolo: dalle fatture fra il 2015 e il 2018 emergerebbe che le spese mediche coprivano il solo mese di agosto. […]

GLI INQUIRENTI cercano di ricostruire il flusso di redditi, la riconducibilità dei patrimoni e documenti originali in grado di verificare la validità delle firme sui testamenti. Se dovesse essere rimessa in discussione la residenza di Marella, si aprirebbe un nuovo scenario: il Fisco potrebbe battere cassa e contestare mancati introiti milionari per Irpef, Iva, successione e Ivafe (tassa sui beni esteri). Gli Elkann sono pronti a difendersi dalle accuse, e hanno sempre contestato la ricostruzione di Margherita.

 

 

DOPO 25 ANNI MARGHERITA HA PENSATO AI FRATELLI DI YAKY, LAPO E GINEVRA , COME GLI AVEVA DETTO EDOARDO:

Margherita Agnelli vuole costringere per via giudiziaria i suoi tre figli Elkann a restituire i beni delle eredità di Gianni Agnelli (morto nel 2003) e Marella Caracciolo (2019).

Un’ordinanza della Cassazione pubblicata a gennaio mette in fila, sintetizzando i «Fatti in causa», le pretese della madre di John Elkann nella sua offensiva legale. Il punto d’arrivo è molto in alto nel sistema di potere dei figli: l’assetto della Dicembre, la cassaforte (60% John e 20% ciascuno Lapo e Ginevra Elkann) azionista di riferimento dell’impero Exor, Stellantis, Ferrari, Juventus, Cnh ecc. (35 miliardi).


[…] La Corte suprema nella sua ordinanza si occupa di una questione tecnica laterale, annullando parzialmente […] la decisione del tribunale di Torino di sospendere i lavori in attesa dei giudici svizzeri. […] la Cassazione […] sintetizza in modo neutrale le richieste di Margherita e cioè, innanzitutto, «che sia dichiarata l’invalidità o l’inefficacia del testamento della madre».



E dunque «che sia aperta la successione legittima, sia accertata in capo all’attrice (Margherita ndr) la sua qualità di unica erede legittima della madre, sia accertata la quota della quale la madre poteva disporre e […] sia accertata la lesione della quota di riserva a essa spettante». A questo punto ci deve essere «la conseguente reintegra della quota mediante riduzione delle donazioni, anche dirette e dissimulate, e condanna dei convenuti (gli Elkann, ndr) alle restituzioni».

Il tema delle donazioni è fondamentale perché potrebbero essere i «mattoni» con cui si è costruita la governance a trazione John nella Dicembre. Margherita «in ogni caso ha chiesto la dichiarazione della sua qualità di erede del padre (...) e la condanna dei convenuti a restituire i beni dell’eredità del padre».



La manovra legale è dunque tesa ad azzerare tutto, proiettando Margherita nel ruolo di unica erede legittima della madre. E nell’eventuale riconteggio dell’eredità materna entrerebbero le donazioni anche «indirette e dissimulate».



JOHN ELKANN CON LA MADRE MARGHERITA AGNELLI AL SUO MATRIMONIO CON LAVINIA BORROMEO
JOHN ELKANN CON LA MADRE MARGHERITA AGNELLI AL SUO MATRIMONIO CON LAVINIA BORROMEO

Nella costruzione dell’attuale assetto della Dicembre con John al comando sono state decisive alcune transazioni con la nonna Marella dopo la morte (2003) di Gianni Agnelli. Secondo i figli de Pahlen, […] per il calcolo della quota legittima, nel perimetro ereditario della nonna Marella dovrebbe entrare anche il «75% della Dicembre, per il caso in cui si accertasse la simulazione degli atti di compravendita, il cui valore è stimato in euro 3 miliardi». Sostengono anzi che la nonna abbia «effettuato donazioni delle partecipazioni della Dicembre al nipote John per (...) circa 3 miliardi».



John Elkann e la madre Margherita entrano nella cassaforte come soci nel 1996, con Gianni Agnelli al comando. Nel ’99 l’Avvocato modifica lo statuto e detta il futuro: «se manco o sono impedito — è il senso — tutti i poteri vanno a John» che, alla morte del nonno, sale al 58%.
L’anno dopo (2004) Margherita vende per 105 milioni il 33% alla madre ed esce dalla Dicembre sulla base del patto successorio. Subito dopo la nonna cede tutto ai nipoti, tenendo l’usufrutto: John si consolida al 60%, una leadership che nel suo entourage giudicano «inattaccabile», a Lapo e Ginevra il resto. È l’assetto attuale di cui però s’è avuta notizia ufficiale nel 2021, dopo 17 anni di carte, transazioni e patti tenuti nascosti. Un bug temporale a dir poco anomalo per una delle più influenti società in Europa, inspiegabilmente tollerato per anni dalla Camera di Commercio di Torino. Anche su questo fa leva la strategia di Margherita per «scalare» il sancta sanctorum degli Elkann.

 

«La costruzione di una residenza estera fittizia» in Svizzera di Marella Caracciolo «ha avuto una duplice e concorrente finalità: da un lato, sotto il profilo fiscale, evitare l’assoggettamento a tassazione in Italia di ingenti cespiti patrimoniali e redditi derivanti da tali disponibilità; dall’altro, sotto il profilo ereditario, sottrarre la successione» della vedova dell’Avvocato «all’ordinamento italiano»: lo scrivono i magistrati di Torino nel decreto di sequestro che ha portato al blitz di ieri (7 marzo) della guardia di finanza, nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli e sulle presunte «dichiarazioni fraudolente» dei redditi di Marella Caracciolo. Per questo, è scattata anche una nuova ipotesi di reato: «truffa aggravata ai danni dello Stato e di ente pubblico (Agenzia delle entrate)».

Eredità Agnelli, i 734 milioni di euro lasciati da Marella e l'appunto sulla residenza svizzera: «Una vita di spostamenti»
CRONACA
Eredità Agnelli, i pm e gli appunti della segretaria di Marella Agnelli: «Sono la prova che non viveva in Svizzera»
Tra i beni in questione - secondo il Procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i pubblici ministeri Mario Bendoni e Giulia Marchetti - ci sarebbero 734.190.717 euro, «derivanti dall’eredità di Marella Caracciolo».

Per la truffa aggravata sono indagati i tre fratelli Elkann, John, Ginevra e Lapo, lo storico commercialista della famiglia Gianluca Ferrero e Urs Robert von Gruenigen, il notaio svizzero che curò la successione testamentaria.
Gli investigatori - emerge dal decreto - hanno messo le mani anche su un documento di quattro pagine «riepilogante in forma schematica i giorni di effettiva presenza in Italia di Marella Caracciolo»: morale, nel 2015 la moglie di Gianni Agnelli dimorò «in Svizzera meno di due mesi», contro i 298 giorni passati in Italia. Nel 2018 il conto è di 227 giorni in Italia e 138 all’estero. Significativa anche la denominazione dell’ultima pagina del documento: «Una vita di spostamenti».

 

Un secondo "round" si è combattuto ieri davanti al tribunale del riesame di Torino tra la Procura subalpina e lo staff di avvocati che difendono i fratelli Elkann, indagati per truffa ai danni dello Stato per non aver pagato la tassa di successione su una porzione di eredità della nonna, pari a 734 milioni di euro.



I penalisti hanno impugnato il decreto con cui i pm il 6 marzo hanno disposto un nuovo sequestro dei documenti […] già acquisiti dai finanzieri durante le perquisizioni del 7 febbraio. E gli inquirenti hanno risposto depositando ai giudici materiale investigativo finora inedito, tra cui delle intercettazioni e soprattutto i tredici verbali del personale al "servizio" di Marella Caracciolo.



La tesi accusatoria - secondo cui John Elkann avrebbe fatto figurare che domestici e infermiere lavoravano per lui, «al fine di non compromettere la possibilità che la defunta nonna fosse effettivamente residente in Svizzera» - «appare largamente confermato dalle dichiarazioni» degli ex dipendenti sentiti come testimoni in Procura. In sostanza, quasi tutti hanno confermato che prestavano assistenza alla signora Agnelli quando lei risiedeva nelle dimore torinesi, ossia per la maggior parte dell'anno.

Nel locale caldaie dell'abitazione del pupillo di Gianni Agnelli, […] i militari del nucleo economico finanziario di Torino hanno trovato una ventina di faldoni con i documenti di «domestici, cuochi, autisti, governante, guardarobiera, maggiordomi». Per realizzare quella che i pm ritengono esser una «strategia evasiva», ossia non pagare le tasse sull'eredità in Italia, John avrebbe assunto formalmente il personale delle residenze di Villa Frescot, Villa To e Villar Perosa che «assisteva di fatto Marella Caracciolo».


A sommarie informazioni è stata sentita anche Carla Cantamessa, che si occupava della gestione amministrativa delle abitazioni riconducibili alla famiglia Angelli-Elkann. […] «al momento della perquisizione (del 7 febbraio, ndr) contattava immediatamente Gianluca Ferrero (il commercialista di famiglia indagato, ndr), avvisandolo dell'arrivo della Finanza e mostrando timore e preoccupazione per documenti che avrebbe dovuto "nascondere"».



In quel momento, però, i finanzieri stavano bussando anche alla porta del commercialista, che quindi ha subito riagganciato il telefono. Tra il materiale che le è stato sequestrato ci sono anche documenti sui «giardinieri dismessi dal 2020», ossia successivamente alla morte di Marella. La "prova del nove" è che quasi tutti i dipendenti assunti da John sono stati licenziati dopo che sua nonna, il 23 febbraio 2019, è deceduta.


Secondo i legali degli Elkann non esistono gli estremi del reato di truffa ai danni dello Stato nel caso di mancato pagamento della tassa di successione. Avvalendosi anche di un parere del professore Andrea Perini, docente di diritto penale tributario, hanno specificato […] che al massimo si tratta di un illecito amministrativo. Per i pm, invece, gli «artifizi e i raggiri» previsti dal reato di truffa si sono concretizzati proprio nel trucco della residenza in Svizzera di Marella, con il quale i tre nipoti avrebbero «indotto in errore» l'Agenzia delle entrate […], e così facendo avrebbero tratto «l'ingiusto profitto» di risparmiare tra i 42 e i 63 milioni di euro di tasse.



Tra l'altro, la «strategia evasiva» è esplicitata nel cosiddetto «vademecum della truffa» redatto da Ferrero, in cui si consiglia a chiare lettere «di non sovraccaricare la posizione italiana di Marella Caracciolo», facendo assumere i suoi dipendenti al nipote maggiore. L'altro punto su cui insistono le difese è il «ne bis in idem», il principio in base al quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto.

Ma la truffa ai danni dello Stato era già stata ipotizzata dalla Procura torinese prima che venisse eseguito il secondo sequestro, ora impugnato dagli Elkann e da Ferrero. I giudici, dopo quasi quattro ore di udienza, si sono riservati di decidere entro sabato prossimo. […]

EREDITÀ AGNELLI, 'I QUADRI SONO CUSTODITI AL LINGOTTO'

Francesca Brunati e Igor Greganti per l’ANSA

Sarebbero tutte rintracciate e rintracciabili, e donate dalla nonna ai nipoti Elkann, le 13 opere d'arte, parte del tesoro lasciato da Gianni Agnelli, e che un tempo arredavano Villa Frescot e Villar Perosa a Torino e una residenza di famiglia a Roma, e ora reclamate dalla figlia Margherita, unica erede dei beni immobili dopo la morte della madre e moglie dell'Avvocato, Marella Caracciolo di Castagneto, la quale ne aveva l'usufrutto.



E' quanto risulta in sintesi da una relazione depositata alla Procura di Milano dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf nell'inchiesta che ha portato il gip Lidia Castellucci ad archiviare la posizione di un gallerista svizzero e di un suo collaboratore accusati di ricettazione e a disporre, su suggerimento di Margherita nella sua opposizione alla richiesta di archiviazione, ulteriori accertamenti.

L'informativa delle Fiamme Gialle è stata redatta in base alle testimonianze, riportate nell'atto, di Paola Montalto e Tiziana Russi, persone di fiducia di Marella Caracciolo, le quali si sono occupate degli inventari dei beni ereditati. Le due donne, sentite come una terza persona al servizio della moglie dell'Avvocato, hanno ricostruito che quelle tele di artisti del calibro di Monet, Picasso, Balla e De Chirico erano alle pareti dell'appartamento romano a Palazzo Albertini-Carandini, di cui Margherita ha la nuda proprietà, e che furono poi donate ai tre nipoti John, Lapo e Ginevra dalla nonna.

Dichiarazioni, queste, a cui è stato trovato riscontro: come è emerso successivamente alle tre deposizioni, quasi tutte le opere d'arte sono state trovate al Lingotto durante una ispezione della Guardia di Finanza, delegata dalla Procura torinese nell'indagine principale sull'eredità. Una invece sarebbe in una casa a St. Moritz e una sua copia nella pinacoteca di via Nizza.

Dalle consultazioni di una serie di banche dati "competenti", in particolare quelle del ministero della Cultura e la piattaforma S.u.e. (Sistema uffici esportazione) è stato appurato che non ci sono state movimentazioni illecite né esistono particolari vincoli sui quadri e che il Monet, che si sospettava fosse falso, è stato sottoposto a una perizia che ne ha acclarato l'autenticità.



Visto gli esiti delle nuove indagini, i pm milanesi coordineranno con i colleghi di Torino, ai quali, non si esclude potrebbero trasmettere gli atti per competenza. Sul caso fonti vicine a Margherita chiariscono che "i quadri oggetto di denuncia nel procedimento di Milano (che prosegue) non possono essere stati donati, in quanto Marella non ne aveva la proprietà.



Peraltro, non risulta ad oggi formalizzato alcun documento di donazione. Comunque, qualora le indiscrezioni fossero confermate, vi sarebbero atti invalidi e verrebbe richiesta l'immediata restituzione delle opere che sono e restano di proprietà di Margherita Agnelli". Una questione, quella della proprietà, che potrà sciogliere solo la magistratura.


FAIDA EREDITÀ AGNELLI: IL GIALLO DEI 13 QUADRI E DEGLI ORIGINALI SPARITI

Estratto dell’articolo di Ettore Boffano e Manuele Bonaccorsi per “il Fatto quotidiano”



Diventa un giallo milionario […] la verità sulle opere della Collezione Agnelli finite nell'inchiesta penale sull'eredità della vedova dell’avvocato, Marella Caracciolo.



Secondo un’annotazione della Guardia di Finanza di Milano, consegnata al procuratore aggiunto milanese Luca Fusco, 13 di quei quadri non sarebbero infatti scomparsi dalle dimore italiane della dinastia (come ha denunciato la figlia di Gianni Agnelli, Margherita), ma sarebbero state donate dalla nonna Marella ai tre nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann e ora sarebbero “rintracciati e rintracciabili” in un caveau della Fiat Security al Lingotto e in Svizzera.

Molto diverso, invece, ciò che emergerebbe dalle indagini che stanno svolgendo la Procura e la Gdf di Torino, dopo un esposto di Margherita contro i tre figli. Un fascicolo, al quale nei prossimi giorni sarà allegato quello di Milano, che ha portato i pm torinesi a indagare i tre Elkann per i “raggiri e gli artifizi” messi in opera per costruire una “inesistente residenza svizzera” della nonna.



Nei sequestri effettuati lo scorso 8 febbraio, i finanzieri avevano visitato anche un caveau nella palazzina storica Fiat del Lingotto, dove erano conservati arredi di valore un tempo presenti nelle residenze dell’avvocato di Villar Perosa, di Villa Frescot a Torino e nell’appartamento di Palazzo Albertini davanti al Quirinale.



Il Fatto Quotidiano e Report […] hanno ricostruito però che gli inquirenti torinesi hanno rinvenuto al Lingotto solo due originali, La Chambre di Balthus e il Pho Xai di Gérome, e invece tre copie di modesto valore di altri tre capolavori: il Glacons effect blanc di Monet, La scala degli addii di Balla e il Mistero e malinconia di una strada di De Chirico.
Ma dove sono gli originali? Secondo gli Elkann, […] sarebbero sempre stati a Sankt Moritz, nella villa Chesa Alkyon dell’avvocato. Per il momento, la Procura torinese sta approfondendo soprattutto le vicende legate alla residenza svizzera di Marella e agli eventuali resti fiscali. Ma è probabile che in un secondo tempo, […] i pm ordinino una perizia per accertare l’esatta datazione delle copie.



Se emergesse, infatti, che esse sono state realizzate dopo il 24 gennaio 2003, giorno della morte di Gianni Agnelli, allora le indagini potrebbero estendersi a verificare quando e come gli originali hanno lasciato l’italia per la Svizzera e sostituiti con le copie. Se fosse mai dimostrato che i tre quadri si trovavano in Italia, allora potrebbe trattarsi di un reato. E anche piuttosto grave: esportazione illecita di opere d’arte, punito dal Codice dei beni culturali con una pena dai 2 a 8 anni di reclusione.
Tutto potrebbe essere prescritto: ciò che invece non si prescriverà mai è il diritto da parte dello Stato di rivendicare il rientro delle opere in Italia, con un sequestro. A sostegno delle tesi degli Elkann, secondo la Gdf di Milano, ci sarebbero anche le testimonianze di due segretarie di Marella, Paola Montaldo e Tiziana Russi, e di un altro domestico che avrebbero confermato come la nonna avesse donato quei quadri ai nipoti.

Qualcosa che contraddice l’elenco delle opere acquisito dal procuratore aggiunto Fusco nel 2009, in un’altra inchiesta sull’eredità Agnelli, e di cui Report e il Fatto Quotidiano sono entrati in possesso. Una lista ritenuta veritiera da due personaggi chiave: colui che l’ha redatta, Stuart Thorton, storico maggiordomo inglese di Agnelli, ed Emmanuele Gamna, ex avvocato di Margherita che trattò la suddivisione delle opere tra madre e figlia nel 2004.



Il documento riporta quotazione (assai al ribasso) e collocazione delle opere. Il De Chirico si trovava a Roma: valore 7 milioni. Il Balla anch’esso era nella Capitale: 2 milioni. C’era infine il Monet che risultava essere a Villa Frescot: 8 milioni. L’originale non si sa dove si trovi.



I quadri di Roma […] erano lì almeno fino al 2018, quando un trasportatore, il torinese Giorgio Ghilardini, li prelevò: la bolla del trasporto è stata sequestrata dai pm torinesi. Infine, il professor Lorenzo Canova, direttore scientifico della fondazione De Chirico, ricorda che il suo maestro, l’insigne storico dell’arte Mauro Calvesi, aveva visto l’originale di Mistero e melanconia di una strada nell’appartamento romano dell’avvocato.

“Me lo presterebbe per una mostra”, chiese il critico ad Agnelli. “Preferirei di no, i quadri a volte voglio scambiarli, questo non voglio sia notificato al ministero”, avrebbe risposto il “signor Fiat”.

[…] Margherita Agnelli ritiene […]che le opere le siano state sottratte dall’eredità della madre Marella e, comunque, chiederà la nullità della presunta donazione ai figli. Ma il punto non è questo. Quelle opere, a chiunque spettino, devono rimanere in Italia. Così almeno dice la legge […]
 

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche e meteriologiche  imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

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Marco Bava ABELE: pennarello di DIO, abele, perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile.

Sono quello che voi pensate io sia (20.11.13) per questo mi ostacolate.(08.11.16)

La giustizia non esiste se mi mettessero sotto sulle strisce pedonali, mi condannerebbero a pagare i danni all'auto.

(12.02.16)

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI  IL PANE E LA ACQUA QUOTIDIANI E LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE, LA PACE NEL MONDO, IL BENESSERE SOCIALE E LA COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI. TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E FIGLI.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

Difendo il BENE contro il MALE che nell'uomo rappresenta la variabile "d" demonio per cui una decisione razionale puo' diventare irrazionale per questa ragione (12.02.16)

Non prendo la vita di punta faccio la volonta' di DIO ! (09.12.18)

La vita e' fatta da cose che si devono fare, non si possono non fare, anche se non si vorrebbero fare.(20.01.16)

Il mondo sta diventando una camera a gas a causa dei popoli che la riempiono per irresponsabilità politica (16.02.16)

I cervelli possono viaggiare su un unico livello o contemporaneamente su plurilivelli e' soggettivo. (19.02.17)

L'auto del futuro non sara' molto diversa da quella del presente . Ci sono auto che permarranno nel futuro con l'ennesima versione come : la PORSCHE 911, la PANDA, la GOLF perche' soddisfano esigenze del mercato che permangono . Per cui le auto cambieranno sotto la carrozzeria con motori ad idrogeno , e materiali innovativi. Sara' un auto migliore in termini di sicurezza, inquinamento , confort ma la forma non cambierà molto. INFATTI la Modulo di Pininfarina la Scarabeo o la Sibilo di Bertone possono essere confrontate con i prototipi del prossimo salone.(18.06.17)

La siccità e le alluvioni dimostrano l'esistenza di Dio nei confronti di uomini che invece che utilizzare risorse per cercare  inutilmente nuovi pianeti dove Dio non ha certo replicato l'esperienza negativa dell'uomo, dovrebbero curare l'unico pianeta che hanno a disposizione ed in cui rischiano di estinguersi . (31.10.!7)

L'Italia e' una Repubblica fondata sul calcio di cui la Juve e' il maggiore esponente con tutta la sua violenta prevaricazione (05.11.17)

La prepotenza della FIAT non ha limiti . (05.11.17)

I mussulmani ci comanderanno senza darci spiegazioni ne' liberta'.(09.11.17)

In Italia mancano i controlli sostanziali . (09.11.17)

Gli alimenti per animali sono senza controllo, probabilmente dannosi,  vengono utilizzati dai proprietari per comodita', come se l'animale fosse un oggetto a cui dedicare il tempo che si vuole, quando si vuole senza alcun rispetto ai loro veri bisogni  alimentari. (20.11.17)

Ho conosciuto l'avv.Guido Rossi e credo che la stampa degli editori suoi clienti lo abbia mitizzato ingiustificatamente . (20.11.17)

L'elicottero di Jaky e' targato I-TAIF. (20.11.17)

La Coop ha le agevolazioni di una cooperativa senza esserlo di fatto in quanto quando come socio ho partecipato alle assemblee per criticare il basso tasso d'interesse dato ai soci sono stato o picchiato o imbavagliato. (20.11.17)

Sono 40 anni che :

1 ) vedo bilanci diversi da quelli che vedo insegnati a scuola, fusioni e scissioni diverse da quelle che vengono richieste in un esame e mi vengono a dire che l'esame di stato da dottore commercilaista e' una cosa seria ?

2) faccio esposti e solo quello sul falso in bilancio della Fiat presentato da Borghezio al Parlamento e' andato avanti ?

 (21.11.17)

La Fornero ha firmato una riforma preparata da altri (MONTI-Europa sono i mandanti) (21.11.17)

Si puo' cambiare il modo di produrre non le fasi di produzione. (21.11,17)

La FIAT-FERRARI-EXOR si sono spostate in Olanda perche' i suoi amministratori abbiano i loro compensi direttamente all'estero . In particolare Marchionne ha la residenza fiscale in Sw (21.11.17)

La prova che e' il femore che si rompe prima della caduta e' che con altre cadute non si sono rotte ossa, (21.11.17)

Carlo DE BENEDETTI un grande finanziere che ha fallito come industriale in quanto nel 1993 aveva il SURFACE con il nome QUADERNO , con Passera non l'ha saputo produrre , ne' vendere ne' capire , ma siluro' i suoi creatori CARENA-FIGINI. (21.11.17)

Quando si dira' basta anche alle bufale finanziarie ? (21.11.17)

Per i consiglieri indipendenti l'indipendenza e' un premio per tutti gli altri e' un costo (11.12.17)

La maturita' del mercato finanziario e' inversamente proporzionale alla sottoscrizione dei bitcoin (18/12/17)

Chi risponde civilmente e penalmente se un'auto o un robot impazziscono ? (18/12/17)

Non e' la FIAT filogovernativa, ma sono i governi che sono filofiat consententogli di non pagare la exit-tax .(08.02.18) inoltre la FIAT secondo me ha fatto più danni all'ITALIA che benefici distruggendo la concorrenza della LANCIA , della Ferrari, che non ha mai capito , e della BUGATTI (13.02.18).

Infatti quando si comincia con il raddoppio del capitale senza capitale si finisce nella scissione

Tesi si laurea sull'assoluzione del sen.Giovanni Agnelli nel 1912 dal reato di agiotaggio : come Giovanni Agnelli da segretario della Fiat ne e' diventato il padrone :

https://1drv.ms/b/s!AlFGwCmLP76phBPq4SNNgwMGrRS4

 

Prima di educare i figli occorre educare i genitori (13.03.18)

Che senso ha credere in un profeta come Maometto che e'un profeta quando e' esistito  Gesu' che e' il figlio di DIO come provato  per ragioni storiche da almeno 4 testi che sono gli evangelisti ? Infatti i mussulmani  declassano Gesu' da figlio di DIO  a profeta perché riconoscono implicitamente l'assurdità' di credere in un profeta rispetto al figlio di DIO. E tutti gli usi mussulmani  rappresentano una palese involuzione sociale basata sulla prevaricazione per esempio sulle donne (19.03/18)

Il valore aggiunto per i consulenti finanziari e' solo per loro (23.03.18)

I medici lavorerebbero gratis ? quante operazioni non sono state fatte a chi non aveva i soldi per pagarle ? (26.03.18 )

lo sfregio delle auto di stato ibride con il motore acceso, deve finire con il loro passaggio alla polizia  con i loro autisti (19.03.18)

Se non si tassa il lavoro dei robot e' per la mancata autonomia in termini di liberta' di scelta e movimento e responsabilita' penale personale . Per cui le auto a guida autonoma diventano auto-killer. (26.04.18)

Quanto poco conti l'istruzione per l'Italia e' dimostrato dalla scelta DEI MINISTRI GELMINI FEDELI sono esempi drammatici anche se valorizzati dalla FONDAZIONE AGNELLI. (26.04.18) (27.08.18).

Credo che la lotta alla corruzione rappresenti sempre di piu' un fattore di coesione internazionale perche' anche i poteri forti si sono stufati di pagare tangenti (27/04/2018)

Non riusciamo neppure piu' a produrre la frutta ad alto valore aggiunto come i mirtilli....(27/04/2018)

Abbiamo un capitalismo sempre piu' egoista fatto da managers che pensano solo ad arraffare soldi pensando che il successo sia solo merito loro invece che di Dio e degli operai (27.04.18)

Le imprese dell'acqua e delle telecomunicazioni scaricano le loro inefficienze sull'utente (29.05.18)

Nel 2004 Umberto Agnelli, come presidente della FIAT,  chiese a Boschetti come amministratore delegato della FIAT AUTO di affidarmi lo sviluppo della nuova Stilo a cui chiesi di affiancare lo sviluppo anche del marchio ABARTH , 500 , A112, 127 . Chiesi a Montezemolo , come presidente Ferrari se mi lasciava utilizzare il prototipo di Giugiaro della Kubang che avrebbe dovuto  essere costruito con ALFA ROMEO per realizzare la nuova Stilo . Mi disse di si perche' non aveva i soldi per svilupparlo. Ma Morchio, amministratore delegato della FIAT, disse che non era accettabile che uno della Telecom si occupasse di auto in Fiat perche' non ce ne era bisogno. Peccato che la FIAT aveva fatto il 128 che si incendiava perche' gli ingegneri FIAT non avevano previsto una fascetta che stringesse il tubo della benzina all'ugello del carburatore. Infatti pochi mesi dopo MORCHIO  venne licenziato da Gabetti ed al suo posto arrivo' Marchionne a cui rifeci la proposta. Mi disse di aspettare una risposta entro 1 mese. Sono passati 14 anni ma nessuna risposta mi e' mai stata data da Marchionne, nel frattempo la Fiat-Lancia sono morte definitivamente il 01.06.18, e la Nissan Qashai venne presentata nel 2006 e rilancia la Nissan. Infatti dal 2004 ad oggi RENAULT-NISSAN sono diventati i primi produttori al mondo. FIAT-FCA NO ! Grazie a Marchionnne nonostante abbia copiato il suo piano industriale dal mio libro . Le auto Fiat dell'era CANTARELLA bruciavano le teste per raffredamento insufficente. Quella dell'era Marchionne hanno bruciato la Fiat. Il risultato del lavoro di MARCHIONNE e' la trasformazione del prodotto auto in prodotto finanziario, per cui le auto sono diventate tutte uguali e standardizzate. Ho trovato e trovo , NEI MIEI CONFRONTI, molta PREPOTENZA cattiveria ed incompetenza in FIAT. (19.12.18)

(   vedi :  https://1drv.ms/w/s!AlFGwCmLP76pg3LqWzaM8pmCWS9j ).

La differenza fra ROMITI MARCHIONNE e' che se uno la pensava diversamente da loro Romiti lo ascoltava, Marchionne lo cacciava anche se gli avesse detto che aumentando la pressione dei pneumatici si sarebbero ridotti i consumi.

FATTI NON PAROLE E FUMO BORSISTICO ! ALFA ROMEO 166 un successo nonostante i pochi mezzi utilizzati ma una richiesta mia precisa e condivisa da FIAT : GUIDA DIRETTA.  Che Marchionne non ha apprezzato come un attila che ha distrutto la storia automoblistica italiana su mandato di GIANLUIGI GABETTI (04.06.18).

Piero ANGELA : un disinformatore scientifico moderno in buona fede  su auto elettrica. auto killer ed inceneritore  (29.07.18)

Puoi anche prendere il potere ma se non lo sai gestire lo perdi come se non lo avessi mai avuto (01.08.18)

Ho provato la BMW i8 ed ho capito che la Ferrari e le sue concorrenti sono obsolete ! (20.08.18)

LA Philip Morris ha molti clienti e soci morti tra cui Marchionne che il 9 maggio scorso, aveva comprato un pacchetto di azioni per una spesa di 180mila dollari. Briciole, per uno dei manager più ricchi dell’industria automotive (ha un patrimonio stimato tra i 6-700 milioni di franchi svizzeri, cifra che lo fa rientrare tra i 300 elvetici più benestanti).E’ stato, però, anche l’ultimo “filing” depositato dal manager alla Sec, sul cui sito da sabato pomeriggio è impossible accedere al profilo del manager italo-canadese e a tutte le sue operazioni finanziarie rilevanti. Ed era anche un socio: 67mila azioni detenute per un investimento di 5,67 milioni di dollari (alla chiusura di Wall Street di venerdì 20 luglio 2018 ). E PROSSIMAMENTE  un'uomo Philip Morris uccidera' anche la FERRARI .   (20.08.18) (25.08.18)

verbali assemblee italiane azionisti EXOR :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pg3Y3JmiDAW4z2DWx

verbali assemblee italiane azionisti FIAT :

https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76phApzYBZTNpkGlRkq

 

Prodi e' il peccato originale dell'economia italiana dal 1987 (regalo' l'ALFA ROMEO alla FIAT) ad oggi (25.08.18)

L'indipendenza della Magistratura e' un concetto teorico contraddetto dalle correnti anche politiche espresse nelle lottizzazioni delle associazioni magistrati che potrebbe influenzarne i comportamenti. (27.08.18)

Ho sempre vissuto solo con oppositori irresponsabili privi di osservazioni costruttive ed oggettive. (28.08.18)

Buono e cattivo fuori dalla scuola hanno un significato diverso e molto piu' grave perche' un uomo cattivo o buono possono fare il bene o il male con consaprvolezza che i bambini non hanno (20.10.18) 

Ma la TAV serve ai cittadini che la dovrebbero usare o a chi la costruisce con i nostri soldi ? PERCHE' ?

Un ruolo presidenziale divergente da quello di governo potrebbe porre le premesse per una Repubblica Presidenziale (11.11.2018)

La storia occorre vederla nella sua interezza la marcia dei 40.000 della Fiat come e' finita ? Con 40.000 licenziamenti e la Fiat in Olanda ! (19.11.18)

I SITAV dopo la marcia a Torino faranno quella su ROMA con costi doppi rispetto a quella francese sullo stesso percorso ? (09.12.18)

La storia politica di Fassino e' fatta dall'invito al voto positivo per la raduzione dei diritti dei lavoratori di Mirafiori. Si e' visto il risultato della lungimiranza di Fassino , (18.12.18)

Perche' sono investimenti usare risorse per spostare le pietre e rimetterle a posto per giustificare i salari e non lo sono il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni ? perche' gli 80 euro a chi lavora di Renzi vanno bene ed i 780 euro di Di Maio a chi non lavora ed e' in pensione non vanno bene ? (27.12.18)

Le auto si dividono in auto mozzarella che scadono ed auto vino che invecchiando aumentano di valore (28.12.18)

Fumare non e' un diritto ma un atto contro la propria salute ed i doveri verso la propria famiglia che dovrebbe avere come conseguenza la revoca dell'assistenza sanitaria nazionale ad personam (29.12.18)

Questo mondo e troppo cattivo per interessare altri esseri viventi (10.01.19)

Le ONG non hanno altro da fare che il taxi del mare in associazione per deliquere degli scafisti ? (11.02.19)

La giunta FASSINO era inutile, quella APPENDINO e' dannosa (12.07.19)

Quello che l'Appendino chiama freno a mano tirato e' la DEMOCRAZIA .(18.07.19)

La spesa pubblica finanzia le tangenti e quella sullo spazio le spese militari  (19.07.19)

AMAZON e FACEBOOK di fatto svolgono un controllo dei siti e forse delle persone per il Governo Americano ?

(09.08.19)

LA GRANDE MORIA DI STARTUP e causato dal mancato abbinamento con realta' solide (10.08.!9)

Il computer nella progettazione automobilistica ha tolto la personalizzazione ed innovazione. (17.08.19)

L' uomo deve gestire i computer non viceversa, per aumentare le sue potenzialita' non annullarle  (18.08.19)

LA FIAT a Torino ha fatto il babypaking a Mirafiori UNO DEI POSTI PIU' INQUINATI DI TORINO ! Non so se Jaky lo sappia , ma il suo isolamento non gli permette certo di saperlo ! (13.09.19)

Non potro' mai essere un buon politico perche' cerco di essere un passo avanti mentre il politico deve stare un passo indietro rispetto al presente. (04.10.19)

L'arretratezza produttiva dell'industria automobilistica e' dimostrata dal fatto che da anni non hanno mai risolto la reversibilità dei comandi di guida a dx.sx, che costa molto (09.10.19)

IL CSM tutela i Magistrati dalla legge o dai cittadini visti i casi di Edoardo AGNELLI  e Davide Rossi ? (10.10.19).

Le notizie false servono per fare sorgere il dubbio su quelle vere discreditandole (12.10.19)

L'illusione startup brucia liquidita' per progetti che hanno poco mercato. sottraendoli all'occupazione ed illude gli investitori di trovare delle scorciatoie al alto valore aggiunto (15.10.19)

Gli esseri umani soffrono spesso e volentieri della sindrome del camionista: ti senti piu' importante perche' sei in alto , ma prima o poi dovrai scendere e cedere il posto ad altri perche' nessun posto rimane libero (18.10.19)

Non e' logico che l'industria automobilistica invece di investire nelle propulsione ad emissione 0 lo faccia sulle auto a guida autonoma che brucia posti di lavoro. (22.10.19)

L'intelligenza artificiale non esiste perche' non e' creativa ma applicativa quindi rischia di essere uno strumento in mano ai dittatori, attraverso la massificazione pilotata delle idee, che da la sensazione di poter pensare ad una macchina al nostro posto per il bene nostro e per farci diventare deficienti come molti percorsi dei navigatori  (24.11.19)

Quando ci fanno domande per sapere la nostra opinione di consumatori ma sono interessati solo ai commenti positivi , fanno poco per migliorare (25.11.19)

La prova che la qualità della vita sta peggiorando e' che una volta la cessione del 5^ si faceva per evitare i pignoramenti , oggi lo si fa per vivere (27.11.19)

Per combattere l'evasione fiscale basta aumentare l'assistenza nella pre-compilazione e nel pagamento (29.11.19)

La famiglia e' come una barca che quando sbaglia rotta porta a sbattere tutti quanti (25.12.19)

Le tasse sull'inquinamento verranno scaricate sui consumatori , ma a chi governa e sa non importa (25.12.19)

Il calcio e l'oppio dei popoli (25.12.19)

La religione nasce come richiesta di aiuto da parte dei popoli , viene trasformata in un tentativo di strumento di controllo dei popoli (03.01.20)

L'auto a guida autonoma e' un diversivo per vendere auto vecchie ed inquinanoroti , ed il mercato l'ha capito (03.01.20)ttadini

Il vero potere della burocrazia e' quello di creare dei problemi ai cittadini anche se il cittadino paga i dipendente pubblico per risolvere dei problemi non per crearli.  Se per denunciare questi problemi vai fuori dal coro deve essere annientato. Per cui burocrazia=tangente (03.01.20)

Gli immigrati tengono fortemente alla loro etnina a cui non rinunciano , piu' saranno forti le etnie piu' queste  divideranno l'Italia sovrastando gli italiani imponendoci il modello africano . La mafia nigeriana e' solo un esempio. (05.01.20)

La sinistra e la lotta alla fame nel mondo sono chimere prima di tutto per chi ci deve credere come ragione di vita (07.01.20)

Credo di avere la risposta alla domanda cosa avrebbe fatto Eva se Adamo avesse detto di no a mangiare la mela ?  Si sarebbe arrabbiata. Anche oggi se non fai quello che vogliono le donne si mettono contro cercando di danneggiarti. (07.01.20)

Le sardine rappresenta l'evoluzione del buonismo Democristiano  e la sintesi fra Prodi e Renzi,  fuori fa ogni logica e senza una proposta concreta  (08.01.20)

Un cavallo di razza corre spontaneamente e nessuno puo' fermarlo. (09.01.20)

PD e M5S 2 stampelle non fanno neppure una gamba sana (22.01.20)

non riconoscere i propri errori significa sbagliare per sempre (12.04.20)

la vera ricchezza dei ricchi sono i figli dei poveri, una lotteria che pagano tutta la loro vita i figli ai genitori che credono di non avere nulla da perdere  ! (03.11.21)

GLI YESMEN SERVONO PER CONSENTIRE IL MANTENIMENTO E LO SVILUPPO E L'OCCULTAMENTO DEGLI INTERESSI OCCULTI DEL CAPITALISMO DISTRUTTIVO. (22.04.22)

DALL'INTOLLERANZA NASCE LA GUERRA (30.06.22)

L'ITALIA E' TERRA DI CONQUISTA PER LE BANDE INTERNE DEI PARTITI. (09.10.22)

La dimostrazione che non esista più il nazismo e' dimostrato dalla reazione europea contro Puntin che non ci fu subito contro Hitler (12.10.22)

Cara Meloni nulla giustifica una alleanza con la Mafia di Berlusconi (26.10.22)

I politici che non rappresentano nessuno a cosa servono ? (27.10.22)

Di chi sono Ambrosetti e Mckinsey ? Chi e' stato formato da loro ed ora e' al potere in ITALIA ?
Lo spunto e' la vicenda Macron . Quanti Macron ci sono in Italia ? E chi li controlla ? Mckinsey e' una P2 mondiale ?
Mb

Piero Angela ha valutato che lo sbarco sulla LUNA ancora oggi non e' gestibile in sicurezza ? (30.12.22)

Le leggi razziali = al Green Pass  (30.03.23)

Dopo 60 anni il danno del Vaiont dimostra il pericolo delle scelte scientifiche come il nucleare, giustificato solo dalle tangenti (10.10.23)

 

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere  .Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

  28. SE LE FORZE DELL'ORDINE INTERVENISSERO DI PIU'PER CAUSE APPARENTEMENTE BANALI CI SAREBBE MENO CONTENZIOSO: CHIAMATO IL 117  PER UN PROBLEMA BANALE MI HA RISPOSTO : GLI FACCIA CAUSA ! (02.04.17)

  29. GRAN PARTE DEI PROFESSORI UNIVERSITARI SONO TRA LE MENTI PIU' FRAGILI ED ARROGANTI , NON ACCETTANO IL CONFRONTO E SI SENTONO SPIAZZATI DIVENTANO ISTERICI ( DOPO INCONTRO CON MARIO DEAGLIO E PIETRO TERNA) (28.02.17)

  30. Spesso chi compera auto FIAT lo fa solo per gratificarsi con un'auto nuova, e basta (04.11.16)

  31. Gli immigrati per protesta nei centri di assistenza li bruciano e noi dobbiamo ricostruirglieli  affinché  li redistruggono? (18.10.20)

  32. Abbiamo più rispetto per le cose che per le persone .29.08.21

  33. Le ragioni  per cui Caino ha ucciso Abele permangono nei conflitti umani come le guerre(24.11.2022)

  34. Quelli che vogliono l'intelligenza artificiale sanno che e' quella delle risposte autmatiche telefoniche? (24.11.22)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

IL TRIBUNALE DI  TORINO E LA CONSOB NON MI GARANTISCONO LA TUTELA DEL'ART.47 DELLA COSTITUZIONE

Oggi si e' tenuta l'assemblea degli azionisti Seat tante bugie dagli amministratori, i revisori ed il collegio sindacale, tanto per la Consob ed il Tribunale di Torino i miei diritti come azionista di minoranza non sono da salvaguardare e la digos mi puo' impedire il voto come e quando vuole, basta leggere la sentenza SENT.FIAT Mb

 

08.03.16

 

TEMI STORICI :

 

VIDEO DELLA TRASMISSIONE TV
Storie italiane
Puntata del 19/11/2019

SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI

https://www.raiplay.it/video/2019/11/storie-italiane-504278c4-8e8c-4b79-becc-87d5c7a67be6.html

 

10° Convegno
 
La grafopatologia in ambito giudiziario
L’applicazione della grafologia in criminologia, nelle malattie neurologiche e psichiatriche nel contesto giudiziario
 
Roma, 7 Dicembre 2019
 
Auditorium Facoltà Teologica “S. Bonaventura”
Via del Serafico 1 - Roma

 
alle ore 17,50
 
Vincenzo Tarantino
Gino Saladini
 
Elio Carlos Tarantino Mendoza Garofani
Grafologo giudiziario, esperto in fotografia forenseGiornalista, Criminologo
 
Il “suicidio” di Edoardo Agnelli: aspetti medico-legali criminologici e grafopatologici.

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

 PERCHE' TORINO HA PAURA DI CONOSCERE LA VERITA' SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?

Il prof.Mario DE AGLIO alcuni anni fa scrisse un articolo citando il "suicidio" di EDOARDO AGNELLI.  Gli feci presente che dai documenti ufficiali in mio possesso il suicidio sarebbe stato incredibile offrendogli di esaminare tali documenti. Quando le feci lui disconobbe in un modo nervoso ed ingiustificato : era l'intero fascicolo delle indagini.

A Torino molti hanno avuto la stessa reazione senza aver visto ciò che ha visto Mario DE AGLIO ma gli altri non parlano del "suicidio" di Edoardo AGNELLI ma semplicemente della suo morte.

Mb

02.04.17

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI  , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste falsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

17.12.23

Il Sole 24 Ore:
 

La Giovanni Agnelli Bv ha deciso di rivedere anche il sistema di governance. Le nuove disposizioni, […] identificano tre interlocutori chiave tra gli azionisti: il Gruppo Giovanni Agnelli, il Gruppo Agnelli e il Gruppo Nasi. Si tratta di tre blocchi che raggruppano a loro volta gli undici rami famigliari storici. Il primo quello della Giovanni Agnelli coincide con la Dicembre e dunque pesa per il 40%. Segue il gruppo Agnelli con il 30% e il gruppo Nasi a cui fa capo il 20%. I componenti del cda della GA BV sono espressione proprio di questi tre “macro” gruppi famigliari della dinastia torinese.
Ognuno di loro esprime due rappresentanti nel board della Giovanni Agnelli Bv e uno nel board di Exor. Oggi il Gruppo Giovanni Agnelli ha indicato nel board della società olandese Andrea Agnelli e Alexander Von Fürstenberg. E questo nonostante Andrea Agnelli, che nel frattempo vive stabilmente ad Amsterdam, di fatto faccia parte di un altro blocco, quello del Gruppo Agnelli.
Per quest’ultimo i due membri del board sono Benedetto della Chiesa e Filippo Scognamiglio. Infine, per il gruppo Nasi Luca Ferrero Ventimiglia e Niccolò Camerana. I consiglieri del Cda della Bv sono nominati ogni 3 anni e decadono automaticamente al compimento di 75 anni. Ogni gruppo inoltre esprime un proprio rappresentante nel Cda di Exor che oggi sono Ginevra Elkann (Gruppo Giovanni Agnelli), Tiberto Ruy Brandolini D’Adda (Gruppo Agnelli) e Alessandro Nasi (Gruppo Nasi). Accanto al cda dell Bv resta in vita il Consiglio di famiglia, organo non deliberativo ma consultivo e formato da 32 membri.


Questa la nuova struttura societaria della
Giovanni Agnelli Bv per quote di possesso.

Dicembre (John Elkann , Lapo e Ginevra): 39,7%

Ramo Maria Sole Agnelli: 11,2%

Ramo Agnelli (Andrea Agnelli e Anna Agnelli): 8,9%

Ramo Giovanni Nasi: 8,7%

Ramo Laura Nasi-Camerana: 6%

Ramo Cristiana Agnelli: 5,05%

Ramo Susanna Agnelli: 4,7%

Ramo Clara Nasi-Ferrero di Ventimiglia: 3,4%

Ramo Emanuele Nasi: 2,5%

Ramo Clara Agnelli: 0,28%

Azioni proprie: 8,2%

 

Dovranno andare avanti le indagini della Procura di Milano con al centro il tesoro di Giovanni Agnelli, 13 opere d'arte che arredavano Villa
Frescot e Villar Perosa a Torino e una residenza di famiglia a Roma, sparite anni fa e ora reclamate dalla figlia Margherita unica erede dopo
la morte della madre e moglie dell'Avvocato, Marella Caracciolo di Castagneto, la quale aveva l'usufrutto dei beni.
Mentre riprenderà a Torino la battaglià giudiziaria sull' eredità lasciata dall'Avvocato, il gip milanese Lidia Castellucci, accogliendo in parte
i suggerimenti messi nero su bianco da Margherita nell'opposizione alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta, ha indicato al pm Cristian
Barilli e al procuratore aggiunto Eugenio Fusco di raccogliere le testimonianze di Paola Montalto e Tiziana Russi, entrambe persone di
fiducia di Marella Caracciolo, le quali si sono occupate degli inventari dei beni ereditati, e di consultare tutte le banche dati «competenti»
comprese quelle del Ministero della Cultura e la piattaforma S.U.E.
(Sistema Uffici Esportazione).
Secondo il giudice, che invece ha archiviato la posizione di un gallerista svizzero e di un suo collaboratore indagati per ricettazione in base
alla deposizione di un investigatore privato a cui non sono stati trovati riscontri (secondo lo 007 avrebbero custodito in un caveau a Chiasso il
patrimonio artistico), gli ulteriori accertamenti potrebbero essere utili per identificare chi avrebbe fatto sparire la collezione composta da
quadri di Monet, Picasso, Balla, De Chirico, Balthus, Gérome, Sargent, Indiana e Mathieu.
Collezione di cui Margherita ha denunciato a più riprese la scomparsa, gettando ombre anche sui tre figli del primo matrimonio: John, Lapo e
Ginevra Elkann, e in particolare sul primogenito.
I quali «della sorte o delle ubicazioni di tali opere», hanno saputo «riferire alcunché».
E poiché ora lo scopo è recuperarle dopo che, per via dei vari traslochi, si sono volatilizzate, «appare utile procedere all'escussione» delle due
donne che «si sono occupate degli inventari degli immobili» e che, quindi, «potrebbero essere a conoscenza di informazioni rilevanti» in
merito agli spostamenti dei quadri e alla «eventuale presenza di inventari cartacei da esse redatti».
E poi per «verificare le movimentazioni di tali opere, appare opportuno» compiere accertamenti sulle banche dati comprese quelle del
ministero.
Infine, per effetto di un provvedimento della Cassazione, torna ad essere discusso in Tribunale a Torino il procedimento penale, promosso da
Margherita nei confronti dei figli John, Lapo e Ginevra Elkann per una questione legata all'; eredità di suo padre.
Il processo era stato sospeso in attesa dell'esito di due cause in Svizzera, ma ieri la Suprema Corte ha respinto il ricorso degli Elkann, come
hanno fatto sapere fonti legali vicine alla loro madre, e ha stabilito essere «pienamente sussistente la giurisdizione italiana», annullando l'ordinanza torinese.
«Nella verifica che tali giudici saranno chiamati ad effettuare - sottolineano gli avvocati - si dovrà tener conto anche della residenza abituale
di Marella Caracciolo», che a loro dire era in Italia, «e della opponibilità dell'accordo transattivo del 2004 nella successione Agnelli, con
possibili rilevanti ripercussioni sugli assetti proprietari della Dicembre», la società che fa capo agli eredi.

 

 

Fiat Nuova 500 Cabrio
Briosa e chic en plein air

Piacevole da guidare, la Fiat Nuova 500 Cabrio è una citycar elettrica dallo stile elegante e ricercato. Comoda solo davanti, ha una discreta autonomia e molti aiuti alla guida. Ma dietro si vede poco o nulla.

Quando lo dicevo io a Marchionne lui mi sfotteva dicendo che ci avrebbe fatto un buco. Ecco come ha distrutto l'industria automobilistica italiana grazie al potentissimo Fassino, grazie ai suoi elettori da 40 anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


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  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

SITI SOCIETARI

 

Ø     http://www.aedesgroup.com

Ø     http://www.bancaprofilo.it

Ø     http://www.ngpspa.com

Ø     http://www.centralelatte.torino.it

Ø     http://www.a2a.eu

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Ø     http://www.gabettigroup.com

Ø     http://www.mef.it/it/index.html montefibre

Ø     http://www.gruppozucchi.com

M&C SITO :  http://www.mecinv.com/

 

 

 

www.taxjustice.net ; www.fanpage.it

www.ecobiocontrol.bio

www.andreagiacobino.com

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
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Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
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Norme per la circolazione dei veicoli storici;
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Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

http://www.vitalowcost.it

http://www.terzasettimana.org

 www.attactorino.org SITO SOCIALE TORINESE

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://www.obiettivonews.it/

 

http://www.penalecontemporaneo.it

 

http://controsservatoriovalsusa.org/

 

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/price-sensitive/home.html?lang=it

 

http://www.societaquotate.com/

 

 

 

http://smarthyworld.com/renault.html

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

http://www.avantime-club.eu/

http://www.centropestelli.it/  scuola di giornalismo torinese

www.foia.it x la trasparenza

http://www.lingottoierieoggi.com la storia del lingotto

www.ipetitions.com PETIZIONI

http://www.casa.governo.it GUIDA AGEVOLAZIONI CASA

http://www.comune.torino.it/ambiente/bm~doc/report-siti-procedimenti-di-bonifica_informambiente.pdf AREE EX SITI INDUSTRIALI TORINESI DA BONIFICARE

 

 

 

 

 

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14/06/2024 00.36.26

 

PUTIN ENTRA DEFINITIVAMENTE ALL'INFERNO E    Alexei Navalny IN PARADISO 

https://twitter.com/i/status/1763518366122168632

 

In linea con l'omicidio di Gesu' Israele continua ad uccidere

 

 

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POTETE 

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LA VERITA' SULLA FIAT E LA FAMIGLIA AGNELLI,  PERCHÉ QUELLA CHE FINORA E' STATA PRESENTATA NON E' LA VERITA':

  1. GABETTI, GRANDE STEVENS, DONNA MARELLA, MARCHIONNE E JAKY HANNO SFASCIATO TUTTO.

  2. L'AVVOCATO ED UMBERTO NON HANNO CAPITO I DANNI CHE POTEVANO CAUSARE ED HANNO CAUSATO GABETTI GRANDE STEVENS E DONNA MARELLA.

  3. GABETTI CON MARCHIONNE e DONNA MARELLA CON JAKY hanno danneggiato  la FIAT.

  4. GIANNI AGNELLI FREQUENTAVA BOBBIO , YAKY ELON MUSK.

  5. CARO YAKY GESU' AVEVA AUTOREVOLEZZA NON AUTORITA' ed il fatto che citi piu' spesso Marchionne che tuo nonno dimostra quanto poco avevate in comune.

 

LE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI

BOSSI PRODI DE BENEDETI GIANNI AGNELLI SCALFARI 1 SCALFARI 2 PANELLA GIANNI AGNELLI 2

ORIGINALI CUSTODITI DALLA BIBLIOTECA DI SETTIMO TORINESE  LETTERA SETT.T

SE VUOI AVERE UNA COPIA  DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI  :

 https://1drv.ms/f/s!AlFGwCmLP76pgSdXDIwzmDgGSLkE

 

COMODATO EA COMODATO D'USO DI VILLA SOLE DOVE VIVEVA EDOARDO AGNELLI

DOCUMENTi SULLA DICEMBRE SOCIETA' SEMPLICE CHE CONTROLLA JUVE, FERRARI, STELLANTIS

DICEMBRE 2021

DICEMBRE 1984

il mio libro sui Piani INDUSTRIALI

Libro Mb

LA MIA TESI DI LAUREA IN GIURISPRUDENZA SUL PROCESSO AL SENATORE AGNELLI  PER AGIOTAGGIO

CON SENTENZA NEL 1912

TESI SEN AGNELLI

VEDETE  COME LAVORA UIBM   CHE MI HA BLOCCATO OGNI ATTIVITA' MENTRE CON EUIPO RIESCO A LA LAVORARE NORMALMENTE  

CACAO&MIELE\7228-REG-1547819845775-rapp di ricerca.pdf

 

Presentazione del libro “JUVENTUS SEGRETA”, autore Gigi MONCALVO

Martedì 5 marzo, alle ore 18, nella Sala Musica del Circolo dei Lettori di Torino

VIDEO:

https://youtu.be/jfPFSm35_W0

ALTRI VIDEO SULL'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI :

 

https://www.byoblu.com/2023/12/10/piazza-liberta-di-armando-manocchia-puntata-87/

https://youtu.be/_DJONMxixO8?si=rKoapPc2-8JtHha8

https://youtu.be/B05tTBK-w0E?si=O5XxvZFIr61tYU7w

https://www.youtube.com/watch?v=t0OrCSg1IZc

https://www.youtube.com/watch?v=Mhi-IY_dfr4

 

 

 

14.06.24
  1. UN CASO DA APRIRE IN ITALIA:  

    (ANSA-AFP) - Il colosso farmaceutico e cosmetico statunitense Johnson & Johnson ha accettato di pagare 700 milioni di dollari per risolvere le accuse di aver ingannato i clienti sulla sicurezza dei suoi prodotti in polvere a base di talco, ha annunciato il procuratore generale di New York.
    Nel suo accordo con 42 stati Usa e il Distretto di Columbia, Johnson & Johnson non ha ammesso alcun illecito anche se ha ritirato il prodotto dal mercato nordamericano nel 2020. L'azienda con sede nel New Jersey aveva annunciato un accordo di principio a gennaio dopo aver affrontato migliaia di cause legali per talco contenente tracce di amianto ritenuto causa di cancro alle ovaie.
    "Nessuna somma di denaro può annullare il dolore causato dai prodotti a base di talco di Johnson & Johnson, ma oggi le famiglie possono essere certe che l'azienda è ritenuta responsabile per il danno causato", ha dichiarato in una nota il procuratore generale Letitia James. Lo Stato di New York riceverà 44 milioni di dollari dell'importo della transazione, che dovrà essere pagato in quattro rate nell'arco di tre anni.
  2. La rabbia del Cremlino contro l'Occidente: reagiremo alla loro aggressività
    La flotta missilistica russa arriva a Cuba
    giuseppe agliastro
    mosca
    Ha subito scatenato l'ira di Mosca la nuova raffica di sanzioni americane per la guerra in Ucraina. «La Russia non lascerà senza risposta queste azioni aggressive» ha tuonato la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova. Le tensioni non si placano. Nel pieno dell'invasione dell'Ucraina, e proprio alla vigilia del G7 in Puglia, una piccola flotta di navi da guerra russe è giunta a Cuba salutata da 21 cannonate a salve. E Mosca afferma che due vascelli abbiano simulato al computer lanci di missili mentre solcavano l'Atlantico alla volta dell'isola vicinissima alla Florida. Si tratta del sommergibile a propulsione nucleare Kazan e della fregata Admiral Gorshkov, quest'ultima secondo Mosca armata con missili ipersonici Zirkon di ultima generazione. Sono quattro le navi russe che Cuba ha detto che ospiterà fino al 17 giugno. Ma secondo l'Avana «nessuna trasporta armi nucleari» e quindi il loro passaggio dall'isola che 62 anni fa fu al centro di uno dei momenti di massimo pericolo della Guerra Fredda «non rappresenta una minaccia per la regione».
    La scorsa settimana Putin ha minacciato di consegnare missili a Paesi terzi che potrebbero colpire obiettivi occidentali. Secondo Washington, non c'è però nessun segnale che Mosca intenda fornire missili all'Avana. Cuba si sta riavvicinando al Cremlino ed è alle prese con una grave crisi economica.
  3. Rischio di infiltrazioni nei decreti flussi Meloni sarà ascoltata dall'Antimafia
    Il rischio di infiltrazioni delle mafie nelle richieste di nulla osta al lavoro per extracomunitari, durante il click day, finisce sotto i riflettori della Commissione parlamentare Antimafia. A Palazzo San Macuto, già nei prossimi giorni, potrebbe essere ascoltata la premier Giorgia Meloni: una settimana fa la stessa presidente del Consiglio aveva sollevato la questione consegnando un esposto al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, nel quale aveva denunciato che i flussi d'ingresso legali fossero usati come «ulteriore canale di immigrazione irregolare», paventando quindi lo spettro di una regia della criminalità organizzata. E in queste ore nell'ufficio di presidenza della Commissione, presieduta da Chiara Colosimo, i componenti del Pd ne hanno chiesto l'audizione, durante la quale è già emersa la piena disponibilità di Meloni e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Non è stata però ancora fissata una data, che dovrà essere stabilita in base alla compatibilità con gli impegni di governo della premier. L'allarme lanciato giorni fa era già diventato un input anche per i magistrati della Direzione nazionale antimafia, che ha la facoltà di trasmettere l'informativa invitando le Procure distrettuali ad attivarsi. Per ora il quadro è quello di un numero di domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari, durante il click day, totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro, siano essi singoli o imprese.
  4. Su quell'ospedale avevano allungato le mani, arrivandone a fare una "cosa loro": una centrale di potere illecito, un luogo dove tenere summit di camorra, produrre carte false per incidenti stradali mai avvenuti, "sbloccare" a suon di mazzette le salme di pazienti morti in corsia consentendone il rientro a casa. E quando nel 2019 la procura di Napoli e le forze dell'ordine intervennero con la mannaia degli arresti per recidere i tentacoli della camorra, loro, i Contini, hanno trovato il modo, una volta spenti i riflettori, di riagguantare quella struttura ospedaliera.
    È una storia beffarda quella che viene fuori dall'inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli, sfociata, ieri, nell'arresto di 11 persone accusate, a vario titolo di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori, commessi con la finalità di agevolare il clan Contini, tra i più storici e potenti dello scacchiere criminale partenopeo. Una sola persona è ricercata, un 45enne con lontani trascorsi nella politica locale e presente in ospedale perché lavorava in una ditta di pulizie. Proprio lui è il perno di questa rinnovata "occupazione" criminale dell'ospedale San Giovanni Bosco. C'è un'intercettazione datata 2022 - quindi tre anni dopo il primo maxi-blitz che squarciò il velo sul marcio nascosto tra le corsie del nosocomio - che lega il 45enne a nuovi episodi. A lui un esponente del clan chiede di attivarsi per "pilotare" un ricovero. «C'è un amico mio che si deve ricoverare al reparto di medicina», dice il malavitoso. Il 45enne ricercato lo instrada: «Qua non ci sta il pronto soccorso… Deve andare in ospedale e lo ricoverano… Poi noi ci mettiamo in contatto, lo pigliamo e lo portiamo qua. A disposizione fratello mio». Parole alle quali fanno eco i racconti dei pentiti, attraverso i quali si sviluppa la narrazione di un mondo corrotto. Il 45enne ricercato sarebbe solo la punta di un iceberg di malaffare che vedrebbe coinvolti anche alcuni medici dello stesso ospedale. Un collaboratore di giustizia (Teodoro De Rosa) narra che qualche camice bianco si sarebbe prestato a falsificare radiografie per avallare le pratiche di finti incidenti stradali, business sempre gestito dalla criminalità organizzata, o addirittura avrebbe falsificato documentazione «per gli appartenenti al clan funzionali alle scarcerazioni». Ma il 45enne non era il solo infiltrato dai Contini. Il pentito racconta che il clan avrebbe imposto a una ditta di pulizie, chiamata a operare nella struttura, l'assunzione pilotata di alcuni uomini del sodalizio cui era demandato un compito preciso: un affiliato infiltrato, ad esempio, si sarebbe occupato di vendere droga ad alcuni medici dell'ospedale e alcuni esponenti del personale paramedico; un altro sarebbe stato piazzato nella direzione sanitaria a caccia di documenti da "taroccare". Il San Giovanni Bosco era così una sorta di base operativa del clan. Il luogo dove prelevare, per il tramite del ricercato (secondo il pentito De Rosa), materiale da usare per gli agguati (come i guanti in lattine) o «materiale, come pannolini, carta igienica, detersivi, sia per nostro uso personale sia per la rivendita a terzi». Ma era soprattutto il luogo dove assicurare le cure agli affiliati che avevano la necessità di restare invisibili. Per dirla con le parole del gip del Tribunale di Napoli Federica Colucci, che ha disposto gli arresti, quel clan «gestiva il potere criminale» come se fossero «statisti dell'Antistato».
  5. IL VERO VOLTO DI TORINO : IL BUSINESS DEI BIMBI IN AFFIDO I Servizi sociali nel mirino della procura. Una ex dirigente: "Volevano i numeri, non riuscivo più a tollerare". Un'altra collega: "Saltate tutte le regole"
    Le denunce sugli affidi facili a Torino "Più bimbi assegnate, più siete bravi"
    ELisa sola
    torino
    «Più affidi fai, più sei bravo». I bambini come numeri. Da aumentare, da gonfiare. Da scrivere in cifre nella griglia degli obiettivi a fine anno. I bambini come metro delle performance.
    C'è un verbale choc, nelle carte dell'inchiesta "Bibbiano bis", che ha permesso alla procura di Torino di aprire un mondo finora poco conosciuto. Un verbale di una ex dirigente dei servizi sociali, che oggi ha cambiato lavoro. «Non riuscivo più a tollerare quello che vedevo», ha detto dopo la registrazione ai carabinieri che l'hanno sentita per ore con la pm Giulia Rizzo.
    Quello che vedeva, e che sapeva, l'ha raccontato nei dettagli: «Sentivamo la pressione da parte dei dirigenti. Volevano che aumentassimo gli affidi, anche perché Casa affido era considerata il fiore all'occhiello del Comune di Torino. Facevano pressione sul nostro lavoro. Ci dicevano che più affidi riuscivamo a fare, più eravamo bravi. E a volte, per seguire questa logica, accadeva che bisognasse bypassare o velocizzare alcuni step dell'iter di affido. Questo a volte è successo».
    Come nel caso di due fratellini nigeriani, allontanati dalla madre e affidati - «dopo un solo colloquio», rivela un altro teste - a una coppia di donne. «Una è un'educatrice, una collega, la sua compagna è una poliziotta», è quanto ha svelato una seconda dipendente del Comune di Torino. Che ha aggiunto: «Non c'erano regole per ovviare a problemi di conflitti d'interesse». Esisteva quindi una corsia preferenziale, per avere un bambino in affido, se si era inseriti nel mondo dei servizi? È il sospetto della procura di Torino. La dipendente, sentita nel 2021, aveva precisato: «Nel caso dei due fratellini africani la situazione ci è sfuggita di mano. Sono saltati tutti gli step. In Nigeria l'omosessualità è punita. I genitori non sapevano che la coppia di genitori affidatari erano due mamme. Avrebbero avuto diritto di sapere, come da regola. Nessuno ha detto niente».
    C'è stato un momento, dalla fine del 2007, in cui la cosiddetta «ansia da prestazione» del collezionare «numeri alti sugli affidi» sarebbe giunta a un livello massimo. Lo conferma le stessa testimone: «In quel periodo il Comune di Torino nelle busta paga aveva inserito un cartoncino per dare informazioni ai dipendenti sulla possibilità di prendere in affido minori». Avevano bisogno di numeri. Quindi, valeva tutto, anche fare pubblicità con le buste paga.
    Ieri, per la prima volta nella storia giudiziaria recente di Torino, un giudice - Stefano Sala - ha usato parole dure verso il sistema. Nelle motivazioni della sentenza di condanna delle due madri affidatarie dei fratellini nigeriani e della psicoterapeuta Nadia Bolognini, ex moglie di Claudio Foti, coinvolto e poi assolto nel processo sui presunti affidi illeciti di minori a Bibbiano, in Emilia-Romagna, il gup ha scritto: «È decisivo evidenziare che le indagini hanno portato alla luce quello che si è rivelato essere il fallimentare prodotto di un sistema pubblico di cura e protezione dei minori, che non è riuscito a tutelare in pienezza - e in termini minimamente accettabili - il benessere psicofisico di due bambini nei loro primi anni di vita». La pm Giulia Rizzo aveva indagato e chiesto il processo per altre sei persone che lavorano nei servizi sociali di Torino. Le loro posizioni sono state archiviate. Ma, come scrive il giudice, ci sarebbe un «sistema pubblico fallimentare» dietro alla gestione dei bambini in difficoltà.
    La vicenda nasce nel 2013 e riguarda l'affido - pilotato, secondo l'ipotesi della procura - di due fratellini africani. I piccoli sarebbero stati indotti a credere di aver subito abusi sessuali per ottenere il loro allontanamento definitivo dal nucleo familiare di origine. Falso, abuso d'ufficio, frode processuale, accesso abusivo a sistema informatico e truffa a danno dei genitori biologici e del Comune di Torino, le ipotesi di reato della procura.
    L'audizione che dà la svolta all'indagine risale al 26 gennaio 2021. Una dipendente dell'area minori, che diventerà una delle testimoni chiave, racconta: «Mi sono sentita castrata in alcune scelte. Venivo indotta ad adottare certe soluzioni. Tutte riguardavano l'allontanamento dei minori dalle proprie famiglie. La tendenza è vedere l'abuso anche dove non c'è. Ne sono a conoscenza molte persone. Eppure i dirigenti dei servizi sociali, che sanno, non se ne sono occupati. C'erano dei casi in cui avveniva una lettura forzata dei sospetti di abuso sessuale. Ma una volta che è stato disposto l'allontanamento, difficilmente si può tornare indietro». —
  6. FEDERICA SANNA La delusione della candidata pd: "Ho corso da sola"
    "Mi sono sentita usata, ma resto con Schlein Per un attimo ho pensato di mollare tutto"
    giulia ricci
    «L'area Schlein mi ha lasciata sola. I giovani, spesso, vengono sottovalutati e usati». Federica Sanna, 29 anni, era la più giovane candidata del Pd a Torino. Ma le oltre 3mila preferenze raccolte non sono bastate per entrare in Consiglio regionale.
    Sanna, sui social ha condivido una grande delusione. Da dove arriva?
    «Sono contenta perché tutti i miei voti sono andata a prenderli uno a uno io, con eventi e iniziative».
    Ma?
    «Ma ho corso da sola senza ticket e senza il sostegno di nessuno, se non di un membro della segreteria regionale».
    Ha sentito la solitudine?
    «Sì. E di due tipi. Innanzitutto da parte dell'area Schlein, per cui ho presentato almeno 20 volte la mozione nei circoli: insomma, mi sono spesa molto. Ma non solo».
    Che altro?
    «Ho prestato la mia candidatura di servizio alle Politiche, ero l'ultima del listino bloccato alla Camera, ma anche se era simbolica mi sono impegnata così tanto che la stanchezza finale era simile a quella di queste Regionali: ho messo tutta la mia vita in standby».
    Si aspettava un supporto?
    «Hanno deciso di sostenere altre persone senza spiegarmi il perché. E questo sì, mi ha pesato. Anche perché era la prima volta che potevano appoggiare la candidatura di una donna, una giovane ma con 10 anni di esperienza: pensavo di essere il profilo giusto per quell'area».
    Come si spiega questa scelta?
    «Immagino sia una questione di forza percepita».
    Quale altra solitudine ha sofferto?
    «Quella del mio territorio. Un anno fa abbiamo fatto varie riunioni come Torino sud e volevano una donna, vicina a Schlein, che non fosse di Moncalieri e Nichelino. Alla fine hanno candidato tre persone di Moncalieri. Il risultato? Nessun eletto della zona».
    E ora?
    «È finita anche l'esperienza nel mio Comune, dove non mi sono più candidata. Torno al mio lavoro».
    Lascerà la politica?
    «No, non ce la faccio. Non nego di averci pensato in questi giorni, ma non riesco. Ci saranno altri modi di fare politica, fuori dalle istituzioni».
    Sembra che i partiti non vogliano essere il luogo della politica per i giovani…
    «Non ci credono abbastanza e veniamo un po' usati, come fu per me quando presentai ovunque la mozione ».
    Cambierà area?
    «No, sono felice che i risultati delle Europee rafforzino Schlein. Continuo a rimanere dalla stessa parte».

 

 

 

13.06.24
  1. Ursula von der Leyen l'aveva anticipato: i dazi sulle importazioni di auto cinesi saranno molto più "mirati" di quelli varati dagli Stati Uniti. Così è stato: la Commissione europea ha ufficializzato la sua decisione ed effettivamente si tratta di una sorta di stangata "ad personam". Nel documento ufficiale di Bruxelles, infatti, non c'è una tariffa valida per tutte le varie Case del Dragone, bensì aliquote differenti calcolate in base ai sussidi ricevuti da Pechino e al grado di collaborazione prestato durante l'indagine anti-dumping avviata lo scorso ottobre. In sostanza, si va da un dazio minimo del 17,4% a uno massimo del 38,1%. Tra l'altro, si tratta di misure "compensative" e pertanto tali aliquote di aggiungono alla tariffa ordinaria del 10% già applicata sull'import di auto elettriche di qualsiasi provenienza.

    I dazi Casa per Casa. Nel dettaglio, i prodotti della BYD saranno gravati da un dazio supplementare del 17,4%, quelli della Geely del 20% e quelli della Saic del 38,1%. Altri costruttori, che hanno collaborato durante l'indagine ma non sono stati inclusi nelle ispezioni e nelle richieste di informazioni da parte dei funzionari di Bruxelles, subiranno l'applicazione di tariffa doganale del 21%. Si tratta, per fare qualche esempio, di Xpeng, Nio, Leapmotors, Great Wall, Chery, Aiways, Voyah o Seres, nonché di diverse joint venture tra aziende cinesi e società europee come BMW Brilliance, Faw-Toyota, Faw-Volkswagen, Audi-Faw, Dongfeng Peugeot Citroën Automobile o Dongfeng Honda. Infine, tutti gli altri produttori di elettriche in Cina che non hanno fornito alcun tipo di cooperazione saranno sottoposti a un dazio del 38,1%.

    L'indagine. Le nuove aliquote sono state definite in base agli esiti dell'indagine sulla concorrenza delle aziende di Pechino: "in via preliminare", i funzionari europei hanno concluso che la catena di produzione di auto elettriche in Cina beneficia effettivamente "di sussidi sleali, i quali rappresentano una minaccia economica per i produttori europei". L'inchiesta, che ha anche esaminato le probabili conseguenze e l’impatto delle misure su importatori, utenti e consumatori, è stata seguita da un'ulteriore fase: la Commissione, infatti, ha contattato Pechino "per discuterne i risultati e valutare le possibili modalità per risolvere" la questione nel rispetto dei regolamenti dell'Organizzazione mondiale del Commercio. "Qualora le discussioni con le autorità cinesi non portassero ad una soluzione efficace", precisano da Bruxelles, "i dazi compensativi provvisori verrebbero introdotti a partire dal 4 luglio mediante una garanzia (nella forma che sarà decisa dalle dogane di ciascuno Stato membro) e riscossi solo se e quando saranno definitivi". Le nuove tariffe, per entrare effettivamente in vigore, dovranno essere ratificate dagli Stati membri entro il 2 novembre prossimo, ossia entro quattro mesi dalla loro istituzione in via provvisoria. Con l'eventuale via libera, saranno in vigore per cinque anni.

    Tesla e le altre. La Commissione menziona anche la Tesla, che "a seguito di una richiesta motivata" potrà pagare un’aliquota "calcolata individualmente nella fase definitiva" dell'inchiesta. "Qualsiasi altra società che produce in Cina e che non è stata selezionata nel campione finale", prosegue Bruxelles, "potrà chiedere un esame accelerato subito dopo l'istituzione delle misure definitive. Il termine per concludere tale revisione è di nove mesi". Detto questo, anche chi è stato già sanzionato dall'indagine avrà la "possibilità di commentare l'accuratezza" dei suoi esiti, ricorrere ed eventualmente ottenere una revisione della decisione. Infine, anche il governo cinese potrà presentare delle controdeduzioni e chiedere "essere ascoltato entro dieci giorni" dalla decisione della Commissione. Quest'ultima avrà altri quatto mesi per chiudere definitivamente l'inchiesta.
    Le reazioni. Ovviamente, la Cina ha ribadito le sue critiche, parlando di una misura "dannosa" per gli interessi della stessa Europa e contraria "ai principi dell'economia di mercato e alle regole del commercio internazionale". Per il ministero del Commercio, le conclusioni della Ue sono "prive di fondamento fattuale e giuridico" e ignorano "il fatto oggettivo che i vantaggi della Cina nei veicoli elettrici derivano dalla concorrenza aperta". La Cina esorta l'Ue "a correggere immediatamente le sue pratiche sbagliate", riservandosi di adottare "in modo risoluto tutte le misure necessarie" a tutela delle aziende cinesi. L'associazione europea dei costruttori Acea, nel "prendere atto" dell'introduzione dei dazi, ricorda di aver sempre "affermato che il commercio libero ed equo è essenziale per creare un’industria automobilistica europea competitiva a livello globale, mentre una sana concorrenza guida l’innovazione e la scelta per i consumatori. Garantire condizioni di parità per tutti i concorrenti è solo una parte importante del puzzle della competitività globale. Ciò di cui il settore automobilistico europeo ha bisogno è una solida strategia industriale per l’elettromobilità: ciò significa garantire l’accesso a materiali critici e energia a prezzi accessibili, un quadro normativo coerente, sufficienti infrastrutture di ricarica e rifornimento dell’idrogeno, incentivi di mercato e molto altro ancora". "Il protezionismo non può essere la risposta per ripristinare la competitività europea. Sono necessari sforzi consolidati per rendere l'Ue nuovamente attraente per gli investimenti", ha commentato Benjamin Krieger, segretario generale del Clepa. Anche Ola Källenius, ad della Mercedes, ha sottolineato la necessità di un "commercio globale libero e giusto: come nazione esportatrice, quello di cui abbiamo bisogno non è un aumento delle barriere. Dobbiamo lavorare per smantellare gli ostacoli al commercio nello spirito del Wto". Analoga la reazione di Stellantis ("Crediamo nella concorrenza libera e leale e non sosteniamo misure che contribuiscono alla frammentazione del mondo"), mentre Volkswagen ha sottolineato il rischio che "gli effetti negativi superino i benefici". Pronta la risposta del vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis: "Il nostro obiettivo non è chiudere il mercato europeo ai veicoli elettrici cinesi", ha chiarito il politico, "ma garantire che la concorrenza sia leale".
  2. condannato
    Joe Biden
    Alberto Simoni
    corrispondente da Washington
    La giuria non fa sconti, siano gli imputati ex presidenti degli Stati Uniti o figli di quello attuale. La parola "colpevole" rimbomba ancora nei tribunali americani poche settimane dopo averla udita Donald Trump per 34 volte a New York. Ieri è toccato ad Hunter Biden, 54 anni, figlio di Joe dal passato turbolento e da un futuro ora più incerto. Una giuria composta da 12 persone a Wilmington, Delaware, ha ritenuto che abbia violato la legge acquistando il 12 ottobre del 2018 un revolver Colt calibro 38 poiché a quel tempo era ancora tossicodipendente. E quindi ha dichiarato il falso -ovvero di essere ormai sobrio - pur di possedere l'arma.
    Nel dettaglio le accuse sostenute dal procuratore David Weiss sono di aver mentito a un venditore di armi autorizzato dal governo (massimo dieci anni di reclusione); di aver reso false informazioni nel modulo di richiesta per l'acquisto di un'arma (5 anni); e di possesso per 11 giorni di un'arma acquisita illegalmente (10 anni). Il massimo della pena è quindi di 25 anni. Ma non avendo precedenti penali e non avendo usato mai l'arma per compiere azioni violente, l'ipotesi più accreditata è che sconterà una piccola porzione di quella pena (poco meno di due anni) e gli verrà comminata una sanzione da 750 mila dollari. I primi due crimini sono sostanzialmente simili, il terzo è legato alla durata del possesso dell'arma. Fu Hallie Biden, vedova del Fratello Beau e nell'ottobre del 2018 sua compagna, a scoprire la Colt nel bagagliaio del furgone e a gettarla nelle immondizie vicino a un negozio di alimentari di Wilmington.
    La giudice, nominata da Trump su suggerimento di due senatori democratici, Maryellen Noreika, ex avvocato civilista, non ha stabilito la data della sentenza ma ha spiegato che avverrà entro 120 giorni, comunque a ridosso delle presidenziali del 5 novembre. Noreika risultava sino al 2020 iscritta nelle liste elettorali come democratica da vent'anni. Poi si è cancellata e ora il suo nome non ha un'affiliazione partitica. Il procuratore Weiss ha ringraziato la giuria e dichiarato che «nessuno è al di sopra della legge».
    Hunter Biden è rientrato in aula per la lettura della sentenza mano nella mano con la moglie Melissa. Si è accomodato al proprio posto e una volta comunicato il verdetto ha abbraccio il suo legale. Jill Biden, lo zio James Biden e la zia Valery Owens, non sono arrivati in tempo in aula, poiché fra il momento della comunicazione del verdetto raggiunto e la sua lettura è passato pochissimo tempo. In un comunicato diffuso un'ora dopo il verdetto il 54enne ha detto: «Sono più grato oggi per l'amore e il sostegno che ho ricevuto la scorsa settimana da Melissa, dalla mia famiglia, dagli amici, che deluso dal risultato». Lunedì sera era filtrato un certo ottimismo nel clan Biden. Si riteneva infatti che la composizione della giuria, con diverse persone con problemi in famiglia di dipendenza potessero essere più sensibili alle ragioni di Hunter. Alcuni giurati alla Cnn hanno riferito l'andamento della discussione. Lunedì hanno tenuto un primo voto, finito 6-6. Ieri c'era ancora un giurato non convinto ci fossero prove "oltre ogni ragionevole dubbio" per condannare Hunter. Poi lo stallo si è sbloccato. Un giurato ha anche dichiarato che il figlio del presidente non merita il carcere.
    Il presidente Biden ha anticipato la scorsa settimana in una nota che non darà la grazia al figlio e in un comunicato si era detto «così orgoglioso dell'uomo che è diventato ora». Concetto che ha ribadito ieri subito dopo la lettura della sentenza: «Come ho detto la scorsa settimana, io sono il Presidente, ma sono anche un padre. Jill e io amiamo nostro figlio, siamo così fieri dell'uomo che è oggi». Quindi ha ribadito di accettare «il risultato di questo caso e continuerò a rispettare il processo giudiziario mentre Hunter valuterà l'appello». Il presidente ha cambiato poi l'agenda del giorno ed è volato a Wilmington dopo aver parlato a un evento a Washington organizzato da un movimento per il controllo delle armi. Non è mutata invece l'agenda per domani che prevede la partenza di Biden per il G7 in Italia. Al viaggio avrebbe dovuto partecipare anche il figlio Hunter.
    La condanna offre ai democratici di replicare alle accuse di Trump di una giustizia politicizzata e strumento dell'Amministrazione contro di lui. Ora che anche il figlio del Comandante in Capo è un "convicted felon", l'obiezione di partigianeria perde smalto.
    Ma Stephen Miller, uno dei consiglieri di Trump, è passato al contrattacco sfornando una nuova narrazione: «Il Dipartimento di Giustizia - ha scritto su X - guida la campagna per interferenze elettorali per Joe Biden, questo è il motivo per cui il DoJ non ha incriminato Hunter per essere un agente straniero non registrato (Fara) o per altri crimini connessi alla corruzione. Il motivo è che tutte le prove condurrebbero a Joe». James Comer, repubblicano presidente della Commissione di Sorveglianza, si è allineato: è un passo verso il riconoscimento della responsabilità, ma non ci sarà giustizia fino a che il Dipartimento di Giustizia non indagherà chiunque implicato nel sistema corruttivo di influenze di Biden.
    Hunter Biden è stato incriminato lo scorso anno dopo che l'annullamento di un accordo nel quale si dichiarava colpevole di un paio di reati fiscali minori in cambio del non luogo a procedere sulla questione del possesso dell'arma.
    Il processo del Delaware anticipa di qualche settimana quello di Los Angeles dove Hunter Biden è incriminato per evasione fiscale. E gli affari di famiglia torneranno, ancora di più, sotto la lente.
  3. Evasione fiscale Chiesti 4 anni per Irene Pivetti
    Quattro anni di reclusione «senza attenuanti», perché «si pretende che abbia sensibilità agli obblighi di legge». È la richiesta formulata dal pm di Milano Giovanni Tarzia a carico di Irene Pivetti a processo per evasione fiscale e autoriciclaggio. Al centro del processo operazioni commerciali nel 2016 del valore di 10 milioni di euro, in particolare la compravendita di tre Ferrari Granturismo che, secondo l'accusa, sarebbe servita per riciclare proventi frutto di illeciti fiscali.
  4. Calabria, indagati Falcomatà (Pd) e il capogruppo di FdI in Regione L'affiliato del clan: "Stavolta andiamo a sederci ai tavoli che contano"
    Il sindaco di Reggio e i voti delle cosche "Datemi una mano"
    giuseppe legato
    Il 25 settembre del 2020 non è un giorno qualunque a Reggio Calabria. Il primo turno delle elezioni amministrative si è concluso con una fumata grigia. Nessuno dei competitor ha raggiunto la maggioranza assoluta e si deve dunque andare al ballottaggio fissato per il successivo 4 ottobre. Il candidato del centrosinistra è un nome di rilievo nel Pd nazionale: Giuseppe Falcomatà, preceduto nel ruolo dal leggendario papà Italo, "il sindaco della primavera di Reggio", strappato alla città da una brutta malattia a 58 anni. Nelle cuffie del Ros dei carabinieri finisce una chiamata con un tale Daniel Barillà: «Ho bisogno di una grande mano. Grande grande, grande» dice Falcomatà all'interlocutore. «Ricevendo garanzie in tal senso e un piano di pronta attuazione: "Dobbiamo vincere. Ti dico quello che penso io, poi nei prossimi giorni... facciamo due incontri e via e poi non dobbiamo vederci più. E ci vediamo... il sei». Per Falcomatà, che ieri ha parlato a margine della discovery dell'inchiesta, Barillà «è un cittadino incensurato che fa politica praticamente da sempre». Per la Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, è invece un affiliato alla terribile cosca "Araniti". Genero e collaboratore del capo Domenico Araniti, giunto al vertice della cosca da quando suo fratello Santo è finito in carcere, all'ergastolo, per l'omicidio dell'onorevole della Dc Ludovico Ligato.
    Falcomatà è indagato per voto di scambio politico mafioso. Dice la procura che non se ne è chiesto l'arresto perché per lui «pur cosciente del grado di affinità che legava Barillà alla famiglia Araniti di cui è universale la fama mafiosa» non si sarebbe raggiunto «l'indice probatorio sulla consapevolezza per chiedere una misura cautelare». L'arresto è stato chiesto (non concesso dal gip) invece per Giuseppe Neri, 58 anni, capogruppo di Fdi in consiglio regionale e per Giuseppe Sera, 58 anni, consigliere comunale di centrosinistra. Che rispondono, da indagati, di scambio politico mafioso. Neri, in corsa per le elezioni del Consiglio regionale calabrese del 2020, avrebbe «accettato la promessa di procurare voti in suo favore da parte di soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta di Reggio», al fine di «sovvertire gli esiti della ordinaria campagna elettorale» pacificamente intervenuta «sull'elettorato di quell'area e zone limitrofe, al fine di imporre il voto a favore del candidato». Avevano dunque, questi due ultimi piena consapevolezza della decisiva influenza che Domenico Araniti - capo della ‘ndrina - aveva per la capacità di raccolta del consenso a loro favore». Neri in particolare: «di aver raggiunto l'accordo elettorale non solo con Barillà ma con l'intera cosca Araniti».
    Il giovane Daniel «presenziava ai summit ed alle riunioni operative del sodalizio; manteneva i rapporti con i rappresentanti delle istituzioni e della politica; raccoglieva voti in occasione delle consultazioni elettorali stringendo patti elettorali politico mafiosi; agevolava l'infiltrazione della cosca nel tessuto socio economico ed istituzionale». Che Falcomatà avesse compreso fino in fondo la mafiosità è il punto di diritto su cui si discuterà. Agli atti, il gip scrive di come, chiuso il primo turno senza vincitori «Falcomatà, per l'evidente timore della sconfitta elettorale, accoglieva volentieri le strategie elettorali del pupillo degli Araniti». Le telefonate raccontano un patto chiaro: «Sindaco buongiorno, allora io mi sono fatto una chiacchierata con un paio di persone... Bisogna essere operativi, è inutile fare cene, cenette e incontri e aperitivi, cioè bisogna fare incontri singoli, quindi se tu mi dici il giorno». Seguono incontri filmati dal Ros che in questi termini Barillà motiverà ai suoi fidati: «Lo portiamo in giro e gli mostriamo i risultati che la nostra macchina elettorale è in grado di generare e poi andiamo a sederci ai tavoli che contano».
  5. Suocero del boss si avvicina armato a don Patriciello
    « Ennesimo atto di intimidazione subito a Caivano da don Patriciello, dove un uomo, suocero del boss Ciccarelli, armato di coltello è stato fermato dalle forze dell'ordine mentre cercava di avvicinarsi a lui durante il saluto ai fedeli». Lo riferisce il presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo. Solidarietà verso il sacerdote da tutto il mondo politico. «Sosterremo sempre il suo lavoro per legalità e speranza» ha scritto su X la premier Giorgia Meloni.
  6. L'indagine di Save the children : quasi la metà lavora per aiutare i genitori a sostenere le spese
    In Italia sfruttati 336 mila under 15 "Sembra un gioco, ma ci nega il futuro"

    eleonora camilli
    Una serata come lavapiatti in pizzeria, un turno a servire al bar per dare una mano. Piccole cose, saltuarie, poco impegnative. Quando ha iniziato a fare i primi lavoretti Marco (nome di fantasia), originario di Palermo, aveva solo 13 anni. «Sempre meglio che andare a scuola» pensava. E poi «ho qualcosa da parte per comprare ciò che mi piace». Ma col passare degli anni il ragazzo ha capito che quegli impieghi, spesso faticosi, non erano un gioco. E ora che di anni ne ha 17 e frequenta un istituto alberghiero, non rifarebbe mai quella scelta. «All'inizio avevo tanta voglia ed era bello, ma poi tutto è cambiato. Era più faticoso, venivo pagato sempre meno. Ora so che da grande devo pretendere una paga giusta e in regola, non un lavoro così». Eppure quello di Marco non è un caso isolato. Il fenomeno del lavoro precoce e dello sfruttamento coinvolge sempre più ragazzi, anche piccoli, spesso poco più che bambini. Un fenomeno sommerso e quasi impossibile da monitorare, proprio perché svolto in nero e fuori da ogni legge. Per questo a mapparlo sono soprattutto le organizzazioni che si occupano dei diritti dei più piccoli. Secondo un'indagine realizzata dall'organizzazione Save the children il lavoro minorile coinvolge almeno 336mila ragazzini, tra i 7 e i 15 anni. Di questi circa 58mila, tra i 14 e 15 anni, sono impiegati in mansioni dannose per la salute e che compromettono la conclusione del regolare percorso di studi. C'è chi lo fa per avere qualche euro in più, ma anche chi è costretto a lavorare per dare una mano alla famiglia. Secondo la ricerca "Domani (Im)possibili", che si basa sulle interviste di un campione rappresentativo di adolescenti tra i 15 e i 16 anni, il 43,7% lavora per aiutare i genitori ad affrontare le spese. Di questi, il 18,6% lo fa solo per non gravare sulla famiglia che ha problemi economici.
    «Si sottovaluta il problema, innanzitutto perché parliamo di un fenomeno difficilmente intercettabile e fuori dai contratti di lavoro - spiega Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Ue di Save the children -. Eppure ci sarebbero alcuni indicatori, soprattutto nelle aree depresse, che andrebbero monitorati con attenzione. Non è difficile entrare in un bar in periferia o dove i dati ci dicono che la povertà è maggiore, e vedere un ragazzino servire ai tavoli». Per Milano bisognerebbe guardare anche ai dell'abbandono scolastico, molto spesso correlati all'inizio del lavoro minorile. «Tra i minorenni finiti in carcere, il 40 per cento aveva avuto un'esperienza lavorativa precoce. È una catena difficile da spezzare: si lascia la scuola, si inizia a lavorare sfruttati e senza contratto. Ed è facile così scivolare nelle reti criminali» aggiunge la responsabile di Save the children. Un circolo vizioso che riguarda anche i minori stranieri, che arrivano soli nel nostro paese e che spesso spariscono. Ma che nella realtà vengono intercettati per essere sfruttati anche da reti criminali.
    In occasione della Giornata contro il lavoro minorile Unicef ha fotografato la situazione in Italia, in un report che viene presentato oggi e che fa il punto non solo sulle paghe da fame, ma anche sugli infortuni che spesso coinvolgono i baby lavoratori. L'organizzazione stima nel 2023 almeno 78.530 occupati minorenni solo nella fascia d'età tra i 15-17 anni. Il reddito medio settimanale stimato per i maschi è di circa 320 euro, per le donne di 259. Ancora più allarmanti sono i dati sugli incidenti sul lavoro. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022 le denunce di infortunio presentate all'Inail relative ai lavoratori entro i 19 anni di età, ammontano a 338.323 di cui 211.241 per i minori fino a 14 anni e 127.082 nella fascia d'età 15-19 anni. Mentre le morti bianche (nello stesso periodo) sono state 83: 9 sotto i 14 anni e 74 tra i 15 e 19. «Il lavoro minorile è un tema da osservare con attenzione perché rappresenta una spia dello stato di salute della nostra società e del benessere e del futuro dei giovani nel nostro Paese» sottolinea Carmela Pace, presidente Unicef Italia. E la situazione non riguarda solo il Sud. Le quattro regioni con la percentuale più alta di minorenni occupati (15-17 anni), in relazione alla popolazione residente per tale fascia di età, sono Trentino-Alto Adige, Valle D'Aosta, Abruzzo e Marche. —
  7. Soldati per i cartelli della droga l'ultimo baratro dei baby migranti
    Seguite questa storia, perché porta piuttosto lontano. Almeno fino in Marocco.
    A commento di un pezzo sull'ottimismo e il pessimismo letto nel weekend sul sito del Financial Times ho trovato la lettera di un insegnante di cui riporto qui uno stralcio (sono un'avida lettrice di lettere dei lettori, spesso si trovano gemme di intelligenza e di esperienza): "Una volta ho tenuto un corso di psicologia a diciassettenni in una zona benestante dell'Inghilterra e, in risposta a un commento negativo di uno studente, ho chiesto loro di scrivere 10 cose che non vanno nella loro vita. Una classe di circa 25 persone è riuscita a farlo facilmente in circa 2 minuti. Poi ho chiesto loro di scrivere 10 cose belle della loro vita. Stimo che il 50 per il cento non sia riuscito ad andare oltre i 3 punti e che il massimo sia stato di 5 punti. Abbiamo esaminato gli elenchi. Erano praticamente tutti ciechi di fronte alla ricchezza della loro vita: istruzione gratuita, assistenza sanitaria gratuita, sistema fognario funzionante, case calde, pance piene, strade, polizia non corrotta, ecc. Non riuscivano a vedere l'incredibile ricchezza che li circonda e di cui beneficiano ogni secondo della loro vita. È stata un'esperienza molto toccante: questi ragazzini avevano così tanto, non potevano essere più fortunati. E non riuscivano a vederlo".
    Avevo ancora negli occhi questa lettera quando ieri ho letto sul Guardian una inchiesta scioccante che parla di altri ragazzini. Li chiamano migranti "non accompagnati". Sono minorenni che arrivano in Europa clandestinamente e sono costretti a lavorare come soldati per cartelli della droga sempre più potenti, per soddisfare il crescente appetito di cocaina dei clienti europei.
    Il Guardian racconta di uno sfruttamento su scala industriale - specialmente ragazzini nordafricani e in particolare marocchini e algerini - da parte di reti di trafficanti di cocaina in Europa, anche in città come Parigi e Bruxelles: li usano per spacciare e per espandere un mercato che vale già 10 miliardi di sterline (dodici miliardi di euro). Come è facile immaginare sono minori vulnerabili, manodopera nemmeno a basso costo ma a costo zero, contro i quali i trafficanti usano mezzi brutali, tra cui la tortura e lo stupro, se non riescono a vendere abbastanza droga.
    E qui viene in mente Oliver Twist e il modo in cui Dickens (che aveva patito personalmente qualcosa di simile) racconta lo sfruttamento del lavoro minorile, il reclutamento di bambini di strada come criminali e ladruncoli, il modo crudele in cui venivano trattati, le vite di stenti, le botte: ma lì parlavamo di orfani nei bassifondi della Londra della metà dell'Ottocento, il luogo più povero e sordido di tutto l'Impero britannico. Qui siamo nella ricca e sfolgorante Europa del Terzo Millennio, dove pare incredibile che esistano ancora storia di questo tipo e dove i nuovi piccoli schiavi spariscono inghiottiti nella rete della criminalità e dei nuovi sfruttatori.
    Il fenomeno pare sia enorme. Al punto che a marzo – racconta sempre il Guardian - le forze di polizia di vari paesi Ue, insieme a quelle del Regno Unito, dell'Onu e dell'Europol, si sono riunite per decidere una strategia comune. Dalla Svezia al Belgio, dai Paesi Bassi alla Spagna e alla Francia si parla di migliaia di casi di minori reclutati dai mercanti di droga. Per dare una vaga idea dei numeri, basta ricordare che secondo i dati della polizia nel 2022 sono arrivati in Europa 15.928 minori non accompagnati. Molti di loro poi sono scomparsi, senza lasciare traccia. In particolare la polizia belga ha le prove che vengono trafficati direttamente dal Marocco alle reti della cocaina in Europa, molti dei quali sono attirati dai social media e dalle promesse di una vita migliore. Tra le principali organizzazioni si cita anche la "Mocro Maffia", criminalità di origine marocchina specializzata nel traffico di droga, notoriamente brutale: alcuni dei suoi membri sono coinvolti in una serie di omicidi, hanno minacciato di morte la principessa ereditaria olandese e tramano per uccidere Mark Rutte.
    Questa è la storia. E il confronto tra i due mondi, quello dei ragazzini della prima lettera - che sono uguali ai nostri figli, nelle nostre comode case, con l'acqua calda, il cibo, un tetto sulla testa eccetera – e quello dei ragazzini dell'inchiesta del Guardian, è così stridente ed evidente che è superfluo aggiungere altro. —
  8. POLITICA CORROTTA O SPAVENTATA DALLA MAFIA: Ferrara indagato per riciclaggio mafioso L'ombra delle 'ndrine dietro le sue aziende
    giuseppe legato
    Nel decreto di perquisizione a carico dell'imprenditore Francesco Ferrara, 48 anni, l'ex re dei Mercatini di Natale, dall'altroieri mattina in carcere per estorsione, lesioni e sequestro di persona, si affaccia un'ombra inquietante. E cioè che alcuni dei soldi impiegati dall'indagato in attività siano fondi della ‘ndrangheta o comunque a quel mondo collegati. Non sarebbe facile motivare altrimenti il titolo di reato di riciclaggio con l'aggravante mafiosa che compare nel lungo elenco di contestazioni firmate dalla pm Manuela Pedrotta e che 48 ore fa hanno portato gli agenti della Sisco (Sezione investigativa della divisione anticrimine della Questura) a perquisire Ferrara trovando a casa sua una pistola con matricola abrasa. Siamo - e restiamo - nel campo delle contestazioni di garanzia, ma è pur vero che è lo stesso giudice che ha firmato l'arresto di Ferrara, difeso dal legale Demetrio La Cava, a sottolinearne le caratteristiche di «soggetto dalla considerevole forza finanziaria ricoprente ruoli in diverse società nei più diversi settori economici e merceologici».
    E a ricordare il vorticoso giro di aziende e affari che erano peraltro noti ai più: dalla partecipazione ai mercatini di Natale, e Cioccolatò («di cui voleva dal Comune l'esclusiva» ha raccontato una vittima alla polizia). Fondatore in città della catena di food "Amsterdam Chips", Ferrara ha anche investito, in passato, in un noto locale dei Murazzi. E in un'intervista del 2019 rivendicava fatturati a sei zeri negando di essere un boss: «Sono solo influente» precisò. Ora coi boss ci aveva a che fare davvero. Gente di peso nella galassia delle cosche di ‘ndrangheta. Non solo Giacomo Lo Surdo uomo dei capi della mala torinese, i fratelli Crea, ma anche con parenti diretti di Domenico Belfiore il mandante dell'omicidio del procuratore Bruno Caccia ucciso da un commando delle cosche il 26 giugno del 1983. O con la famiglia Tamburi già emersa – e condannata – nella maxi operazione Minotauro. Oppure – infine – con le ‘ndrine Crotonesi (famiglia Greco). Il focus è ampio. E va detto che non tutte le società di Ferrara – che è indagato con ignoti anche per una presunta turbativa sulle edizioni 2023 di Cioccolatò e dei Mercatini di Natale – hanno avuto negli ultimi tempi fortune inenarrabili. È il caso di una delle principali, la Protal srl di cui detiene il 90% (l'altro 10% è della moglie) «avente ad oggetto allestimento e partecipazione a fiere nazionali e internazionali». Detiene il 100% della "Oro puro" srl che vende caffè all'ingrosso e il 90% della "Patrimoni Real Estate" e il 33% di Buongiorno Italia che nei mercatini di Natale ha avuto ruoli rilevantissimi. Aveva anche la Ovs Retail srl fallita il 16 agosto 2021. Per aver distratto fondi da questa verso Protal Ferrara, lo scorso 21 marzo, è stato condannato in via definitiva a due anni di reclusione. Tra i legali dell'operazione dell'altroieri figurano gli avvocati Attilio Molinengo e Edoardo Carmagnola.
  9. CONNUBIO POLITICA MAFIA CHE TORINO NON HA MAI VOLUTO VEDERE: I giudici accolgono in parte il ricorso della Procura che voleva i domiciliari " Con la capillare rete di conoscenze e influenze c'è il rischio di altri abusi"
    Il Riesame stoppa Gallo Interdizione dagli incarichi "Può commettere altri reati"
    ludovica lopetti
    La distribuzione dei lasciapassare autostradali (che formano "gravi indizi" del reato di peculato) e «la capillare rete di conoscenze e influenze dimostrate da Salvatore Gallo» ancora oggi «possono offrire facilmente nuove occasioni di analoghi abusi in più settori pubblici e imprendioriali».
    Per questo l'esponente del Pd, finito impigliato nelle maglie dell'inchiesta Echidna sulle infiltrazioni della 'ndrangheta negli appalti dell'A32, non può restare immune da una misura cautelare: dovrà tenersi lontano da uffici direttivi e pubblici uffici o servizi per dieci mesi. Lo ha stabilito ieri il Tribunale del Riesame (collegio Ferrero-Capecchi-Vitelli), chiamato a valutare l'appello proposto dal pm Valerio Longi contro la decisione del gip, che ai primi di maggio aveva rigettato le richieste di misura cautelare per alcuni indagati, limitatamente ad alcuni capi d'accusa.
    Da ieri è cambiata la posizione di Gallo, a cui il tribunale dedica una ventina di pagine della corposa ordinanza. L'ex politico prestato all'imprenditoria e alle relazioni è chiamato in causa sia con riguardo alle «cene del camoscio» fatte pagare a Sitalfa per il tramite di Roberto Fantini, sia per le 16 tessere distribuite ad amici, conoscenti e professionisti per dribblare il pedaggio dell'A32 Torino-Bardonecchia, di cui Sitaf è concessionaria. Per questi episodi la Procura contesta il peculato. Quanto alle cene, si legge nell'ordinanza, «non è stato chiarito se tali pasti siano stati pagati con fondi disponibili o indisponibili di Sitalfa», perciò non si può escludere come hanno sostenuto le difese che Fantini abbia pagato le fatture per conto di Gallo con denaro proveniente dalle commesse private dell'azienda o dai finanziamenti bancari.
    Diversa la valutazione sui passepartout autostradali. Qui, si legge, «i dubbi del giudice procedente peccano di eccesso di scrupolo, senza addentellati concreti». Il seguito è un giudizio particolarmente severo: Gallo avrebbe chiesto le tessere al dirigente di Sitaf Salvatore Sergi «allo scopo di destinarne a sua volta la massima parte a terzi sine titulo, soprattutto a conoscenti e professionisti che in qualche modo potessero garantire un tornaconto elettorale o personale». I due, «consapevoli dell'illiceità di un uso così disinvolto delle tessere», che erano «beni aziendali», avrebbero persino «eluso la sorveglianza interna» per continuare a distribuirle. Che l'ex manager potesse averne diritto a titolo "onorifico" per i ruoli ricoperti nel passato in Sitaf lo hanno smentito gli attuali vertici, sentiti dagli inquirenti. In questo senso, il dirigente Sergi avrebbe acconsentito alle pretese di Gallo solo «per amicizia, affinità politica e ossequio per la sua perdurante influenza politica sul sistema delle società partecipate locali», ma i fini «erano, invero, solo egoistici ed elettorali» del ras.
    In conclusione, scrivono i giudici, «sussistono gravi indizi sulla dolosa interversione del possesso delle indicate tessere a opera di Sergi in esclusivo favore di Gallo e senza alcuna convergente ricaduta nell'interesse dell'ente». Le ultime pagine del capitolo dedicato a Salvatore Gallo ne illuminano la (mai sopita) attitudine tentacolare, dai favori chiesti a Gtt e Amiat alle scorciatoie per far ottenere incarichi nella sanità a conoscenti e sostenitori. I suoi precedenti per falso «non lo hanno stimolato a condurre solo strategie lecite per coltivare il consenso politico», chiosa il collegio. Anzi, dagli altri episodi documentati dai pm emerge chiara la «sua tendenza ad abusare di posizioni d'influenza e a costituirsi gruppi di amici della propria corrente politica per erogare privilegi a persone di proprio interesse». Per questo, secondo i giudici, deve tenersi alla larga da funzioni direttive, «fonti di possibili reiterazioni dei reati di indole affine». —

 

 

 

12.06.24
  1. Mattarella e l'omaggio a Matteotti "Fu un attacco al Parlamento"
    Il rapimento e l'omicidio di Giacomo Matteotti sono stati «un attacco al Parlamento e alla libertà di tutti gli italiani», oltre che «uno spartiacque della storia nazionale». Sono queste le parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario dalla morte di Matteotti, davanti al monumento a lui dedicato sul lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma. «Con lucidità Matteotti vide la progressiva demolizione delle libertà garantite dallo Statuto Albertino da parte del fascismo - ha aggiunto il Capo dello Stato - e ne denunciò conseguenze e implicazioni, mentre nelle classi dirigenti italiane non si faceva strada analoga coscienza». Per la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, Matteotti ancora oggi è un «faro di speranza e resistenza» e bisogna «portare avanti la sua lotta».
  2. "Il Pd ha davanti un'occasione unica Ma adesso serve cultura di governo"
    Romano Prodi accompagna sempre i suoi giudizi con lo sguardo di chi ha guidato il "governo" europeo per cinque anni e quello italiano per due volte e sulla scorta di questa doppia esperienza, suggerisce di non scambiare il 9 giugno 2024 per una delle tante giornate importanti, perché stavolta potremmo trovarci dentro un vero passaggio d'epoca: «In questa "nuova" Europa non ci sono più la Germania e la Francia, almeno come le abbiamo conosciute per decenni. Sono state il motore dell'Unione, ma ora quel motore è in crisi. E questa rischia di essere una rivoluzione». E quanto ai nuovi equilibri che si sono determinati in Italia, al governo e all'opposizione, Prodi si scopre ottimista, ma ad una condizione: «Il Pd sarà capace di coltivare il campo largo che gli si è aperto davanti per meriti propri e anche per insperata fortuna? Se ci riesce, si riapre la battaglia politica in Italia. Abbiamo davanti un'occasione unica. ma bisogna saperla cogliere, costruendo una cosa che manca: una autentica coalizione e una cultura di governo».
    In Italia la maggioranza di governo esce rafforzata: per quali ragioni?
    «No, non si è rafforzata la maggioranza, si è rafforzata Giorgia Meloni. La sua campagna elettorale, a dir la verità, non è stata granché, né esteticamente, né programmaticamente, però è riuscita a dare il senso della sua forza di governo. I punti guadagnati sono tutti suoi. Anche grazie ad una opposizione, assolutamente fragile, che sinora non è stata capace di costruire un'alleanza alternativa».
    Gli elettori hanno premiato il Pd e penalizzato i Cinque stelle: che scenario si apre?
    «Il Pd è ora dominante all'opposizione, dato di fatto che nessuno aveva previsto. Si immaginava che i Cinque stelle avrebbero avuto più della metà dei voti del Pd e invece scopriamo che sono molto meno della metà. Renzi, che aveva cercato il "soccorso rosso" di Emma Bonino, non ce l'ha fatta. Tutte queste novità cambiando lo scenario. Abbiamo davanti un'opportunità straordinaria che forse neppure Elly Schlein poteva immaginare si manifestasse così. Ora anche le alternative di centro sono disponibili»".
    Nel passato con gli ex Pd si sono consumati scontri avvelenati: non sarebbe tempo di finirla con i veti?
    «Mi scusi ma lei pensa che ai tempi dell'Ulivo ci fossero soltanto grandi amori? La politica è intelligenza e flessibilità, mettere assieme i programmi che ci sono. Il Paese non ne può più delle differenze. Se costruisci un'alleanza sui grandi temi, le differenze personali perdono peso, perché c'è un disegno».
    I nuovi rapporti di forze autorizzano qualsiasi ambizione per Schlein ma 30 anni fa i progressisti sono andati al governo per la prima volta nella storia della Repubblica, quando l'allora Pds, il triplo dei voti del Ppi, pensò che si potesse vincere con un federatore credibile, proprio lei: alla fine potrebbe riproporsi questo scenario?
    «Dissi tempo fa che poteva essere Elly la federatrice di tutta l'opposizione. Ora l'occasione si presenta: vedremo se vuole farlo e se saprà farlo».
    I candidati riformisti del Pd hanno sommato quasi 2 milioni di preferenze: la loro cultura di governo, quando c'è, va preservata?
    «La cultura di governo non va preservata, va costruita: questo è il problema. Però per la prima volta c'è l'occasione concreta per farlo».
    Dal voto, è apparsa una nuova Europa: si prepara a cambiare dottrina sui fondamentali, o è solo una correzione? Un'Europa con un baricentro più spostato a destra?
    «Se guardiamo ai risultati complessivi siamo davanti ad una semplice correzione. In fondo i Popolari dovrebbero aver guadagnato 9 seggi, i Socialisti ne dovrebbero perdere 4 e invece i liberali di Macron ne dovrebbero perdere più di venti. La destra guadagna qualche punto, persino meno del previsto, Ursula perde una quindicina di seggi: dunque, un piccolo passo indietro, non grave. Il problema, la vera rivoluzione è che in questa "nuova" Europa la Germania e la Francia non sono più insieme».
    Il peso di quei due Paesi può ridursi così drasticamente da un giorno all'altro?
    «L'Europa si è sempre retta sulla spinta di due motori e quei due motori sono in crisi. Già da tempo avevamo una Germania e una Francia non più all'unisono come in passato. Ma improvvisamente Macron ha aperto il sacco, dando via libera forse a un governo Le Pen-Bardella. Di lui ho letto la storia politica su Le Monde: un tipo che ha una formazione coerente, di estrema destra. La Germania invece continuerà ad essere guidata dall'attuale governo di coalizione, a cui si accompagna però un rischio enorme: per la prima volta dopo decenni, potremmo avere una Francia e una Germania collocati su schieramenti diversi. Ma soprattutto – ecco il punto – con due idee diverse di Europa».
    E questo combinato disposto, maggioranza sulla carta e ridotto peso franco-tedesco concretamente cosa può causare sin dalle prossime settimane?
    «O c'è compattezza assoluta nei parlamentari di "maggioranza", cosa della quale dubito, oppure diventa tutto più complicato e a quel punto si apre un negoziato…».
    Era proprio lo scenario di chi immaginava di calare al momento "giusto" la candidatura di Draghi…
    «Dobbiamo partire da un presupposto: dati i risultati elettorali il Ppe non transigerà sulla Presidenza ad un proprio esponente. Dopodiché il Presidente della Commissione si deve eleggere in Parlamento a voto segreto che diventa spesso il luogo della vendetta».
    Una specialità della politica italiana, a un certo punto da noi fu fortemente limitato.
    «No, guardi il voto segreto anche a Bruxelles è il luogo del risentimento e dell'"ora ci penso io"».
    E il voto segreto che c'entra con Francia e Germania?
    «Davanti a quel passaggio stretto che riguarderà il Presidente della Commissione, un conto è avere Germania e Francia dalla tua, un conto è ritrovarteli depotenziati».
    Detto brutalmente qual è l'Europa che nelle prossime settimane e mesi si rischia di perdere per strada?
    «Quando ero Presidente della Commissione, durante un dibattito sull'allargamento al Parlamento europeo, ascoltai una frase bella e sintetica: "Siamo un'Unione di minoranze". Era un parlamentare appartenente a una minoranza etnica di uno dei nuovi Paesi che stavano entrando nell'Unione. Raccontò che suo nonno era stato perseguitato perché appartenente a una minoranza etnica e suo padre era stato esiliato per lo stesso motivo. Lui voleva che il suo Paese entrasse nell'Ue in quanto Unione di minoranze. Quella Europa è stata costruita da una élite europea, formata da Germania e Francia e talora anche dall'Italia. Ora l'Italia difficilmente potrà essere un punto di riferimento europeista e non potrebbe nemmeno esserlo, visto che Popolari, socialisti e liberali hanno espresso un veto verso la destra e dunque anche verso i Conservatori di Meloni».
  3. CHI COMANDA A TORINO ? Quando i poliziotti della Sisco, sezione investigativa della direzione anticrimine della Questura, si sono presentati a casa sua, ieri mattina, per arrestarlo, hanno trovato una pistola. Vera, con matricola abrasa. «Che lui spostava di tanto in tanto quando temeva una perquisizione». Nei suoi contatti telefonici e umani ci sono storici rapinatori di Torino, boss della ‘ndrangheta dalla fama di violenti, pluripregiudicati: gente che fa paura. Tanto per mettere in chiaro che chi si rapportava con Francesco Ferrara, imprenditore originario di Rosta, 48 anni, l'ex re dei Mercatini di Natale di Torino (ma anche della catena Amsterdam Chips) e di molte altre manifestazioni nella cui cornice ha orbitato a vario titolo compresa Cioccolatò, «non aveva a che fare con "pisciaturi (gente qualunque) piemontesi". Ma con un duro vero che mutua i metodi dei suoi contatti attinti a piene mani dalle ‘ndrine calabresi a cui consegna (perlomeno a un esponente), la possibilità di lavorare alla più "dolce" kermesse della città: «Gli ha dato uno stand a Giacomo Lo Surdo nel 2022» diranno le intercettazioni. Non uno qualunque, ma un colonnello dei potentissimi fratelli Adolfo e Aldo Cosimo Crea, i capi della mala di Torino. Affari e boss. Che Ferrara ingaggiava per convincere «chi vanta crediti» a togliere il disturbo. A suon di botte e minacce. Da ieri è in carcere (insieme ad altre sette persone) con l'accusa di estorsione, sequestro di persona, lesioni aggravate dal metodo mafioso. Ma c'è anche un filone che corre in parallelo, riportato nel decreto di perquisizione e che ipotizza come «Ferrara sia intervenuto su responsabili di procedimenti amministrativi (gente del Comune?), per avere l'assegnazione di quei due grandi eventi: Natale e Cioccolatò perlomeno in una delle ultime edizioni. Le ipotesi di reato: istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti. L'Antimafia è al lavoro.
    Un anno di indagini, nato dall'inchiesta sulle scommesse sportive che aveva coinvolto anche i calciatori Tonali e Fagioli, coordinate dalla pm Manuela Pedrotta che in un'intercettazione disegnano scenari inquietanti di possibile contaminazione della mafia nelle celebri iniziative invernali della città. E rafforzate il giorno in cui un ex agente di commercio che lavorava per l'azienda di Ferrara «Oro puro», specializzata nella vendita all'ingrosso di caffè, si presenta in Questura: «Ho paura per me e per i miei figli» esordisce. I poliziotti lo portano in ufficio, lo ascoltano ore. La tela si dipana domanda dopo domanda: «Ho avanzato richiesta di pagamento di quanto mi spettava per prestazioni erogate mai pagate». Per tutta risposta è stato sequestrato, riempito di botte. Succederà anche ad altri che si sono permessi di chiedere il saldo di lavori eseguiti. Ad occuparsi delle «moral suasion» ci sarebbero stati Lo Surdo (difeso dal legale Domenico Peila), appunto, ex leader del gruppo di tifo organizzato juventino «Arditi», processato nella maxi-inchiesta Minotauro e Antonio Masotina, una fedina penale sconfinata «maturata – scrive il gip che ne ha disposto l'arresto – in una carriera criminale pressocché ininterrotta lunga quasi 50 anni». Sarà lui – per gli investigatori a «stringere una corda al collo della vittima». Dicendo: «Ti strozzo, ti ammazzo». Un picchiatore, ex rapinatore. Che a Cioccolatò ha lavorato alle dipendenze di una società di security. Sempre Ferrara dirà di un altro ex dipendente: «Ma c'ha un problema che neanche... lo sciolgo nell'acido... lo squaglio e lo butto dentro... dentro la fogna lo scarico a questo». —
  4. POLITICA E MAFIA  A TORINO : L'inchiesta madre, quella per cui ieri a Torino sono stati eseguiti otto arresti per sequestro di persona, lesioni ed estorsione aggravate dal metodo mafioso, tra cui il re delle manifestazioni Francesco Ferrara, ha un filone ancora da esplorare aperto dalla Dda di Torino (pm Manuela Pedrotta) e ben rimarcato nei decreti di perquisizione. Riguarda una presunta turbativa d'asta condita da un'istigazione alla corruzione con riferimento ai bandi per le manifestazioni di Cioccolatò e ai Mercatini di Natale. Ma siccome per questi due titoli di reato la condotta non prevede beata solitudine, anzi concorsi a volontà, potrebbero esserci novità prossimamente. Scrive il gip che «Ferrara è intervenuto su responsabili di procedimenti amministrativi (dipendenti o funzionari comunali?), per avere l'assegnazione di Cioccolatò e dei Mercatini di Natale».
    Il presunto reato sarebbe stato accertato a Torino ad aprile 2023 con ricadute – per logica – sull'ultima edizione delle due manifestazioni. L'anelito di Ferrara a "conquistare" questi eventi è confermato a verbale di fronte ai poliziotti della Sisco della Questura dall'unica – di diverse vittime che ha trovato il coraggio di denunciare l'imprenditore (ce ne sono altre?): «So che lui ha conoscenze anche in Comune e che sta cercando di acquisire l'esclusiva per poter fare i mercatini di Natale. So, perché ero presente, che ha discusso con qualcuno del Comune sulla vicenda. A proposito della manifestazione "Cioccolatò» del 2022 riferisco quanto segue: mi trovavo nello stand "Oro Puro" (azienda di fornitura di caffè all'ingrosso di Ferrara) in piazza San Carlo dove svolgevo le mansioni di barista. Ricordo che c'era tanta affluenza e lo vidi mentre prendeva a schiaffi una persona». Ancora: «Sempre a Cioccolatò Ferrara ha dato uno stand a Giacomo Lo Surdo, Antonio Masotina invece lavorava nella sicurezza della manifestazione».
    Agli atti restano terribili intercettazioni di questo imprenditore, difeso dal legale Demetrio La Cava (che ora dice «leggeremo gli atti e ci difenderemo su tutto») frequentatore abituale di boss come Lo Surdo, colonnello dei temibili capi della ‘ndrangheta a Torino (i fratelli Adolfo e Cosimo Crea) o Masotina, ex rapinatore e tanti altri «tutti gravati da precedenti penali – si legge agli atti – per gravi reati contro la persona e il patrimonio». I poliziotti sentiranno nitidamente al telefono Ferrara raccontare le sue minacce alle presunte vittime: «C'ho un problema ..con uno che lo devo ammazzare entro stasera... lo devo ammazzare. È un dipendente che mi ha detto mi taglia la testa.; ha chiamato i carabinieri ‘sto infame lordo. Io questo qua lo devo ammazzare». Le carte dell'inchiesta lo ritraggono immobile mentre l'unica vittima che ha denunciato viene sequestrato, quasi strozzato, per convincerlo a ritirare una denuncia per pagamenti arretrati mai avvenuti: «Lui fumava una sigaretta elettronica di colore verde e non ha pronunciato alcuna parola. Toni (Masotina ndr), invece, mi metteva improvvisamente una corda al collo pronunciando la frase: "io lo strozzo, lo ammazzo". Io ho cercato di liberami mettendo le mani tra il collo e la corda senza però riuscirvi. Continuava a stingere la corda tant'è che mi ha procurato delle escoriazioni al collo ancora visibili e che mostro. A quel punto Lo Surdo Giacomo intervenne. Io glielo dissi: Lo Surdo: ma mi trattate così e io avanzo soldi?. Lui mi rispose. "Io non sono Lo Surdo, ti stai confondendo, io mi chiamo Bonino". Ma sapevo che era della 'ndrangheta. —
  5. CONNIVENZE PALESE MA ACCETTATE : Le polemiche in città sui mercatini di Natale sono iniziate nel 2016, con la vittoria del bando "Natale coi fiocchi" di Cat, Confederazione Artigiani Torino, che fin da subito ha insospettito le associazioni di categoria e non solo. Perché si trattava di una società, presieduta da Selene Solinas, nata subito dopo la pubblicazione del bando della città per l'assegnazione dei mercatini, senza avere neanche un sito internet o una pagina social che al momento della vittoria raccontassero storia ed esperienze di Cat.
    Stefano Esposito, al tempo senatore Pd e relatore del codice appalti, aveva fatto un esposto sulla poca trasparenza dell'assegnazione, sospettando fin da subito che dietro ci fosse la "regia" di Francesco Ferrara - al vertice di "Buongiorno Italia", portale di consulenza per eventi, in liquidazione nel 2019 - arrestato ieri per estorsione con metodo mafioso. Il Natale quell'anno si era concluso con un mezzo flop, con gazebo montati in piazze vietate e fatti sgomberare dopo l'intervento della Soprintendenza, attività culturali mai decollate e intere aree della città lasciate sguarnite dalle iniziative, senza rispettare il bando.
    La città aveva chiesto oltre 40 mila euro di risarcimento a Cat, tra danni di immagine e mercatini mai allestiti. «Se otto anni fa mi avessero ascoltato – dice oggi Stefano Esposito togliendosi qualche sassolino dalla scarpa – e invece anche nel mio partito sono stato trattato come una mosca fastidiosa». L'anno successivo, il 2017, si ripete un film simile: a vincere il bando dei nuovi mercatini di Natale è "Mercatini di Bolzano Srl", per la seconda volta nata poco dopo (6 giorni) la pubblicazione del bando del Comune e con un nuovo nome alla guida: Maura De Mango, residente a Collegno.
    Una signora collegata indirettamente a Francesco Ferrara, avendo il 50% di una società (Servizi e Partecipazioni) assieme all'ex direttore marketing di "Buongiorno Italia", come denunciato da Esposito. Sono nate nuove polemiche in città, tra i dubbi sulla credibilità della società, l'Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano che ne aveva preso le distanze e il logo scelto dalla Mercatini di Bolzano sotto accusa per essere fascista: un arco e una M che ricordavano il Monumento alla Vittoria.
    Nel Natale 2017 i mercatini hanno avuto anche un altro guaio: sciarpe sintetiche spacciate per cachemire con conseguente sequestro della Guardia di Finanza. Il fil rouge dei mercatini di Natale arriva fino a CioccolaTò, perché il bando era stato affidato a una società riconducibile a Francesco Ferrara. Il bando adesso è scaduto (a dicembre 2023) e il Comune aveva già deciso di non rinnovarlo all'ultima società. Anche per una ragione giuridica: il marchio di Cioccolatò resta di proprietà della città ma passa sotto la gestione della Camera di Commercio, che di concerto con Palazzo Civico avrà anche il compito di predisporre la nuova gara.
    Il nuovo corso nell'organizzazione di CioccolaTò comincerà già nei prossimi mesi, alla ricerca di nuovi soggetti per la gestione. Anche per i mercatini di Natale 2024 dovrà essere pubblicata una nuova gara. —
  6. ERA ORA : Già lo erano l'Alviero Martini spa e la Giorgio Armani operations e da ieri anche la Manufactures Dior finisce in amministrazione giudiziaria. Il motivo? Aver colposamente agevolato lo sfruttamento dei lavoratori delle aziende che in appalto o in subappalto cuciono per poche decine di euro accessori venduti poi anche a migliaia di euro nelle rispettive boutique, come la borsa individuata dagli inquirenti, costata 56 euro e proposta al pubblico a 2600 euro.
    Per la terza volta dall'inizio dell'anno il Tribunale di Milano, su richiesta del pm Paolo Storari, ha emesso un provvedimento di prevenzione nel settore dell'alta moda. Questa volta a riceverlo è stato il ramo operativo della Christian Dior Italia, a sua volta controllata dal colosso del lusso Lvmh. Come scoperto da un'ispezione del Nil dei carabinieri di Milano gli accessori di pelletteria erano prodotti in opifici in cui le «condizioni di lavoro sono tali da integrare gli estremi dell'illecito sfruttamento del lavoro».
    Un esempio, è la "Pelletterie Elisabetta Yang" dove lo scorso 21 marzo i militari hanno trovato 23 lavoratori stranieri tutti in nero e costretti a lavorare su macchine da cucire a cui sono stati rimossi i dispositivi di sicurezza e tra contenitori pieni di solventi e colle non custoditi correttamente. Ad attestare che le borse sono quelle griffate con il logo Dior ci sono le schede tecniche di lavorazione e le bolle di trasporto verso i magazzini di tre società toscane riconducibili alla Manufactures Dior. Per le giudici Pendino-Cucciniello-Spagnuolo Vigorita i «modelli organizzativi e gestionali della società, almeno allo stato, si sono nel concreto rivelati inadeguati» e a «differenti considerazioni non può indurre l'unico audit 2023 appare più formale che sostanziale».

 

11.06.24
  1. Toti al seggio con la Guardia di finanza
    Accompagnato dalla Guardia di Finanza della Spezia, il governatore della Liguria Giovanni Toti, ancora ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sulla tangentopoli ligure, ieri è andato a votare ad Ameglia, a poche centinaia di metri da casa. Il permesso di un'ora è stato accordato dalla gip Paola Faggioni, con il divieto assoluto di parlare con i presenti, se non per le normali operazioni di voto. Giacca scura, camicia a righe senza cravatta, pantaloni blu e mocassini, il governatore è apparso sorridente. Ha espletato le operazioni di voto ed è tornato nella sua casa. Un diritto di cui godranno anche gli altri arrestati nell'inchiesta che ha terremotato la Liguria: chi ai domiciliari, chi in carcere, visto che anche negli istituti di reclusione ci sono i seggi elettorali. L'imprenditore Aldo Spinelli, anche lui coinvolto, ha fatto sapere che non avrebbe votato.
  2. "Dopo trent'anni sono stato emarginato preferita gente che faceva patti con i boss"
    Ieri aveva avvertito tutti che per queste Europee il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi avrebbe votato per Forza Italia dove è candidato Marco Reguzzoni come indipendente. Oggi l'esponente leghista Paolo Grimoldi posta su Facebook il messaggio di Gianni Fava che «dopo 30 anni di Lega è stato emarginato» da Matteo Salvini. Nel 2017, Fava si era candidato alla segreteria del partito, proprio contro Salvini. E perse: per lui, il 17 per cento dei consensi contro l'82 per cento del segretario uscente.
    In questo messaggio, Fava, già deputato del Carroccio, punta il dito contro chi ha «preferito prendere gente che ha cambiato fino a 8 partiti o gente che è stata filmata mentre si metteva d'accordo con un boss della mafia» osservando che il «problema è politico e morale». Quindi spiega che, a suo avviso, «per chi voglia andare a votare e abbia a cuore quel che resta della storia della Lega, non ci sia alternativa a votare per Cota o Reguzzoni» che sono candidati con Forza Italia. Perché "se si continuano a cercare candidati votabili dentro al partito di Salvini si fa solo il gioco di Salvini». E, conclude, «l'alternativa è Vannacci!».
  3. CAMERATA SALVINI AL VIA LA SCISSIONE ? : Venti tra parenti e amici, non di più. Un piatto di salsiccia e il bicchiere per brindare. Quando mancano quindici minuti alla mezzanotte il generale Roberto Vannacci, in bermuda e maglietta blu, è seduto sul divano di pelle beige di casa sua, in centro a Viareggio. Del voto in Italia non parla. «È presto». Ma sul boom dell'ultra destra in Francia e Germania esclama: «Sono risultati sbalorditivi. Il fatto che Macron abbia parlato di nuove elezioni significa che c'è una sensibilità nuova verso la sovranità popolare. E questo è un risultato rimarchevole».
    L'ex capo della Folgore (reggimento Incursori Col Moschin) trascorre la serata della grande attesa del voto con «pochi intimi», così dice. Taglia le verdure crude e prepara il barbecue nel giardino. Nel suo salotto, davanti alla tv, ci sono familiari e pochissimi amici, nessun politico. «Ognuno porta qualcosa e se la cucina», è la regola del cibo. Costine, salsicce e carne alla brace il piatto principale. Di dessert pasticcini. Vino e birra da bere. E lo spumante per brindare quando arrivano notizie dalle urne francesi. Ormai la cena è finita e comincia a piovere. Un gruppetto aspetta in cucina. La gran parte degli ospiti non si stacca dal divano, gli occhi verso la tv. «Siamo positivissimi», dice e diceva Vannacci, già dalle 18.
    «È una serata fai da te, privatissima. Non ci sono politici perché sono un candidato indipendente. Mi sono presentato con la Lega perché abbiamo principi sovrapponibili. La campagna l'ho fatta grazie ai miei amici e a Salvini. Non escludo che ci sentiremo dopo. Abbiamo giocato in squadra».
    Mentre scrive su Facebook «non basterà una birra per festeggiare stasera, arriveremo alla decima», il generale che fa leva sui concetti di «patria», «sicurezza», «identità», «famiglia» e «tradizioni», fa una battuta: «Con me questa sera c'è mia moglie. Si chiama Camelia. È rumena. Lo specifico visto che sono un noto misogino e xenofobo».
    Tornando serio: «Sono ottimista perché pensare di partecipare alle europee per uno che non è un politico è già un grande successo popolare. Poi c'è il grande successo editoriale. Qualcuno dice che il mio secondo libro ha venduto poco. Le sembrano poche 20 mila copie?».
    La griglia resta accesa per ore. Arrivano gli amici dell'ex capo della Folgore. «Sono camerati», dice Vannacci. Possiamo chiamarli colleghi? «No, no. Si chiamano camerati. La parola include un sentimento specifico. Abbiamo condiviso cose indimenticabili. Dal paracadutismo estremo, al combattimento sulle montagne innevate». Sono loro gli unici a cui Vannacci apre la porta di casa nella grande serata d'attesa: «Le persone con cui si è vissuto insieme e rischiato la vita». Anche la sera delle elezioni in fondo è una sera in cui uno si gioca tutto. E si tirano le somme. «Mi manca quella vita», ammette il generale, pensando all'esercito. «Ma ho tanti hobby ora – esclama - e senza vestire la mimetica. Lanciarsi in politica alla fine è un po' come quando ci si lancia da un aeroplano no? È sfidante. Buttarsi da ottomila metri è una forma di adrenalina. E qui è la stessa cosa. Noi siamo ottimisti e positivissimi. Non ci sono ansie o timori».
    Dopo le undici il clima è più euforico. Dalla Francia sono arrivate notizie del boom di voti dell'estrema destra. «È ora di brindare», dice il generale in scarpe da ginnastica: «Qui siamo a casa. E siamo in famiglia, tra amici. Su come è andato il nostro voto ci pensiamo domani. Candidarsi ed essere qui è già una vittoria». Ancora una bicchierata in cucina. Ed è ora di tornare davanti alla tv»
  4. In via Bologna un equipaggio della Croce Rossa è stato costretto ad allontanarsi e chiamare il 112 I sindacati: "La violenza nei confronti di volontari, medici ed infermieri è in aumento costante"
    Ambulanziere aggredito "Mi hanno preso a schiaffi"

    gianni giacomino
    Un equipaggio della Croce Rossa è stato aggredito l'altro giorno in via Bologna. L'ambulanza era stata chiamata per soccorrere un motociclista ferito dopo lo scontro con un'auto. Poche ore prima uno sbandato aveva assalito la guardia giurata all'interno del Mauriziano.
    Ma queste sono solo le ultime di una serie di violenze contro gli operatori del 118, gli agenti di presidio e gli infermieri degli ospedali. Che, nell'ultimo periodo, come denunciano i sindacati: «Sono in preoccupante aumento». «Come da prassi ci siamo avvicinati al motociclista, che era a terra e abbiamo chiesto come si sentiva, in quali parti del corpo avvertiva dolore, per capire come intervenire – racconta uno dei soccorritori, un 56enne che da ben 34 anni presta servizio in Croce Rossa – lui ci ha detto che stavamo facendo troppe domande e ha iniziato ad insultare me e la mia collega, dicendo di andare via». Anche altre persone cominciano ad inveire contro l'equipaggio. Che si allontana per chiamare la centrale operativa del 118 e avvertire le forze dell'ordine. «Improvvisamente un giovane mi si è avvicinato e mi ha colpito con due secche manate in faccia – ricorda il 56enne – per fortuna sono stato sorretto dalla mia collega o sarei finito a terra, perché quegli schiaffoni mi avevano stordito». La situazione è fuori controllo. I due risalgono sull'ambulanzae si spostano di qualche centinaio di metri. Dopo oltre mezz'ora arriveranno le pattuglie della polizia locale e un altro equipaggio di soccorso. Il ferito finirà in codice verde al Giovanni Bosco. Dell'aggressore nessuna traccia. «Purtroppo, anche se si cercano di rispettare i protocolli quando si interviene, questi imprevisti possono succedere – riflette Giuseppe Vernero, il presidente del comitato provinciale della Cri che, solo in città, può contare su circa 1200 volontari e un'ottantina di dipendenti -. Ovviamente, se si ha a che fare con una paziente "problematico" uno se lo può aspettare, arriva sull'obbiettivo preparato. Ma su un incidente è un rischio remoto non calcolabile».
    «Quando c'è qualcuno che da in escandescenza, o arriva un'ambulanza medicalizzata o carabinieri e polizia oppure noi stiamo fermi – ammette Walter Candela, il responsabile dell'associazione Croce Reale di Venaria, 700 soccorsi al mese "a chiamata" – sennò diventa troppo rischioso per la nostra incolumità».
    «Purtroppo le aggressioni verbali o fisiche ai danni dei soccorritori ci saranno sempre – riflette Gianluca Ghiselli direttore dei Servizi di Emergenza Urgenza Azienda Zero, circa 200 infermieri e 60 medici – e, spesso, le situazioni di conflitto si creano perché chi aspetta un'ambulanza, per esempio, ha la percezione del tempo distorta, i minuti sembrano non passare mai e aumenta il carico emozionale. Che può trasformarsi in insulti o violenza». «Gli operatori seguono corsi di preparazione per affrontare situazioni critiche, spesso concluse con le forze dell'ordine – conclude Ghiselli – che, però, possono essere sempre differenti. Ma chi è vittima di spintoni, aggressioni e anche minacce di morte, spesso, non lo segnala».

 

 

 

10.06.24
  1. Diabolik e il boss della mafia albanese Ecco per chi tifa il portavoce di "Lollo"
    Francesca Fagnani
    Le chat contenute nel telefonino decriptato di Fabrizio Piscitelli - che tra l'altro aveva scelto per se stesso un sinistro pseudonimo, «ancora vivo…» - intercorse tra lui e Paolo Signorelli, oltre a svelare le gravi esternazioni ideologiche e antisemite del portavoce appena autosospeso del ministro Francesco Lollobrigida, ci rivelano anche qualcos'altro, altrettanto inquietante e allarmante, e cioè che Signorelli era entrato in contatto con un mondo criminale che non può certo ridursi al contesto per così dire esuberante legato agli ultrà della curva nord della Lazio, di cui Piscitelli prima di essere ucciso era il leader. L'ex portavoce, infatti, quando si rallegra per l'assoluzione di tal Elvis Demce, si sta riferendo ad uno dei più importanti narcos albanesi operanti a Roma, allora sotto processo non per un semplice daspo, ma per un omicidio, per cui era stato condannato in primo grado e assolto in appello. Ottima ragione per festeggiare, quindi: «Fantastico, daje», commenta infatti con l'amico Diabolik.
    Demce, oggi di nuovo in carcere per traffico di droga, tra le altre cose, aveva programmato una serie di omicidi, tra cui quello dei magistrati Giuseppe e Francesco Cascini, colpevoli a suo giudizio di aver portato avanti inchieste nei suoi confronti. I rapporti tra Piscitelli e Signorelli non erano certo saltuari, perché se è vero che le frasi razziste sugli ebrei e quelle su Demce riportate da Repubblica risalgono al 2018, il dialogo tra i due amici andrà avanti anche per molto tempo dopo e con una notevole assiduità, addirittura fino al 5 agosto del 2019: 48 ore prima cioè che Diabolik venisse ucciso con un colpo sparato alla nuca, mentre era seduto su una panchina di un parco pubblico, quello degli Acquedotti, affollato di gente. Fino ad allora i due parlano e commentano tutto: la politica, la fede calcistica e quella religiosa: «Io brucerei le chiese» - dice Diabolik a Signorelli che risponde a tono: «I preti, sono i peggio». Tra l'altro più volte quest'ultimo chiede a Piscitelli di proseguire la conversazione su Signal, la piattaforma considerata più sicura perché non intercettabile: «Ti scrivo sign», scrive infatti Paolo a Fabrizio, preferendo parlare in diverse occasioni dove evidentemente era meno rischioso farlo. Parlare di cosa?
    Per capire con quale mondo Paolo Signorelli fosse entrato in contatto è necessario ricordare che l'allora Procuratore capo di Roma Michele Prestipino immediatamente dopo l'omicidio di Fabrizio Piscitelli parlò di un'esecuzione, eseguita con modalità mafiose. Di certo non si trattava di un semplice "omicidio di strada" infatti, ma di un delitto che ha coinvolto i pesi massimi della mala della capitale, facendone improvvisamente saltare gli equilibri. Dal quel giorno di agosto del 2019 infatti una scia rosso sangue ha macchiato le strade di Roma tra omicidi, realizzati e tentati, sequestri, torture e gambizzazioni.
    Un omicidio talmente complesso quello di Diabolik che dopo anni non è ancora iniziato il processo ai mandanti, ma solo al killer, l'argentino Raoul Esteban Calderon. Per quell'omicidio risulterebbero però indagati nomi pesantissimi della malavita romana, narcos di altissima caratura criminale come Peppe Molisso, detto Barba, Leandro Bennato, detto il Biondo, e Alessandro Capriotti, El Milardero. Narcotrafficanti ricchi e spietati, sopra i quali c'è solo una famiglia, quella dei Senese, al cui vertice da quarant'anni c'è la stessa persona, Michele Senese, detto "o pazzo", che oltre ad essere lucidissimo, rappresenta la camorra a Roma, dove ha costruito un impero economico tra droga, scommesse clandestine e recupero violento dei crediti, attraverso truci batterie di picchiatori, romani e albanesi, molti dei quali reclutati nella curva nord proprio da Fabrizio Piscitelli, che lì aveva un esercito a disposizione. Perché anche Diabolik era un capo, cresciuto sotto l'ala protettrice e mortale di Michele Senese. Il peso di Piscitelli, nell'ambiente, era del resto ben conosciuto e che non fosse uno stinco di santo Paolo Signorelli non poteva non saperlo, visto che i precedenti giudiziari dell'amico non erano certo legati solo a reati da stadio, perché Diabolik era già entrato e uscito più volte dal carcere per narcotraffico. Seguire le ragioni che hanno portato alla sua morte, significa disegnare lo scacchiere criminale romano, perché Diabolik sedeva a tutti i tavoli della mala che contavano.
    Di seguito, per dare un'idea delle frequentazioni pericolose di Paolo Signorelli, al netto della sua buona fede o meno, si riportano alcuni estratti dal libro Mala. Roma criminale (Sem editore), dove si racconta chi era Fabrizio Piscitelli e chi è Elvis Demce e perché essere loro amici non fosse una buona idea.
    Era il 2011 e Diablo già allora non era un "soldato" ma un narcos, legato come sempre al gruppo malavitoso di Michele Senese. Gli uomini della Guardia di finanza erano riusciti a intercettare centottanta chili di hashish nascosti nel doppio fondo di un carroattrezzi arrivato al porto di Civitavecchia dalla Spagna, più altri sessanta stoccati in un deposito agricolo fuori Roma. Per gli investigatori era chiaro che dietro ci fosse Diabolik. Così, per lui e per altri soggetti era scattato immediatamente il mandato di arresto.
    Piscitelli, però, è più veloce di chi lo insegue e si era reso irreperibile, era diventato un fantasma, grazie a una rete che gli garantiva coperture e documenti falsi, e grazie soprattutto ad Alessandro Telich, alias Tavoletta, il genio informatico che ha sempre protetto il capo degli Irriducibili e il suo gruppo dalla possibilità di essere intercettato con applicazioni, apparecchiature tipo jammer, bonifiche e telefoni criptati.
    Telich era l'uomo da seguire per trovare Fabrizio. Co- me canta Francesco De Gregori, "un bravo poliziotto che sa fare il suo mestiere / sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere" e il 24 ottobre del 2013 gli investigatori hanno finalmente l'intuizione giusta: bisogna seguire il cuore.
    Quella sera l'Apollon Limassol avrebbe sfidato per la finale di Europa League la Lazio, un match troppo importante per gli ultrà biancocelesti per non riunirsi e tifare insieme. Sì, ma dove?
    Gli investigatori decidono di pedinare Telich, che par- cheggia l'automobile in zona Casalotti e si avvia a piedi, compiendo un lungo percorso e guardandosi intorno di continuo, finché non entra nel portone di un palazzo. Nascosti in strada, intanto, ci sono decine di uomini del Gico, che fiutano la pista, monitorando chi entra e chi esce dall'edificio. Poi, a un certo punto, succede qualcosa all'apparenza banale: arriva un ragazzo per consegnare delle pizze e, mentre cerca il nome giusto sul citofono, gli investigatori contano al volo i cartoni tra le mani del tipo: sono troppi rispetto al numero delle persone entrate in quel civico quella sera.
    È solo un labile indizio, ma non è male. Mentre il ragazzo entra nel palazzo, gli uomini del Gico lo seguono, in pochi per non destare sospetti, e hanno subito la conferma di quello che speravano: la voce che proviene dall'appartamento dove sono state appena consegnate le pizze è proprio quella di Diabolik. Bingo! Gli investigatori bloccano tutte le possibili vie di fuga, ma per fare irruzione aspettano il triplice fischio: fine della partita e fine della fuga, per Diablo si spalancano le porte del carcere.
  2. COSA FA UNA MELONI TRA A NEO FASCISTI ? Giorgia Meloni era pronta a difendere Paolo Signorelli, il capo ufficio stampa del ministro Francesco Lollobrigida. Era disposta a chiudere un occhio (anche due) di fronte al caso della chat risalente al 2019 in cui Signorelli, parlando con il criminale e capo ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, inneggiava al terrorismo neofascista, si esprimeva con frasi antisemite ed esultava per l'assoluzione di un altro malavitoso romano, Elvis Demce. «Caso chiuso», diceva anche il dirigente Giovanni Donzelli in un'intervista a questo giornale. Poi però, ieri pomeriggio, su Repubblica.it vengono pubblicati nuovi audio in cui Signorelli aggiunge al suo repertorio anche il razzismo negli stadi e le bicchierate tra «camerati». E così, nel partito della premier, si torna a discutere dell'opportunità di un passo indietro di Signorelli.
    Le dimissioni potrebbero arrivare subito dopo le Europee. Non è una decisione definitiva, ma l'ipotesi è quantomeno tornata sul tavolo. D'altronde, fascismo, razzismo e antisemitismo, oltre alle imbarazzanti compagnie criminali, diventano un problema difficile da nascondere. Imbarazzante, poi, per i rapporti istituzionali che avrebbe in futuro da portavoce di un ministro.
    Negli audio, Signorelli si diceva pronto a promuovere un «pranzo tra camerati e laziali» per una raccolta fondi in favore di Gilberto Cavallini, ex terrorista neofascista. «È un fratello di famiglia», dice Signorelli. Non solo Nar, però. Ci sono anche le commemorazioni ad Acca Larentia e il sostegno a Terza Posizione, altro movimento eversivo nero, che per il portavoce di Lollobrigida è un «esempio di vita».
    Poi c'è lo stadio, in curva, tra gli ultras della Lazio. Contro i romanisti «ebrei» o «giudei». Ne ha anche per gli interisti «infami», colpevoli di aver indicato alla digos i nomi di alcuni tifosi laziali. «Quelli dell'Inter hanno fatto beve tutti. Sto con Giorgio - dice a Piscitelli -, non hai capito i soldi che sta a fa'. Tutto pesce». Il "pesce", nel gergo romano, è spesso usato per riferirsi alla cocaina. Non manca nemmeno il razzismo allo stadio: «L'unica soluzione è fare gli ululati», dice divertito il capo ufficio stampa del ministro. È questo, secondo lui, il modo di fare «giustizia» di fronte ai torti arbitrali subiti dalla Lazio.
  3. Armi, droga, calcio e politica la Gomorra alle porte di Roma
    Andrea Palladino
    Era l'epoca d'oro degli Irriducibili, il gruppo del tifo duro della Lazio, dove Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, era considerato il vero padre-padrone. Alcuni tifosi storici abbandonarono la curva: «Ma quale tifoseria, stiamo in mano agli albanesi», era il commento che girava, racconta oggi un supporter con quarant'anni di stadio alle spalle. Il mondo di mezzo passava dentro l'Olimpico, aveva capi che tutti a Roma conoscevano. Ed aveva una "batteria" con una voglia immensa di farsi spazio nella città. A suon di pugni, spedizioni punitive, con una violenza mai vista.
    Se il boss era lui, Diabolik, Diablo, o "la Strega", nella manovalanza emergevano i ragazzi albanesi, arrivati in Italia con il crollo del regime e cresciuti qui. Come Elvis Demce, classe 1986, una carriera da calciatore abbandonata velocemente per entrare nel giro criminale che conta, sotto l'ala protettrice di Michele Senese, il re dello spaccio sbarcato nella città eterna alla fine degli anni Ottanta. Demce non è un personaggio qualunque. La sua assoluzione in uno dei tanti processi che ha affrontato in questi anni ha fatto esultare Paolo Signorelli, il portavoce del ministro Lollobrigida al centro della bufera nata dalla pubblicazione su Repubblica delle sue conversazioni con Piscitelli.
    Tra una battuta antisemita e un ululato razzista, il capo ufficio stampa del ministro dell'Agricoltura e Made in Italy nel 2018 commentava: «Ma hanno assolto Elvis? Fantastico, dajee». Demce era appena stato prosciolto in appello dall'accusa di essere stato il mandante di un omicidio ancora oggi senza colpevole, quello di Federico Di Meo, freddato con cinque colpi di pistola il 24 settembre 2013, a Velletri, la città dove il narcos albanese è cresciuto.
    Ed occorre partire proprio da qui per entrare nel mondo nero, nerissimo dei clan venuti da Tirana, Valona, Durazzo, alleati di Diablo e di "Michele ‘o pazzo" (Senese). Aveva sei anni Elvis Demce quando è sbarcato in Italia con i genitori nel 1992, quando il regime creato da Enver Hoxha stava crollando. «Erano benestanti», racconta uno dei suoi uomini fidati, Francesco Bastianelli, ascoltato il 28 maggio 2020 come testimone nel corso del processo contro il clan Guarnera, finito agli arresti pochi mesi dopo. «Il padre era un ex calciatore della nazionale albanese», spiega l'amico di Demce. Ci tiene, davanti ai giudici, a sottolineare la sua amicizia con il narcos albanese, senza nessun imbarazzo: «Ci conosciamo benissimo, sì», risponde. I due, da ragazzi, avevano giocato nella squadra locale, la VJS; ed insieme sono poi finiti in una delle ultime indagini sul narcos che suscitava un entusiasmo da stadio, è il caso di dirlo, nell'addetto stampa di Lollobrigida. Una sorta di Gomorra alle porte di Roma. Nell'aprile del 2020 Elvis Demce va agli arresti domiciliari, dopo essere uscito dal carcere. Riteneva Velletri, la città che lo aveva visto crescere, roba sua, una piazza di spaccio da gestire in esclusiva.
    Ermal Arapaj, un suo connazionale che lo aveva affiancato - secondo le indagini della Dda romana - fino al suo arresto aveva approfittato della sua assenza per gestire il traffico di droga. Il 5 luglio Demce convoca i suoi uomini. E' furioso, vuole colpire Arapaj e mettere il suo uomo fidato Francesco Bastianelli - che tre mesi prima in aula non aveva avuto nessun tentennamento nel definirsi un amico - a capo dello spaccio nella città dei Castelli romani. Decide di preparare una spedizione punitiva nei confronti dell'ex alleato divenuto rivale utilizzando un gruppo di ragazzi del giro delle palestre mixed martial arts: «Lo sfondate tutto, lo rompete tutto, capito come? (…) Qua c'è solo una chiesa, gli dici, altre chiese non ci stanno», è il suo ordine perentorio, registrato dalle cimici dei carabinieri. Il 9 luglio il gruppo guidato da Bastianelli tenta di rapire Arapaj, che reagisce sparando e ferendo uno dei componenti del commando.
    Inizia una guerra feroce, con l'incendio della villa dell'avversario di Demce, che fugge in Spagna preparando la ritorsione. Alla fine la Dda di Roma fa scattare gli arresti e pochi mesi fa Demce e Arapaj sono stati condannati in primo grado per narcotraffico. In quello stesso periodo, nel maggio 2020, Demce stava preparando anche un altro sequestro di persona. L'obiettivo era un imprenditore di Velletri, attivo nel campo dell'edilizia. Secondo il suo racconto registrato dalla microspie, non avrebbe pagato una stecca ad un gruppo di camorra, dopo avere ricevuto alcuni appalti per la ricostruzione a L'Aquila, dopo il terremoto del 2009.
    Dietro la vicenda di cronaca - che mostra uno spaccato preoccupante sull'area dei Castelli romani, vera terra di conquista dei clan albanesi alleati di Diabolik e del clan Senese - si annida un nodo tutto politico. Nel documentario "Roma città aperta" (100 minuti, La 7), andato in onda lo scorso aprile, Alberto Nerazzini ha raccontato l'ascesa del sindaco della città, Ascanio Cascella, eletto in una coalizione Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, una lista civica nata da Casapound e Italia Viva.
    Avvocato penalista di professione, con un passato politico nella lista di Giorgia Meloni per le elezioni comunali di Roma nel 2016, non coinvolto in alcuna indagine, è il difensore di fiducia della famiglia Arapaj. Nell'inchiesta viene mostrato l'abbraccio caloroso che Cascella riceveva dalla moglie del narcos albanese divenuto rivale di Demce (anche lei condannata in primo grado per traffico di droga) nel giorno della vittoria elettorale. Cascella in uno dei primi consigli comunali ha assicurato che a Velletri «la criminalità organizzata non alberga». E dopo la messa in onda dell'inchiesta la sua maggioranza ha presentato un ordine del giorno sulla legalità: a Velletri il problema è la microcriminalità, assicura. —

 

 

09.06.24
  1. Aggredita la premier danese Pugni da un uomo in strada
    La campagna elettorale per le europee si chiude con un altro grave episodio di violenza. Ieri sera la premier danese Mette Frederiksen è stata presa a pugni da un uomo a Copenaghen. L'assalitore, di cui non si conoscono ancora nè identità né "movente" è stato subito arrestato. L'attacco è l'ultimo di una serie di violenze politiche, la più grave quella del 15 maggio contro il premier slovacco Robert Fico, che ha lottato tra la vita e la morte dopo essere stato raggiunto da vari colpi di arma da fuoco. In Germania, a distanza di pochi giorni, Mannheim è stato l'epicentro di un duplice attacco a politici di estrema destra: tre giorni fa è stato aggredito il candidato comunale AfD mentre il venerdì precedente un afghano di 25 anni aveva ferito sei persone durante un raduno di un movimento anti-Islam di estrema destra. L'aggressione a Frederiksen è avvenuta nella piazza del mercato Kultorvet al termine di una giornata nella quale la premier aveva sostenuto la candidata socialdemocratica all'Ue Christel Schaldemose. Frederiksen, 46 anni, è alla guida del partito socialdemocratico danese e alla testa di una coalizione di centrosinistra dal giugno del 2019. «Sono scioccata», ha detto subito dopo l'aggressione che, a parte quelle psicologiche, non ha avuito conseguenze gravi. Immediata la solidarietà della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola che ha definito «disgustoso» l'attacco. «Indignato» anche il presidente del consiglio Charles Michel.
  2. Ilaria Salis è una serie tv | ora si scopre che occupava una casa popolare e non pagava l’affitto da anni
    Ilaria Salis è una serie tv: ora si scopre che occupava una casa popolare e non pagava l’affitto da anni (Di venerdì 7 giugno 2024) Roma, 7 giu – Il curriculum di Ilaria Salis à lungo come un romanzo, magari perfino una serie tv, e probabilmente se ne potrebbe scrivere una, chissà. L’ultima novità sulla “maestra” è il suo debito con Aler (Azienda di edilizia residenziale pubblica, la quale gestisce il patrimoni Erp in Lombardia) è che non paga l’affitto da quindici anni e occupava pure abusivamente una casa popolare, come riportato dal Giornale. Nessun dubbio sul fatto che nome, residenza ed “evasioni” coincidano tutti con il profilo della candidata Alleanza Verdi e Sinistra. Salis, casa popolare occupata e affitto non pagato da oltre 15 anni L’alloggio popolare, come dicevamo, appartiene all’Aler. Si trova in via Borsi 14, zona Navigli a Milano. Tempi: è almeno dal 24 novembre 2008 che non pagava alcun affitto.

 

 

08.06.24
  1. L'allarme lanciato da Medici senza frontiere "L'ospedale Al-Aqsa è una nave che affonda"
    A seguito dei nuovi attacchi militari israeliani nell'area di Mezzo della Striscia di Gaza, l'ospedale di Al-Aqsa, supportato da Medici senza frontiere (Msf), riesce a malapena a far fronte all'afflusso di pazienti e di morti. Lo scrive la stessa Msf in un comunicato. «Nel pronto soccorso dell'ospedale di Al-Aqsa la situazione è ancora peggiore di quella dell'altro ieri. Nella zona rossa, dove vengono visitati i pazienti più critici, ci sono scene di devastazione. I pazienti sono sul pavimento, c'è sangue ovunque, non ci sono letti, i cadaveri non vengono portati all'obitorio perché è sovraccarico. Bisogna trovare il modo per farsi strada per portare i pazienti dentro l'ospedale e curarli in mezzo ai morti», afferma Karin Huster, responsabile medica di Msf a Gaza. «È un caos assoluto, l'ospedale di Al-Aqsa è una nave che affonda. I pazienti feriti nei bombardamenti della scorsa notte giacciono a terra su barelle, in attesa di un posto in sala operatoria. In sala d'emergenza non c'è capacità per fare il triage e sfortunatamente arrivano diversi casi che – data la capacità dell'ospedale e della situazione a Gaza in generale – moriranno».

 

 

07.06.24
  1. Il segretario di Più Europa: "Se trattano così un parlamentare, chissà cosa faranno ai migranti"
    " Giornata vergognosa, ho lividi su tutto il corpo"
    eleonora camilli
    roma
    Il suo video con il blitz e l'aggressione da parte degli agenti di sicurezza, ha fatto il giro del web, rubando la scena alla presidente del Consiglio, volata in Albania per ribadire la solidità del patto con Edi Rama. Ma per Riccardo Magi, quella di ieri è stata soprattutto «una giornata vergognosa» di spot elettorale per Meloni, in cui si è visto chiaramente quanto sia pericoloso delegare a Tirana la gestione dei migranti.
    Onorevole Magi, come sta?
    «Abbastanza provato, sono stato aggredito e strattonato, ho graffi e lividi sul corpo».
    I filmati mostrano una colluttazione. Cos'è successo?
    «Sono arrivato a Shengjin con l'intenzione di fare, come da prerogativa parlamentare, una visita ispettiva, visto che quel luogo, in base alla contraddittoria legge approvata, è sotto la giurisdizione italiana. Ma mi sono subito accorto che non era un'occasione istituzionale, ma elettorale».
    E poi?
    «A fine evento volevo mostrare il mio dissenso per una giornata in cui Meloni si è tolta il cappello da presidente del Consiglio e ha messo quello da candidata. Così mi sono messo in mezzo strada con il cartello "Hotspot elettorale con un miliardo di euro dei cittadini". Subito sono intervenuti degli agenti di sicurezza albanesi. Mi sono venuti addosso in maniera decisa e manesca, nonostante avessi detto di essere un parlamentare».
    Ha mostrato la camicia sporca di sangue.
    «Sì, ho dei graffi sotto il braccio e sul fianco. Come ho detto a Meloni, se hanno fatto questo a me, un parlamentare, davanti alle telecamere, figuriamoci cosa potranno fare ai migranti. Che, ricordiamolo, arriveranno lì come naufraghi dopo essere stati salvati dalle autorità italiane».
    La presidente del Consiglio si è fermata in suo aiuto.
    «Si è fermata e ha detto: "Lasciatelo stare". Ma poi ha ironizzato sui "poveri cristi", cioè sui migranti. Lo trovo sconcertante».
  2. parlano la ex moglie e una ex fidanzata
    "Fumava crack e frequentava spacciatori" Accuse in tribunale contro Hunter Biden
    La ex moglie, Kathleen Buhle, e la ex fidanzata, Zoe Kestan, di Hunter Biden sono salite sul banco dei testimoni per raccontare storie di abusi che hanno subito dal figlio del presidente Joe Biden. Ai giurati è stata mostrata una foto di Kestan del periodo in cui lei dice di averlo visto fumare crack, e la donna ha identificato una pipa da crack in un oggetto che appariva nell'immagine. Kestan ha anche testimoniato di aver accompagnato uno spacciatore al Four Seasons di New York per incontrare Hunter Biden, e di aver prelevato contanti per conto di lui per acquistare droga. L'ex moglie, Kathleen Buhle, ha invece raccontato di aver aver trovato sostanze stupefacenti nell'auto di Hunter in più occasioni; non ha specificato quando, ma secondo il procuratore questo sarebbe successo nel 2018, lo stesso anno in cui il figlio del presidente ha acquistato una pistola, cosa che gli viene contestata.
  3. L'allarme del segretario Onu : "Stiamo già superando la soglia di 1,5°C di surriscaldamento"
    Guterres: "Il caos climatico figlio delle industrie fossili"
    Le industrie produttrici di combustibili fossili sono «i padrini del caos climatico», ha detto ieri il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres. «Esorto tutti i Paesi a vietare la pubblicità delle aziende produttrici di combustibili fossili. E invito i media e le aziende tecnologiche a smettere di fare pubblicità ai combustibili fossili». L'appello arriva durante la giornata mondiale dell'Ambiente. Nel suo discorso, Guterres ha reso noti i nuovi dati dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, che dimostrano come ci sia l'80% di possibilità che il pianeta superi il livello di +1,5°C di surriscaldamento globale rispetto all'epoca preindustriale in almeno uno dei prossimi cinque anni solari. Il valore è considerato dalla comunità scientifica come la soglia di sicurezza, oltre la quale si possono generare effetti a catena, imprevedibili ed estremi. Gli Accordi di Parigi del 2015, siglati da tutti i Paesi, puntano a limitare il surriscaldamento "ben al di sotto dei due gradi". E porprio all'ultima Cop di Dubai, la conferenza globale sul clima, gli Stati hanno trovato l'accordo per avviare una transizione che elimini gradualmente le fonti fossili.
    Come ha reso noto il servizio europeo Copernicus maggio è stato il più caldo mai registrato dall'uomo, portando così a 12 la striscia di mesi da record consecutivi. Nell'ultimo anno la temperatura media globale è stata di 1,63°C superiore alla media preindustriale. La causa principale è proprio l'effetto serra indotto dalla combustione continua di petrolio, gas e carbone, fonti fossili che quando bruciati emettono CO? e altri gas serra. Un valore così alto si spiega anche per un altro motivo: l'influenza de El Niño, fenomeno atmosferico ciclico che ogni 5-7 anni surriscalda e rende più umide diverse zone del Pianeta.
  4. "Negli ospedali inefficienze indegne I soldi ci sono, le Regioni li spendano"
    Orazio Schillaci
    "
    Paolo Russo
    roma
    «Mi fanno sorridere le accuse della Schlein sull'assenza di coperture al decreto che taglia le liste di attesa. Le nostre ci sono e hanno tanto di bollinatura del Mef, quelle del suo disegno di legge che vorrebbe portare il fondo sanitario al 7,5% del Pil finanziandolo con la lotta all'evasione sono state sonoramente bocciate dal Centro studi della Camera. Anche se nessuno lo dice». È combattivo Orazio Schillaci, ministro della Salute, il giorno dopo il varo del decreto legge e del disegno di legge che promettono di abbattere la piaga delle piaghe della nostra sanità pubblica.
    Possibilità di andare gratis dal privato quando la fila nel pubblico è troppo lunga, visite e accertamenti anche nei week end, innalzamento del tetto di spesa per il personale, straordinari dei medici detassati. Ma dove sono i soldi nel decreto?
    «Tanto per cominciare per gli straordinari ci sono 250 milioni di copertura, vidimata dal Mef. Per il resto posso farle una lunga lista di soldi già assegnati alle Regioni, vincolati all'abbattimento delle liste di attesa. Di quelli stanziati nel 2022 ci sono 100 milioni ancora non spesi. Poi c'è lo 0,4% del Fondo sanitario, oltre 500 milioni, che l'ultima manovra stanzia proprio per aggredire le liste di attesa. E per aumentare l'offerta da parte del privato convenzionato, che sempre per conto del pubblico agisce, il tetto di spesa è aumentato di 123 milioni nel 2024, 370 milioni nel 2025 e quasi 500 nel 2026. Direi che dovrebbero bastare. E comunque il decreto prevede non possano essere utilizzati per altro. E poi nel ddl c'è un altro aumento del tetto dei privati che contiamo diventi operativo nel 2025».
    Un favore al privato, si obietta da più parti…
    «È vero il contrario. Con le misure che abbiamo approvato contiamo di abbattere le liste di attesa che spingono milioni di cittadini a pagare il privato di tasca propria per aggirarle. Grazie a queste norme ci sarà un minore ricorso al privato che quindi verrà penalizzato e il pubblico rafforzato. Questa è la verità. Ricordo che nel decreto si prevede la nullità dei contratti per i privati che non mettono a disposizione nel Cup le prestazioni necessarie per curare i cittadini».
    Le Regioni però sono irritate per non essere state consultate.
    «I provvedimenti che abbiamo varato sono il frutto di un lungo lavoro portato avanti da un tavolo al quale hanno partecipato associazioni degli operatori sanitari, dei cittadini e un rappresentante delle Regioni che è stato presente a tutti agli incontri. Le Regioni sono protagoniste nel Servizio sanitario nazionale, ma ci tengo a dire che, tolte alcune in cui si fa davvero un buon lavoro, ce ne sono altre che proprio grazie al decreto dovranno finalmente mettere i dirigenti davanti alle loro responsabilità. Non verso il ministero, ma verso i cittadini a cui non vengono garantite le prestazioni, soprattutto per inefficienze organizzative davvero indegne».
    Si aspettava minore rigidità dal suo collega Giorgetti?
    «Giorgetti fa la sua parte di custode dei conti pubblici. Grazie anche al Superbonus, da inizio pandemia l'Italia ha accumulato altri 300 miliardi di debito e con questi numeri qualunque governo deve fare i conti. Nel decreto ci sono i soldi che potevamo mettere e comunque abbiamo inserito le norme più importanti per i cittadini e per nessun altro. Perché io non sono candidato da nessuna parte e non faccio spot elettorali a nessuno».
    La possibilità di ricorrere al privato quando l'attesa è troppo lunga esiste già, ma nessuno la applica. Perché d'ora in avanti non dovrebbe più essere così?
    «Perché quel decreto del 1998 prevedeva un percorso arzigogolato, con il cittadino che prima doveva documentare il mancato rispetto dei tempi massimi di attesa, poi scrivere una Pec al direttore generale sperando di non dover anche chiamare un avvocato per ottenere il rimborso dei costi sostenuti. Ora invece tutto viene semplificato: è l'azienda che trova la prestazione senza richiedere pagamenti anticipati. Da ora in poi il cittadino non potrà essere lasciato solo, per legge».
    Sarà direttamente il Cup a indirizzare l'assistito dal privato?
    «Si, avendo tutte le agende del pubblico e del privato a disposizione potrà ricollocare la visita medica in libera professione dentro gli ospedali o gli accertamenti nelle strutture private accreditate. Tutto però a tariffe regionali concordate».
    A proposito di Cup, oggi non funzionano granché bene, non è così?
    «È così perché tanto il pubblico che il privato spesso non comunicano tutti i posti in agenda disponibili. Il primo perché ha paura di far vedere che eroga troppo poche prestazioni, il secondo al contrario perché non vuol mostrare di guadagnare tanto. Ora invece, pena sanzioni o la perdita della convenzione con l'Ssn, le agende dovranno essere in tutto e per tutto unificate e questo finirà per far aumentare l'offerta riducendo i tempi di attesa».
    Il tetto di spesa per il personale viene aumentato quest'anno per essere abrogato il prossimo. Vuol dire che le Regioni saranno libere di assumere?
    «Si ma non a casaccio. Perché se da un lato abbiamo abolito un vincolo anacronistico che nessuno aveva tolto in 20 anni, dall'altro con l'Agenas stiamo mettendo a punto un sistema per valutare i fabbisogni di personale, caso per caso, in modo da immettere forze fresche dove ce ne è effettivamente bisogno».
    Dietro le liste di attesa c'è anche il conflitto di interessi dei medici con il doppio lavoro?
    «Questo no, perché la libera professione negli ospedali è limitata. Il guadagno medio è di 20 mila euro lordi l'anno. Però esistono situazioni che vanno corrette: sospendendo la libera professione, come fa il decreto, quando le prestazioni private superano quelle erogate nel pubblico. Abbiamo trovato Asl dove si fanno 9 elettrocardiogrammi in regime Ssn e 90 privatamente. E questo non è colpa dei medici ma dell'assenza di controlli. Che nel decreto abbiamo previsto siano stringenti».
    Chi controllerà che tutto questo venga poi applicato?
    «Prima di tutto viene istituito un monitoraggio delle liste d'attesa con una piattaforma nazionale presso l'Agenas. Pensi che fino ad oggi nessuno ha pensato di rilevare con dati certi la dimensione del fenomeno, precludendosi così anche la possibilità di intervenire dove necessario. Poi presso il Ministero viene creato un organismo di controllo con potere anche ispettivo. Dove ci sono irregolarità scatteranno sanzioni».
    Tra quanto tempo si potrà stilare un primo bilancio?
    «Tra sei mesi vedremo i primi risultati delle norme che abbiamo approvato. Ma ognuno deve fare la sua parte: Governo, Regioni, Asl, medici e anche i cittadini e ora i compiti sono chiari, per legge». —
  5. Crt faro sui 22 milioni
    leonardo di paco
    giuseppe legato
    Non ci sono solo le nomine interne al consiglio di indirizzo della Fondazione Crt, né solo quelle legate alle partecipate decise la notte del 22 aprile scorso dopo il «patto segreto» per condizionare la maggioranza dell'assemblea dell'ente a essere finite sotto la lente della Guardia di Finanza e della procura. L'aggiunto Marco Gianoglio e i sostituti Lisa Bergamasco e Paolo Del Grosso, e i militari del nucleo di polizia economica della Finanza di Torino, non si limiteranno a scandagliare queste dinamiche. Ma il faro è acceso anche su decisioni assunte a proposito di investimenti prese nei giorni trascorsi dalle dimissioni di Palenzona e fino alle perquisizione contro i sette attuali indagati. Tra queste due operazioni finanziarie, finalizzate dall'ex presidente, giudicate troppo onerose nell'ambiente della Fondazione e considerate slegate dalla missione territoriale dell'ente. In primis l'investimento di 20 milioni di euro, annunciato da Crt all'inizio di marzo, per acquisire Enosis, il centro di ricerca a Fubine Monferrato sul vino fondato dall'enologo-scienziato Donato Lanati, prima approvato all'unanimità dal cda e poi stoppato.
    Il centro tech sul vino, sviluppato su una superficie di 2.500 metri quadrati, comprende laboratori, sale degustazione, cantine sperimentali e virtuali, uffici, sale riunioni, convegni e aule didattiche ed è circondata da vigneti sperimentali dove vengono coltivate 37 varietà autoctone italiane.
    Una realtà che fattura 3,8 milioni di euro e che sviluppato diverse innovazioni per rendere più efficienti le cantine vitivinicole. Secondo una perizia predisposta dallo stesso Donato Lanati poche settimane prima l'annuncio dell'operazione, Enosis sarebbe stata valutata circa 12 milioni, otto in meno rispetto all'offerta di Fondazione Crt.
    «Il supporto al settore enogastronomico del territorio è uno dei punti cardine della strategia di intervento della fondazione» aveva spiegato Andrea Varese, ex segretario generale di Fondazione Crt, motivando l'investimento. «Si tratta - aveva aggiunto- di un settore fondamentale che ha permesso negli anni di far conoscere l'eccellenza del Piemonte nel mondo e siamo convinti che il nostro sostegno a una realtà come quella di Enosis non potrà che portare ulteriori benefici al territorio sia di carattere economico sia sociale».
    Un'altra operazione considerata poco lineare, perché del tutto slegata dal territorio di riferimento della Fondazione, è quella che aveva portato la Fondazione Crt a entrare nel capitale di Banca del Fucino, la più antica banca privata romana fondata nel 1923 dagli eredi dei principi di Torlonia. Una realtà da 462 dipendenti e un capitale sociale di oltre 224,3 milioni. Palenzona aveva deciso di acquisire lo 0,7% dell'azionariato con un investimento di 2 milioni. Dopo i malumori emersi con Enosis, sarebbe stata proprio questa l'operazione che ha fatto traboccare il vaso. L'inchiesta insomma ha un raggio molto ampio ed è da sottolineare l'unicità - nel senso della contestazione e della natura del bersaglio (una Fondazione bancaria) che contraddistingue la vicenda: era dal caso Unipol che non nasceva un procedimento di verifica simile e quindi torniamo al 2014. E forse - se qualcos'altro va sottolineato - che è degna di nota la tempestività della vigilanza dimostrata dal Mef sulla vicenda dopo le segnalazioni di Palenzona. —
  6. Le indagini analizzano le dinamiche che hanno portato al rinnovo dei vertici in partecipate e controllate Il valzer di poltrone sancito la notte del 22 aprile ha rimescolato le carte in ruoli chiave del potere torinese
    Ecco le nomine del patto occulto da Ream a Equiter fino alle Ogr

    I volti
    Il presunto frutto del «patto occulto» finito nel mirino della procura di Torino e dei finanzieri del Nucleo economico, è, o meglio sarebbe, anche la lunga lista di nomine (o auto-nomine, se preferite) che gli indagati ( Corrado Bonadeo, Paolo Garbarino, Gianluca Gaidano, Michele Rosboch, Davide Franco, Elisabetta Mazzola e Antonello Monti, quest'ultimo l'unico componente del Cda) hanno sancito la notte del 22 aprile 2024.
    L'immobiliare
    Per quanto riguarda le nomine nella partecipata Ream Sgr Spa – attiva principalmente nella gestione di fondi comuni di investimento immobiliari, 1,4 miliardi di asset – il consiglio d'amministrazione aveva scelto come presidente (prendendo il posto di Giovanni Quaglia) Antonello Monti, imprenditore agricolo vercellese vicinissimo a Palenzona, e Caterina Bima, titolare di uno studio notarile in corso Duca degli Abruzzi, come vicepresidente. Crt, emerge dal bilancio della fondazione, al 31 dicembre 2023 deteneva una percentuale di partecipazione pari all'1% del capitale sociale, invariata rispetto all'esercizio precedente. La società, nella cui compagine sociale figurano la Crt ed altre fondazioni di origine bancaria piemontesi e liguri, gestisce, tra l'altro, il Fondo Social & Human Purpose, il Fondo Social & Human Purpose 2, il Fondo Piemonte C.A.S.E. ed il Fondo VIP – Valorizzazione e Innovazione Piemonte - di cui la Fondazione è quotista.
    Infrastrutture
    Per Equiter Spa - società delle fondazioni e di Intesa Sanpaolo che investe in fondi infrastrutturali - il consiglio di amministrazione aveva invece indicato Davide Canavesio vice presidente e Simona Cornaglia consigliere. Canavesio, imprenditore nel settore del food e del digitale, classe 1971, ex presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Torino dal 2010 al 2013, in passato è stato amministratore delegato di due società partecipate torinesi, Tne ed Environment Park. Cornaglia è invece un'avvocatessa torinese ed ex collaboratrice dello studio di Michele Vietti. A fine 2022 il patrimonio gestito dalla società di piazza San Carlo, presieduta da Carla Patrizia Ferrari, superava gli 1,3 miliardi. Circa 944 milioni sono investiti in fondi di terzi in gestione nelle infrastrutture come nella sanità.
    Ogr
    Sempre Canavesio ha anche raccolto il testimone lasciato da Massimo Lapucci come presidente e ad della della Società Consortile Ogr-Crt, uno dei più importanti investimenti della fondazione sul territorio degli ultimi anni: un progetto costato oltre 100 milioni di euro che ha dato nuova vita ad uno dei luoghi simbolo del passato industriale di Torino. Destinate alla costruzione ed alla manutenzione delle locomotive e dei vagoni fino agli anni Settanta, oggi le Ogr sono uno dei principale hub tech e culturali della città. Bima, in questo giro di nomine, è invece stata designata vicepresidente. Altri consiglieri sono Ciro Cattuto, Marcello Durbiano, Luisa Papotti, Pierluigi Poggiolini e Antonio Robazza. I sindaci effettivi sono Anna Maria Di Mascio e Gianni Maria Stornello, mentre Francesco Neri è revisore unico.
    Il Collegio dei revisori
    Il consiglio d'amministrazione della Fondazione aveva inoltre designato i nuovi componenti del Collegio dei Revisori dei Conti di Fondazione Sviluppo e Crescita Crt, che resterà in carica per quattro esercizi: Luca Poma, presidente; Stefano Carpaneto e Gianluca Pantaleo, revisori effettivi.
    Il terzo settore
    Nell'ultima seduta di nomine erano stati rinnovati anche gli organi sociali della Fondazione Ulaop Crt, attiva nel terzo settore, che resteranno in carica per i prossimi tre anni occupandosi di genitorialità e comunità. Il consiglio d'amministrazione ha indicato Anna Maria Di Mascio come presidente, Elisabetta Mazzola, vice presidente, Margherita Boero, Valentina Iebole e Elide Tisi, consiglieri; Marco Casale come presidente del Collegio revisori.

 

06.06.24

  1. A Bruxelles cinquecento trattori contro il Green deal di Von der Leyen
    Un gruppo di centinaia di trattori sono giunti ieri da diversi Paesi Ue a Bruxelles per portare avanti la protesta degli agricoltori contro il Green Deal. I circa 1.200 manifestanti e 500 mezzi - secondo i numeri diffusi dalla polizia di Bruxelles-Capitale - si sono radunati nella zona dell'Heysel, nel Nord della capitale belga. La protesta si è svolta in modo pacifico. Nel corso della manifestazione, guidata dall'associazione olandese Farmers Defence Force e supportata da diverse formazioni politiche di ultradestra a pochi giorni dalle Europee, i partecipanti hanno criticato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il Green Deal e l'accordo commerciale Ue-Mercosur. Le principali sigle di categoria europee, rappresentate a Bruxelles da Copa-Cogeca, non hanno preso parte all'azione di protesta.
  2. Libertà di stampa, la Commissione avverte "In Italia riscontrate tendenze negative"
    La Commissione europea «sta monitorando» la situazione della libertà di stampa in Italia dove ha registrato «diverse tendenze negative». Lo ha spiegato Vera Jourova, vicepresidente dell'esecutivo europeo con delega alla Trasparenza, interpellata dai giornalisti sulla situazione dei media nel nostro Paese in seguito alle critiche nei confronti del governo di Giorgia Meloni. Pur senza fare riferimenti a provvedimenti specifici, la commissaria ha fatto un accenno anche alla situazione in Slovacchia. «Purtroppo il Media Freedom Act non è ancora applicato – ha spiegato –. Se fosse applicato potrebbe essere utilizzato come barriera (a protezione dei giornalisti, ndr), sia per gli editori, sia per gli Stati». La vicepresidente è tornata dagli Stati Uniti dove ha incontrato i dirigenti delle Big Tech – tra cui Google, X, Meta e TikTok – e ha lanciato l'allarme disinformazione. I tre Stati più colpiti dalla propaganda russa sono al momento la Germania, la Francia e la Polonia: «Si è adeguata alla specificità dei singoli Paesi, Olimpiadi in Francia, immigrazione e sicurezza in Germania, potenziale invasione di rifugiati ucraini in Polonia». Possibili «attacchi last minute pericolosi perché c'è pochissimo tempo di reazione» per il voto europeo.
  3. la procura: Scavi senza autorizzazione
    Sfregio sul ghiacciaio di Cervinia quattro indagati per le gare di sci

    La procura di Aosta ha chiuso l'inchiesta sui lavori per la pista italo-svizzera che avrebbe dovuto ospitare la Coppa del mondo di sci alpino Zermatt-Cervinia nel 2022 e nel 2023. Il pm Giovanni Roteglia contesta la realizzazione senza autorizzazione di uno scavo trasversale alla lingua del ghiacciaio lungo 330 metri e largo otto. Gli indagati sono Federico Maquignaz, presidente e amministratore delegato della Cervino spa, società che gestisce le piste italiane, il suo predecessore, Herbert Tovagliari, l'operatore della pala meccanica che ha scavato e lo svizzero Franz Julen, presidente del comitato organizzatore. «Noi respingiamo ogni addebiti - dichiara l'avvocato Corrado Bellora, difensore di Maquignaz - Avevamo le autorizzazioni, abbiamo operato nel pieno rispetto della legalità». Le fotografie delle pale meccaniche in parte sprofondate nel ghiacciaio hanno provocato indignazione, ma secondo chi lavora alle funivie, non è stata la prima volta. Si parla di «almeno 40 anni» di lavori «per rendere sicura la pratica dello sci»
  4. L'ultimo boss
    Francesca Fagnani

    Ci risiamo. A Roma tutto è eterno, perfino la criminalità. Basti pensare ad una banda, quella della Magliana, che negli anni si è fatta leggenda e come tale sembra non finire mai: chi è morto ammazzato infatti è diventato un mito, chi si è pentito è considerato un eroe, chi invece è sopravvissuto alle vendette e agli anni di galera continua a comandare e a delinquere, come se il tempo non fosse mai passato o quantomeno fosse passato invano. Questo si può dire di molti degli epigoni della Banda della Magliana, che portano avanti i loro traffici sottotraccia, imboscati in qualche locale, dentro alle cucine di ristoranti usati come copertura o in certe cooperative sociali, come la bucolica «Spazi Immensi»: è qui che uno storico capo della Magliana è stato mandato dal tribunale durante le sue ore diurne di semilibertà, allo scopo di prepararsi dopo tanti anni di carcere al reinserimento in società; e invece quel vecchio pescecane della mala romana, complice la totale disponibilità della direttrice, ha trovato nella cooperativa agricola protezione continua e alibi perfetti per tutte quelle volte in cui invece di stare lì a curare l'orto, era impegnato altrove, a spostare chili di cocaina e hashish dalla Colombia e dalla Spagna, verso le piazze di spaccio della città. Lui è Marcello Colafigli, per tutti Marcellone, per gli amanti del genere Bufalo, per i suoi sodali Zio, figura apicale della Banda della Magliana e braccio destro e sinistro di uno dei suoi fondatori, Franco Giuseppucci, detto il Negro.
    Bufalo appena uscito dal carcere, nel 2019, insieme ai vecchi amici aveva ritrovato la sua vita di prima, proprio lì dove l'aveva lasciata trent'anni fa; per recuperare il tempo perso, si era subito messo a capo di una holding criminale costituita da pregiudicati romani, da narcos albanesi e da finanziatori legati alla mafia foggiana, con il supporto di una nutrita rete di esponenti della camorra e della ‘ndrangheta, sui cui poter fare affidamento per far arrivare in sicurezza le partite di stupefacenti nei porti di Napoli e Gioia Tauro. Il Sud, lo Scuro, il Pischello, il Timido, il Mostro, il Biondo, solo per fare qualche soprannome. L'organizzazione di Colafigli si occupava prevalentemente di traffico internazionale di stupefacenti, ma all'occorrenza anche di ricettazione, di estorsioni, di rapine e di possesso illegale di armi. Per questi reati, la scorsa notte, i carabinieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato ventotto persone (quattro delle quali risultate irreperibili) tra Roma, Viterbo, Frosinone, Napoli e Foggia a seguito di una complessa inchiesta condotta dai militari del Nucleo investigativo di Roma, coordinati dalla Dda della procura romana.
    «Aho la frutta è già pronta?» si informava Marcello Colafigli, preoccupandosi che il carico di frutta dentro ai container, dove poi sarebbe stata occultata la droga proveniente dalla località di Turbo (a circa 300 km da Medellin), fosse già disponibile. Marcellone e il suo gruppo avevano organizzato il piano nei minimi dettagli. I finanziatori pugliesi, Pasquale Napolitano e Gaetano Saracino, avevano messo a disposizione 400 mila euro, metà dei quali destinati all'importazione di 400 chili di hashish, fatti arrivare a Roma dalla Spagna, nascosti nel doppiofondo di un autotreno e scaricati in una falegnameria romana, che faceva da base al gruppo. Gli altri 200 mila invece erano destinati all'acquisto di 30 chili di cocaina dalla Colombia, ma l'affare, quando sembrava ormai concluso, era saltato all'improvviso: qualcosa nella Capitale era andato storto, per quel misto di menefreghismo e cialtroneria che in questa città lambisce un po' tutto, compresa la criminalità. Ma di questo si dirà meglio tra poco, prima occorre ricordare chi è Marcello Colafigli. L'epiteto di Marcellone, che gli era stato attribuito in virtù della sua straordinaria forza fisica, se l'era guadagnato un po' sul campo, un po' per una specie di incantesimo: secondo la narrazione epica di quegli anni, infatti, Bufalo avrebbe acquisito quella sua straordinaria potenza fisica alla nascita dal fratello gemello, morto subito dopo il parto, che gliel'avrebbe magicamente trasferita. Colafigli, orfano di madre e con un padre impiegato che si guadagnava da vivere onestamente, nutriva una vera e propria venerazione per il boss della primissima batteria della Magliana, Giuseppucci, a cui poi Bufalo si era legato e che lo aveva introdotto alla carriera criminale, diventandone l'ombra. Marcellone del resto era un capo affidabile, tanto che era tra i pochissimi insieme a Maurizio Abbatino, Claudio Sicilia e Massimo Carminati ad aver accesso all'arsenale di armi che la Banda condivideva con alcuni esponenti dell'eversione nera e che erano nascoste nel controsoffitto di uno scantinato del Ministero della Sanità. In quegli anni, Bufalo aveva sia partecipato direttamente che pianificato diversi omicidi, tra cui quello di Maurizio Proietti, detto il Pescetto, che Colafigli aveva atteso sotto casa per vendicare la morte del suo fraterno amico Giuseppucci, ucciso un po' di tempo prima. Ad attendere Pescetto e suo fratello Mario nell'androne di un condominio di via Donna Olimpia, quella sera di marzo del 1981, era stata una scarica di proiettili, dalla quale era difficile ripararsi. E infatti Pescetto era morto. Sopraggiunta la polizia, Bufalo aveva reagito scappando e sparando contro gli agenti, fino al gesto più vigliacco: farsi scudo con un bambino. Arrestato dalla polizia, si era poi difeso nei processi con il solito metodo: fingersi pazzo, affermando per esempio di sentire le voci, soprattutto quella di un gatto che lo implorava di vendicare il Negro. I medici compiacenti avevano fatto il resto, diagnosticandogli ogni tipo di patologia psichiatrica, dalla schizofrenia paranoide alla personalità psicopatica, dalla depressione alla psicosi delirante allucinatoria; come ben sapevano gli specialisti messi a disposizione della Banda, con queste cartelle cliniche era difficile non finire dritti dritti in un ospedale psichiatrico giudiziario; da qui ad un certo punto Marcellone era pure evaso, ma giusto per il tempo necessario ad uccidere l'altro capo della Banda della Magliana, il leader della fazione dei testaccini, Renatino De Pedis. Colafigli l'aveva raggiunto insieme ad un complice in sella ad una moto, in via del Pellegrino, dietro Campo dei fiori, ma prima di sparargli, lo aveva picchiato, per aggiungere un ulteriore oltraggio alla sua morte.
    Negli anni Bufalo era riuscito ad ottenere quattro sentenze di proscioglimento per infermità mentale e una per seminfermità, sebbene altrettante fossero invece quelle di segno opposto, in cui veniva giudicato sano e pienamente imputabile. Una prassi che a Roma è ancora molto in voga come dimostra la storia di un pezzo da novanta della criminalità come Michele Senese detto ‘O pazzo, che ha tracciato la strada a tutti gli altri e che tra l'altro Colafigli conosce molto bene dai tempi della comune carcerazione a Livorno.
    Fatto sta, che anche per Bufalo ad un certo punto si erano aperte le porte del carcere, dove è stato recluso per molti anni, fino al 2019, quando da uomo quasi libero era tornato prontamente operativo, forte del prestigio criminale di un tempo, reso ancora più solido dal silenzio che aveva sempre mantenuto sulle vicende della Banda, in tutti questi lunghi anni di galera e di processi. Lo stesso Bufalo ne è consapevole, intercettato infatti mentre parla con un suo fiancheggiatore, tal Fabriani, che sosteneva per lusingarlo come lui fosse in grado di suscitare paura in tutti - «perché c'hai una storia, sei un personaggio» - gli risponde: «Paura no, rispetto». Sebbene Colafigli avesse ben chiaro che nei suoi confronti erano vere entrambe le cose: la paura e il rispetto. Eppure nonostante il suo prestigio criminale, l'importazione di quei 30 chili di coca dalla Colombia era saltata all'improvviso. I 200 mila euro ricevuti dai suoi finanziatori cerignolani, con i quali poi avrebbe diviso i profitti, erano finiti nelle mani imprudenti di un suo sottoposto, Salvatore Princigalli, a cui era stato affidato il compito di trasferire tutti quei soldi su diverse carte prepagate da spedire poi al fornitore sudamericano. Ma Princigalli a sua volta aveva delegato la pratica al cugino Mauro Fioravanti, titolare di un bar, il quale, pieno di debiti com'era, aveva pensato bene di appropriarsi di quel denaro. Princigalli, saputo quello che era successo, si sente male, perché capisce di essere un uomo morto come prova a spiegare all'incauto cugino, che invece non sembra capire affatto la gravità di quello che ha combinato: «Adesso vediamo, aggiustiamo, facciamo, parliamo?» - urla Princigalli all'altro - «Quello si presenta qui e ti dice se non mi dai i soldi ti sparo ad un piede, dopo un 'ora mi dai i soldi? e ti sparo all'altro piede… stai a parlare di gente che fa questo di mestiere e perciò ti massacra cioè dice: "aho, se proprio devo rischiare che non mi dai più i soldi... perché il limite io lo so, li conosco, fino a che sanno che gli dai i soldi ti danno uno schiaffo e una carota, ma quando sanno che i soldi li hanno persi… sei perso tu, hai capito? perché tanto... li hai persi e perciò... ti ammazzano». Del resto, quella è gente che si vanta «di indossare sempre il casco», che in gergo significa essere sempre pronti a sparare. Dal canto suo, Colafigli non può certo perdere la reputazione con i narcos albanesi e sudamericani, né con chi l'ha finanziato per quattro sprovveduti maldestri che non sanno stare al mondo: «Io 40 anni (di galera, ndr) me li sono fatti con la faccia mia, capito? Non è che un tizio del genere mi fa cadere la faccia...». La priorità intanto per il gruppo di Bufalo è recuperare in un modo o nell'altro quei 200 mila euro, per esempio con una rapina ai danni di un'altra batteria criminale, durante un'operazione di cambio valuta, ma le cose stavolta dovranno essere organizzate alla perfezione, perché quella «è gente come noi e può succedere di tutto». L'idea geniale è quella di fingersi uomini della Guardia di Finanza, inscenando un controllo per strada: «Uno va li: "Buonasera può favorire i documenti?", anticipando qualsiasi loro azione, "non gli devi dare il tempo di pensare"», dice uno di loro, ma l'altro, tal Santini, replica, ragionando sul fatto che le vittime della rapina gli avrebbero potuto chiedere di identificarsi: «Magari ti fanno "chi è lei? Allora dopo gli diciamo: li mortacci tua, chi è lei chi?... dammi i soldi"».
    Per preparare il colpo, viene ovviamente reperito anche tutto il materiale necessario al travisamento: pettorine, divise, distintivi, una paletta, un taser e ovviamente una pistola Beretta. A quel punto è tutto pronto, la banda può entrare in azione, ma vista la pericolosità della situazione, in cui due gruppi armati si sarebbero fronteggiati per strada in mezzo alle persone, il Nucleo investigativo dei carabinieri di via Selci interviene bloccando l'operazione e anche i sogni di gloria di Bufalo.
    L'ordine di arresto viene notificato a Marcello Colafigli in carcere, dove era già rientrato per essersi fatto beccare dalla polizia mentre era ancora in regime di semilibertà in compagnia di altri pregiudicati, guarda caso ad Ostia, snodo nevralgico per la mala romana, dove comanda solo chi decide Michele Senese. Ma questa è un'altra storia. —

 

 

 

 

 

05.06.24
  1. ESSELUNGA IMPIETOSA :  "Non cammino più, il dolore mi tormenta riesco a sopravvivere grazie a mio figlio"
    Firenze
    «Male, male sempre», e una nebbia di ricordi, è quello che è rimasto addosso a Cristinel Spataru, trasfertista rumeno di 52 anni, residente a Castelfranco Veneto (Tv) e caduto per quindici metri dal terzo piano in costruzione del supermercato Esselunga, quando il crollo ha scosso Firenze.
    Malconcio, salvato insieme a due connazionali che con lui e le macerie sono precipitati fino al primo livello seminterrato, oggi passa le sue giornate tra il letto e la poltrona. Non riesce a camminare, figuriamoci a lavorare. Vive grazie al figlio 23enne che lo aiuta. Segue cure che non lo guariscono e presto ne inizierà di nuove. Non ha avuto alcun risarcimento. Non ha un avvocato e nemmeno lo vuole. Non gli interessa chiedere un indennità. Si sforza spesso di farsi tornare in mente il momento in cui tutto è andato a rotoli, ma non ci è mai riuscito. «Forse – dice – è meglio così».
    Cristinel, sono passati tre mesi e mezzo. Come si sente? La sua salute migliora?
    «No, per nulla. Mi sento male. Ho sempre male, tutto il giorno. Il dolore è dappertutto, ma in particolare alla schiena e al collo. Mi tormenta anche di notte».
    Le è stato possibile ricominciare a lavorare, magari con una mansione meno pesante?
    «No, è impossibile. Ho troppo dolore. Non riesco nemmeno a camminare. Mi sono detto che forse potevo provare a spostarmi usando la bicicletta, ma non riesco nemmeno a fare quello. Devo stare sempre seduto o a letto. Praticamente, non esco mai di casa».
    Sta seguendo delle cure?
    «Si, mi segue il medico di famiglia, ma non miglioro. Domani ho un'altra visita e incomincerò una nuova terapia. Spero che funzioni, ma a questo punto non so più che cosa pensare».
    Come fa a tirare avanti senza lavorare?
    «Mi aiutano mio figlio e la sua compagna. Lui abita con me, ha 23 anni. Quando ha saputo che ero rimasto coinvolto nel crollo, sono corsi a Firenze. Sono rimasti lì in ospedale finché non mi hanno dimesso e ora si prendono ancora cura di me. È una situazione umiliante, io non posso fare niente».
    Ha preso un avvocato?
    «No. Sono stato contattato da un avvocato, non l'ho cercato io. Mi ha telefonato e gli ho detto che mi sarei fatto vivo una volta conclusi gli esami, per capire almeno qual è il mio problema. Ma, in verità, questa non è una cosa che mi interessa. Non mi interessa avere dei soldi, vorrei solo guarire».
    Si sente con gli altri membri della sua squadra?
    «Sì, parliamo spesso. A nostro modo, siamo stati fortunati, perché siamo ancora vivi. Anche loro, però, sono a casa. Nessuno è riuscito a tornare al lavoro».
    A poche ore dall'incidente, lei disse di non ricordare nulla. Con il passare del tempo, qualcosa le è tornato in mente?
    «Ci stavo pensando anche adesso, ci penso sempre. Mi sforzo, ma non mi ricordo nulla».
    Crede sia meglio così?
    «Forse è meglio così. Ma non riesco a non pensarci».
  2. IMMUNITÀ' ESSELUNGA: Inchiesta al palo, nessun indagato per la strage di Firenze che causò 5 morti I periti: "Affrettata la gettata di cemento". I familiari: "L'azienda è sparita"
    Crollo all'Esselunga 100 giorni di silenzi "Vogliamo giustizia"
    filippo fiorini
    Firenze
    Per estrarre i corpi dei cinque operai morti al cantiere Esselunga di Firenze ci sono volute cento ore. Cento giorni di indagini, però, non sono ancora bastati a formulare un'ipotesi su chi di quelle morti sia il responsabile. Dal 16 febbraio, ne sono trascorsi 109 e l'inchiesta è ancora contro ignoti. Fin da quella mattina, la costellazione di oltre 60 aziende in subappalto fu indicata da più parti come un vizio nel mondo del lavoro, che rendeva difficili i controlli, apriva alle irregolarità, abbassava gli standard di sicurezza, causava spesso infortuni e saltuariamente finiva tragedia. Ora, la complessità di quella stessa costellazione sta rallentando l'opera di inquirenti e periti. È stata chiesta una proroga per la consegna della relazione tecnica e, nel frattempo, parenti delle vittime e sopravvissuti aspettano notizie, dividendosi tra il senso di abbandono, la fiducia e l'elaborazione di un trauma che non passa.
    Il procuratore capo di Firenze, Filippo Spiezia, che coordina i pm Alessandra Falcone e Francesco Sottosanti, ha spiegato in una conferenza stampa di aver «dato all'ufficio la direttiva di mantenere alto il profilo delle garanzie, evitando polveroni e facendo un'azione molto selettiva». In altri termini, vista l'enorme quantità di persone coinvolte, si vuole scongiurare la prospettiva che i primi nomi a comparire in un fascicolo la cui intestazione è omicidio colposo plurimo e crollo colposo vengano condannati per direttissima dall'opinione pubblica. Le testimonianze acquisite dagli investigatori sono molte, così come ci sono stati diversi sequestri di materiale, a partire dal luogo del crollo.
    Fonti della procura toscana riferiscono che di qui a 15 giorni si potrà fare un primo punto sulla situazione. Da parte della squadra di esperti, guidata dall'ingegner Stefano Podestà, emerge invece come indiscrezione una bozza della dinamica: si è iniziato a gettare cemento troppo presto e una trave portante ha ceduto. Forse alle maestranze è stato chiesto di accelerare, visti i ritardi nella costruzione di un supermercato che avrebbe dovuto essere pronto prima dell'estate.
    Simona Mattolini è la vedova di Luigi Coclite, l'operatore della betoniera che stava versando il cemento sul solaio del terzo piano, quando questo è collassato. «Non abbiamo notizie, la situazione è veramente ingarbugliata», ammette, però, è anche disposta a pazientare: «L'importante è che le indagini procedano, ci vorrà il tempo che serve». Madre di due figli adolescenti, non si scompose nemmeno quando fu chiamata in via Mariti con le prime ambulanze e lì riconobbe il corpo di Luigi. Quando le si chiede se il committente dell'opera le abbia telefonato per presentare le condoglianze, risponde: «Io conosco l'Esselunga perché ci vado a fare la spesa, non perché mi abbiano contattato. Mi hanno riferito che hanno espresso cordoglio pubblicamente, ma qui non hanno chiamato. Sarà che sono abituati così. Probabilmente, il rispetto sta di casa da un'altra parte, non da loro». I parenti di tre delle cinque vittime sono assistiti dall'avvocato Alessandro Taddia. Si tratta dei marocchini Mohamed El Farhane, Taoufik Haidar e Rahimi Bouzekri, che facevano squadra con Mohamed Toukabri, tunisino. Ha presentato un'istanza per «cercare di affrettare un po' le indagini», ma ammette che «per le famiglie sarà comunque lunga, perché ci sono tantissime aziende che si scaricano le responsabilità». Il suo studio sta supportando economicamente e psicologicamente i famigliari di muratori che inviavano la maggior parte dei guadagni in patria, a congiunti con introiti minimi.
    Ha una proposta per casi come quello in cui ci troviamo adesso: «Ci vorrebbero dei ristori per aiutare le famiglie mentre attraversano questo periodo di incertezza e si cercano i responsabili»
  3. Slittano invece le norme sulla detassazione degli straordinari dei medici e l'uso degli specializzandi. Le Regioni: mancano i soldi, norme inapplicabili
    Rimborsi per visite private e orari serali Torna il decreto contro le liste d'attesa

    Così su La Stampa
    Paolo Russo
    Alla fine dopo il pressing del tandem Meloni-Schillaci su Giorgetti il governo partorisce un decreto legge «soft» sulle liste di attesa, che pur con poche coperture economiche al momento contiene le due novità di maggiore impatto per i cittadini sulle quali però il Mef proverà a far muro fino al Cdm di oggi per motivi di costi.
    La prima è che «se le prestazioni non vengono erogate nei tempi previsti dalle vigenti classi di priorità, le aziende garantiscono al cittadino la prestazione in intramoenia o attraverso il privato accreditato» è scritto nella nota illustrativa del decreto che abbiamo potuto visionare. «Le modalità - si specifica - sono definite con decreto del ministro delle Salute da adottarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione». Ed è su questa norma che si è incentrato il braccio di ferro con il Mef, titubante anche rispetto all'aumento del tetto di spesa per il personale e quello del privato convenzionato.
    Prevedendo che siano le Asl a garantire all'assistito la prestazione dal privato, anche se a tariffe concordate, si imprime una virata rispetto al tortuoso percorso attuale, che lascia invece al cittadino l'onere di anticipare la spesa chiedendo poi, non si sa come, il rimborso. A spanne, al ministero della Salute hanno calcolato intorno al miliardo l'impatto della misura. Anche se il problema della copertura si porrebbe più avanti, con l'emanazione del decreto attuativo di una disposizione per altro in vigore dal 1998 ma di fatto inapplicata.
    Il decreto - che prevede una parte della riforma Schillaci per il resto rimandata a un ddl - prevede anche, ed è questa l'altra novità di rilievo, che visite e accertamenti diagnostici vengano effettuati anche il sabato e la domenica, oltre che nella fascia serale. Resta da capire con quali soldi, visto che il lavoro serale e festivo si paga doppio. Ma su questo, Schillaci al Mef ha fatto presente che larga parte del miliardo e mezzo assegnato in tre anni alle Regioni per l'abbattimento delle liste d'attesa non risulta ancora essere stato speso.
    Il decreto ribadisce poi il divieto assoluto di chiudere le agende di prenotazione e l'obbligo per il privato di condividere le proprie con il Cup regionale, pena la perdita della convenzione con il Ssn. Questo perché oggi molte strutture private preferiscono gestirsi in proprio parte delle prenotazioni, finendo così per allungare i tempi di attesa.
    Ai Cup spetterà anche il compito di richiamare i cittadini «per ridurre il fenomeno delle prestazioni prenotate e non effettuate», che sono «circa il 20% dei casi». Se poi il cittadino non si presenta dovrà comunque pagare il ticket.
    Stop anche al doppio lavoro dei medici, l'intramoenia, quando l'attività privata supera quella svolta in regime pubblico.
    In ballo fino all'ultimo, per l'opposizione del Mef, sia l'aumento del tetto di spesa per il personale «per un importo complessivo del 15% dell'incremento del Fondo sanitario nazionale», sia quello del tetto di spesa per l'acquisto di prestazioni nel privato convenzionato. L'uno per cento in più per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026 che vale complessivamente 369 milioni.
    In un disegno di legge andranno le disposizioni ambite dai medici: l'aumento del 20% della tariffa oraria per le prestazioni aggiuntive, con la flat tax del 15% per le stesse ore extra. Sempre alle calende greche è rinviato l'aumento da 60 a 100 euro della tariffa oraria degli specialisti ambulatoriali delle Asl che si impegnano a ridurre le liste di attesa e gli incarichi libero-professionali agli specializzandi per abbattere le stesse. Nel ddl anche la possibilità per le farmacie di svolgere analisi di primo livello.
    «Dall'inizio dell'anno nuovo - ha affermato Schillaci ieri sera nella trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa - vorremmo abolire del tutto il tetto di spesa per il personale, un fatto epocale dopo 20 anni. Stiamo anche lavorando perché se un cittadino deve fare un esame, una tac per esempio, entro 72 ore, la faccia», ha aggiunto riferendosi alla norma salta-coda che consente di andare gratis dal privato quando il Servizio sanitario nazionale non ce la fa.
    Mentre tra le Regioni, chiamate a discutere un provvedimento senza testo, è un coro bipartisan: «Un decreto senza soldi non ha senso e molte di quelle misure noi già le adottiamo». Con risultati che sono però sotto gli occhi di tutti.
  4. Carlo Lucchina dovrà pagare 175 mila euro all'erario : "La tenne in vita per idee personali"
    Eluana, condannato l'ex dg della sanità lombarda

    Andrea Siravo
    Milano
    Ci sarebbe stata «concezione personale ed etica del diritto alla salute» dietro la decisione dell'ex direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina di impedire che a Eluana Englaro fosse interrotto il trattamento che la manteneva in stato vegetativo. Lo ha sottolineato la Corte dei Conti che ha condannato in appello Lucchina a pagare all'erario circa 175 mila euro che la Regione aveva dovuto risarcire a Beppino Englaro per essere stato costretto a trasferire la donna in una struttura sanitaria in Friuli dove morì.
    «Non è stata un'obiezione di coscienza, ma sono state applicate le direttive arrivate anche dell'avvocatura regionale», ha spiegato l'ex dg che valuterà se ricorrere in Cassazione. Eluana Englaro morì il 9 febbraio nel 2009 a 39 anni, 17 dei quali trascorsi in stato vegetativo irreversibile dopo un gravissimo incidente stradale.
    L'anno prima, a Beppino non fu concesso di lasciare andare la figlia nonostante nel 2007 la Cassazione avesse stabilito che ciascun individuo può rifiutare le cure alle quali è sottoposto se le ritiene insostenibili e degradanti. «Sapevo di avere un diritto ed era chiaro che lo ostacolavano, tanto che sono dovuto uscire dalla regione – ha commentato Englaro –. Ora sono problemi loro, io giustizia me la sono dovuta fare da me, sempre nella legalità e nella società, loro hanno commesso qualcosa che non dovevano commettere».
  5. QUESTI LI AVETE VOTATI E LI VOTERETE VOI , IO NO PER FORTUNA CHE NON CI SONO BAMBINI  :Senza nido
    eleonora camilli
    roma
    Pochi e solo in alcune zone del Paese. Gli asili nido sono ancora un miraggio in Italia. Per i bambini sotto i tre anni l'offerta di servizi per l'infanzia è limitata. Nell'ultimo anno i posti disponibili (incluse le sezioni primavera e i servizi integrativi) hanno coperto solo il 30 per cento del fabbisogno dei bimbi tra 0-3 anni. Uno su tre, cioè, ne ha potuto usufruire. Nella metà dei casi, inoltre, si tratta di strutture private. Una situazione che pesa sulle famiglie, e sempre più spesso sulle donne, che fanno fatica così a conciliare la maternità e il lavoro, specialmente nei primissimi anni di vita dei figli. E che incide anche sullo sviluppo dei bambini, soprattutto di quelli più svantaggiati.
    Eppure i servizi educativi per la prima infanzia sono considerati essenziali. Già nel 2022 con una raccomandazione il Consiglio europeo fissava i nuovi "Obiettivi di Barcellona", ovvero i criteri per l'estensione dell'offerta educativa dei più piccoli. Secondo il documento i posti a disposizione dovrebbero coprire la richiesta per il 45% dei bambini/e sotto i tre anni e il 96% di quelli tra i tre e i sei. Obiettivi ribaditi anche dalla dichiarazione di "La Hulpe", un documento adottato nella città belga nell'aprile scorso dai ministri del Lavoro e degli Affari sociali dei Paesi Ue, dalla Commissione e dal Parlamento europeo.
    Ma il quadro nel nostro Paese è ancora in chiaroscuro. Se l'obiettivo del 96% dell'inserimento nella scuola dell'infanzia di bambini sopra i tre anni, e specialmente dai quattro in su, è stato raggiunto da tempo, diversa è la situazione dei piccolissimi. L'obiettivo del 45% è ancora distante. In alcune aree del Paese non abbiamo neanche raggiunto l'obiettivo del 33%, fissato nel 2010 a livello Ue. Il gap è poi evidente con gli altri Paesi, come Francia e Spagna, in cui i servizi nido sono ben al di sopra del 50%. Oppure, con Olanda e Danimarca, dove si arriva addirittura al 70%.
    In Italia, invece, non solo mancano i posti ma permangono forti diseguaglianze territoriali, che penalizzano le aree del Mezzogiorno. Se in Sicilia, Campania e Calabria si arriva a malapena sopra il 10% degli asili nido disponibili per la totalità dei bimbi, dal Lazio in su la percentuale supera il 30%. Fanno eccezione poche regioni, come il Piemonte e il Trentino-Alto Adige, con percentuali leggermente al di sotto della media del Nord. Alle differenze regionali si aggiungono quelle socio-economiche perché la scarsità dei posti avvantaggia i ceti più abbienti, che possono permettersi di pagare un servizio privato.
    Un quadro, dunque, preoccupante che allarma le organizzazioni impegnate nei diritti dei minori. Alleanza per l'infanzia, un think thank che racchiude diverse associazioni ed esperti del settore, ha lanciato un appello alle forze politiche italiane e, in particolar modo ai candidati alle prossime elezioni europee che andranno a formare il nuovo Parlamento. Chiedono che gli obiettivi fissati a La Hulpe vengano raggiunti nel nostro Paese. A preoccupare è anche l'uso delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza: l'investimento previsto è di circa 3,2 miliardi di euro. Una cifra ridotta di 1,3 miliardi rispetto ai 4,6 dello stanziamento iniziale, e che potrebbe non bastare. Porterà, infatti, alla creazione di un totale di 150.480 nuovi posti nei servizi educativi per la primissima infanzia e nelle scuole dell'infanzia (100mila dei quali per i bimbi sotto i tre anni). A questo si aggiungono i 735 milioni stanziati con il decreto del 30 aprile 2024, N. 79, per la creazione di 30.000 nuovi posti negli asili nido. «Non è chiaro se siano aggiuntivi ai 100.0000 previsti con il Pnrr o se concorrano al loro raggiungimento - scrive Alleanza per l'Infanzia nel suo appello -. Nel caso fossero aggiuntivi, porterebbero il totale dei posti disponibili sul territorio italiano a circa 496.000, ovvero un tasso di copertura pari a circa il 40%, ancora al di sotto dell'obiettivo europeo». —
  6. Allevatori a proc esso: per ottenere finanziamenti fingevano di vendere centinaia di ovini ad altri margari, dopo i sussidi gli animali venivano restituiti
    La grande truffa delle pecore fantasma "Così sei imprenditori ingannavano l'Ue"

    elisa sola
    Pecore spedite in trasferta forzata a Courmayeur, dalla provincia di Torino, per ingannare l'Unione europea e ottenere finanziamenti illeciti. Sparite e poi ricomparse. Greggi prestati ad aziende per tre mesi e restituiti ai proprietari. Cessioni finte per fare intascare centinaia di milioni di euro a imprenditori senza titoli.
    La grande truffa degli ovini fantasma – con un risvolto noir, perché ci sono state anche misteriose sparizioni di pecore poi trovate morte - è al centro del primo procedimento penale generato da un'indagine svolta da Eppo, la Procura europea che indaga, persegue e porta in giudizio i reati a danno del bilancio della Ue. In Italia, Eppo conta su venti procuratori europei delegati - di cui 17 già operativi da giugno 2021 – suddividi in otto uffici, di cui uno a Torino.
    Ieri è entrato nel vivo il primo dibattimento che si celebra davanti al collegio presieduto da Immacolata Iadeluca. In aula sono sfilati, come testimoni, alcuni pastori della Val di Susa e hanno parlato gli imputati: quattro titolari, o legali rappresentanti, di aziende agricole. Altre due società con sede a Cesana Torinese e Villar Dora figurano imputate. Il procuratore europeo delegato Stefano Castellani contesta la truffa aggravata e il peculato.
    Gli allevatori, difesi dall'avvocato Mauro Carena, negano ogni addebito.
    L'indagine nasce nel 2021 quando i carabinieri del nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Torino, durante un controllo in una delle ditte indagate, fanno una sorta di conta delle pecore. E ne mancano parecchie. Cercando gli ovini scomparsi, i militari seguono le tracce delle transumanze sospette. E scoprono che gli animali, a giugno, venivano caricati su camion e da Torino scaricati in Valle d'Aosta. Dal punto di scarico, con i cani e i pastori, le pecore raggiungevano gli alpeggi, dove stavano fino a fine agosto.
    Secondo l'accusa, gli ovini non avrebbero potuto pascolare in quei territori. Ma soprattutto- questa la tesi di Eppo – gli spostamenti sarebbero stati organizzati per mascherare la truffa.
    Funzionava così: le aziende indagate cedevano gruppi di cento o 150 pecore ad altre aziende che facevano finta di comprarle soltanto per ottenere dall'Ue i finanziamenti per un intero anno. Una volta che le risorse erano state erogate, gli ovini venivano rispediti da Courmayeur a Orbassano, Piossasco, Bussoleno, Alpignano.
    I carabinieri hanno anche avviato un secondo filone di indagine, per maltrattamenti, perché hanno trovato degli animali morti in alcuni alpeggi.
    Il primo passaggio sospetto risale al 2020. Scompaiono cento pecore da una ditta, e vengono ritrovate dopo alcune settimane in Valle d'Aosta. C'è un nuovo proprietario, che ha intascato circa 100mila euro di finanziamenti.
    Non è finita. Ci sarebbe anche un presunto episodio di peculato. Alcuni indagati stipulano con l'ente pubblico Parco Alpi Cozie il contratto di affidamento gratuito di un gregge di servizio composto da 150 pecore, acquistate con il contributo dell'Ue. Si assumono in cambio del prestito l'obbligo di pascolare il gregge a Mompantero e Bussoleno per la «conservazione e recupero dell'habitat naturale dei territori della Valle di Susa». E per 150 ovini incassano 30mila euro. Ma all'improvviso le pecore spariscono.
    Gli inquirenti scopriranno che alcune sono finite al macello. Altre sono state vendute. Altre sono state smarrite, ma anche questa, come il grande raggiro, sarebbe stata solo una finta. Le denunce di smarrimento si sono rivelate false. —

 

 

04.06.24
  1. Giardini del Quirinale aperti ai fragili Mattarella accoglie immigrati e disabili
    Come avviene ormai da tre anni, l'ultimo atto della Festa della Repubblica ai Giardini del Quirinale è stata l'apertura del palazzo da parte di Sergio Mattarella ai cittadini, in particolare ai più fragili, 1700 tra ragazzi, anziani, disabili e migranti invitati attraverso le Federazioni nazionali, i sodalizi maggiori del Terzo settore e Roma Capitale. L'evento si è svolto con l'accompagnamento musicale della Banda Anbima delle Marche, il Coro giovanile Campano e Pugliese Feniarco e la Banda Interforze. Erano stati preparati percorsi specifici studiati per le disabilità, l'esposizione di macchine e moto d'epoca legate alla storia del Quirinale, dimostrazioni di maniscalchi a cura dei Corazzieri. Durante l'incontro gli ospiti più giovani della casa famiglia Oasi Celestina Donati hanno offerto un dono preparato per Mattarella.
    «Tenga duro Presidente, lei è la nostra storia», «forza, ci protegga», «grazie per tutto quello che fa per noi», «viva l'Italia, viva la Repubblica», alcune delle frasi ripetute dai presenti. «Noi l'adoriamo e siamo la memoria del Paese. Evviva il nostro presidente. Sarà stanchissimo dopo una giornata così», gli dicono gli anziani. Altri aggiungono: «Lei deve campare ancora 100 anni». Mattarella, divertito, ha risposto: «Sarà impossibile ma grazie, davvero».
  2. PUTIN PEGGIO DI ERODE: L'ultima bambina ucraina uccisa da una bomba russa si chiama Maria Mironenko. Aveva 12 anni, faceva la sesta classe del liceo numero 132 di Kharkiv, adorava i cavalli e suonare la bandura, il liuto ucraino. Insieme ai genitori faceva la volontaria per i rifugiati scappati dai territori occupati nella parrocchia grecocattolica di san Nicola. È morta sabato 25 maggio, durante un pomeriggio di shopping con i genitori, sotto le rovine dell'ipermercato di materiali edili Epizentr, colpito in pieno da due bombe pilotate lanciate dall'esercito di Mosca. Insieme a lei sono morte altre 18 persone, tra cui sua madre Iryna, mentre il padre Yuri è rimasto gravemente ferito. Negli ospedali di Kharkiv sono stati ricoverate altre piccole vittime: un ragazzo e una ragazza, entrambi dodicenni, sono rimasti feriti il 31 maggio nell'attacco di un missile contro un palazzo residenziale di cinque piani nel quartiere Novobavarsky, periferia di edilizia popolare, sette morti e tanta paura, «mio figlio non voleva andare a dormire, era terrorizzato che arrivasse un razzo, e in effetti è arrivato», racconta in lacrime alle telecamere una giovane mamma rimasta senza casa. Poche ore prima, un altro missile aveva provocato un incendio in una casa di Balakleya, sempre a Kharkiv: 12 feriti, tra cui 8 bambini.
    Sono statistiche di un solo giorno, che per assurda coincidenza era la vigilia del Giorno della tutela dei bambini, un nome altisonante per una ricorrenza ereditata dall'Unione Sovietica, che si vantava che l'infanzia più felice era quella che si viveva nel socialismo reale. Il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov ne ha approffittato per ricordare la lista infinita dei piccoli martiti della guerra: «Soltanto quest'anno, ricordiamo una bambina di otto anni estratta dalle rovine, un'intera famiglia, due giovani genitori e i loro tre bambini, bruciati vivi nell'attacco russo a un distributore di benzina vicino alla loro abitazione». Kharkiv è al secondo posto nella classifica dei bambini rimasti feriti nel conflitto: su un totale di 1420, 378 vengono dalla seconda città ucraina (al primo posto resta la regione di Donetsk, con 532 feriti, al terzo Kherson con 152). Sono numeri incompleti di un censimento al ribasso: nella realtà, le vittime sono molto più numerose, dice Denise Brown, coordinatrice umanitaria dell'Onu in Ucraina. Molte famiglie sono rimaste nei territori occupati dai russi e non se ne ha alcuna notizia, altri feriti non sono stati conteggiati nel caos dei bombardamenti, e nessuno ha ancora contato le vittime civili dell'assedio di Mariupol di due anni fa. Almeno 2025 minori risultano «dispersi», e potrebbero essere ovunque: sotto le macerie di Bakhmut, o deportati insieme ad altri 19546 piccoli ucraini in Russia. Ma già le statistiche «verificate» presentano una realtà atroce: almeno 600 bambini ucraini sono stati uccisi dall'inizio dell'invasione su larga scala ordinata da Vladimir Putin.
    Dal bombardamento, il 16 marzo 2022, del teatro di Mariupol, nonostante la grande scritta sull'asfalto, in russo, "Deti", bambini, per segnalare ai piloti russi di non colpire l'edificio diventato rifugio per centinaia di civili, i piccoli ucraini hanno smesso di essere vittime collaterali, e sono diventati dei bersagli. Non solo delle bombe: l'incriminazione per crimini di guerra che ha reso Putin un ricercato internazionale del Tribunale internazionale dell'Aja è stata emessa proprio per la deportazione dei bambini ucraini in Russia, e alla vigilia della Giornata dei bambini la testata dissidente moscovita Doxa ha pubblicato un'inchiesta che mostra come decine di orfani ucraini trasferiti forzatamente vengano indottrinati al nazionalismo putinista. I deputati della Duma esibiscono alle telecamere bambini ucraini, ai quali hanno cambiato nomi, cognomi e perfino luoghi di nascita, per trasformarli in russi. Non a caso Volodymyr Zelensky ha annunciato ieri di voler inserire la questione del ritorno dei bambini deportati nelle tre priorità da discutere al summit globale per la pace che sta promuovendo, accanto alla sicurezza nucleare e a quella alimentare. La Russia ha lanciato mille attacchi contro di noi in una sola settimana, e ha rubato 20 mila nostri bambini", ha ricordato al vertice asiatico sulla sicurezza a Singapore.
    Una guerra per il futuro, «per i bambini che vengono rubati, restano orfani, vengono separati dai genitori, e anche per quelli ai quali viene impedito di nascere», dice il sindaco Terekhov. L'Ucraina che ha visto la natalità precipitare di un terzo dall'inizio dell'invasione russa, e cerca disperatamente di proteggere i suoi figli. Il 1 giugno a Kharkiv è stata inaugurata la prima scuola sotterranea – prima, erano state allestite aule improvvisate in alcune stazioni della metropolitana – che permetterà di proseguire le lezioni anche durante gli allarmi aerei. Ne sono in arrivo altre due, e anche Zaporizzhia, un'altra città a pochi passi dal fronte, sta costruendo scuole-bunker. Secondo i dati forniti dal viceministro dell'Istruzione Evhen Kudryavets, durante i combattimenti sono state distrutte completamente 400 scuole, altre 3500, una su sette, hanno subito gravi danni. Un milione di allievi, un quarto del totale, non possono studiare in presenza, e nelle zone vicine al fronte i ragazzi trascorrono 3-5 mila ore – l'equivalente di 4-7 mesi l'anno – nei rifugi. Non stupisce che «praticamente ogni bambino ha problemi psicologici causati dalla guerra», dice alla BBC la psicologa Kateryna Bazyl.
  3. FINALMENTE: Il primo chirurgo italiano senza gambe "Volevo fare il pilota, devo tutto a un amico"
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    PAOLO RUSSO
    «Iniziate medicina per passione non per il miraggio del guadagno facile». A lanciare l'appello ai giovani che proprio in questi giorni si sono cimentati nei test di accesso alla Facoltà non è un camice bianco qualsiasi ma Paolo Anibaldi, il primo chirurgo in Italia, il terzo al mondo, ad aver operato migliaia di pazienti, pur avendo perso da ragazzo l'uso delle gambe. Una carriera che dalle sale operatorie l'ha poi portato a ricoprire importanti cariche di direzione sanitaria. A dimostrazione che nel nostro bistrattato Ssn solidarietà e inclusione sono ancora dei valori nei quali poter continuare a credere.
    Quando ha perso l'uso delle gambe?
    «È avvenuto tutto all'improvviso a causa di un angioma midollare che mi colpì quando avevo solo 17 anni».
    Come vide il suo futuro allora?
    «Lì per lì non riuscivo nemmeno a capire cosa fosse successo, anche se all'inizio tutto era mitigato dalla speranza di poter tornare a camminare. Che si affievolì con il passare dei giorni. Però la gara di solidarietà intorno a me è iniziata già allora. Ovviamente sentivo tantissimo il supporto di genitori, zii e di mio fratello più piccolo. Ma se oggi sono arrivato dove sono arrivato lo devo anche al sostegno dei miei amici del tempo, che sono rimasti tali ancora oggi».
    La vocazione medica le è nata in quel momento?
    «A dir la verità la mia prima ambizione era quella di diventare un pilota aereo. Ma ben presto mi resi conto che senza l'uso delle gambe era uno sogno impossibile da realizzare. Quella di fare il medico fu una scelta alternativa. Che poi ha però riempito la mia vita».
    All'Università è filato tutto liscio? Cosa gli dicevano i suoi compagni di corso?
    «I compagni di corso son stati splendidi. In particolare Pino, il mio amico del cuore che purtroppo oggi non c'è più. Lo devo a lui se mi sono laureato perché di ostacoli ne ho incontrati. Molte delle aule e dei laboratori erano inaccessibili in carrozzina. Osservare i reperti istologici nei vetrini era un'impresa. Superata grazie ai miei compagni e alla professoressa che mi spostavano il microscopio per permettermi di vedere. Ho visto tanta solidarietà intorno a me, anche se ricordo un professore, che dopo avermi dato 30 osservandomi le gambe, disse che non sarei mai diventato medico».
    Come è andata avanti poi la sua carriera?
    «A fine anni '80 era ancora obbligatorio il tirocinio pre-laurea che feci all'Ospedale di Rieti. Lì presi la più grande cotta della mia vita. Quella per la chirurgia. All'inizio fu tutto un arrangiarsi. Con delle postazioni che definirei ‘accroccate' andavo al tavolo operatorio seduto su sgabelli alzabili come quelli del dentista. Poi l'incontro della svolta. Quello con un artigiano, Ivano Amici, che mi disse: "Ma scusi non sarebbe più comoda una sedia che può alzarsi e consentirle di mantenere una posizione eretta?". Certo, gli dissi, ma non credo esista. Dopo pochi giorni ne costruì una che riusciva ad alzarmi con dei pistoni ricavati da una Fiat Punto, pensi lei. Con quella ho lavorato dal 1997 al 2016. Poi sono arrivate le sedie di produzione industriale del tutto sovrapponibili a quelle create da un geniale artigiano venti anni prima».
    Cosa vuol dire operare senza l'uso delle gambe?
    «Grazie alla tecnologia, che ha supplito totalmente alla disabilità, non ho mai avuto inconvenienti. Anche perché pur non muovendo le gambe sapevo muovere bene le mani. Praticamente abitavo in ospedale. Ho eseguito 8 mila interventi, dei quali quasi 1.900 da primo operatore».
    C'è stato qualche paziente che si è mostrato perplesso vedendola su una carrozzina?
    «I pazienti sono più informati di quel che immaginiamo. Vogliono un chirurgo bravo. Con o senza gambe. Ho sempre percepito tantissima fiducia».
    Da chirurgo poi è passato a dirigere gli ospedali…
    «Sì, ho voluto mettere la mia esperienza al servizio di comunità più ampie. Nel 2017 ricoprendo il ruolo di direttore sanitario all'ospedale di Rieti, poi al sant'Andrea di Roma e ora al Mater Hospital di Olbia, che è una struttura privata ma che opera in convenzione per il pubblico».
    Cosa direbbe ai giovani, con o senza disabilità, che si apprestano oggi a iniziare medicina?
    «Di fare una scelta passionale, senza pensare al guadagno. Ai soldi io non ho mai pensato. Tanto che non ho operato una volta privatamente. Gli consiglierei di intraprendere quelle specialità, come l'emergenza urgenza, che renderanno poco in libera professione ma dove ci si forma più che altrove. Ai giovani auguro professori che già prima della specializzazione li formino in base alla vocazione anziché allo spirito imprenditoriale».
  4. TRUFFE AUTOMOBILISTICHE GIAPPONESI  :

    Lo scandalo della falsificazione dei test di sicurezza da parte dei costruttori giapponesi si allarga con le accuse del ministero dei Trasporti a Toyota, Honda, Suzuki, Mazda e Yamaha: secondo le autorità, le Case avrebbero manipolato le certificazioni necessarie per ottenere le autorizzazioni alla produzione di veicoli a due e a quattro ruote. 

    L'inchiesta. La vicenda affonda le sue radici nella primavera dell'anno scorso, quando la Daihatsu ammise di aver "truccato" i test di migliaia di auto, per lo più prodotte per conto della sua controllante Toyota. Lo scorso gennaio è intervenuto anche il governo, il quale ha imposto lo stop totale alle attività produttive e avviato un'ampia indagine per verificare la conformità delle procedure di certificazione alle normative nazionali: l'inchiesta è arrivata a coinvolgere gran parte delle aziende nipponiche operanti nella produzione di veicoli e ha portato alcune società a denunciare dei casi di frode interna. Ora, il nuovo capitolo: il ministero, in seguito alla scoperta di dati errati o manipolati nelle pratiche, ha imposto ai cinque costruttori di sospendere la consegna di diversi modelli, fino a quando non saranno completate le opportune verifiche e le conseguenti ispezioni all'interno delle fabbriche. 

    Le auto coinvolte. Per ora, la Mazda ha comunicato di aver riscontrato irregolarità sia in modelli fuori produzione (Atenza e Axela assemlate, rispettivamente, fino al 2018 e al 2019), sia in vetture nel pieno del loro ciclo di vita: si tratta di Mazda 6, Mazda 2 e della Roadster RF. Per la Toyota, lo scandalo riguarda sette modelli, di cui quattro non più in commercio (Crown, Isis, Sienta e Lexus RX) e tre ancora in gamma (Corolla Fielder, Corolla Axio e Yaris Cross). Per la Honda i modelli osono rmai tutti fuori produzione: CR-Z, Fit (Jazz), CR-V e NSX, mentre per la Suzuki le irregolarità interessano solo le Alto prodotte tra il 2014 e il 2017. 

 

 

03.06.24
  1. NON CONOSCE IL RICICLO:   Urso: "Presto riapriremo le miniere"
    «Tra qualche settimana presenteremo in Consiglio dei ministri il provvedimento per la riapertura delle miniere nel nostro Paese». Lo ha detto il ministro per le Imprese, Adolfo Urso, al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo. Di recente Urso ha detto in Senato che «le materie prime critiche sono fattori produttivi indispensabili per una vasta gamma di prodotti strategici come la generazione di energie rinnovabili, il settore digitale, quello dello spazio e della difesa e la sanità. Il nostro dovere verso le nuove generazioni è rendere autonoma l'Europa». Si annunciano però contestazioni degli ambientalisti, che invocano la transizione verde ma rifiutano l'estrazione delle materie prime necessarie a portarla avanti. Il provvedimento può avere importanti ricadute sulla Sardegna, considerando la presenza di numerose miniere chiuse da tempo ma ancora potenzialmente produttive, oltre che di siti di terre rare non sfruttati. In Liguria c'è - inutilizzato - uno dei maggiori giacimenti di titanio al mondo. Anche l'arco alpino (soprattutto in Pimonte) è ricco di minerali metallici, e ci sono ancora potenzialità non sfruttate in Toscana.
  2. IL PAPA TACE : La manager torinese violentata da tre ragazzi ha poi perso il suo impiego: "Ero contenta di essere tornata a lavorare ma era cambiato tutto"
    "Dopo lo stupro vittima di mobbing Licenziata da una donna, fa più male"

    gianni giacomino
    torino
    «Quello che mi ha fatto più male è essere stata licenziata da una donna. Anzi tutte quelle che, alla fine, hanno deciso di farmi fuori dall'azienda sono donne. E io che ho sempre creduto alla solidarietà femminile….poi dopo quello che sono stata costretta a subire pensavo davvero di trovare un po' di umanità, di supporto, almeno di comprensione. Invece mi sono sbagliata e, a un grande dolore, se n'è aggiunto un altro».
    Queste parole le ha ripetute più di una volta la manager torinese di 32 anni al suo avvocato Alexander Boraso, dopo che, nel marzo scorso, la responsabile del personale di un'azienda olandese con sede ad Assago – specializzata nella commercializzazione di brand del lusso e di articoli sportivi di alta gamma - le ha consegnato a mano la lettera di licenziamento. Esattamente un anno dopo lo stupro di gruppo di cui la 32enne era stata vittima in uno scantinato lungo i Navigli, a Milano. Violentata per una notte intera da tre giovani che sono poi stati identificati, arrestati e uno già condannato in primo grado.
    E, nonostante devastanti ferite nel corpo e nell'anima, il giorno dopo la ragazza si presentò ugualmente al lavoro. «I suoi colleghi e i dirigenti la consigliarono di andare subito a farsi visitare alla clinica Mangiagalli, le dimostrarono vicinanza, almeno così sembrava» – spiega il legale. Poco per volta, dopo settimane di terapia psicologica di supporto e di ricoveri, tornò in azienda. Anche perché c'erano ottime prospettive di carriera, da condividere, però, con un dramma che l'aveva devastata. «All'inizio, anche se faticavo un po', non riuscivo a lavorare dodici ore al giorno, certo. Ma sembrava tutto come prima, ero contenta. Dopo un po', però, capii che qualcosa era cambiato, che i miei incarichi non erano più quelli di prima – ha raccontato la giovane all'avvocato Boraso – viaggiavo di meno, avevo meno responsabilità. Poco per volta mi sono accorta che intorno a me si creava una specie di vuoto. E questo anche se io non avevo mai avuto una contestazione disciplinare, avevo sempre fatto il mio, perché sono innamorata del mio lavoro». Quando riceve la convocazione dal responsabile delle risorse umane le manager crede infatti sia per parlare del suo futuro in azienda. Invece nessuno le dice nulla e lei si trova davanti a quell'altra donna che le comunica il licenziamento: «In un'ottica di maggior efficienza abbiamo deciso di riorganizzare le nostre attività, sopprimendo la posizione di "Service Merchandiser"». «Anche per questo abbiamo deciso di impugnarlo e di fare una causa per mobbing e discriminazione» – mette in chiaro il difensore della 32enne. Che chiederà il reintegro della sua assistita in azienda: «Anche se credo sarebbe complicato per lei tornare alle sue mansioni di prima dopo quello che è successo. Anche perché nessuno dei suoi ex colleghi da quel giorno si è più fatto sentire nemmeno per chiederle come stava». La storia della giovane manager licenziata dopo aver subito uno stupro ha scatenato una serie di reazioni a catena, dal mondo della politica a quello sindacale.
    «La vicenda della donna stuprata e licenziata colpisce profondamente perché interpella il principio di solidarietà su cui si regge la nostra società, in assenza del quale la produttività diventa un criterio scollegato dal senso di umanità» – ha detto ieri Eugenia Roccella, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. Che avverte: «Approfondiremo il caso per comprenderne i profili e le eventuali possibilità di intervento, nella convinzione che le donne che denunciano una violenza non debbano mai essere lasciate sole».
  3. Interviene la premier: "Si faranno le visite anche nei fine settimana"
    Fondi per ridurre le liste d'attesa alta tensione Giorgetti-Schillaci

    Così su La Stampa
    Paolo Russo
    Roma
    Prosegue il braccio di ferro tra il ministro della Salute Schillaci e quello dell'Economia Giorgetti sulle coperture al Piano taglia liste di attesa, che in assenza di finanziamenti rischia di presentarsi martedì in Consiglio dei ministri sotto le dimesse spoglie di un disegno di legge anziché in quelle di un decreto legge immediatamente esecutivo. Quello su cui puntava Giorgia Meloni, irritata e sorpresa nel vedere ancora vuoto l'articolo 25 intitolato "coperture finanziarie" di quello che doveva essere l'ultimo e il più spendibile dei decreti pre-elettorali. Proprio la Premier potrebbe ora diventare determinate nello scardinare il muro alzato dall'Economia, nel quale fino ad oggi Schillaci ha cercato invano di aprire una breccia.
    Anche se ieri in chiusura della campagna elettorale la Meloni si è tenuta sul vago, parlando di «provvedimento». «Per costruire un meccanismo nazionale di monitoraggio delle liste di attesa, che non esiste», ha detto. Aggiungendo che «ci saranno soluzioni per effettuare visite e prestazioni sanitarie, che si faranno anche sabato e domenica, abolire il tetto di spesa per l'assunzione del personale, coinvolgere di più gli specializzandi, sanzionare i dirigenti sanitari che non dovessero rispettare gli obiettivi di riduzione delle liste di attesa, premiandoli se invece lo fanno». Compito che spetterebbe a un neo nato Ispettorato nazionale per il controllo delle liste di attesa istituito presso il ministero della Salute. E proprio sul metodo della bastone e la carota punta il ministero della Salute per attuare il principio espresso all'articolo 1, che garantisce ai cittadini, in caso di mancato rispetto dei tempi massimi di attesa previsti per legge, di poter ottenere gratuitamente la prestazione anche in libera professione. Una manna per quel 39,4% di assistiti che oggi paga invece di tasca propria il privato per accorciare i tempi, ma anche una spada di Damocle sulla testa di direttori generali delle Asl e Regioni che continuando a sforare i tempi potrebbero ritrovarsi a pagare un conto da 4,5 miliardi di euro. Prospettiva che dovrebbero mettere loro il sale sulla coda, è il ragionamento dei tecnici di Schillaci che hanno proposto la misura. Non la pensa così il Mef, fino a questo momento disposto a mettere non più di 300 milioni sul piatto, contro il miliardo e mezzo necessario a coprire i costi di un provvedimento che rischia ora le Calende greche del normale iter parlamentare. —
  4. "L'Alzheimer non deve essere un tabù bisogna superare la paura della diagnosi"
    Marco Trabucchi
    La terapia
    Attività fisica
    "
    I farmaci giusti
    Colpisce gli anziani privandoli della memoria. Un pezzo alla volta svaniscono nomi, volti, ricordi, ma anche informazioni pratiche, senso dell'orientamento, abitudini della vita di tutti i giorni. Si chiama morbo di Alzheimer e con l'aumento dell'età media in Italia è diventato un'epidemia da oltre un milione di pazienti. Ma i dati ufficiali sottostimano il fenomeno: «Molte famiglie tendono ancora ad aver paura della diagnosi e a nascondersi, così non entrano nelle statistiche. La stessa parola Alzheimer incute timore», spiega Marco Trabucchi, psichiatra, docente universitario e per oltre vent'anni alla guida dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria.
    Professore, che cos'è esattamente l'Alzheimer?
    «È una malattia del cervello che poi prende tutto l'individuo e lo rende progressivamente incapace di avere rapporti con il proprio ambiente. La perdita della memoria e della capacità di progettare portano il paziente a isolarsi dal resto del mondo».
    In quale momento una famiglia deve cominciare a preoccuparsi?
    «Quando dice di uno dei suoi componenti "non è più lui", "era curato e gentile, adesso è trasandato e aggressivo". Il soggetto comincia ad accorgersi che qualcosa non va quando perde l'orientamento e non riesce a tornare a casa. È una delle situazioni che più disturbano, assieme alla progressiva perdita di ricordi. Sono situazioni dolorose a cui si somma la sofferenza della famiglia».
    Esiste una forma di prevenzione?
    «A livello farmacologico no, ma ci sono tre cose che un paziente dovrebbe fare: primo, movimento fisico di ogni genere. Poltrona e tv vanno cancellati. Secondo: controllo delle altre malattie, se uno per esempio ha il diabete, deve curarsi. Terzo, non rinunciare a vivere e mantenere interessi e legami. Se uno è colto deve continuare a leggere libri e giornali, se non lo è bisogna che accentui le relazioni con l'ambiente esterno e le persone, che vada a mangiare fuori con gli amici, perché le stimolazioni vitali contano più del colesterolo. È importante il controllo dei parametri biologici, ma il senso della vita insieme viene prima del resto».
    Lei una volta definì "santi" i familiari che si occupano dei malati.
    «Glielo confermo: in senso laico, è il termine più preciso per descrivere il loro impegno. Senza alcun compenso trascorrono fino a una giornata intera dal proprio caro, che non sempre è in grado di mostrare riconoscenza o vicinanza. A volte sopravviene l'apatia: la persona non mostra apprezzamento per quanto si fa per lei».
    C'è un caso che ricorda con particolare emozione?
    «Una signora molto anziana aveva una demenza in fase iniziale. Su richiesta della famiglia andavo una volta a settimana a visitarla. Lei mi aspettava senza probabilmente sapere che ero un medico, ma incontrare una faccia che le sorrideva, le era diventata familiare e la visitava era una terapia. Dissi alla famiglia che non era necessaria la mia presenza settimanale, ma quelli si opposero: "No, per favore venga perché mamma l'aspetta". Per un medico è il massimo: significa unire competenza tecnica e capacità umane».
    Lei ha contribuito con Laura Calzà al libro: «Le parole che non ti aspetti». Qual è il messaggio?
    «Ci sono tante tematiche che non siamo abituati a considerare nell'Alzheimer. Nel libro scriviamo di abbandono, discriminazione, solitudine, dolore. C'è il rischio che un paziente affetto da demenza sia considerato in maniera marginale, come è accaduto nel periodo del Covid, forse in quel momento era giusto così. Altra parola è il dolore. Se il paziente una volta si lamentava e si agitava perché non riusciva a descrivere il dolore, gli davano sedativi, creando situazioni gravissime. Oggi il dolore viene capito di più e quindi affrontato con gli antidolorifici».
    A che punto è la ricerca di cause e cure?
    «Una volta sono stato troppo ottimista e ho sbagliato, quindi sui tempi preferisco non azzardare previsioni. Però c'è una massa tale di studi e di finanziamenti che prima o poi i risultati si vedranno». —

 

02.06.24
  1. Hong Kong, 14 attivisti colpevoli di sovversione
    Taipei
    Cospirazione finalizzata alla sovversione. È l'accusa per cui sono stati condannati 14 attivisti pro democrazia di Hong Kong. Una sentenza che arriva dopo oltre tre anni dall'arresto, nell'ambito del più grande processo scaturito dalla legge di sicurezza nazionale, imposta dalle autorità filo Pechino nel 2020. Tra i 47 imputati, già 31 si erano dichiarati colpevoli per ottenere sconti di pena.
    Compreso il simbolo delle proteste del 2019, Joshua Wong. I 16 alla sbarra ieri erano attivisti, ex parlamentari e consiglieri distrettuali. Solo due sono stati assolti: Lawrence Lau e Lee Yue-shun. L'accusa ha già fatto sapere che presenterà ricorso, mentre gli altri 45 aspettano di conoscere le condanne, che possono andare da tre anni fino all'ergastolo. La loro colpa è aver organizzato nel 2021 primarie non ufficiali in vista delle elezioni per il Consiglio legislativo, nonché di aver «cospirato per porre indiscriminatamente» il veto a progetti di legge come il bilancio, minacciando di causare una crisi di governo. Da Regno Unito, Usa e Ue arrivano critiche, ma la Cina ammonisce di «smettere di interferire» nei suoi «affari interni». Anche ieri, dopo le condanne, diversi attivisti sono stati arrestati fuori dal tribunale dove si erano radunati per protestare. Presente anche "nonna Wong", icona del movimento pro democrazia. «Liberate i 47», ha gridato più volte, avvolta in una bandiera britannica, prima che la polizia la spostasse dall'altra parte della strada in un'area recintata. La sentenza arriva in un momento sensibile dell'anno, alla vigilia dell'anniversario della strage di Tian'anmen. Nei giorni scorsi sono state arrestate sette persone per aver pubblicato sui social «materiale sedizioso», legato a quanto avvenuto il 4 giugno 1989 a Pechino. L'accusa dei loro confronti è di istigazione all'odio verso il governo locale e quello centrale. Sono i primi arresti ai sensi del temuto «pacchetto 23», un inasprimento della già severa legge di sicurezza nazionale, approvato a marzo all'unanimità. A Hong Kong, l'opposizione non esiste più
  2. .Io non ho
    paura
    Lo stato d'animo
    La professione
    "
    Il caso
    Francesca Fagnani
    Roma criminale tra bande storiche e nuovi nomi
    grazia longo
    roma
    Ora Francesca Fagnani dice di non avere paura per le minacce ricevute, «perché ho fatto solo il mio lavoro di cronista sulla criminalità organizzata romana sugli atti giudiziari». Ma l'allarme resta alto, tanto che la prefettura ha disposto un'attività di vigilanza nei suoi confronti da parte delle forze dell'ordine.
    A finire nel mirino di importanti esponenti della malavita della capitale è il libro Mala. Roma criminale. In seguito alle rivelazioni degli affari loschi all'ombra del Cupolone, la conduttrice del talk show Le Belve è stata denigrata e insultata. Per fortuna non ci sono state minacce di morte o che facciano temere per la sua incolumità. Ma le parole di astio e il livore nei suoi confronti sono stati tali da preoccupare la procura guidata da Francesco Lo Voi. Durante un'inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia), condotta dall'aggiunto Ilaria Calò e dal pm Francesco Cascini, è emersa la circostanza delle minacce e la notizia, alcune settimane fa, è stata riferita al prefetto Lamberto Giannini.
    Di qui la convocazione di un Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per affrontare la questione. Un caso sicuramente delicato che ha convinto la prefettura a disporre una Vgr, acronimo di Vigilanza generica radiocontrollata, nei luoghi frequentati dalla giornalista e conduttrice televisiva. Quindi una particolare attenzione sia nei pressi della sua abitazione, sia sul luogo di lavoro.
    Si tratta di una misura di controllo che rappresenta il primo step nella scala della vigilanza alle persone a rischio. I carabinieri hanno quindi informato Francesca Fagnani della circostanza e lei si definisce «tranquilla. Non ho paura perché io mi sono limitata a unire tutti i puntini delle tante indagini a Roma supportate dagli atti giudiziari. È una vita che svolgo questa professione e che mi occupo di questi temi. L'omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, l'ho seguito dal primo momento e ho voluto approfondire il tema dello spaccio». Fagnani aggiunge che ha ritenuto interessante occuparsi del «cartello del narcotraffico partendo dal suo vertice e dai suoi vice re di maggiore caratura. Ma ho fatto tutto in base agli atti, anche per questo sono serena».
    Mala. Roma criminale racconta la criminalità organizzata e le realtà malavitose che si contendono la piazza della Capitale. Lo spunto da cui prende il via la narrazione è l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto appunto come Diabolik, capo degli ultras "Irriducibili" della Lazio, ai vertici della cosiddetta "batteria di Ponte Milvio".
    Il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma, Piscitelli viene freddato da un sicario travestito da runner, che lo raggiunge mentre è seduto su una panchina e gli spara alla testa da distanza ravvicinata. Diabolik è solo la punta dell'iceberg di una rete criminale che governa la Capitale: il cartello di Michele Senese, la mala storica e quella emergente, e poi il gruppo degli albanesi, un altro cartello violento e potente, cresciuto all'ombra di Diablo. Facevano parte della sua batteria di picchiatori e oggi sono i veri re della cocaina, a Roma come nei porti del Nord Europa.
    Fagnani, che ha esordito come giornalista televisiva con Annozero di Michele Santoro, scrive: «Morte che genera morte, delitti che innescano vendette, omicidi che si assomigliano, per la dinamica dell'esecuzione, per il contesto in cui maturano, perché la mano di chi preme il grilletto è sempre la stessa. Non è Tijuana, no: è Roma».
    Diabolik è il fil rouge che consente di scivolare nelle viscere di una città che non è vero che non vuole capi. C'è la città "di sopra", immutabile nella sua bellezza, imperturbabile nella sua indolenza, che galleggia su quella "di sotto", persa e dannata, una cloaca attraversata dalla ferocia e invisibile a chi non abita quel mondo, dove le minacce non bastano, e allora si tortura, si spara, si organizzano sequestri e pestaggi, al tempo in cui gli equilibri di una precaria pace mafiosa sono saltati. E poi ci sono morti che sono presenze incombenti.

 

 

01.06.24
  1. Barbero: "Francesco d'Assisi, un santo inimitabile"
    FRANCESCO RIGATELLI
    Amava gli animali e predicava agli uccelli, ma era prima di tutto un mercante del Duecento trasformatosi in un mendicante rivoluzionario quanto imperfetto. Questo è il San Francesco d'Assisi raccontato da Alessandro Barbero ieri al Teatro Carignano di Torino per il Festival dell'Economia.
    La ricostruzione delle fonti francescane, dal primo biografo ufficiale Tommaso da Celano fino al più autorevole Bonaventura da Bagnoregio, viene arricchita dallo storico di aneddoti e testimonianze meno note dei frati che lo conobbero e che ne restituirono il volto più schietto. «A cominciare dal famoso incontro con il lupo di Gubbio, che non ci sarebbe mai stato. Così come la storia del lebbroso sarebbe molto diversa: prima lo scacciò dalla sua tavola, poi pentito condivise con lui lo stesso piatto. E la sua idea di povertà estrema venne seguita a fatica dai francescani che lo consideravano inimitabile. Secondo lui non si potevano possedere neppure libri né accettare donazioni».
    Francesco inoltre «non si è mai sognato di invitare tutta la Chiesa alla povertà. La perseguiva in prima persona e incitava i suoi seguaci a farlo. Diceva che quando un frate ha una tonaca sola, una corda come cintura e un paio di mutande è a posto». E quando sorprese i suoi «a costruire una casa più bella per l'ordine si arrabbiò molto, perché era capace di grandi sfuriate. Inoltre non desiderava che i francescani facessero carriera nella Chiesa, ma prelati del suo ordine ce ne sono stati eccome nella storia».
    Perché tante differenze tra l'uomo e il santo arrivato fino a noi? «Furono proprio i suoi ad esaltarlo quasi come Cristo e a renderlo inimitabile pur di non dover replicare il suo esempio. All'inizio seguirlo significava mendicare o lavorare senza farsi pagare e chiedendo in cambio solo cibo. Poi fra i compagni nacquero talmente tanti problemi che lui rinunciò alla guida dell'ordine». Dopo la sua morte i francescani si divisero in minori, che seguivano le sue orme, e conventuali che interpretavano in maniera più morbida i suoi insegnamenti. Una distinzione che dura tuttora e a cui si sono aggiunti gli ancora più rigidi cappuccini.
  2. Dietrofront
    liste d'attesa
    Paolo Russo
    ROMA
    Giorgia Meloni lo aveva messo in cima alla lista dei desideri da realizzare prima del voto, perché il decreto legge taglia liste di attesa doveva essere la contromossa alla campagna elettorale di Elly Schlein, che molto ha puntato sulle accuse al governo di sabotaggio al servizio sanitario pubblico. Ma dopo slittamenti e rinvii, andati avanti in parallelo al braccio di ferro tra il Titolare della Salute, Orazio Schillaci, e quello dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il decreto legge, atteso al Consiglio dei ministri di martedì prossimo, salvo sorprese dell'ultima ora sarà declassato al rango di disegno di legge. Passa cioè da provvedimento subito attuativo a proposta destinata a divenire legge alle calende greche, quelle che di solito contraddistinguono i tempi di approvazione parlamentare dei ddl.
    Una mossa a sorpresa che cela tre difficoltà. La prima, come al solito, legata al problema delle copertura, perché il costo delle disposizioni contenute nei 25 articoli messi a punto dagli uomini di Schillaci sarebbe stato quasi tutto «a valere sul fondo sanitario nazionale». Che equivale a dire alle regioni: applicate le misure con quello che avete in cassa.
    Al ministero dell'Economia sarebbero infatti disposti a mettere sul piatto solo 300 milioni, mentre le misure messe a punto dalla Salute secondo i tecnici del Mef varrebbero almeno un miliardo e mezzo. Questo senza considerare il principio ribadito dalla vecchia bozza di decreto di garantire sempre e comunque la prestazione ai cittadini quando i tempi di attesa superano quelli massimi stabiliti per legge. Questo anche ricorrendo alle prestazioni erogate in regime di libera professione. Una sorta di bonus salta fila che era subito piaciuto a Giorgia Meloni, salvo mandarla ora su tutte le furie, scoperto al photo finish che le coperture non ci sono.
    Il secondo punto critico deriva dal primo. Perché è chiaro che varare un Piano taglia liste di attesa, di per se ambizioso, senza indicare un finanziamento adeguato si sarebbe potuto facilmente trasformare in un boomerang, con le opposizioni pronte a contrattaccare, accusando di nuovo il governo di definanziare la sanità.
    Terza e non ultima questione, l'annosa freddezza del Colle per l'uso eccessivo dei decreti legge.
    Così, salvo cedimenti clamorosi a Via XX settembre, il 4 giugno in Consiglio dei ministri il decreto entrerà nella veste molto più dimessa di un disegno di legge. Quanto debbano rammaricarsi gli assistiti è difficile dirlo, visto che manca la controprova sull'efficacia delle misure che avrebbero dovuto consentire di abbattere le liste di attesa, che oggi fanno aspettare mesi, se non anni, per una visita o un accertamento diagnostico. Ma a dolersene saranno sicuramente medici e privati. I camici bianchi vedono infatti slittare a tempo indeterminato la flat tax al 15% sulle ore di lavoro per prestazioni aggiuntive, oggi tassate al 43%, mentre gli specialisti ambulatoriali dovranno attendere tempi migliori per veder aumentare il loro compenso orario da 60 a 100 euro.
    Ma a piangere sono soprattutto i privati convenzionati, visto che dopo i 502 milioni già elargiti dalla manovra per alzare il loro tetto di spesa, il provvedimento "taglia-code" prevedeva ora un altro aumento di un punto percentuale per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026, per un valore totale di ulteriori 369 milioni. «L'ennesimo regalo ai privati», avevano già attaccato le opposizioni. «Un modo per aumentare l'offerta di prestazioni ai cittadini da parte di chi opera comunque per il pubblico», secondo Schillaci. Per ora entrambi senza più oggetto del contendere.
  3. COME LE AZIENDE UCCIDONO I LORO DIPENDENTI IN DIFFICOLTA' :   Milano, il dramma di una torinese di 32 anni: una notte di violenza con tre ragazzi che credeva amici, poi i ricoveri e il percorso di psicoterapia La svolta dell'azienda dopo l'iniziale solidarietà: " Il mercato in cui opera la società richiede il mantenimento di adeguati livelli di profittabilità "
    Manager licenziata dopo lo stupro di gruppo "Non sei più efficiente, ti diamo 5 mila euro"
    gianni giacomino
    TORINO
    Dopo una serata di festa in un locale dei Navigli di Milano venne stuprata per una notte intera da tre ragazzi che considerava suoi amici perché li conosceva e li aveva già frequentati. Era il 21 marzo 2023 e tutti, lei compresa, avevano esagerato con l'alcol. I responsabili della violenza furono identificati e arrestati dai carabinieri. La vittima, una manager 32enne, torinese, finì in ospedale.
    I colleghi e i dirigenti dell'azienda di Assago per cui lavorava da tre anni, specializzata nel commercio di brand di lusso, si strinsero intorno a lei: «Hai tutto il nostro sostegno, non mollare». Dopo sei mesi di mutua scandita da ricoveri in ospedale, da interminabili sedute da psicologi e psichiatri, con i famigliari che temevano si suicidasse, la ragazza provò a tornare al lavoro a settembre. Non ce la faceva, aveva ancora bisogno di cure. Alternava momenti di ottimismo ad altri di profonda tristezza: «La mia vita quella notte è cambiata, però ce la farò, mi serve solo un po' di tempo, ne sono sicura».
    Ma lo scorso 11 marzo l'azienda le ha consegnato la lettera di licenziamento «per giustificato motivo».
    «In un'ottica di maggior efficienza abbiamo deciso di riorganizzare le nostre attività, sopprimendo la posizione di "Service Merchandiser" da lei attualmente ricoperta e ridistribuendo le sue attuali mansioni tra altri dipendenti attualmente impiegati presso di noi». E ancora: «La informiamo che, dopo attenta verifica, abbiamo constatato l'impossibilità di adibirla ad altre mansioni». Una mazzata. «Perché lei vedeva nel lavoro la vera possibilità di ricominciare a vivere e, quando le hanno consegnato la lettera di licenziamento, è addirittura svenuta. È stato necessario anche l'intervento dei medici del 118», racconta l'avvocato Alexander Boraso, che segue la manager per la parte civile della vicenda e ha deciso di impugnare il licenziamento. «La verità – riflette il legale – è che, purtroppo, erano finiti su delle chat alcuni filmati della violenza e per l'azienda sarebbe stata una perdita di credibilità. E poi non avevano tempo di aspettarla, di permetterle di riprendersi al cento per cento sia fisicamente che psicologicamente».
    Secondo la 32enne e il suo legale non ci sono altri motivi. Anche perché: «La mia assistita non aveva ancora terminato tutti i permessi per curarsi». Ma l'azienda, che ha la sua sede legale in Olanda e una ventina di dipendenti in Italia, ha sempre sostenuto la sua posizione, respingendo qualunque accusa. «Come le è noto – scrive nel licenziamento – il mercato in cui opera la società richiede il raggiungimento e il mantenimento di adeguati livelli di profittabilità. Al fine di conseguire tali obiettivi si rende necessario efficientare i nostri costi, aumentando la marginalità della nostra operatività».
    È finito così il sogno di una giovane donna che era approdata a Milano dopo altre esperienze nel mondo della moda italiana, che parla correttamente quattro lingue e stava faticando per arrivare ai vertici della sua mansione anche in Francia e Spagna. A grandi linee era la responsabile della visibilità dei brand nei grandi centri commerciali in giro un po' per tutta Europa. Un compito difficile, dove sono fondamentali l'interazione, la preparazione e anche molta intuizione. Ma lei era molto soddisfatta, si sentiva realizzata, perché quello era il suo mondo. Fatto anche di feste, passerelle, incontri interessanti e amicizie che la stavano accompagnando nella sua avventura. Che lei sarebbe entusiasta di poter ricominciare anche subito. «Quello che l'ha davvero distrutta, dopo il dramma personale dal quale sta cercando di uscirne poco alla volta con grande difficoltà, è stato il modo in cui è stata silurata dalle persone nelle quali aveva riposto grande fiducia – evidenzia ancora Boraso – ovvero le sono stati offerti cinquemila euro per chiudere il rapporto di lavoro "o firmi adesso o mai più"».
  4. 241 alberi lungo l'asse centrale del quartiere Vanchiglietta dovranno essere tagliati in 5 anni Accolto in parte il ricorso presentato 11 mesi fa dal comitato di cittadini residenti nella zona
    Corso Belgio, aceri da abbattere il tribunale boccia il progetto

    Pier Francesco Caracciolo
    Il piano per l'abbattimento dei 241 aceri di corso Belgio, asse del quartiere Vanchiglietta, dovrà essere rivisto. Il Comune potrà sì rimuovere tutte le piante, come da progetto elaborato un anno e mezzo fa, ma dovrà farlo un passo alla volta, in un arco temporale ampio cinque anni, ben più lungo dei diciotto mesi previsti dal piano d'origine. È quanto è stato disposto l'altro ieri, con ordinanza cautelare, da Ludovico Sburlati, giudice della prima sezione del tribunale di Torino. Un provvedimento che si traduce in un parziale accoglimento del ricorso presentato undici mesi fa dal comitato di cittadini «Salviamo gli alberi di corso Belgio», assistiti dall'avvocata Virginia Cuffaro, che aveva chiesto di sospendere l'esecutività della delibera che racchiude il piano comunale.
    La diluizione dei tempi consisterà nel rimuovere non più di quarantotto aceri ogni anno, pari al venti percento del totale. Una soluzione idonea, è scritto nell'ordinanza, per «evitare la lesione del diritto alla salute» dei cittadini, che proprio le conseguenze - nefaste - del progetto in termini di perdita della frescura e dell'ombreggiamento avevano contestato.
    La Città, che progetta di rimuovere gli alberi nell'ambito di un piano di restyling delle banchine laterali del corso, dovrà procedere sostituendo di volta in volta gli aceri rimossi (alti una quindicina di metri) con piante non troppo piccole ma «di circonferenza-fusto di 20-25 centimetri e altezza di quattro metri circa».
    Dovrà inoltre «introdurre layer vegetali orizzontali», al fine di mitigare l'effetto isola di calore lungo il viale del quartiere Vanchiglietta. Entrambe le parti in causa, ieri, hanno accolto positivamente il provvedimento. «L'esperimento dei tecnici comunali di abbattere un intero viale di piante adulte e sostituirlo con alberelli, come se si trattasse di oggetti, dovrà essere definitivamente archiviato - esulta il comitato - Le alberate non si rottamano, perché la rottamazione di un viale lede il diritto alla salute».
    «Nel complesso ci riteniamo soddisfatti che l'ordinanza cautelare abbia nella sostanza valutato positivamente il progetto, intervenendo nel merito soltanto rispetto ad aspetti esecutivi dell'intervento stesso» commenta dal canto suo Francesco Tresso, assessore alla Cura della Città, cui è in capo il piano d'intervento.
    Il giudice Sburlati ha ordinato al Comune di far fronte ai tre quarti delle spese legali affrontate dalle due parti, che ammontano complessivamente a poco più di ottomila euro. D'altro canto, si legge nell'ordinanza, ha accettato la tesi della Città, secondo cui l'alberata di corso Belgio sarebbe «in regressione», cioè in condizioni di salute tanto precarie da giustificarne la rimozione. Proprio questo era stato uno dei nodi della questione: il Comune, settore Ambiente, ritiene gli aceri di corso Belgio in gran parte a fine ciclo vitale, punto di vista contestato dal comitato. Proprio la Città dovrà ora valutare i tempi per l'avvio del piano d'intervento, che era stato messo in stand-by all'indomani della presentazione del ricorso. La sospensione dei lavori di abbattimento era arrivata anche a seguito delle proteste dei cittadini, che per due volte, a suo tempo, erano scesi in strada inducendo gli operai a spegnere le motoseghe.

 

 

ESCLUSIONE COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE , COME AZIONISTA ATLANTIA, NEL PROCESSO A CARICO DI CASTELLUCCI PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI

COST PONTE M

 

 

 

 

Diritti degli azionisti

La Direttiva 2007/36/EC stabilisce diritti minimi per gli azionisti delle societa' quotate in Unione Europea. Tale Direttiva stabilisce all'Articolo 9 il diritto degli azionisti a porre domande connesse ai punti all'ordine del giorno dell'assemblea e a ricevere risposte dalle societa' ai quesiti posti.

 

Considerando le difficolta' che spesso si incontrano nel proporre domande e nel ricevere risposte in tempo utile, in particolare per quanto riguarda gli azionisti individuali impossibilitati a partecipare alla assemblea, e considerando che talvolta vi e' poca chiarezza sulle modalita' da seguire per porre domande alle societa',

 

Ritiene la Commissione:

che il diritto degli azionisti a formulare domande e ricevere risposte sia adeguatamente garantito all'interno dell'Unione Europea?

che la possibilita' di porre domande e ottenere risposte solo nel caso l'azionista sia fisicamente presente nell'assemblea sia compatibile con la Direttiva 2007/36/EC?

 

In che modo la Commissione ritiene che le societa' quotate debbano definire e comunicare le modalita' per porre domande da parte degli azionisti, in modo da assicurare che tale diritto sia rispettato appieno? Sergio Cofferati

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile liberamente  CLICCA QUI 

 

 

In data 3103.14 nel corso dell'assemblea Fiat il presidente J.Elkann mi fa fatto allontanare dalla stessa dalla DIGOS impedendomi il voto eccone la prova:   

DOC DIGOS

 

Sentenze  

1) IL 21.12.12  alle ore 09.00 nel TRIBUNALE TORINO aula 80 C'E'  STATA LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE  PER LA QUERELA DELLA  FIAT,  PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME  DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE .

 Mb

SCAPARONE     SENT Mb

il 24.11.14 alle ore 1200 si tenuto al TRIBUNALE DI TORINO aula 50 ingresso 19 l'udienza finale del mio processo d'appello in seguito alla querela di Fiat per aver detto il 27.03.2008 all'assemblea FIAT che ritengo "Marchionne un'illusionista temerario e spavaldo" e che "la sicurezza Fiat e' responsabile della morte di Edoardo Agnelli per omessa vigilanza". In 1° grado ero stato assolto anche in 2° e nuovamente sia FIAT che PG hanno impugnato per ricorso in Cassazione che mi ha negato la libertà di opinione con una sentenza del 14.09.15.

SOTTO POTETE TROVARE LA DOCUMENTAZIONE

SENT 2013   FIAT 2013  PM 2013 SENT 2015  FIAT 2015  PG 2015  SCA 14.11.14 SCA 24.11.14  SENT CASS

2) il 21 FEBBRAIO 2013  GS-GABETTI sono stati condannati per agiotaggio informativo.

SENTENZA DELLA CASSAZIONE SULL'ERRORE DEL TRIBUNALE DI TORINO NELL'ASSOLVERE GABETTI E GRANDE STEVENS

SENT CASS  SENT AP TO

 

Ifil-Exor: no risarcimento a parti civili, Consob punta a Cassazione

Borsa Italiana-21/feb/2013

Come parti civili si erano costituite la Consob e due piccoli azionisti, tra cui Marco Bava, noto per il suo attivismo in molte assemblee. "Non so ...

 

SU INTERNET IL  LIBRO DI GIGI MONCALVO  SULL'OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

PRES LIBRO   COP LIBRO DICEMBRE

Edoardo, un Agnelli da dimenticare

 

Marco Bernardini non ha le prove del suicidio io ho molte prove dell'omicidio che sono state illustrate in 5 libri di cui l'ultimo e' l'ultimo di Puppo :

EDOARDO AGNELLI, UN GIALLO TROPPO COMPLICATO - DIRITTO DI CRONACA

Ma Lapo ricorda il suo cane :

http://www.today.it/rassegna/morto-cane-lapo-elkann-comodino.html

 

La vostra voce in Europa - Consultazioni aperte - IT

 

 

www.italiachecambia.org

www.jobyourlife.com

www.osservatoriodannoallapersona.org

www.valserena.it PER PRODOTTI NATURALI

 rowdfundingbuzz.it

http:/fliiby.com/marcobava/?utm_source=in150&utm_medium=email&utm_campaign=life_cycle

http://paoloferrarocdd.blogspot.it/

 

Sarà operativa dal 9 gennaio la nuova piattaforma per la risoluzione alternativa delle controversie online messa in campo dalla Commissione europea. Gli organismi di risoluzione alternativa delle controversie (Adr) notificati dagli Stati membri potranno accreditarsi immediatamente, mentre consumatori e professionisti potranno accedere alla piattaforma a partire dal 15 febbraio 2016, all'indirizzo

http://ec.europa.eu/consumers/odr/

 

 

http://www.freevillage.it/ sito avv.Mario Piccolino ucciso il 29.05.15

 

VIDEO Mb

https://youtu.be/ACwrglgdOeA

https://youtu.be/gQoC1u6yWOM

https://youtu.be/pJ3Y_oSqMV8

https://youtu.be/cSQo3ljpM-Y

 

 

 

 http://www.barattobb.it/

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

 

SE VUOI VEDERE COME VA IL MOND0 VAI SU : https://youtu.be/3sqdyEpklFU

 

 

Sistema di Gestione e Controllo PRNN

https://www.mase.gov.it/pagina/pnrr/sistema-di-gestione-e-controllo

 

 

DIRITTO ALLE VISITE SANITARIE  GRATUITE

www.sportellisalute.lo.it/sito/

 

 

 

Le telecomunicazioni sono un asset strategico per la crescita e lo sviluppo sostenibile del Paese. La disponibilità di una infrastruttura di telecomunicazioni performante è determinante ai fini della competitività. È dunque essenziale essere informati su quello che sta accadendo nel settore anche per capire in che direzione sta andando il Paese.

Ecco una lista delle fonti più affidabili.

Mimit: il ministero per le Imprese e Made in Italy è diviso in sezioni. La sezione “Comunicazioni” è organizzata in due sotto-sezioni: una dedicata alla banda ultralarga dove è possibile accedere al catasto delle infrastrutture e al portale bandaultralarga.italia.it dove è possibile monitorare lo stato dei lavori. L’altra sezione è dedicata a Internet con tutte le info relative all’Internet governance, la sicurezza informatica, le autorizzazioni ai provider e la normativa sull’accessibilità. Nella sezione Media disponibili gli ultimi annunci e azioni del ministero per accelerare sulla diffusione della connettività in Italia.

Infratel: la società di Invitalia è impegnata in interventi di infrastrutturazione del Paese, per il superamento del digital divide e l’abilitazione alla diffusione di servizi di connettività avanzati. Si può accedere alla Data Room, lo spazio online progettato per condividere i dati che sono alla base degli interventi di infrastrutturazione digitale su tutto il territorio nazionale. Inoltre è presente il link al portale del piano nazionale banda ultralarga per monitorare lo stato dei lavori e aanche quello del progetto “Wifi Italia”.

Corecom: i Comitati regionali per le comunicazioni sono gli organi funzionali di Agcom sul territorio. Sui portali regionali attività, stato dell’arte sulla diffusione delle reti e ricerche.

FONTI ISTITUZIONALI EUROPEE E INTERNAZIONALI
Dg Connect: è la direzione della Commissione europea per le Reti di comunicazione dove è possibile trovare tutto il programma di lavoro della Commissione, i piani strategici e di gestione e infine le relazioni annuali delle attività con i risultati e risorse utilizzate dalla direzione anno per anno.

Etsi: lo European Telecommunications Standards Institute è un organismo internazionale, indipendente e senza fini di lucro, responsabile della definizione e dell’emissione di standard nel campo delle Tlc in Europa. Tutti gli standard sono disponibili online.

Itu: l’International Communication Union è l’agenzia Onu per le telecomunicazioni. Il portale istituzionale elenca e approfondisce le azioni strategiche che l’ente sta mettendo in campo per ridurre il digital divide in tutto il mondo e una serie di interviste ad esperti e membri dell’Agenzia stessa sulle strategie da adottare per un mondo più connesso.

LE ASSOCIAZIONI ITALIANE
Asstel: l’associazione che raccoglie le grandi telco italiane a disposizione notizie sulle attività, le legislazioni di riferimento del settore e lo stato dell’arte sul mondo del lavoro e sulle relazioni industriali.

Aiip: l’associazione italiana internet provider raccoglie le telco medie e piccole. Sul portale è possibile accedere ai contenuti sulle attività dell’organizzazione e degli associati e sul ruolo delle Pmi del settore per uno sviluppo sostenibile del settore.

Assoprovider: l’associazione rappresenta gli internet service provider. Online sul portale una serie di contenuti su attività, legislazione e strategie.

Quadrato della Radio: raccoglie manager, esperti e ricercatori che “studiano” l’evoluzione delle Tlc in Italia e nel mondo. Sul sito disponibili tutte le attività e le ricerche.

LE ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI
Etno: l’European Telecommunications Network Operators’ Association raccoglie le telco europee. Il sito fornisce aggiornamenti sulle ultime notizie e comunicati stampa relativi alle attività di Etno e all’industria delle telecomunicazioni in generale nonché una serie di documenti, rapporti e pubblicazioni su argomenti chiave per l’industria delle telecomunicazioni.

Ecta: la European Competitive Telecommunications Association raccoglie gli operatori alternativi, compresi gli Mnvo. Su sito le informazioni sull’associazione, comprese le posizioni e le advocacy rispetto ai temi che riguardano gli operatori concorrenti in Europa. Disponibili anche report, analisi e informazioni sulle tendenze del settore.

Ftth Council Europe: è un’organizzazione senza scopo di lucro che rappresenta gli operatori di rete a banda larga in fibra ottica in Europa. Sul portale sono disponibili informazioni sui vantaggi della tecnologia Ftth, report e analisi sugli impatti economici e sociali della fibra su economia e società e risorse tecniche e informative per aiutare le telco nella pianificazione e nella realizzazione di reti Ftth.

Gsma: la Global System for Mobile Communications Association, è un’organizzazione internazionale che rappresenta gli operatori di Tlc mobili di tutto il mondo. Disponibili notizie e aggiornamenti sulle ultime tendenze, innovazioni e sviluppi nel settore delle telecomunicazioni mobili e anche analisi e studi di mercato. Online anche risorse e best practice per gli operatori di telefonia mobile, come linee guida operative, documenti tecnici, standard e regolamenti.

TESTATE E PORTALI ONLINE
CorCom: testata del Gruppo Digital360, è il più importante quotidiano online italiano che si occupa di tematiche inerenti le Tlc. Sono disponibili news, approfondimenti e interviste ai protagonisti del settore che raccontano come sta evolvendo il mondo delle Tlc e l’impatto su economia e società. Ogni giorno è inviata una newsletter con le notizie più rilevanti.

Techflix360: è il nuovo centro di risorse del Gruppo Digital360. Un vero e proprio “knowledge hub” sull’innovazione digitale e le telecomunicazioni che consente di approfondire gli argomenti di interesse attraverso white paper, webcast, eBook, infografiche, webinar.    

Telecompaper: fornisce notizie, analisi, rapporti di settore e servizi di consulenza per le industrie delle telecomunicazioni, dei media e della tecnologia. Telecompaper monitora costantemente l’evoluzione del settore, raccogliendo informazioni da diverse fonti e fornendo aggiornamenti sulle tendenze, gli sviluppi e le innovazioni nel campo delle telecomunicazioni.

Total Telecom: il sito offre notizie, approfondimenti e interviste a protagonisti del settore delle Tlc europeo e internazionale. Disponibili anche podcast e webinar.

Mobile World Live: è una piattaforma online che fornisce notizie, analisi e informazioni sul settore delle telecomunicazioni e della tecnologia mobile. È gestita dalla Gsma e offre una copertura dettagliata degli eventi e delle novità dell’industria, tra cui le ultime tendenze, gli sviluppi tecnologici, le partnership commerciali e le iniziative di innovazione nel campo delle comunicazioni mobili.

Fierce Telecom: il sito online fornisce aggiornamenti sulle ultime tendenze, sviluppi e innovazioni nell’industria delle telecomunicazioni. Fierce Telecom copre una vasta gamma di argomenti, tra cui reti di comunicazione, servizi di connettività, infrastrutture, tecnologie emergenti, regolamentazione e molto altro.

 

 

 

CAMERA DEI DEPUTATI – TESTO UNIFICATO – Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’operato del Governo e sulle misure da esso adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica del COVID- 19

 

 

TO.11.06.23

H2 Mb

l’H2 e’ una riserva di energia non e’ un vettore energetico visto che il suo rapporto energetico e’ di 2 a 1? Per cui la produzione corretta di H2 da stoccaggio e’ a km0 .
Vettore energetico significa trasportare l’energia come il gas la trasporta dai giacimenti nei gas dotti.
H2 e’ una riserva di energia che viene prodotta e conservata in un luogo definito in funzione dell’uso che se ne puo’ fare in una centrale elettrica in termini di tempo oppure per l’auto in termini di spazio per viaggiare . L’H2 e’ un trasporto mediato dell’elettricita’.
Alla base dell’H2 ci sono l’elettricità’ da fonte rinnovabile e l’acqua. Si produce l’H2 perché dove c’e’ bisogno di energia non si può portare con un filo elettrico. Per cui l’H2 e’ una riserva di energia che viene prodotta e posizionata dove e quando serve. Per cui a H2 e non ha senso produrre H2 con elettricità rinnovabile per poi tornare a produrre elettricità. A questo punto ha molto più senso produrre elettricità, prendere un filo elettrico e portare l’elettricità’ dove e quando serve. Ci sono dei casi in cui l’elettricità’ non può essere portata con un filo, come per l’autotrazione e quindi si usa l’H2 come riserva di elettricità da usare in movimento senza un filo o una batteria. Quindi con l’elettricità’ e l’acqua si produce l’H2 , che poi si libera rilasciando elettricità con uno spostamento d’acqua dal luogo di produzione dell’H2 a quello di utilizzo. In una centrale elettrica dove l’H2 viene prodotto per costituire una riserva, quando l’H2 si riutilizza anche l’acqua viene recuperata . Sia per l’autotrazione sia per le centrali elettriche la produzione ottimale e’ a KM0 . Cioe’ il distributore e la produzione di energia elettrica. Ecco perche’ non ha senso H2MED.

PROGETTO ITH2 per;
1) un progetto nazionale integrato energia-clima PNIEC
2) PRODUZIONE DELLA TOYOTA PRIUS H2 A TORINO

Premessa: La produzione dell’H2 e’ quella di una infrastruttura che produca energia rinnovabile con fotovoltaico che non consumi territorio e con boe marine per produrre H2 a KM0 con idrogenatori.

OBIETTIVO : H2 KM0 e’ l’obiettivo finale in quanto il rapporto energico fra la produzione ed il risultato e’ di 2 a 1. Significa che per produrre 1 di H2 con idrogenatore occorre utilizzare 2 energia elettrica. Per cui non hanno senso gli idrogenodotti per trasportare H2, in quanto ha una convenienza produrre H2 dove viene utilizzato. Ecco perche’ ha piu’ senso trasportare l’elettricità con elettrodotti, da fonte rinnovabile per produrre H2 dove quando serve.

A COSA PUO’ SERVIRE L’H2 ?: 2 possono essere gli utilizzi dell’H2
1) Autotrazione
2) Produzione di energia elettrica quando le energie rinnovabili non sono disponibili.

PROGETTI DI SVILUPPO: Sviluppando rapidamente una rete dell’H2 per autotrazione attraverso la GDO ed AUTOGRILL si possono realizzare pensiline fotovoltaiche per produrre energia elettrica per l’H2.
Con una base distributiva dell’H2 si creano le premesse ed un modello europeo per la domanda di H2 e delle auto ad H2 per cui si può arrivare a produrre negli stabilimenti Pininfarina la futura top dell’H2 : TOYOTA PRIUS H2.

Marco BAVA
 

https://www.youtube.com/watch?v=dDCfk3u9vU0 (VIDE MINISTRO PICHETTO)

https://www.youtube.com/watch?v=Cr1FmAgE-WY (video integrale DR QUADRINO)

 

 

BENITO MUSSOLINI : PERDENTE

L’8 settembre 1943 a Modena
La sera dell’8 settembre 1943 il generale Matteo Negro presidia il Palazzo ducale di Modena. I militari presenti sono troppo pochi per tentare una difesa. Diversi sono impegnati nel campo estivo alle Piane di Mocogno, agli ordini del colonnello Giovanni Duca. Negro, tutt’altro che ostile ai nazisti, decide di consegnarsi alle forze occupanti. In città cerca di resistere soltanto un reparto del 6° reggimento di artiglieria, che punta alcuni pezzi contro i nazisti. Poco dopo, tuttavia, il comando ordina di desistere e la Wehrmacht trova via libera.

Il mattino del 9 settembre i modenesi si risvegliano sotto l’occupazione nazista. La situazione è molto confusa, ma il cronista Adamo Pedrazzi non teme che si scatenino particolari violenze. La città sembra ordinata e piuttosto pronta ad abituarsi alla nuova situazione. Le cose sono però molto diverse là dove la fame si fa sentire.

In vari luoghi della provincia i civili prendono d’assalto ammassi e salumifici per evitare che le scorte finiscano nelle mani dei militari. I più disperati cercano di accaparrarsi quel cibo che è sempre più raro. Da qualche parte la foga è tale da generare veri e propri pericoli. A Castelnuovo Rangone i nazisti intervengono con le armi mentre tante persone cercano di portare via qualcosa dal salumificio Villani.

Passano alcuni giorni e la situazione diventa più chiara. I nazisti non sembrano voler infierire con la violenza, ma i fascisti della Repubblica sociale italiana si mostrano subito determinati ad affermare la propria autorità. Pretendono che le famiglie restituiscono il cibo prelevato dagli ammassi e gli oggetti abbandonati dai militari in fuga. Non vogliono che nessuno sgarri. Pur di evitare il tradimento del patto con la Germania nazista, sono disposti a scatenare una guerra civile.

 

STRAGI DI STATO PER SPECULAZIONE INTERNAZIONALE  DA VACCINI

«Qual è l’incidenza assoluta di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio dopo una vaccinazione bivalente COVID-19?».

A questa domanda hanno cercato di rispondere in uno studio pubblicato su MedRxiv i ricercatori del Kaiser Permanente Katie Sharff, Thomas K Tandy, Paul F Lewis ed Eric S Johnson che hanno rilevato ben 100mila casi di ictus ischemico tra pazienti americani over 65 del Nord-Ovest vaccinati con i sieri genici mRNA Pfizer o Moderna.

L’ischemia cerebrale è una condizione in cui il cervello non riceve abbastanza sangue da soddisfare i suoi bisogni metabolici. La conseguente carenza di ossigeno può portare alla morte del tessuto cerebrale, e di conseguenza all’ictus ischemico. E’ pertanto una patologia che mette in correlazione due note reazioni avverse dei sieri genici Covid mRNA o mDNA: le patologie cardiovascolari e quelle neurocerebrali, vergognosamente occultate dalla Pfizer nei suoi trial clinici.

«Abbiamo condotto uno studio di coorte retrospettivo su pazienti Kaiser Permanente Northwest (KPNW) di età pari o superiore a 18 anni che sono stati vaccinati con la formulazione Pfizer o Moderna del vaccino bivalente COVID19 tra il 1 settembre 2022 e il 1 marzo 2023. I pazienti sono stati inclusi nello studio studiare se fossero iscritti al KP al momento della vaccinazione e durante il periodo di follow-up di 21 giorni. Abbiamo replicato la metodologia di analisi del ciclo rapido Vaccine Safety Datalink (VSD) e cercato possibili casi di ictus ischemico o TIA nei 21 giorni successivi alla vaccinazione utilizzando i codici diagnostici ICD10CM sia nella posizione primaria che in qualsiasi posizione».

E’ quanto si legge nell’Abstract della ricerca intitolata “Rischio di ictus ischemico dopo la vaccinazione di richiamo bivalente COVID-19 in un sistema sanitario integrato (Risk of Ischemic Stroke after COVID-19 Bivalent Booster Vaccination in an Integrated Health System)”.

Lo studio dei ricercatori americani di Kaiser Permanente – link a fondo pagina

«Abbiamo aspettato 90 giorni dalla fine del follow-up (21 marzo 2023) per l’accumulo completo dei dati non KP prima di analizzare i dati per tenere conto del ritardo nell’elaborazione delle richieste di risarcimento assicurativo al di fuori dell’ospedale – proseguono i ricercatori di Kaiser Permanente – Due medici hanno giudicato possibili casi rivedendo le note cliniche nella cartella clinica elettronica. Le analisi sono state stratificate per età pari o superiore a 65 anni per consentire confronti con i VSD che hanno riferito alla riunione dell’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) l’incidenza di ictus ischemico o TIA (incidenza riportata da VSD; 24,6 casi di ictus ischemico o TIA per 100.000 pazienti vaccinato)».

I risultati dello studio sono stati sconcertanti ed hanno confermato anche la ricerca tedesca che per prima aveva segnalato la pericolosità dei booster bivalenti che erano stati testati solo sui topi ma, nonostante ciò, furono raccomandati dal Dipartimento della Salute USA e dal Ministero della Salute italiano anche per i bambini.

«L’incidenza di ictus ischemico o TIA è stata di 34,3 per 100.000 (IC al 95%, da 17,7 a 59,9) nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni che hanno ricevuto il vaccino bivalente Pfizer, sulla base di un codice diagnostico nella posizione primaria del pronto soccorso o dell’ospedale scarico. L’incidenza è aumentata a 45,7 per 100.000 (IC 95% da 26,1 a 74,2) quando abbiamo ampliato la ricerca a una diagnosi in qualsiasi posizione e non ci siamo pronunciati per la conferma. Tuttavia, la maggior parte di queste diagnosi aggiuntive di ictus apparente o TIA erano diagnosi di falsi positivi basate sul giudizio dei medici. La stima dell’incidenza basata sulla posizione primaria concordava strettamente con la stima dell’incidenza basata su qualsiasi posizione e giudizio medico: 37,1 su 100.000 (IC 95% da 19,8 a 63,5). Il 79% dei casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in ospedali non di proprietà del sistema di consegna integrato».

«Abbiamo identificato un aumento del 50% nell’incidenza di ictus ischemico per 100.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni vaccinati con il vaccino bivalente Pfizer, rispetto ai dati presentati dal VSD. Il 79% dei casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in ospedali che non sono di proprietà del sistema di consegna integrato e un ritardo nell’elaborazione delle richieste di risarcimento assicurative esterne all’ospedale è stato probabilmente responsabile della discrepanza nell’accertamento dei casi di ictus ischemico. Il giudizio medico di tutti i casi in questo studio ha consentito stime accurate dell’incidenza assoluta dell’ictus per 100.000 destinatari del vaccino ed è utile nel calcolo del beneficio netto per le raccomandazioni politiche e il processo decisionale condiviso».

«Poiché i vaccini COVID-19 caricano il corpo con il codice genetico per la proteina trombogenica e letale Wuhan Spike, coloro che prendono un vaccino sono vulnerabili a una catastrofe se vengono infettati da SARS-CoV-2 dopo aver recentemente preso uno dei vaccini» il famoso cardiologo americano Peter McCullough ha commentato così lo studio del professor Fadi Nahab dei Dipartimenti di Neurologia e Pediatria della Emory University a cui avevamo dedicato ampio risalto.

«Nahab e colleghi di Emory hanno analizzato un database statale di destinatari del vaccino COVID-19. Circa 5 milioni di georgiani adulti hanno ricevuto almeno un vaccino COVID-19 tra dicembre 2020 e marzo 2022: il 54% ha ricevuto BNT162b2, il 41% ha ricevuto mRNA-1273 e il 5% ha ricevuto Ad26.COV2.S. Quelli con concomitante infezione da COVID-19 entro 21 giorni dalla vaccinazione avevano un aumentato rischio di ictus ischemico (OR = 8,00, 95% CI: 4,18, 15,31) ed emorragico (OR = 5,23, 95% CI: 1,11, 24,64)» scrive McCullough nel suo Substack citando l’abstract dello studio.

«Questa analisi mostra uno dei tanti grandi pericoli presenti nello sviluppo e nel lancio rapidi di un vaccino senza una sicurezza e un monitoraggio dei dati sufficienti. L’ictus è un risultato devastante e sembra che un gran numero di casi debilitanti avrebbe potuto essere evitato se i vaccini COVID-19 fossero stati ritirati dal mercato nel gennaio 2021 per eccesso di mortalità. I pazienti in questo studio sarebbero stati risparmiati da ictus e disabilità» aggiunge il cardiologo americano rilevando l’importanza dello studio.

Verissimo! Ma quanti ictus avrebbero potuto essere evitati se lo studio fosse stato revisionato e pubblicato mesi fa sia sulla prestigiosa rivista che poi su PUBMED, la libreria scientifica dell’Istituto Nazionale della Salute americano (NIH) che l’ha ripreso?

 

Il 13 novembre, mi sono unito alla deputata statunitense Marjorie Taylor Greene e a sette suoi colleghi repubblicani della Camera, in un'audizione intitolata Injuries Caused by COVID-19 Vaccines, che ha esplorato i potenziali collegamenti tra la vaccinazione COVID-19 e gli eventi avversi tra cui miocardite, pericardite e coaguli di sangue. , danni neurologici, arresto cardiaco, aborti spontanei, problemi di fertilità e altro ancora. Il gruppo ha ascoltato le testimonianze sugli eventi avversi dei vaccini da parte degli esperti medici Dr. Robert Malone e Dr. Kimberly Biss e ha anche ascoltato l'avvocato Thomas Renz che rappresentava gli informatori del Dipartimento della Difesa (DOD) che hanno rivelato aumenti di diagnosi mediche tra i membri del servizio registrati in un DOD Banca dati. Scopri di più in questo comunicato stampa .

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LEGGI - New York Post: Il senatore Johnson richiede un colloquio con il consigliere di Fauci, i dati chiave del COVID "profondamente preoccupati" sono stati distrutti

VEDI - Post su X: "E-mail confidenziale del consulente di Fauci che descrive in dettaglio gli sforzi per eludere la mia supervisione sulle origini del COVID-19 . Maggiori dettagli nel comunicato stampa.

GUARDA - Solo la Notizia: "Nessuno vuole ammettere di aver sbagliato". - Il senatore Johnson sugli ultimi numeri del vaccino COVID

 

Il British Medical Journal ha accusato la Food and Drug Administration, l’ente americano regolatore dei farmaci, di aver occultato il risultato di un grande studio di farmacovigilanza attiva, quindi non basato solo su segnalazioni individuali e gratuite a database (EudraVigilance gestita da EMA nell’Unione Europea e VAERS da CDC negli Stati Uniti), si è invece concentrato anche sul follow-up di alcuni vaccinati.

La ricerca statistica denominata “Sorveglianza della sicurezza del vaccino COVID-19 tra le persone anziane di età pari o superiore a 65 anni” è stata finalmente rilasciata dalla FDA e pubblicata il 1° dicembre 2022 dalla rivista specializzata Journal of Vaccine and Elsevier di Science Direct.

Il primo firmatario è Hui-Lee Wong, Direttrice associata per l’innovazione e lo sviluppo dell’Ufficio di biostatistica ed epidemiologia, Centro per la valutazione biologica della Food and Drug Administration statunitense, Silver Spring, MD, USA. Lo studio si concentra sui dati relativi a 30.712.101 persone anziane.

 

 

DOPO I VACCINI 15 INCIDENTI DI BUS PER MALORI DEI CONDUCENTI

Piazzola sul Brenta (PD), Marzo 2022, “Malore dopo l’incidente a Piazzola sul Brenta, grave un autista di bus. Il conducente 44enne ha tamponato un autocarro. Dopo la telefonata a BusItalia si è accasciato sul volante perdendo i sensi”;
Cesena, Dicembre 2022, “Cesena, malore mentre guida l’autobus: 9 auto danneggiate”;
Trento, Aprile 2023, “Paura a Trento, l’autista ha un malore e il bus esce di strada: il mezzo resta in bilico sul muretto del giardino di una casa”;
La Spezia, Maggio 2022, “Malore improvviso per l’autista dello scuolabus, mezzo fa un volo di venti metri”, Catania, Ottobre 2022, “Catania: autista si sente male, bus si schianta”;
Limone Piemonte, Marzo 2023, “maestra interviene per malore autista”;
Sandrà di Castelnuovo del Garda (VR), “Verona, l’autista ha un malore: il bus degli studenti esce di strada e finisce in un vigneto” (conducente di soli 26 anni);
Alessandria, Aprile 2022, “Autista di pullman muore alla guida per un malore”;
Settingiano (CZ), Luglio 2023, “Accosta ai primi sintomi: autista salva passeggeri bus prima di morire di infarto”;
Venezia, Ottobre 2022, “Malore improvviso prima di prelevare una scolaresca: Oscar Bonazza muore a 63 anni;
Roma, Dicembre 2022, “Roma, bus con 41 bimbi a bordo finisce fuori strada per malore autista”;
Cittadella (PD), Gennaio 2023, “Autista di scuolabus muore alla guida per un malore e centra un pullman a Cittadella. Il conducente aveva appena lasciato gli alunni a scuola”;
Genova, Luglio 2023, “Autobus sbanda e colpisce le auto in sosta per un malore dell’autista. L’autista è stato accompagnato al Pronto soccorso un condizioni di media gravità”;
Cagliari, Maggio 2023, “Malore improvviso, l’autista perde il controllo del bus, esce di strada e abbatte due semafori: strage sfiorata”;
Piacenza, Aprile 2023, “Autobus di linea contro un albero dopo il malore dell’autista”… Il più curioso, guardacaso, è poi questo;
L’Aquila, Luglio 2023, “Troppo caldo a bordo del bus, autista dell’Azienda mobilità aquilana (Ama) viene colpito da un malore”.

 

27.11.23

Su 326 autopsie di vaccinati morti «un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in modo indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in modo significativo la vaccinazione COVID-19».

A scriverlo nero su bianco è una ricerca pubblicata in pre-print (ovvero ancora in attesa di revisione paritaria che potrebbe arrivare tra un mese o tra due anni) dal sito Zenodo che non può essere ritenuta una piattaforma poco affidabile in quanto è gestito dal CERN per OpenAIRE.

Zenodo è un archivio open access per le pubblicazioni e i dati da parte dei ricercatori. Il suo nome deriva da Zenodotos di Ephesos, il primo Direttore della grande biblioteca di Alessandria che ha messo le basi per la costruzione della biblioteconomia.

L’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, comunemente conosciuta con la sigla CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, posto al confine tra la Francia e la Svizzera, alla periferia ovest della città di Ginevra, nel comune di Meyrin. La convenzione che lo istituiva fu firmata il 29 settembre 1954 da 12 stati membri mentre oggi ne fanno parte 23 più alcuni osservatori, compresi stati extraeuropei.

OpenAIRE è un partenariato senza scopo di lucro di 50 organizzazioni, fondato nel 2018 come entità giuridica greca, OpenAIRE A.M.K.E, per garantire un’infrastruttura di comunicazione accademica aperta e permanente a sostegno della ricerca europea.

Lo studio è stato presentato dal laureato in science (BS) Nicolas Hulscher presso il Dipartimento di Epidemiologia dell’Università del Michigan lo scorso venerdì 17 novembre 2023 durante una “poster session”. In ambito accademico l’esposizione di un “poster”, in un congresso o una conferenza con un focus accademico o professionale, è la presentazione di informazioni di ricerca sotto forma di poster cartaceo che i partecipanti alla conferenza possono visualizzare.

Il giovane Hulsher è stato accreditato con un progetto approvato denominato “Systematic Review of Autopsy Findings in Deaths after COVID-19 Vaccination – Revisione sistematica dei risultati dell’autopsia nei decessi dopo la vaccinazione COVID-19” in cui ha potuto fregiarsi di mentor senior di fama mondiale soprattutto nell’ambito delle inchieste sui danni da sieri genici mRNA o mDNA.

McCullough, che ha dato risalto all’evento sul suo substack, è il noto cardiologo americano che per primo ha denunciato i pericoli di miocarditi letali, confermati dagli studi FDA, CDC e infine anche dall’EMA, mentre Makis è l’oncologo canadese che ha scoperto il fenomeno del turbo-cancro.

Nei mesi scorsi lo studio era stato pubblicato anche dalla nota rivista britannica The Lancet che però lo aveva ritirato dopo 24 ore perché aveva scatenato – giustamente – una bufera sui media, sui social e di conseguenza nella comunità scientifica internazionale.

presentazione ufficiale presso l’Università de Michigan e dalla pubblicazione sul sito Zenodo gestito dal CERN.

D’altronde soltanto una volontà paranoica di censura potrebbe oscurarlo essendo basato su una semplice analisi di documenti pubblicati sul più importante archivio medico del mondo: la libreria PUBMED gestita dall’NIH, ovvero l’Istituto Nazionale per la Salute del Governo USA.

«Il rapido sviluppo e l’ampia diffusione dei vaccini contro il COVID-19, combinati con un elevato numero di segnalazioni di eventi avversi, hanno portato a preoccupazioni sui possibili meccanismi di danno, tra cui la distribuzione sistemica delle nanoparticelle lipidiche (LNP) e dell’mRNA, il danno tissutale associato alle proteine ​​spike, la trombogenicità, disfunzione del sistema immunitario e cancerogenicità. Lo scopo di questa revisione sistematica è indagare i possibili collegamenti causali tra la somministrazione del vaccino COVID-19 e la morte utilizzando autopsie e analisi post mortem».

Si legge nell’Abstract della ricerca che fa riferimento a problematiche già certificate separatamente da altre decine di studi  come quello del biochimico italiano Gabriele Segalla sulle nanoforme e sugli eccipienti tossici del siero genico Comirnaty di Pfizer-Biontech autorizzato dall’European Medicines Agency nonostante non potesse “non sapere della tossicità delle inoculazioni”.

«Abbiamo cercato tutti i rapporti autoptici e necroscopici pubblicati relativi alla vaccinazione COVID-19 fino al 18 maggio 2023 – riferiscono Hulsher et al. – Inizialmente abbiamo identificato 678 studi e, dopo lo screening dei nostri criteri di inclusione, abbiamo incluso 44 documenti che contenevano 325 casi di autopsia e un caso di necroscopia. Tre medici hanno esaminato in modo indipendente tutti i decessi e hanno determinato se la vaccinazione contro il COVID-19 fosse la causa diretta o avesse contribuito in modo significativo alla morte».

«Il sistema di organi più implicato nella morte associata al vaccino COVID-19 è stato il sistema cardiovascolare (53%), seguito dal sistema ematologico (17%), dal sistema respiratorio (8%) e da sistemi multipli di organi (7%). In 21 casi sono stati colpiti tre o più apparati. Il tempo medio dalla vaccinazione alla morte è stato di 14,3 giorni. La maggior parte dei decessi si è verificata entro una settimana dall’ultima somministrazione del vaccino. Un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in modo indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in modo significativo la vaccinazione COVID-19» si legge nello studio consultabile su Zenodo (link a fondo pagina).

Ecco quindi le considerazioni finali dei ricercatori scientifici e medici:

«La coerenza osservata tra i casi in questa revisione con eventi avversi noti del vaccino COVID-19, i loro meccanismi e il relativo eccesso di morte, insieme alla conferma dell’autopsia e alla decisione della morte guidata dal medico, suggerisce che esiste un’alta probabilità di un nesso causale tra COVID-19 vaccini e morte nella maggior parte dei casi. Sono necessarie ulteriori indagini urgenti allo scopo di chiarire i nostri risultati».

«Il sistema di organi più implicato nella morte associata al vaccino COVID-19 è stato il sistema cardiovascolare (53%), seguito dal sistema ematologico (17%), dal sistema respiratorio (8%) e da sistemi multipli di organi (7%). In 21 casi sono stati colpiti tre o più apparati. Il tempo medio dalla vaccinazione alla morte è stato di 14,3 giorni. La maggior parte dei decessi si è verificata entro una settimana dall’ultima somministrazione del vaccino. Un totale di 240 decessi (73,9%) sono stati giudicati in modo indipendente come direttamente dovuti o a cui ha contribuito in modo significativo la vaccinazione COVID-19» si legge nello studio consultabile su Zenodo (link a fondo pagina).

Ecco quindi le considerazioni finali dei ricercatori scientifici e medici:

«La coerenza osservata tra i casi in questa revisione con eventi avversi noti del vaccino COVID-19, i loro meccanismi e il relativo eccesso di morte, insieme alla conferma dell’autopsia e alla decisione della morte guidata dal medico, suggerisce che esiste un’alta probabilità di un nesso causale tra COVID-19 vaccini e morte nella maggior parte dei casi. Sono necessarie ulteriori indagini urgenti allo scopo di chiarire i nostri risultati».

 

La ricerca pubblicata sul sito Zenodo gestito dal CERN – link al fondo dell’articolo tra le fonti

 

 

Brevetto Moderna ammette i problemi di tumori nel DNA da laboratorio

Bre

 

Leggiamo infatti nel brevetto dell’agosto 2019 sui vaccini mRNA contro il virus parainfluenzale umano 3 (HPIV-3) quanto segue:

“L’iniezione diretta di DNA geneticamente modificato (ad esempio DNA plasmidico nudo) in un ospite vivente fa sì che un piccolo numero delle sue cellule producano direttamente un antigene, determinando una risposta immunologica protettiva. Da questa tecnica, tuttavia, derivano potenziali problemi, inclusa la possibilità di mutagenesi inserzionale, che potrebbe portare all’attivazione di oncogeni o all’inibizione di geni oncosoppressori”.

La soppressione del gene che contrasta lo sviluppo dei tumori è proprio quel meccanismo che molti oncologi ritengono sia responsabile delle forme anomale di turbo-cancro rilevate tra le persone vaccinate coi sieri genici mRNA Covid

 

21.10.23

Giovedì Health Canada ha confermato la presenza di contaminazione del DNA nei vaccini Pfizer COVID-19 e ha anche confermato che Pfizer non ha rivelato la contaminazione all’autorità sanitaria pubblica. La contaminazione del DNA include il promotore e potenziatore Simian Virus 40 (SV40) che Pfizer non aveva precedentemente rivelato e che secondo alcuni esperti rappresenta un rischio di cancro a causa della potenziale integrazione con il genoma umano.

Health Canada, l’autorità sanitaria pubblica del paese, ha dichiarato a The Epoch Times che mentre Pfizer ha fornito le sequenze complete di DNA del plasmide nel suo vaccino al momento della presentazione iniziale, il produttore del vaccino “non ha identificato specificamente la sequenza SV40”.

“Health Canada si aspetta che gli sponsor identifichino qualsiasi sequenza di DNA biologicamente funzionale all’interno di un plasmide (come un potenziatore SV40) al momento della presentazione”, ha affermato.

L’ammissione di Health Canada è arrivata dopo che due scienziati, Kevin McKernan e Phillip J. Buckhaults, Ph.D., hanno scoperto la presenza di DNA plasmidico batterico nei vaccini mRNA COVID-19 a livelli potenzialmente 18-70 volte superiori ai limiti stabiliti dagli Stati Uniti. Food and Drug Administration (FDA) e Agenzia europea per i medicinali. L’immunologo virale Dr. Byram Bridle dell’Università di Guelph in Canada, commentando l’ammissione di Health Canada ha scritto sul suo Substack: “Questa è un’ammissione di proporzioni epiche”.

Bridle ha anche scritto:

“Bisogna chiedersi perché la Pfizer non abbia voluto rivelare la presenza di una sequenza di DNA biologicamente funzionale a un ente regolatore sanitario. Alla Pfizer è stato richiesto di rivelare alle agenzie di regolamentazione sanitaria tutte le sequenze bioattive nel DNA plasmidico batterico utilizzato per produrre le loro iniezioni.Bridle ha osservato che sono trascorsi “818 giorni in totale” da quando l’Università di Guelph gli ha vietato di accedere al suo ufficio e al suo laboratorio per aver tentato di condurre ricerche simili, mentre altri ricercatori “sono stati al centro di attacchi da parte di molti cosiddetti ‘esperti di disinformazione’, ” anche se nessuno “è stato in grado di confutare le proprie scoperte”. L’immunologa, biologa e biochimica Jessica Rose, Ph.D., ha dichiarato a The Defender: “DNA residuo è stato trovato nei prodotti Pfizer e Moderna – e soprattutto Pfizer -, in fiale più vecchie e più nuove, incluso il monovalente per adulti XBB.1.5 [ vaccino].”

Rose ha affermato che ciò indica che tale contaminazione “è un problema continuo”.

In osservazioni separate fatte mercoledì al programma “Good Morning CHD” di CHD.TV, Rose ha detto che McKernan “ha anche esaminato il vaccino Janssen [Johnson & Johnson] e ha scoperto DNA residuo a livelli molto alti”.  “Il DNA plasmidico viene utilizzato nella produzione di vaccini mRNA e dovrebbe essere rimosso a un livello inferiore a una soglia stabilita dalle agenzie di regolamentazione sanitaria prima che il prodotto finale venga rilasciato per la distribuzione”, ha riferito The Epoch Times.

La scoperta di McKernan ha reso “possibile per Health Canada confermare la presenza del potenziatore sulla base della sequenza di DNA plasmidico presentata da Pfizer rispetto alla sequenza del potenziatore SV40 pubblicata”, ha affermato Health Canada.

L’SV40 è spesso utilizzato nella terapia genica per la sua capacità unica di trasportare geni alle cellule bersaglio.

Nel processo di produzione del vaccino, l’SV40 “viene utilizzato come potenziatore per guidare la trascrizione genetica”, ha scritto The Epoch Times. McKernan il mese scorso “ha avvertito che la presenza di plasmidi di DNA nei vaccini significa che potrebbero potenzialmente integrarsi nel genoma umano”.

Descrivendo la ricerca di McKernan come “ineccepibile”, Kirsch ha scritto sul suo Substack: “Il DNA dura per sempre e, se si integra nel tuo genoma, produrrai il suo prodotto per sempre”.

“Ciò può far sì che la cellula appena programmata si riproduca e produca mRNA con le risultanti proteine ​​spike per un tempo sconosciuto, potenzialmente per sempre e persino per la generazione successiva”.

 

23.09.23

L'Asl To5 l'aveva sospesa nel periodo Covid perché non vaccinata bloccando la retribuzione, ora dovrà restituire stipendi e interessi
Il tribunale dà ragione alla dipendente No Vax
massimiliano rambaldi
L'Asl To 5 l'aveva sospesa dal suo lavoro d'ufficio nel periodo Covid, perché si era rifiutata di vaccinarsi interrompendole anche il pagamento dello stipendio. Una volta rientrata, alla fine delle restrizioni previste, la donna aveva fatto causa all'azienda sanitaria nonostante in quel periodo ci fossero delle direttive ben chiare sull'obbligo vaccinale. Dieci giorni fa la decisione, per certi versi inaspettata, del tribunale del lavoro di Torino: con la sentenza 1552 i giudici hanno infatti accolto il ricorso della dipendente, accertando e dichiarando «l'illegittimità della sospensione dal servizio – si legge nel documento pubblicato dall'azienda sanitaria di Chieri – condannando quindi l'Asl To 5 a corrispondere alla dipendente il trattamento retributivo richiesto, oltre agli interessi, rivalutazione e compensazione delle spese di lite». In sostanza, secondo quel giudice, l'Asl non poteva sospendere la donna dal posto di lavoro e men che meno negarle lo stipendio. E ora, nell'immediato, dovrà pagarle tutto, interessi compresi nonché le spese legali. Questo perché, nonostante l'azienda sanitaria abbia già deciso di ricorrere in appello contro tale sentenza: «in ragione della provvisoria esecutività della stessa – spiegano dalla direzione nella medesima documentazione - pur non essendo passata in giudicato, l'Asl è tenuta all'ottemperanza». Gli importi dovuti e i giorni di sospensione della dipendente non sono stati resi noti.
La dipendente in questione lavora in ambito amministrativo e non è a contatto con pazienti di un ospedale specifico. Ricordiamo tutti, però, che il governo si era dimostrato estremamente rigoroso contro chi non voleva ricevere il vaccino. In assenza di motivazioni valide (l'unica accettata era una certificata grave patologia pregressa) la persona no vax non poteva più esercitare la propria professione e, qualora fosse stato possibile, doveva essere destinata a mansioni alternative. In caso di impossibilità a spostamenti, sarebbe scattata l'immediata sospensione non retribuita che poteva terminare solo una volta effettuata la vaccinazione. Altrimenti il divieto di andare al lavoro sarebbe continuato fino al completamento della campagna vaccinale. In sostanza quello che è capitato nel caso in questione. La dipendente aveva però deciso di intraprendere le vie legali perché pretendeva di essere regolarmente pagata e di lavorare ugualmente, anche senza aver seguito il percorso anti Covid. Presentando a sua difesa documentazioni che il giudice del lavoro, a quanto pare, ha ritenuto valide. «La decisione e la linea interpretativa del tribunale del lavoro non può essere condivisa – spiegano dall'azienda sanitaria -, in quanto non è coerente con il dispositivo contenuto nel decreto legge 172 del 2021, anche alla luce del diverso orientamento espresso sul punto dalla Corte d'Appello di Torino, sezione lavoro». Immediata quindi la decisione di ricorrere in appello, affidando la questione ai legali di fiducia.

 

 

 

22.09.23

Testimonianza coraggiosa del dottor Phillip Buckhaults dell'Università della Carolina del Sud.

I “vaccini” Covid non sono stati adeguatamente testati e i loro danni non sono stati adeguatamente indagati. La FDA e il CDC devono ammettere i propri fallimenti normativi ed essere onesti con il pubblico.

Si prega di guardare questo video di 18 minuti.

 

 

17.09.23

La Ricerca delle Università Australiane basata su 253 Studi Internazionali
L’hanno pubblicata gli scienziati autraliani Peter I Parry dell’Unità clinica di ricerca sulla salute dei bambini, Facoltà di Medicina, Università del Queensland, South Brisbane, Australia, Astrid Lefringhausen, Robyn Cosford e Julian Gillespie, Children’s Health Defense (Capitolo Australia), Huskisson, Conny Turni, Ricerca microbiologica, QAAFI (Queensland Alliance for Agriculture and Food Innovation), Università del Queensland, St. Lucia, Christopher J. Neil, Dipartimento di Medicina, Università di Melbourne, Melbourne, e Nicholas J. Hudson, Scuola di Agricoltura e Scienze Alimentari, Università del Queensland, Brisbane.

E’ un colossale lavoro di letteratura scientifica basato su ben 253 studi nei quali vengono citati i più significativi sulla tossicità della proteina Spike e dei vaccini che la innesca nell’organismo attraverso i vettori mRNA. Vengono infatti menzionati lavori sulle malattie autoimmuni della biofisica Stephanie Seneff, scienziata del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge, del cardiologo americano Peter McCullough (fonte 29 nello studio linkato a fondo pagina), quelli sui rischi di tumori dell’oncologo britannico Angus Dalgleish (fonti 230-231), quelli dell’esperto di genomica Kevin McKernan sulla replicazione cellulare dei plasmidi di Dna Spike nel corpo umano (fonte 91), quelli della chimica americana Alana F. Ogatache fu tra le prime a denunciare la pericolosità dei sieri genici mRNA Moderna (fonte 52), ed ovviamente non poteva mancare lo strepitoso e rivoluzionario del biochimico italiano Gabriele Segalla sulle nanoparticelle tossiche del vaccino Comirnaty di Pfizer-Biontech (fonte 61).

“Spikeopatia”: la proteina Spike del COVID-19 è patogena, sia dall’mRNA del virus che da quello del vaccino.
di Parry et al. – pubblicata in origine su Biomedicine (link allo studio completo a fondo pagina)

La pandemia di COVID-19 ha causato molte malattie, molti decessi e profondi disagi alla società. La produzione di vaccini “sicuri ed efficaci” era un obiettivo chiave per la salute pubblica. Purtroppo, tassi elevati senza precedenti di eventi avversi hanno messo in ombra i benefici. Questa revisione narrativa in due parti presenta prove dei danni diffusi dei nuovi vaccini anti-COVID-19 mRNA e adenovettoriali ed è innovativa nel tentativo di fornire una panoramica approfondita dei danni derivanti dalla nuova tecnologia nei vaccini che si basavano sulla produzione di cellule umane di un antigene estraneo che presenta evidenza di patogenicità.

Questo primo articolo esplora i dati sottoposti a revisione paritaria in contrasto con la narrativa “sicura ed efficace” collegata a queste nuove tecnologie. La patogenicità delle proteine ​​spike, denominata “spikeopatia”, derivante dal virus SARS-CoV-2 o prodotta dai codici genetici del vaccino, simile a un “virus sintetico”, è sempre più compresa in termini di biologia molecolare e fisiopatologia.

La trasfezione farmacocinetica attraverso tessuti corporei distanti dal sito di iniezione mediante nanoparticelle lipidiche o trasportatori di vettori virali significa che la “spikeopatia” può colpire molti organi. Le proprietà infiammatorie delle nanoparticelle utilizzate per trasportare l’mRNA; N1-metilpseudouridina impiegata per prolungare la funzione dell’mRNA sintetico; l’ampia biodistribuzione dei codici mRNA e DNA e le proteine ​​spike tradotte, e l’autoimmunità attraverso la produzione umana di proteine estranee, contribuiscono agli effetti dannosi.

Questo articolo esamina gli effetti autoimmuni, cardiovascolari, neurologici, potenziali oncologici e le prove autoptiche per la spikeeopatia. Con le numerose tecnologie terapeutiche basate sui geni pianificate, una rivalutazione è necessaria e tempestiva.

Discussione

Abbiamo iniziato questo articolo citando la risposta dell’ente regolatore sanitario australiano, il TGA, alla domanda di un senatore australiano sui rischi dei vaccini genetici che inducono le cellule umane a produrre la proteina spike SARS-CoV-2. La risposta è stata che la proteina Spike non era un agente patogeno. Abbiamo presentato prove significative che la proteina spike è patogena. Ciò vale quando fa parte del virus, quando è libero ma di origine virale e quando è prodotto nei ribosomi dall’mRNA dei vaccini COVID-19 mRNA e adenovettoreDNA. I meccanismi fisiopatologici d’azione della proteina spike continuano ad essere chiariti.

Abbiamo stabilito che la proteina spike provoca danni legandosi al recettore ACE-2 e quindi sottoregolando il recettore, danneggiando le cellule endoteliali vascolari. La proteina spike ha un dominio legante simile alla tossina, che si lega a α7 nAChR nel sistema nervoso centrale e nel sistema immunitario, interferendo così con le funzioni di nAChR, come la funzione di ridurre l’infiammazione e le citochine proinfiammatorie, come IL-6. Il collegamento con le malattie neurodegenerative avviene anche attraverso la capacità della proteina “spike” di interagire con le proteine che formano l’amiloide leganti l’eparina, avviando l’aggregazione delle proteine cerebrali.

La persistenza della proteina spike causa un’infiammazione persistente (infiammazione cronica), che potenzialmente alla fine sposta il sistema immunitario verso la tolleranza immunitaria (IgG4). Un effetto particolare per le donne e la gravidanza è il legame della proteina Spike al recettore alfa degli estrogeni, che interferisce con il messaggio degli estrogeni.

La proteina Spike è citotossica all’interno delle cellule attraverso l’interazione con i geni soppressori del cancro e causando danni mitocondriali. Le proteine ​​spike espresse sulla superficie delle cellule portano alla risposta autoimmune citopatica.

La proteina spike libera si lega all’ACE-2 su altre cellule di organi e sangue. Nel sangue la proteina Spike induce le piastrine a rilasciare fattori di coagulazione, a secernere fattori infiammatori e a formare aggregati leucociti-piastrine. La proteina spike lega il fibrinogeno, inducendo la formazione di coaguli di sangue.

Esiste anche un’omologia problematica tra la proteina spike e le proteine chiave nel sistema immunitario adattativo che portano all’autoimmunità se vaccinati con l’mRNA che produce la proteina spike.

I fattori farmacocinetici contribuiscono alla fisiopatologia. Come accennato, lo studio sulla biodistribuzione di Pfizer (dove il 75% delle molecole trasportatrici di nanoparticelle lipidiche ha lasciato il deltoide per tutti gli organi entro 48 ore) per il PMDA giapponese era noto alla TGA australiana prima dell’autorizzazione provvisoria dei vaccini mRNA COVID-19 per l’Australia popolazione [5]. Poiché causano la replicazione della proteina Spike in molti organi, i vaccini basati sui geni agiscono come virus sintetici.

Il trasportatore di nanoparticelle lipidiche dell’mRNA e il PEG associato che rende il complesso mRNA-LNP più stabile e resistente alla degradazione, hanno i propri effetti tossici; le nanoparticelle lipidiche principalmente attraverso effetti proinfiammatori e il PEG mediante anafilassi in individui sensibili.

Röltgen et al. [53] hanno scoperto che l’mRNA stabilizzato con N1-metilpseudouridina nei vaccini COVID-19 produce proteine ​​spike per almeno 60 giorni. Altre ricerche citate sulla retroposizione del codice genetico [249] suggeriscono la possibilità che tale produzione di una proteina patogena estranea possa potenzialmente durare tutta la vita o addirittura transgenerazionale.

Un ampio corpo di ricerche emergenti mostra che la stessa proteina spike, in particolare la subunità S1, è patogena e causa infiammazione e altre patologie osservate nel COVID-19 acuto grave, probabilmente nel COVID-19 lungo, e nelle lesioni da vaccino mRNA e adenovettoriDNA COVID-19 . La parola “spikeopatia” è stata coniata dal ricercatore francese Henrion-Caude [98] in una conferenza e dati gli effetti patologici vari e sostanziali della proteina spike SARS-CoV-2, suggeriamo che l’uso del termine avrà un valore euristico.

La piccopatia esercita i suoi effetti, come riassunto da Cosentino e Marino [86] attraverso l’aggregazione piastrinica, la trombosi e l’infiammazione correlate al legame dell’ACE-2; interruzione delle glicoproteine ​​transmembrana CD147 che interferiscono con la funzione cardiaca dei periciti e degli eritrociti; legandosi a TLR2 e TLR4 innescando cascate infiammatorie; legandosi all’ER alfa probabilmente responsabile delle irregolarità mestruali e dell’aumento del rischio di cancro attraverso le interazioni con p53BP1 e BRCA1. Altre ricerche mostrano ulteriori effetti spikeo-patologici attraverso la produzione di citochine infiammatorie indotte da ACE-2, la fosforilazione di MEK e la downregulation di eNOS, compromettendo la funzione delle cellule endoteliali.

Effetti particolarmente nuovi della proteina spike comportano lo squilibrio del sistema colinergico nicotinico attraverso l’inibizione di α7 nAChR, portando a vie biochimiche antinfiammatorie alterate in molte cellule e sistemi di organi, nonché a un alterato tono vagale parasimpatico.

Le lesioni provocate dal vaccino mRNA e adenovettoriale del COVID-19 si sovrappongono alla grave malattia acuta da COVID-19 e al COVID lungo, ma sono più varie, data la più ampia biodistribuzione e la produzione prolungata della proteina spike.

La miopericardite è riconosciuta ma spesso è stata minimizzata come lieve e rara, tuttavia l’evidenza di una miopericardite subclinica correlata al vaccino COVID-19 relativamente comune [113,115] e l’evidenza autoptica [246,247,248] suggeriscono un ruolo nelle morti improvvise in persone relativamente giovani e in forma [116,117 ]. Le proteine ​​spike hanno anche meccanismi per aumentare la trombosi attraverso l’infiammazione correlata all’ACE-2, il disturbo del sistema dell’angiotensina [119], il legame diretto con i recettori ACE-2 sulle piastrine [1], l’interruzione dell’antitrombina [122], ritardando la fibrinolisi [123] (prestampa) e riducendo la repulsione elettrostatica degli eritrociti che porta all’emoagglutinazione [124].

Le malattie autoimmuni di nuova insorgenza dopo la vaccinazione COVID-19 potrebbero riguardare l’omologia della proteina spike e, nella malattia virale che include altre proteine SARS-CoV-2, con le proteine umane [5,138].

Il complesso mRNA-LNP attraversa la BBB e i disturbi neurologici sono altamente segnalati nei database di farmacovigilanza a seguito dei vaccini COVID-19. Numerosi meccanismi di spikepatia vengono chiariti come disturbi sottostanti che coinvolgono: permeabilità del BBB [128]; danno mitocondriale [168]; disregolazione dei periciti vascolari cerebrali [169]; Neuroinfiammazione mediata da TLR4 [170]; morte delle cellule dell’ippocampo [171]; disregolazione delle cascate del complemento e della coagulazione e dei neutrofili che causano coagulopatie [173] (prestampa); neuroinfiammazione e demielinizzazione tramite disregolazione microgliale [174,177,180]; aumento dell’espressione di α-Syn coinvolta nella malattia neurodegenerativa [175]; livelli elevati di chemochina 11 del motivo CC associati all’invecchiamento e alla successiva perdita di cellule neurali e mielina; legandosi al recettore nicotinico dell’acetilcolina α7 (nAChR), aumentando i livelli di IL-1b e TNFα nel cervello causando elevati livelli di infiammazione [172,177]; la subunità S1 è amiloidogenica [185]; disautonomia [96], mediante danno neuronale diretto o meccanismi immunomediati indiretti, ad esempio inibizione di α7 nAChR; anosmia causata sia dal vaccino che dalla malattia [44], anch’essa prodromica alla malattia di Parkinson.

Inoltre, gli autoanticorpi nel dominio C-terminale globulare possono causare la malattia di Creutzfeldt Jakob (CJD) [218], miR-146a è alterato in associazione con COVID-19 [222] e associato sia a infezioni virali che a malattie da prioni nel cervello, e È stato dimostrato che S1 induce senescenza nelle cellule trasfettate.

La quantità di possibili meccanismi di danno mediato dai picchi nel cervello è pari nella vita reale alla prevalenza di effetti avversi neurologici e neurodegenerativi e richiede urgentemente ulteriori ricerche.

Il cancro, anche se non è stato dimostrato con certezza che sia causato dai vaccini, sembra seguire da vicino la vaccinazione e abbiamo esaminato le possibili cause sotto forma di interazioni delle proteine ​​spike con fattori di trascrizione e geni soppressori del cancro.

Il vaccino doveva proteggere le persone di età superiore ai 60 anni con il maggior rischio di mortalità da COVID-19 [10], tuttavia un’analisi del rischio condotta da Dopp e Seneff (2022) [250] ha mostrato che la probabilità di morire a causa dell’iniezione è solo 0,13 % inferiore al rischio di morte per infezione nelle persone di età superiore a 80 anni.

Inoltre, l’invecchiamento naturale è accompagnato da cambiamenti nel sistema immunitario che compromettono la capacità di rispondere efficacemente ai nuovi antigeni. Similmente alle risposte ai virus stratificate per età, ciò significa che i vaccini diventano meno efficaci nell’indurre l’immunità negli anziani, con conseguente ridotta capacità di combattere nuove infezioni [251].

La vaccinazione con mRNA COVID-19 a due dosi ha conferito una risposta immunitaria adattativa limitata tra i topi anziani, rendendoli suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 [252]. Secondo uno studio di Vo et al., (2022) [253], il rischio di malattie gravi tra i veterani statunitensi dopo la vaccinazione è rimasto associato all’età. Questo rischio di infezioni intercorrenti era anche maggiore se erano presenti condizioni di immunocompromissione.

Infine, abbiamo esaminato le migliori serie di casi di autopsia attualmente disponibili, eseguite in Germania, che stabiliscono le connessioni tra spikeopatia e fallimenti multipli di organi, neuropatie e morte.

Conclusioni
In questa revisione narrativa, abbiamo stabilito il ruolo della proteina spike SARS-CoV-2, in particolare della subunità S1, come patogena. Ora è anche evidente che le proteine ​​spike ampiamente biodistribuite, prodotte dai codici genetici dell’mRNA e del DNA adenovettoriale, inducono un’ampia varietà di malattie. I meccanismi fisiopatologici e biochimici sottostanti sono in fase di chiarimento.

I trasportatori di nanoparticelle lipidiche per i vaccini mRNA e Novavax hanno anche proprietà proinfiammatorie patologiche. L’intera premessa dei vaccini basati sui geni che producono antigeni estranei nei tessuti umani è irta di rischi per disturbi autoimmuni e infiammatori, soprattutto quando la distribuzione non è altamente localizzata.

Le implicazioni cliniche che seguono sono che i medici in tutti i campi della medicina devono essere consapevoli delle varie possibili presentazioni della malattia correlata al vaccino COVID-19, sia acuta che cronica, e del peggioramento delle condizioni preesistenti.

Sosteniamo inoltre la sospensione dei vaccini COVID-19 basati sui geni e delle matrici portatrici di nanoparticelle lipidiche e di altri vaccini basati sulla tecnologia mRNA o DNA vettoriale virale. Una strada più sicura è quella di utilizzare vaccini con proteine ricombinanti ben testate, tecnologie virali attenuate o inattivate, di cui ora ce ne sono molti per la vaccinazione contro la SARS-CoV-2.

di Parry et al. – pubblicata in origine su Biomedicine

BIOMEDICINE – ‘Spikeopathy’: COVID-19 Spike Protein Is Pathogenic, from Both Virus and Vaccine mRN
A

 

 

14.09.23

Fondata nel 1945, Kaiser Permanente è riconosciuta come uno dei principali fornitori di assistenza sanitaria e piani sanitari senza scopo di lucro d’America. Attualmente opera in 8 stati (California del Nord, California del Sud, Colorado, Georgia, Hawaii, Virginia, Oregon, Washington) e nel Distretto di Columbia.

«La cura dei membri e dei pazienti si concentra sulla loro salute totale. I medici, gli specialisti e i team di operatori sanitari di Permanente Medical Group guidano tutte le cure. I nostri team medici possono avvalersi di tecnologie e strumenti leader del settore per la promozione della salute, la prevenzione delle malattie, l’erogazione delle cure e la gestione delle malattie croniche» spiega l’organizzazione medica.

«Abbiamo condotto uno studio di coorte retrospettivo su pazienti Kaiser Permanente Northwest (KPNW) di età pari o superiore a 18 anni che sono stati vaccinati con la formulazione Pfizer o Moderna del vaccino bivalente COVID19 tra il 1 settembre 2022 e il 1 marzo 2023. I pazienti sono stati inclusi nello studio studiare se fossero iscritti al KP al momento della vaccinazione e durante il periodo di follow-up di 21 giorni. Abbiamo replicato la metodologia di analisi del ciclo rapido Vaccine Safety Datalink (VSD) e cercato possibili casi di ictus ischemico o TIA nei 21 giorni successivi alla vaccinazione utilizzando i codici diagnostici ICD10CM sia nella posizione primaria che in qualsiasi posizione».

E’ quanto si legge nell’Abstract della ricerca intitolata “Rischio di ictus ischemico dopo la vaccinazione di richiamo bivalente COVID-19 in un sistema sanitario integrato (Risk of Ischemic Stroke after COVID-19 Bivalent Booster Vaccination in an Integrated Health System)”.«Abbiamo identificato un aumento del 50% nell’incidenza di ictus ischemico per 100.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni vaccinati con il vaccino bivalente Pfizer, rispetto ai dati presentati dal VSD. Il 79% dei casi di ictus ischemico sono stati ricoverati in ospedali che non sono di proprietà del sistema di consegna integrato e un ritardo nell’elaborazione delle richieste di risarcimento assicurative esterne all’ospedale è stato probabilmente responsabile della discrepanza nell’accertamento dei casi di ictus ischemico. ».

 

 

18.08.23

Il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha cercato di fare luce sulla sicurezza dei vaccini Covid e sugli esperimenti americani Gain of Function (GOF) per il potenziamento dei virus SARS in laboratorio, condotti dal virologo Anthony Fauci tra gli USA (University of North Carolina) e il Wuhan Institute of Virology, ma è stato subito colpito da un impeachment (per altre ragioni politiche) che ha bloccato la sua inchiesta.

Ora quattro famiglie americane delle vittime Covid hanno presentato una formale denuncia per quelle pericolosissime ricerche prendendo di mira il famigerato zoologo di origini britanniche Peter Daszak, presidente della società EcoHealthAlliance di New York che fu finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e soprattutto dall’Istituto Nazionale Allergie e Malattie Infettive diretto da Fauci (fino al dicembre 2022) per i progetti di costruzione di coronavirus chimerici del ceppo SARS chimerici nel centro virologico cinese.

l dottor Zhou Yusen misteriosamente morto tre mesi dopo aver brevettato un vaccino contro il Covid-19 nel febbraio 2020 che, secondo gli investigatori americani, sarebbe morto misteriosamente proprio cadendo dal tetto del WIV di Wuhan.

Nel giugno 1998 durante il vertice sino-americano in Cina il presidente Bill Clinton siglò una “Convenzione sulla armi biologiche” con il presidente cinese Jiang Zemin,

Nell’aprile 2004 la Commissione Europea presieduta dall’italiano Romano Prodi e composta anche dal commissario Mario Monti diede il primo finanziamento di quasi 2milioni di euro al Wuhan Institute of Virology grazie al quale la direttrice del Centro di Malattie Infettive Shi Zengli, soprannominata bat-woman per i suoi esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli cinesi a ferro di cavallo, creò il primo virus chimerico ricombinante potenziando un ceppo di SARS con plasmidi infettati dal virus HIV.

 

 

16.08.23

 l’instabilità del sistema colloidale di nanomateriali lipidici (e il conseguente maggior rischio tossicologico) della prima versione di Comirnaty sia sostanzialmente dovuta alla presenza, in quella formulazione, di fattori destabilizzanti, quali, appunto, i composti inorganici elettrolitici in eccesso, costituiti principalmente dai componenti del tampone pH PBS utilizzato da Pfizer-BioNTech».

Evidenzia il dottor Segalla illustrando le differenti caratteristiche della stabilizzazione del farmaco concorrente Spikevax di Moderna.

«A questo proposito, però, quanto riportato nel brevetto della stessa BioNTech (co- titolare, insieme a Pfizer, del vaccino Comirnaty) US 10,485,884 B2 RNA Formulation for Immunoterapy [Formulazioni a RNA per immunoterapia] del 26 novembre 2019, risulta ancor più esplicito al riguardo della “elevata tossicità” attribuita a “liposomi e lipoplexes” caricati positivamente».

«Ciò si riferisce a formulazioni a base di RNA incapsulato in nanoparticelle lipidiche cationiche – del tipo cioè di quelle usate nel Comirnaty – e denominate, in questo contesto, “lipoplexes”. Nella descrizione del brevetto, si spiega, fra l’altro, come le nanoparticelle cationiche contenenti RNA si formino soprattutto grazie a determinati rapporti di massa/carica tra i lipidi cationici (+) e le componenti anioniche (-) dell’ RNA, e come tali rapporti giochino un ruolo fondamentale anche per quanto riguarda il passaggio delle nanoparticelle contenenti RNA attraverso la membrana cellulare e il conseguente trasferimento dell’RNA all’interno della cellula (trasfezione) per modificarne le caratteristiche funzionali:

Con una minore carica positiva in eccesso, l’efficacia della trasfezione scende drasticamente, andando praticamente a zero. Sfortunatamente, però, per liposomi e lipoplexes [nanoparticelle lipidiche] caricati positivamente è stata segnalata un’elevata tossicità, che può essere un problema per l’applicazione di tali preparati come prodotti farmaceutici. [corsivi aggiunti] (Figura 26)».

«Le ragioni per cui i tamponi pH del tipo PBS non vanno assolutamente bene in preparati a base di nanoparticelle cationiche inglobanti RNA sono spiegate molto chiaramente nella sezione del brevetto intitolata “Effects of Buffers/ Ions on Particle Sizes and PI of RNA Lipoplexes” [Effetti dei tamponi / composti ionici sulle dimensioni e Indice di polidispersione delle nanoparticelle lipidiche contenenti RNA] del suddetto brevetto di BioNTech US 10,485,884 B2, 44 (47-50), 45 (4-6), 45 (31- 33)».

In condizioni fisiologiche (cioè a pH 7,4; 2,2 mM Ca++), è imperativo assicurarsi che ci sia un rapporto di carica prevalentemente negativa, a causa dell’ instabilità delle nanoparticelle lipidiche neutre o caricate positivamente. [corsivi aggiunti] (Figura 27)

«In altre parole, sulla base di quanto scientificamente documentato e riportato in un brevetto della stessa BioNTech, in aggiunta a quanto già descritto riguardo alla pericolosità intrinseca delle nanoparticelle lipidiche caricate positivamente, apprendiamo che un sistema colloidale di nanoparticelle lipidiche cationiche inglobanti mRNA.

NON dovrebbe contenere nella propria formulazione un tampone ionico come il PBS, al fine di prevenire fenomeni di aggregazione, agglomerazione, flocculazione delle nanoparticelle lipidiche, con tutte le conseguenze di ordine tossicologico sopra descritte.
NON dovrebbe contenere nella propria formulazione composti ionici (come ad es. cloruro di sodio), al fine di prevenire fenomeni di aggregazione, agglomerazione, flocculazione delle nanoparticelle lipidiche, con tutte le conseguenze di ordine tossicologico sopra descritte.
NON dovrebbe essere iniettato per via intramuscolare, a causa della sua instabilità quando viene a trovarsi nelle condizioni fisiologiche del distretto extracellulare (pH 7,4; 2,2 mM Ca++).
«Tutte e tre queste rigorose raccomandazioni, riportate nel succitato brevetto di BioNTech del 2019, sono spudoratamente disattese, o ignorate, nel 2020, sia da Pfizer-BioNTech sia dagli enti certificatori, sia nel merito della formulazione (ionico/ elettrolitico) sia in quello della destinazione d’uso (inoculazione intramuscolare) del preparato Comirnaty» rimarca il biochimico italiano segnalando che tali «criticità» sono «in palese contrasto con le specifiche e pertinenti raccomandazioni asserite dalla stessa BioNTech nel suo sopramenzionato brevetto US 10,485,884 B2»

 

14.08.23

«Per i suesposti motivi, questo giudicante ritiene non legittima e non conforme ai Principi Generali dell’Ordinamento e della Costituzione la normativa in materia di obbligo vaccinale, che pertanto va disapplicata. Con riguardo alle spese di giudizio sussistono giustificati motivi per compensarle, attesa la “particolarità” della materia trattata».

L’anonimo italiano over 50 che ha fatto ricorso al Giudice di Pace di Santa Maria Capua a Vetere contro l’imposizione della vaccinazione Covid e la conseguente multa da 100 euro emanata dall’Agenzia delle Entrate per conto del Ministero della Salute dovrà pagare solo una ventina di euro. Ovvero la metà dell’ammontare delle spese giudiziarie per ricorsi inferiori a 1.100 euro.

Non è il primo e non sarà l’ultimo pronunciamento giudiziario che contesta l’obbligatorietà dei sieri genici sperimentali. Il caso più famoso è ovviamente quello della giudice Susanna Zanda del Tribunale Civile di Firenze che, avendo osato anche segnalare i decessi per presunte reazioni avverse ai vaccini alla Procura della Repubblica di Roma, è finita nel fuoco incrociato della Procura Generale della Corte di Cassazione che ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti subito dopo le esternazioni politiche del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

«Ebbene, al di là delle pronunce del Consiglio d’Europa che ha avuto occasione di occuparsi della tematica della vaccinazione Covid (con la Risoluzione 2361 del 2021) e di decisioni, invece, contrarie, a parere di questo giudice, appaiono decisive le circostanze, ormai conclamate, che il non vaccinato — a prescindere dalle decisioni relative all’età — non ha determinato alcun rischio maggiore per la salute pubblica rispetto ai soggetti vaccinati provvisti di green pass, perché l’idoneità dei vaccini (quale strumento di prevenzione del contagio), non solo non è pari o vicina al 100 % ma si è di fatto rivelata prossima allo zero (Trib. Napoli marzo 2023)

«Il Tribunale del Lavoro di Catania, con la decisione del 14.03.2022, ribadisce che “sebbene non si ignori che l’impianto del D.D. 44/2021 sia ispirato alla finalità “di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza” (art. 4, co. 1, D.L. 44/2021), nell’ambito di una situazione emergenziale e del tutto straordinaria, le conseguenze che esso implica nella sfera del dipendente non vaccinato — e che si sono irrigidite a seguito delle modifiche apportate all’originaria formulazione del decreto – appaiono tuttavia eccessivamente sproporzionate e sbilanciate, nell’ottica della necessaria considerazione degli altri valori costituzionali coinvolti, tra cui, tra i primi, la dignità della persona, bene protetto da co. 2, 36,41 Cost. plurime previsioni della Carta: artt. 2, 3»

«Sebbene la legge possa prevedere l’obbligatorietà di determinati trattamenti sanitari, sono rarissimi, ed ancorati a precisi presupposti, ì casi in cui l’ordinamento consente la possibilità di eseguirli contro la volontà della persona (ad es., è il caso del TSO), valendo da sempre il principio che gli accertamenti ed i trattamenti obbligatori debbano essere ‘accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato”…»

«E ciò a conferma della consapevolezza del legislatore che l’obbligo al trattamento sanitario costituisce pur sempre un’eccezione rispetto al principio, di cui è espressione l’art. 32 Cost., della libera determinazione dell’individuo in materia sanitaria».

In virtù di questi motivi ha accolto «il ricorso annullando il provvedimento opposto» dall’avvocato Alessandra De Rosa contro l’avviso di addebito di 100 euro al suo assistito.

 

08.08.23

Un manager della Pfizer in Oceania ha ammesso che agli impiegati australiani dell’azienda farmaceutica di New York sono somministrati dati lotti di vaccini differenti da quelli distribuiti al pubblico.

Lo ha dichiarato durante un’Audizione davanti al Senato Australiano che, a differenza dei politici dell’Unione Europea foraggiati dalle ONG di Bill Gates, ha già avviato un’inchiesta formale per indagare sulla natura dei sieri genici acquistati, sull’occultamento dei dati dei trials clinici e sui danni causati ai vaccinati.

L’ammissione è arrivata durante una rigorosa sessione di interrogatorio mercoledì, in cui il direttore medico nazionale di Pfizer Australia, il dott. Krishan Thiru, e il capo delle scienze normative, il dott. Brian Hewitt, hanno parlato davanti al “Comitato per la legislazione sull’istruzione e l’occupazione” del Senato australiano sui vaccini sperimentali contro il COVID-19, aggiunge Gateway Pundit

23.07.23

I vaccini Covid contengono proporzioni considerevoli di residui di DNA in grado di integrarsi permanentemente nel genoma umano, causando malattie croniche e tumori. Questo potrebbe anche spiegare l’eccesso di mortalità osservato dall’inizio delle campagne di vaccinazione.

L’ex banchiere svizzero Pascal Najadi e' l’autore di una denuncia penale per abuso di potere contro il presidente della Confederazione Alain Berset è vaccinato tre volte e altrettante volte si è costituito contro le autorità sanitarie da quando un’analisi del suo sangue gli ha rivelato che il suo organismo continua a produrre la proteina spike del vaccino più di 18 mesi dopo la sua ultima iniezione Pfizer/BioNTech.

Contattato, l’interessato ci ha fornito i risultati del laboratorio oltre ad una lettera del Prof. Sucharid Bhakdi confermando che “i risultati del test indicano chiaramente che il signor Najadi soffre di effetti irreparabili a lungo termine causati dal prodotto di mRNA iniettato fabbricato da PfizerBiontech.

L’ex banchiere aveva consultato l’Ufficio federale della sanità pubblica in Svizzera su questo argomento. Quest’ultimo non è stato in grado di dargli risposte, sostenendo che non poteva commentare un singolo caso. Pascal Najadi ne aveva dedotto che l’ufficio in realtà non controllava nulla riguardo a queste nuove tecnologie vaccinali.

La persistenza della presenza della proteina spike rilevata a Najadi e altri iniettati rimane ufficialmente inspiegabile ed è ben oltre i 14 giorni comunicati quando sono state lanciate le campagne di vaccinazione contro il Covid.

Tutti conoscono il DNA, rappresentato da una doppia elica e contenente il nostro codice genetico. L’RNA è costituito solo da un singolo filamento. La cellula lo produce secondo necessità leggendo parte del DNA che servirà poi come specifiche per la produzione di una proteina.

Una dose di “vaccino” Covid a RNA messaggero contiene miliardi di filamenti di RNA messaggero, che innescheranno la produzione di altrettante proteine ​​​​spike del virus SARS-CoV-2 nelle cellule che raggiungono. Queste proteine ​​spike attiveranno una risposta del sistema immunitario.

a proteina avanzata è stata anche presentata come sostanza innocua durante le campagne di vaccinazione quando è nota per essere tossica per l’organismo umano e causare la maggior parte delle complicanze del Covid, comprese le reazioni infiammatorie e allergiche.

Per comunicare, i batteri si scambiano importanti “messaggi” genetici con l’aiuto dei cosiddetti plasmidi. Ad esempio, se un batterio trova un nuovo meccanismo che aumenta la sua resistenza agli antibiotici, incapsula questa informazione in plasmidi, che verranno prodotti e ‘diffusi’ ad altri batteri.

Il processo di produzione dei filamenti di RNA dei vaccini Covid richiede appunto di passare attraverso la manipolazione genetica dei batteri mediante plasmidi, nei quali sarà stata precedentemente introdotta la sequenza di DNA corrispondente alla proteina spike di SARS-CoV-2.

Il plasmide viene propagato nei batteri e utilizzato come stampo per la produzione di massa di RNA messaggero che sarà in grado di innescare la produzione di proteine ​​spike nelle cellule vaccinate. Il DNA deve poi essere rimosso e l’RNA messaggero viene poi miscelato con i lipidi per produrre nanoparticelle in grado di portare l’mRNA nelle nostre cellule

Nell’ambito dell’autorizzazione all’immissione in commercio del vaccino Pfizer, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) si è quindi dovuta accontentare di consultare i dati forniti dal produttore. EMA ha espresso sorpresa al produttore per il fatto che il prodotto finale non fosse stato sequenziato geneticamente per garantire che contenesse solo RNA messaggero e nessun DNA o altri residui, apprende lo scienziato tedesco Florian Schilling in una presentazione

Pfizer ha risposto di aver rinunciato volontariamente al sequenziamento, ammettendo che non era certo ottimale, ma che era giustificato per ridurre i costi. Anche altri produttori hanno rinunciato a questo sequenziamento genetico come parte della loro garanzia di qualità.

Tra le tecniche alternative di valutazione del prodotto utilizzate da Pfizer c’è l’elettroforesi, che conta gli elementi presenti in una soluzione in base alla loro dimensione.

Nei documenti forniti da Pfizer alla WEA, l’RNA messaggero della proteina spike del vaccino è rappresentato da un alto picco centrale. L’anomalia sono le “pendenze” su entrambi i lati del picco, che rappresentano misteriosi “oggetti” genetici che non corrispondono alle dimensioni dell’RNA messaggero e non dovrebbero essere presenti in una soluzione purificata.

Anche l’EMA aveva voluto saperne di più e aveva richiesto i dati grezzi a Pfizer. Il produttore aveva accettato di fornirli ma ad oggi non sono ancora stati consegnati.

Un gruppo di ricercatori, preoccupato in particolare per le conseguenze delle iniezioni di Covid sui giovani, ha deciso all’inizio del 2023 di prendere in mano la situazione e mettere in sequenza lotti di “vaccini” di Pfizer e Moderna. Il loro intero approccio è spiegato in dettaglio in un primo articolo e nel suo supplemento scritto da Kevin McKernan, biologo molecolare, specialista in manipolazione genetica e sequenziamento, che ha partecipato all’analisi.

Le loro scoperte sono di natura inquietante:

Quantità di DNA anormalmente elevata – La presenza di plasmidi contenenti DNA proteico spike è stata confermata in proporzioni notevoli per i “vaccini” di Pfizer e Moderna: tra il 20 e il 35%, ben oltre i limiti di contaminazione fissati dall’EMA (0,033%) . Una singola dose contiene quindi diversi miliardi di questi plasmidi che servivano per produrre l’RNA messaggero e che poi avrebbero dovuto essere eliminati. Queste informazioni sono già prova della non conformità di questi prodotti alle normative vigenti.


Accelerazione della resistenza agli antibiotici – Fatto preoccupante, il DNA di questi plasmidi contiene geni che li rendono resistenti a due antibiotici: neomicina e kanamicina. L’introduzione di miliardi di geni di resistenza agli antibiotici in plasmidi altamente replicabili, consentendo la selezione di batteri resistenti a questi trattamenti nel microbioma, dovrebbe sollevare preoccupazioni sull’accelerazione della resistenza agli antibiotici su scala globale. Alcuni esperti stimavano già prima della crisi del Covid che entro il 2050 non avremmo più avuto antibiotici efficaci.
Elevato fattore di errore di copia – Gli scienziati affermano che la presenza di un nucleotide chiamato pseudouridina è molto preoccupante poiché è noto che ha un tasso di errore di copia di uno su 4000 nucleotidi, ovvero tra 5 e 8,5 milioni di possibili errori di copia per dose di vaccino. E nessuno può dire a cosa corrispondano questi errori poiché sono imprevedibili.


Integrazione permanente e transgenerazionale: i plasmidi vaccinali possono raggiungere un batterio o una cellula umana. Quest’ultimo caso è considerato problematico perché è possibile che il filamento di DNA contenuto nel plasmide sia permanentemente integrato nel codice genetico della cellula umana, permettendole in qualsiasi momento di produrre autonomamente la proteina spike del vaccino, per tutta la vita. Con ogni probabilità, questo è ciò che sta accadendo ai clienti di Pascal Najadi e Me Ulbrich in Germania. L’insegnante. Bhakdi ha ricordato a questo proposito che ogni divisione cellulare è un’opportunità per questo DNA importato di modificare il genoma dell’ospite. Se questa integrazione avviene in una cellula staminale, ovulo o spermatozoo, la modificazione genetica verrà trasmessa alle generazioni successive.

Questo è grave perché oggi la scienza non offre uno strumento per rimuovere un gene. Più incomprensibilmente, il DNA del plasmide utilizzato da Pfizer contiene una sequenza (SV 40) che gli permette di essere trasferito nel nucleo anche quando la cellula non si sta dividendo e quindi di influenzare le cellule. La sua presenza è comunque inutile per la produzione di RNA messaggero nei batteri. Questa sequenza è assente dai plasmidi utilizzati da Moderna.

l vaccino Covid di Johnson & Johnson presenta un rischio di integrazione ancora maggiore perché si basa su un virus a DNA e utilizza un promotore molto più potente dell’SV 40, chiamato CMV. Ciò comporta un rischio molto più elevato di oncogenesi e continua produzione di proteine ​​spike rispetto agli RNA messaggeri, afferma Marc Wathelet, biologo molecolare e specialista di coronavirus che abbiamo consultato (vedi intervista alla fine dell’articolo).

Poiché il DNA della proteina spike del plasmide prende di mira le cellule dei mammiferi, ci sono pochissime possibilità che si integri permanentemente nel genoma di un batterio intestinale. Non riuscendo a diventare fabbriche proteiche avanzate, questi batteri – che non sono cellule umane – potrebbero invece moltiplicare i plasmidi del vaccino e contribuire così ad aumentare il rischio di contaminazione con cellule umane, chiamato “bactofezione” o “trasfezione”.

Marc Wathelet conferma che se “il rischio di contaminazione dei batteri nel microbioma rimane basso, sono i rischi di infiammazione e soprattutto di tumori legati alla contaminazione delle cellule del corpo delle persone vaccinate da parte del DNA che sono più preoccupanti”.

L’esperto sottolinea che è “impossibile quantificare questo rischio”. Trova “un aumento di alcuni tumori, ma non è chiaro se sia dovuto a DNA, mRNA, un indebolimento del sistema immunitario, lipidi nelle nanoparticelle o una combinazione di questi fattori

 

21.07.23

Come risulta, la proteina spike e l’mRNA non sono gli unici rischi di queste iniezioni. Il team di McKernan ha anche scoperto i promotori del virus della simmia 40 (SV40) che, da decenni, sono sospettati di provocare il cancro negli esseri umani, compresi mesoteliomi, linfomi e tumori del cervello e delle ossa.3 I risultati4,5,6,7 sono stati pubblicati su OSF Preprints all’inizio di aprile 2023. Come spiegato nell’abstract:8

“Sono stati utilizzati diversi metodi per valutare la composizione degli acidi nucleici di quattro fiale scadute dei vaccini mRNA bivalenti Moderna e Pfizer. Sono stati valutati due flaconi di ciascun fornitore… Molteplici test supportano una contaminazione da DNA che supera i requisiti dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) di 330ng/mg e della FDA [Food and Drug Administration] di 10ng/dose…

Come riportato in una recensione del libro di Lancet “The Virus and the Vaccine: The True Story of a Cancer-Causing Monkey Virus, Contaminated Polio Vaccine and the Millions of Americans Exposed”:13

“Nel 1960, gli scienziati e i produttori di vaccini sapevano che i reni delle scimmie erano fogne di virus scimmieschi. Tale contaminazione spesso rovinava le colture, comprese quelle di una ricercatrice del NIH di nome Bernice Eddy, che lavorava sulla sicurezza dei vaccini… La sua scoperta… minacciava uno dei più importanti programmi di salute pubblica degli Stati Uniti…”.

Eddy cercò di informare i colleghi, ma fu imbavagliata e privata dei suoi compiti di regolamentazione dei vaccini e del suo laboratorio… [Due] ricercatori della Merck, Ben Sweet e Maurice Hilleman, identificarono presto il virus del rhesus, poi chiamato SV40, l’agente cancerogeno che era sfuggito a Eddy.

“Nel 1963, le autorità statunitensi decisero di passare alle scimmie verdi africane, che non sono ospiti naturali dell’SV40, per produrre il vaccino antipolio. A metà degli anni ’70, dopo studi epidemiologici limitati, le autorità conclusero che, sebbene l’SV40 causasse il cancro nei criceti, non sembrava farlo nelle persone.

“Arriviamo agli anni ’90: Michele Carbone, allora all’NIH [National Institutes of Health], stava lavorando sul modo in cui l’SV40 induce i tumori negli animali. Uno di questi era il mesotelioma, un raro tumore della pleura che nelle persone si pensa sia causato principalmente dall’amianto. L’ortodossia riteneva che l’SV40 non causasse tumori nell’uomo.

“Incoraggiato da un articolo del 1992 del NEJM [New England Journal of Medicine] che aveva trovato ‘impronte’ di DNA di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone ha analizzato biopsie di tumori umani di mesotelioma presso il National Cancer Institute: Il 60% conteneva DNA di SV40. Nella maggior parte di esse, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine.

“Carbone pubblicò i suoi risultati su Oncogene nel maggio 1994, ma l’NIH rifiutò di renderli pubblici… Carbone… si trasferì alla Loyola University. Lì ha scoperto come l’SV40 disabilita i geni soppressori del tumore nel mesotelioma umano e ha pubblicato i suoi risultati su Nature Medicine nel luglio 1997. Anche studi in Italia, Germania e Stati Uniti hanno mostrato associazioni tra SV40 e tumori umani”.

“Incoraggiato da un articolo del 1992 del NEJM [New England Journal of Medicine] che aveva trovato ‘impronte’ di DNA di SV40 nei tumori cerebrali infantili, Carbone ha analizzato biopsie di tumori umani di mesotelioma presso il National Cancer Institute: Il 60% conteneva DNA di SV40. Nella maggior parte di esse, il virus della scimmia era attivo e produceva proteine.

“Carbone pubblicò i suoi risultati su Oncogene nel maggio 1994, ma l’NIH rifiutò di renderli pubblici… Carbone… si trasferì alla Loyola University. Lì ha scoperto come l’SV40 disabilita i geni soppressori del tumore nel mesotelioma umano e ha pubblicato i suoi risultati su Nature Medicine nel luglio 1997. Anche studi in Italia, Germania e Stati Uniti hanno mostrato associazioni tra SV40 e tumori umani”.

 Torniamo alle scoperte di McKernan, che oltre al video in evidenza sono discusse anche nel podcast di Daniel Horowitz qui sopra. In breve, il suo team ha scoperto livelli elevati di plasmidi di DNA a doppio filamento, compresi i promotori SV40 (sequenza di DNA essenziale per l’espressione genica) che sono noti per innescare lo sviluppo del cancro quando incontrano un oncogene (un gene che ha il potenziale di causare il cancro).

Il livello di contaminazione varia a seconda della piattaforma utilizzata per la misurazione, ma indipendentemente dal metodo utilizzato, il livello di contaminazione del DNA è significativamente superiore ai limiti normativi sia in Europa che negli Stati Uniti, afferma McKernan. Il livello più alto di contaminazione del DNA riscontrato è stato del 30%, un dato piuttosto sorprendente.

Come spiegato da McKernan, quando si utilizza un tipico test PCR, si viene considerati positivi se il test rileva il virus SARS-CoV-2 utilizzando una soglia di ciclo (CT) di circa 40. In confronto, la contaminazione del DNA viene rilevata con TC inferiori a 20. Ciò significa che la contaminazione è di un milione di milioni di unità.

Ciò significa che la contaminazione è un milione di volte superiore alla quantità di virus che si dovrebbe avere per risultare positivi al test COVID-19. “Quindi, c’è un’enorme differenza per quanto riguarda la quantità di materiale presente”, afferma McKernan.

Nel suo articolo su Substack14 , McKernan sottolinea anche che chi sostiene che il DNA a doppio filamento e l’RNA virale siano una falsa equivalenza, perché l’RNA virale è in grado di replicarsi, si sbaglia.

“La maggior parte dell’sgRNA che state rilevando in un tampone nasale nel vostro naso NON È ADEGUATO ALLA REPLICAZIONE, come dimostrato da Jaafar et al.15 È solo un frammento di RNA che dovrebbe avere una longevità inferiore nelle vostre cellule rispetto ai frammenti contaminanti di dsDNA”, scrive.

Se si sequenzia il DNA, si scopre che corrisponde a quello che sembra essere un vettore di espressione usato per produrre l’RNA… Ogni volta che vediamo una contaminazione del DNA, come quella dei plasmidi, finire in un prodotto iniettabile, la prima cosa a cui si pensa è se sia presente l’endotossina dell’E. coli (Escherichia coli, ndr), perché crea anafilassi per chi viene iniettato.
 

Mentre i deceduti non vaccinati sono stati soltanto 304 e quelli vaccinati con ciclo incompleto (senza seconda dose) 25. Il periodo preso in considerazione dalla tabella ISS è quello che va dal 29 aprile al 29 maggio 2022.

 

La tabella del Bollettino Covid-19 pubblicato il 24 giugno scorso dall’Istituto Superiore della Sanità di Roma – link a fondo pagina

 

«Numerosi studi riportano l’insorgenza di reazioni autoimmuni a seguito della vaccinazione contro il COVID-19 (Gadi et al., 2021; Watad et al., 2021; Bril et al., 2021; Portoghese et al., 2021; Ghielmetti et al., 2021; Vuille – Lessard et al., 2021; Chamling et al., 2021; Clayton-Chubb et al., 2021; Minocha et al., 2021; Elrashdy et al., 2021; Garrido et al., 2021; Chen et al., 2022; Fatima et al., 2022; Mahroum et al., 2022; Finsterer, 2022; Garg & Paliwal, 2022; Kaulen et al., 2022; Kwon & Kim, 2022; Ruggeri, Giovanellla & Campennì, 2022). I dati istopatologici forniscono una prova indiscutibile che dimostra che i vaccini genetici presentano una distribuzione fuori bersaglio, provocando la sintesi della proteina spike e innescando così reazioni infiammatorie autoimmuni, anche in tessuti terminali differenziati».

Furono proprio gli esami patologici del medico tedesco Morz a rilevare l’anomala persistenza nel corpo umano della proteina Spike di cui un altro studio americano asseverato dalla virologa Jessica Rose spiegò la proliferazione attraverso i plasmidi di RNA.

«In generale, i potenziali rischi dei vaccini genetici che inducono le cellule umane a diventare bersagli per l’attacco autoimmune non possono essere valutati completamente, senza conoscere l’esatta distribuzione e cinetica di LNP e mRNA, nonché la produzione e la farmacocinetica della proteina spike».

Lo studio sottoscritto anche da Donzelli e Bellavite poi conclude:

«Poiché il corpo umano non è un sistema strettamente compartimentato, questo è motivo di seria preoccupazione per ogni vaccino genetico attuale o futuro che induca le cellule umane a sintetizzare antigeni non self. Infatti, per i tessuti terminalmente differenziati, la perdita di cellule determina un danno irreversibile con prognosi potenzialmente fatale. In conclusione, alla luce delle innegabili prove di distribuzione fuori bersaglio, la somministrazione di vaccini genetici contro COVID-19 dovrebbe essere interrotta fino a quando non saranno eseguiti accurati studi di farmacocinetica, farmacodinamica e genotossicità, oppure dovrebbero essere somministrati solo in circostanze quando i benefici superano di gran lunga i rischi».

L’invito a indagare sui danni da sieri genici e a fermarne l’inoculazione è giunto anche da una ricercatrice dell’Istituto Superiore della Sanità e dalla sentenza del Tribunale di Firenze che ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Roma per un’accurata inchiesta.

 

di Peter McCullough – pubblicato in origine sul suo Substack

Mi viene spesso chiesto: perché tante persone che hanno assunto il vaccino COVID-19 stanno apparentemente bene, mentre altre subiscono danni al cuore, ictus, coaguli di sangue e finiscono per essere invalide o morte? Da molti mesi si sospetta che ci possano essere variazioni nei lotti o nelle partite di vaccino che potrebbero spiegare in parte queste osservazioni. In altre parole, non tutti ricevono la stessa dose di mRNA.

In base all’autorizzazione all’uso in emergenza, le aziende produttrici di vaccini e i loro subappaltatori non effettuano alcuna ispezione delle fiale finali riempite e finite. Si tratta di una situazione senza precedenti per un prodotto di largo uso di qualsiasi tipo.

È possibile che le nanoparticelle lipidiche si aggreghino in sospensione e quindi alcuni lotti potrebbero contenere più mRNA di altri. Allo stesso modo, poiché le dimensioni dei lotti sono variate nel tempo, è possibile che i contaminanti del processo di produzione si concentrino in alcuni lotti più piccoli rispetto a quelli più grandi.

Infine, il trasporto, la conservazione e l’uso del prodotto possono essere fattori che denaturano l’mRNA, tra cui il riscaldamento, l’aria iniettata nelle fiale e gli aghi multipli immersi nella sospensione.

Il problema della contaminazione è emerso quando il Giappone ha restituito milioni di dosi e sono stati riscontrati detriti visibili sul fondo delle fiale. Inoltre, poiché i contactor di biodifesa utilizzano sfere metalliche, è possibile che i lotti iniziali più piccoli avessero detriti magnetici che spiegavano il “magnetismo” nel braccio in cui veniva somministrata l’iniezione, come riportato all’inizio della campagna vaccinale.

Un rapporto di Schmeling e collaboratori sul vaccino Pfizer BNT162b2 mRNA COVID-19 ha rilevato che il 71% degli eventi avversi gravi proveniva dal 4,2% delle dosi (lotti ad alto rischio), mentre <1% di questi eventi proveniva dal 32,1% delle dosi (lotti a basso rischio). La variazione spiegata per i lotti ad alto e moderato rischio è stata rispettivamente del 78 e dell’89%. Pertanto, più dosi sono state somministrate da quelle fiale, maggiore è stato il numero di effetti collaterali segnalati. Ciò significa che la maggior parte del rischio risiede nell’iniezione e non nella persona che l’ha ricevuta.

Si tratta di risultati di importanza cruciale. Essi implicano che la debacle del vaccino COVID-19 è effettivamente un problema di prodotto e non è dovuta alla suscettibilità del paziente nella maggior parte delle circostanze. Inoltre, la mancanza di ispezioni ha portato a un disastro di sicurezza. Alcuni sfortunati pazienti ricevono una quantità eccessiva di mRNA, di contaminanti o di entrambi e sono quindi esposti a iniezioni dannose e, in alcuni casi, letali.

 

IN ITALIA

Il trait d’union tra questa nuova ricerca sponsorizzata dalla Commissione Europea e Rappuoli è proprio la Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) che ha creato un park science accentratore di aziende operanti in campo sanitario medico, diagnostico e farmaceutico.

TOSCANA LIFE SCIENCES NEL BIOTECNOPOLO DI SIENA
TLS è anche deputata a diventare uno dei pilastri del progetto del Biotecnopolo di Siena, in fase di realizzazione nell’ex caserma in Viale Cavour, che riceverà una cospicua dotazione finanziaria dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNNR) così suddivisa: 9 milioni di euro per il 2022, 12 milioni per il 2023 e 16 milioni per il 2024. Ma la fetta più grossa spetta proprio all’hub antipandemico (Centro Nazionale Antipandemico – CNAP), che riceverà 340 milioni di euro da qui al 2026.

Una somma ingente in considerazione che le finalità sono praticamente analoghe a quelle del Fondazione Centro Nazionale di Ricerca “Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA” che vede come capofila l’Università di Padova e come partner altri atenei italiani ma, soprattutto, le Big Pharma dei vaccini Pfizer, Biontech e AstraZeneca.

Dal canto suo la Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) fin dall’agosto 2022 aveva subito accolto «con estremo favore la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (GU) della Repubblica Italiana dello Statuto della Fondazione Biotecnopolo, che avrà sede legale e operativa a Siena. Un passo molto atteso che include la partecipazione della Fondazione Toscana Life Sciences in qualità di “nuovo fondatore” attraverso la stipula di un atto convenzionale entro sessanta giorni dall’adozione dello Statuto stesso. Sono soci fondatori il Ministero dell’Università e della Ricerca, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo Economico, cui si aggiungerà la Fondazione TLS come “nuovo fondatore”

Esaote (che ha sede a Genova ma una filiale a Firenze) e TLS, nella primavera 2021, si trovarono insieme a un vertice convocato dalla Regione Toscana per costruire un eco-sistema per un vaccino anti Covid-19 made in Tuscany. All’incontro presero parte, oltre agli assessori Simone Bezzini (Sanità) e Leonardo Marras (Attività produttive), i rappresentanti del Gruppo farmaceutico Menarini, di Kedrion, Eli Lilly, Molteni Farmaceutici, Diesse Diagnostica, Aboca, Abiogen, e di Gsk Vaccines.

Ora il Biotecnopolo di Siena e Toscana Life Sciences si assumeranno l’onere di portare avanti questo obiettivo puntando sulla figura di Rappuoli.

La Fondazione Toscana Life Sciences è il soggetto operativo che coordina e gestisce le attività del Distretto Toscano Scienze della Vita, il cluster regionale che aggrega tutti i soggetti pubblici e privati che operano nei settori delle biotecnologie, del farmaceutico, dei dispositivi medici, della nutraceutica, della cosmeceutica e dell’Ict applicato alle life sciences.

E’ nata nel 2011 per iniziativa della Regione Toscana allora governata dal presidente Alberto Monaci, bancario e ex deputato della Democrazia Cristiana e poi del Partito Democratico, ed oggi rappresenta un ecosistema dell’innovazione che raggruppa oltre 32 Centri Ricerca e 14 Enti di Ricerca, incluse le Università toscane (Firenze, Pisa, Siena); le Scuole Superiori (Scuole di Alta Formazione Sant’Anna e Normale di Pisa e Istituto di Alti Studi Imt di Lucca); gli Istituti del CNR. Sono affiliate al Distretto oltre 200 aziende del settore pharma, medical devices, biotech, ICT for health, nutraceutica, servizi correlati, per oltre 6 miliardi di fatturato.

Tra queste spicca il nome della bio-farmaceutica Kedrion della famiglia Marcucci dell’ex senatore del PD Andrea Marcucci (non riconfermato alle elezioni del 2022) che attirò l’attenzione dei media per l’interessamento a gestire a livello industriale (con una società Israeliana del Gruppo della Big Pharma americana Moderna finanziata da Gates) le cure del Covid-19 col plasma del medico Giuseppe De Donno, primario di Pneumologia dell’ospedale Poma di Mantova, morto suicida in circostanze misteriose dopo che la sperimentazione fu sottratta dal governo al suo centro di ricerca e assegnata a quello di Pisa.

 

 

NO AL NUCLEARE , SULL'H2-FOTOVOLTAICO  NON SI SPECULA
  1. IL RAZIONAMENTO ENERGETICO NON RISOLTO CON LE RINNOVABILI PUO' ESSERE USATO  PER  GIUSTIFICARE IL NUCLEARE CHE UCCIDE VEDI RUSSIA E GIAPPONE.
  2. CON LA SCUSA DEL NUCLEARE SI PUO' FAR PAGARE 10 QUELLO CHE VALE 1
  3. MENTRE LA FRANCIA INVESTE PER SANARE LO SFASCIO DEL NUCLEARE L'ITALIA CI VUOLE ENTRARE ?
  4. GLI INCIDENTI NUCLEARI IN RUSSIA E GIAPPONE NON CI HANNO INSEGNATTO NULLA ? NE VOGLIAMO UNO ANCHE IN ITALIA ?

 

LA CHIMERA MANGIA-SOLDI DELLA FUSIONE NUCLEARE    FUSIONE NUCLEARE    QUANTE RINNOVABILI SI POSSONO FARE ? IL CNR SPENDE PIU' PER IL FINTO NUCLEARE CHE PER LA BANCA DEL SEME AGRICOLO.

IL FUTURO H2 CHE NON SI VUOLE VEDERE

E' ASSURDO CONTINUARE A PENSARE DI GESTIRE A COSTI BASSI ECONOMICAMENTE VANTAGGIOSI LA FUSIONE NUCLEARE QUANDO ESISTONO ENERGIE RINNOVABILI MOLTO più CONTROLLABILI ED EFFICIENTI A COSTI più BASSI, COME DIMOSTRA IL : https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_3131

 

   INFETT VIRUS  DIO UOMINI      IL DOPPIO SACRILEGIO DELLA BESTEMMIA     BESTEMMIA

   RICETTA LIEVITO MADRE LIEVITO MADRE

RICAMBIO POLITICO BLOCCATO BLOCCO   ROMA  MELONI    INTERNI

 

L'Ucraina in fiamme - Documentario di Igor Lopatonok Oliver Stone 2016 (sottotitoli italiano)

https://www.youtube.com/watch?v=2AKpsBF-bvo

"Abbiamo creato un archivio online per documentare i crimini di guerra della Russia". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba. "Le prove raccolte delle atrocità commesse dall'esercito russo in Ucraina garantiranno che questi criminali di guerra non sfuggano alla giustizia", aggiunge, con il link al sito in inglese

https://war.ukraine.ua/russia-war-crimes/

 

 

 

Cosa c’entra il climate change con l’incidente al ghiacciaio della Marmolada?

 

Temperature di 10°C a 3.300 metri di altezza da giorni, anomalie termiche pronunciate da maggio. Sono questi i fattori alla base del crollo del seracco che ha travolto due cordate di alpinisti domenica 3 luglio sotto Punta Penia

 

Ghiacciaio della Marmolada: il climate change fa almeno 6 morti
crediti: Local Team

Il ghiacciaio della Marmolada si sta ritirando di 6 metri l’anno

(Rinnovabili.it) – Almeno 10 morti, 9 feriti e un disperso. È il bilancio provvisorio dell’incidente che ha coinvolto il 3 luglio due cordate di alpinisti nella zona di Punta Rocca, proprio sotto il ghiacciaio della Marmolada. Una parte del ghiacciaio è collassata per le temperature elevate, scivolando rapidamente a valle in una enorme valanga di ghiaccio, pietre e acqua fusa.

La dinamica dell’incidente

Verso le 14 del 3 luglio ha ceduto un seracco del ghiacciaio della Marmolada, la vetta più alta delle Dolomiti, tra Punta Rocca e Punta Penia a oltre 3000 metri di quota. La scarica che si è creata è stata imponente, alta 60 metri con un fronte largo circa 200, e ha investito un tratto della via normale per la cima di Punta Penia precipitando a 300 km/h.

Il punto di distacco del seracco è ben visibile in alto a destra. Crediti: Local Team.

Ogni ghiacciaio ha dei seracchi, blocchi di ghiaccio che assomigliano a dei pinnacoli e si formano con il movimento del corpo glaciale. Scorrendo verso il basso, il ghiacciaio incontra delle variazioni nella pendenza della montagna. Queste deformano il ghiacciaio e provocano la formazione di crepacci, che a loro volta danno luogo a delle “torri” di ghiaccio, i seracchi. Queste formazioni, seppur normali, sono per loro natura instabili. Tendono a cadere a valle, ricompattandosi con il resto del corpo glaciale, ed è difficile prevedere quando esattamente un evento del genere si può verificare.

Il climate change sul ghiacciaio della Marmolada

Il distacco del seracco dal ghiacciaio della Marmolada, con ogni probabilità, è stato facilitato e reso più rovinoso dal cambiamento climatico. Negli ultimi giorni, anche sulle cime di quel settore delle Dolomiti il termometro è salito regolarmente a 10°C. Ma è da maggio che si registrano anomalie termiche molto pronunciate.

Anomalie che investono tutto l’arco alpino. Sulla cima del monte Sonnblick, in Austria, 100 km più a nord-est, uno degli osservatori con le serie storiche più lunghe e affidabili della regione alpina ieri segnalava il quasi completo scioglimento del manto nevoso. Un dato che illustra molto bene quanto l’estate del 2022 sia eccezionale: lì la neve non si era mai sciolta prima del 13 agosto (capitò nel 1963 e nel caldissimo 2003).

Che legame c’è tra il crollo del seracco e le temperature elevate? Secondo la società meteorologica alpino-adriatica, “il ghiacciaio si è destabilizzato alla base a causa della grande disponibilità di acqua di fusione dopo settimane di temperature estremamente elevate e superiori alla media”. Il caldo ha accelerato lo scioglimento del ghiacciaio: “la lubrificazione dell’acqua alla base (o negli interstrati) e l’aumento della pressione nei crepacci pieni d’acqua sono probabilmente le cause principali di questo evento catastrofico”.

Normalmente, il ghiaccio sciolto – acqua di fusione – penetra fra gli strati di ghiaccio o direttamente sul fondo del ghiacciaio, incuneandosi tra massa glaciale e rocce sottostanti, per sgorgare poi al fondo della lingua glaciale. Questo processo “lubrifica” il ghiacciaio, accelerandone lo scivolamento, ma può anche creare delle “sacche” piene d’acqua che non trova uno sfogo e preme sul resto del ghiacciaio.

Come tutti gli altri ghiacciai alpini, anche il ghiacciaio della Marmolada è in veloce ritirata a causa del riscaldamento globale. L’ultima campagna di rilevazioni, condotta dal Comitato Glaciologico Italiano e da Arpa Veneto lo scorso agosto, ha segnalato un ritiro di 6 metri in appena 1 anno, mentre la perdita complessiva di volume raggiunge il 90% in 100 anni.

Il cambiamento climatico corre più veloce sulle Alpi che nel resto del pianeta, facendo delle terre alte uno dei settori più vulnerabili. Un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi si traduce in un innalzamento, sulle montagne italiane, di 1,8 gradi (con un margine d’errore di ±0,72°C). Superare i 2 gradi a livello globale significa invece Alpi 2,51°C più calde (±0,73°C). Ma durante i mesi estivi, l’aumento di temperatura è ancora più pronunciato e può arrivare, rispettivamente, a 2,09°C ±1,24°C e a 2,81°C ±1,23°C.

 

 

https://www.rinnovabili.it/ambiente/impatti-ambientali-delle-guerre/

 

 

 

 

 

LA STRAGE DI USTICA

«Il 22 maggio 1988 il sommergibile Nautile esplora il Mar Tirreno alla ricerca del Dc9 Itavia. Alle 11,58 le telecamere inquadrano una forma particolare. Uno dei due operatori dell’Ifremer scandisce in francese la parola “misil”. Alle 13,53 s’intravede un’altra classica forma di missile. Le ricerche della società di Tolone vengono sospese tre giorni dopo. L’ingegner Jean Roux, dirigente della sezione recuperi dell’Ifremer, subisce uno stop inspiegabile dall’ingegner Massimo Blasi, capo della commissione dei periti del Tribunale di Roma» si legge ancora nell’articolo.

«I due missili non vengono raccolti neppure durante la seconda operazione di recupero affidata a una società inglese. Forse, perché la Stella di Davide è intoccabile? – si domanda Lannes – Trascorrono tre anni prima che i periti di parte abbiano la possibilità di visionare i nastri dell’operazione Ifremer. Secondo un primo tentativo di identificazione di tratta di un “Matra R 530 di fabbricazione francese” e di uno “Shafrir israeliano”. I dati tecnici parlano chiaro. Quel Matra è “lungo 3,28 metri, ha un diametro di 26 centimetri con ingombro alare di 110, pesa 110 chilogrammi: è munito di una testata a frammentazione e può colpire il bersaglio a 3 km di distanza con la guida a raggi infrarossi e a 15 km con la guida radar semiattiva”. L’altro missile è “lungo 2,5 metri, 16 centimetri di diametro e 52 di apertura alare, pesa 93 kg e ha una gittata di 5 km”. Entrambi i missili erano in dotazione ai caccia di Israele, in particolare: Mirage III, Kfir, F4, A4, F15, F16. Uno di quei missili è stato lanciato contro il Dc9».

Lannes ha aggiunto particolari agghiaccianti. «Qualche anno fa – accompagnato alla Procura della Repubblica di Roma da due poliziotti della scorta della Polizia di Stato – ho riferito, o meglio verbalizzato ai magistrati Amelio e Monteleone quanto avevo scoperto indagando per dieci anni sulla strage di Ustica. Ed ho indicato loro alcuni testimoni (ex militari) mai interrogati dall’autorità giudiziaria. Uno di essi (un ex ufficiale della Marina Militare) ha dichiarato che il 27 giugno 1980 era in corso un’imponente esercitazione aeronavale della NATO nel Mar Tirreno. E che l’unità su cui era imbarcato, la Vittorio Veneto non ha prestato alcun soccorso, pur essendo vicina al luogo di impatto del velivolo civile, ma ricevette l’ordine di far rientro a La Spezia. Due di questi ex militari, già appartenenti all’Aeronautica Militare sono stati minacciati, ed uno di essi ha subito addirittura un trattamento sanitario obbligatorio messo in atto dall’Arma Azzurra».

 

 

IL VERO OBBIETTIVO DELLA MAFIA ESSERE LEGITTIMATA A TRATTARE ALLA PARI CON LO STATO.

QUESTO LA HA FATTO LO GIURISPRUDENZA DELLA TRATTATIVA STATO MAFIA  CHE HA LEGITTIMATO DI FATTO LA MAFIA A TRATTARE ALLA PARI CON LO STATO.

LA RESPONSABILITA' DEI SERVIZI SEGRETI NELLA MORTE DI FALCONE E BORSELLINO , E PALESE.

I SERVIZI SEGRETI DIPENDONO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO


Dichiarazione di Giuliano AMATO

«Stragi del '92 con matrice oscura. Giusto l'intervento di Pisanu» - INTERVISTA

(02 luglio 2010) - fonte: Corriere della Sera - Giovanni Bianconi - inserita il 02 luglio 2010 da 31

«Certo che il nostro è uno strano Paese», esordisce Giuliano Amato, presidente del Consiglio nel 1992 insanguinato dalle stragi di mafia, e dunque testimone diretto di quella drammatica stagione rievocata nella relazione del presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu.

Perché, presidente?

«Perché quando un personaggio di primissimo rango come Giulio Andreotti esce indenne da un lungo processo si dice che questo capita se si confonde la responsabilità penale con quella politica, mentre quando un presidente dell`Antimafia come Pisanu si sforza di cercare responsabilità politiche laddove non ne sono state individuate di penali gli si risponde che bisogna lasciar lavorare i giudici. Ma allora che bisogna fare?».

Secondo lei?

«Secondo me il lavoro di Pisanu è legittimo e prezioso, perché può aiutare la politica a cercare delle chiavi di lettura che non possono sempre venire dalla magistratura. E a trovare finalmente il giusto modo di affrontare la questione mafiosa. Provando a capire che cosa è accaduto in passato si può affrontare meglio anche il presente».

Il passato, in questo caso, sono le stragi del 1992 e 1993. Lei divenne capo del governo dopo la morte di Giovanni Falcone e prima di quella di Borsellino. Ha avuto la sensazione di «qualcosa di simile a una trattativa», come dice Pisanu?

«Sinceramente no. L`ho detto anche ai procuratori di Caltanissetta quando mi hanno interrogato.
Io in quelle settimane ero molto impegnato ad affrontare l`emergenza economico-finanziaria, dovevamo fare una manovra da 30.000 miliardi di lire per il`92 e impostare quella del `93. La strage di via D`Amelio ci colse nel pieno dei vertici economici internazionali.
Ricordo però che dopo quel drammatico avvenimento ebbi quasi un ordine da Martelli, quello di far approvare subito il decreto-legge sul carcere duro per i mafiosi varato dopo l`eccidio di Capaci. Andai di sera dal presidente del Senato Spadolini, ed ottenni una calendarizzazione ad horas del provvedimento».

Dei contatti tra alcuni ufficiali del Ros dei carabinieri e l`ex sindaco mafioso di Palermo Ciancimino lei sapeva qualcosa, all`epoca?

«No, però voglio dire una cosa. Che ci sia stato un certo lavorio di qualche apparato a livello inferiore è possibile, ma pensare che dei contatti poco chiari potessero avere una sponda in Nicola Mancino che era stato appena nominato ministro dell`Interno è un ipotesi che considero offensiva, in primo luogo per lo stesso Mancino. Sulle ragioni della sua nomina è Arnaldo Forlani che può fare chiarezza».

Perché?

«Perché la Dc di cui allora era segretario decise, o fu spinta a decidere, che bisognava tagliare Gava dal governo. Ma a Gava bisognava comunque trovare una via d`uscita onorevole, individuata nella presidenza del gruppo al Senato che era di Mancino».

L`ex presidente del Consiglio Ciampi ha ripetuto che dopo le stragi del '93 lui, da Palazzo Chigi, ebbe timore di un colpo di Stato. Lei pensò qualcosa di simile, nello stesso posto, dopo le bombe del '92?

«No, ma del resto non ebbi timori di quel genere nemmeno dopo le stragi degli anni Settanta. All`indomani di via D`Amelio non ebbi allarmi particolari dal ministro dell`Interno, né dal capo della polizia Parisi o da quelli dei servizi segreti. Parisi lo trovai ai funerali di Borsellino, dove io e il presidente Scalfaro subimmo quasi un`aggressione e avemmo difficoltà ad entrare in chiesa.
Ma attribuimmo l`episodio alla rabbia contro lo Stato che non era riuscito ad evitare quella morte. Il problema che ancora oggi resta insoluto è la vera matrice di quelle stragi».

Che intende dire?

«Che per la mafia furono un pessimo affare. Non solo quella di via D`Amelio, dopo la quale Martelli applicò immediatamente il regime di carcere duro a centinaia di boss, ma anche quella di Capaci. Certo, Falcone era un nemico, ma in quel momento un`impresa economico-criminale come Cosa Nostra avrebbe avuto tutto l`interesse a stare lontana dai riflettori, anziché accenderli con quella manifestazione di violenza. Quali interessi vitali dell`organizzazione mafiosa stava mettendo in pericolo, Falcone?
La spiegazione che volevano eliminare un magistrato integerrimo, come lui o come Borsellino, è troppo semplice. In ogni caso potevano ucciderlo con modalità meno eclatanti, come hanno fatto in altre occasioni. Invece vollero colpire lui e insieme lo Stato, imponendo una devastante dimostrazione di potere».

Chi può esserci allora, oltre a Cosa nostra, dietro gli attentati che per la mafia furono controproducenti?

«Purtroppo non lo sappiamo, ma è questa la domanda-chiave a cui dovremmo trovare la risposta. Perché vede, per le stragi degli anni Settanta si sono trovate molte spiegazioni; compresa quella che sosteneva il prefetto Parisi, il quale immaginava un ruolo dei servizi segreti israeliani per punire la politica estera italiana sul versante palestinese. E per le stragi del 1993 io trovo abbastanza convincente la tesi di una ritorsione per il carcere duro affibbiato a tanti boss e soprattutto al loro capo, Riina, arrestato all`inizio dell`anno. Per quelle del`92, invece, non riesco a immaginare motivazioni mafiose sufficienti a superare le ripercussioni negative. E questo conferma l`ipotesi di qualche condizionamento esterno rispetto ai vertici di Cosa nostra.
Perciò ha ragione Pisanu a interrogarsi e chiedere di fare luce».

Anche laddove i magistrati non riescono ad arrivare?

«Ma certo. Noi siamo arrivati al limite del giuridicamente accettabile con il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che io condivido ma che faccio fatica a spiegare all`estero.
Al di là di quel reato, però, non ci sono solo i boy scout; possono esistere rapporti pericolosi, magari meno diretti o meno importanti, ma pur sempre rapporti. E di questi dovrebbe occuparsi la politica, prima dei magistrati».

Infatti Andreotti e Cossiga, agli ordini  di Henry Kissinger,  se ne interessarono con Delle Chiaie che rappresentava un estremismo di destra che teneva rapporti con la mafia di Rejna , secondo Lo Cicero.

 

 

 

CARO PIERO ANGELA UOMO DI STATO

CARO

 

 

ESPERIENZA STORICA DELL'ARROGANZA DELLA FIAT

https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2022/07/watchfolder-tgr-piemonte-web-de-ponte-auto-elettrica-vl-tg1tgp2mxf-5f9b9ee5-2a7f-4d92-81c5-52a913e172bc.html

 

 

Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks

 

 FATTI NO BLA BLA BLA  DELLA STAMPA PER CONDIZIONARE LA VITA DELLE PERSONE CHE NON PENSANO PRIMA DI AGIRE

LE NON RISPOSTE DI DRAGHI E CINGOLANI DOCUMENTATE DA REPORT

DRAGHI NO RISP

QUALE E' LA VERITA' SUI MANDANTI DELLA MORTE DI FALCONE E BORSELLINO ?

Era il 23 maggio del 1992 quando Giovanni Falcone guidava la Fiat Croma della sua scorta che lo accompagnava dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo.

Assieme a lui c’erano la moglie Francesca Morvillo, e l’autista Giuseppe Costanza che quel giorno sedeva dietro.

Nel corteo delle auto che accompagnano il magistrato palermitano c’erano anche altre due auto, la Fiat Croma marrone sulla quale viaggiavano gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, e la Fiat Croma azzurra sulla quale erano presenti gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Alle 17:57 circa, secondo la ricostruzione della versione ufficiale, viene azionato da Giovanni Brusca il telecomando della bomba posta sotto il viadotto autostradale nel quale passava il giudice Falcone.

La prima auto, quella degli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo viene sbalzata in un campo di ulivi che si trovava vicino alla carreggiata. Muoiono tutti sul colpo.

L’auto di Falcone e di sua moglie Francesca viene investita da una pioggia di detriti e l’impatto tremendo scaglia entrambi contro il parabrezza della macchina.

In quel momento sono ancora vivi, ma le ferite riportate sono molto gravi ed entrambi moriranno nelle ore successive all’ospedale.

L’autista Giuseppe Costanza sopravvive miracolosamente alla strage ed è ancora oggi vivo.

Mai in Italia la mafia era riuscita ad eseguire una operazione così clamorosa e così ben congegnata tale da far pensare ad un coinvolgimento di apparati terroristici e militari che andavano ben oltre le capacità di Cosa Nostra.

Capaci è una strage unica probabilmente anche a livello internazionale. Fu fatta saltare un’autostrada con 200 kg di esplosivo da cava. Appare impossibile pensare che furono soltanto uomini come Giovanni Brusca o piuttosto Totò Riina soprannominato Totò U Curtu potessero realizzare qualcosa del genere.

Impossibile anche che nessuno si sia accorto di come nei giorni precedenti sia stata portata una quantità considerevole di esplosivo sotto l’autostrada senza che nessuno notasse nulla.

È alquanto probabile che gli attentatori abbiano utilizzato dei mezzi pesanti per trasportare il tritolo e il T4 utilizzati per preparare l’ordigno.

Il via vai di mezzi deve essere stato frequente ed è difficile pensare che questo passaggio non sia stato notato da nessuno nelle aree circostanti.

Così come è impossibile che gli attentatori sapessero l’ora esatta in cui Falcone sarebbe sbarcato a Palermo senza avere una qualche fonte dall’interno che li informasse dei movimenti e degli spostamenti del magistrato.

Capaci per tutte le sue caratteristiche quindi è un evento che appare del tutto inattuabile senza il coinvolgimento di elementi infedeli presenti nelle istituzioni che diedero agli attentatori le informazioni necessarie per eseguire la strage.

Senza i primi, è impossibile sapere chi sono i veri mandanti occulti dell’eccidio che è costato la vita a 5 persone e che sconvolse l’Italia.

E per poter comprendere quali siano questi mandanti occulti è necessario guardare a cosa stava lavorando Falcone nelle sue ultime settimane di vita.

Senza posare lo sguardo su questo intervallo temporale, non possiamo comprendere nulla di quello che accadde in quei tragici giorni.

La stampa nostrana sono trent’anni che ci offre una ricostruzione edulcorata e distorta della strage di Capaci.

Ci vengono mostrate a ripetizione le immagini di Giovanni Brusca. Ci è stato detto tutto sulla teoria strampalata che vedrebbe Silvio Berlusconi tra i mandanti occulti dell’attentato, teoria che pare aver trovato una certa fortuna tra gli allievi liberali montanelliani, quali Peter Gomez e Marco Travaglio.

Non ci viene detto nulla però su ciò che stava facendo davvero Giovanni Falcone prima di morire.

L’indagine di Falcone sui fondi neri del PCI

All’epoca dei fatti, Falcone era direttore generale degli affari penali, incarico che aveva ricevuto dall’allora ministro della Giustizia, Claudio Martelli.

Nei mesi prima di Capaci, Falcone riceve una vera e propria richiesta di aiuto da parte di Francesco Cossiga, presidente della Repubblica.

Cossiga chiede a Falcone di fare luce sulla marea di fondi neri che erano piovuti da Mosca dal dopoguerra in poi nelle casse dell’ex partito comunista italiano.

Si parla di somme da capogiro pari a 989 miliardi di lire che sono transitati dalle casse del PCUS, il partito comunista dell’Unione Sovietica, a quelle del PCI.

La politica del PCUS era quella di finanziare e coordinare le attività dei partiti comunisti fratelli per diffondere ed espandere ovunque l’influenza del pensiero marxista e leninista e dell’URSS che si dichiarava custode di quella ideologia.

Questa storia è raccontata dettagliatamente in un avvincente libro intitolato "Il viaggio di Falcone a Mosca" firmato da Francesco Bigazzi e da Valentin Stepankov, il procuratore russo che stava collaborando con Falcone prima di essere ucciso.

Il sistema di finanziamento del PCUS era piuttosto complesso e spesso si rischia di perdersi in un fitto dedalo di passaggi e sottopassaggi nei quali è spesso difficile comprendere dove siano finiti effettivamente i fondi.

I finanziamenti erano erogati dal partito comunista sovietico agli altri suoi satelliti nel mondo e di questo c’è traccia nelle carte esaminate da Stepankov.

Ricevevano fondi il partito comunista francese e persino il partito comunista americano rappresentato da Gus Hall che a Mosca assicurava tutto il suo impegno contro l’imperialismo americano portato avanti da Ronald Reagan.

Il partito comunista italiano era però quello che riceveva la quantità di fondi più ingenti perché questo era il partito comunista più forte d’Occidente ed era necessario nell’ottica di Mosca assicurargli un costante sostegno per tenera aperta la possibilità di spostare l’Italia dall’orbita del patto Atlantico a quella del patto di Varsavia.

Una eventualità che se fosse mai avvenuta avrebbe provocato non solo la probabile fine della stessa NATO ma anche un probabile conflitto tra Washington e Mosca che si contendevano un Paese fondamentale, allora come oggi, per gli equilibri dell’Europa e del mondo.

Ed è in questa ottica che va vista la strategia della tensione ispirata e attuata da ambienti atlantici per impedire che Roma si avvicinasse troppo a Mosca.

Nell’ottica di questa strategia era necessario colpire la popolazione civile attraverso gruppi terroristici, ad esempio le Brigate Rosse, infiltrati da ambienti dell’intelligence americana per eseguire azioni clamorose, su tutte il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

Il sangue versato dall’Italia nel dopoguerra per volontà del cosiddetto stato profondo di Washington è stato versato per impedire all’Italia di intraprendere un cammino politico che avrebbe potuto allontanarla troppo dalla sfera di dominio Euro-Atlantica non tanto per approdare in quella sovietica, ma piuttosto, secondo la visione di Moro, nel campo dei Paesi non allineati né con un blocco né con l’altro.

Nel 1992 questo mondo era già crollato e non esisteva più la cosiddetta minaccia sovietica. A Mosca regnava il caos. Una epoca era finita e l’URSS era crollata non per via della sua struttura elefantiaca, come pretende di far credere una certa vulgata atlantista, ma semplicemente perché si era deciso di demolirla dall’interno.

La perestrojka, termine russo che sta per ristrutturazione, di cui l’ex segretario del PCUS, Gorbachev, fu un convinto sostenitore fu ciò che preparò il terreno alla caduta del blocco sovietico.

Gorbachev era ed è un personaggio molto vicino agli ambienti del globalismo che contano e fu uno dei primi sovietici ad essere elogiato e sostenuto dal gruppo Bilderberg che nel 1987 guarda con vivo interesse e ammirazione alla sua apertura al mondo Occidentale.

Al Bilderberg c’è il gotha della società mondiale in ogni sua derivazione politica, economica, finanziaria e ovviamente mediatica senza la quale sarebbe stato impossibile perseguire i piani di questa struttura paragovernativa internazionale.

Uno dei membri di spicco di questo club, David Rockefeller, ringraziò calorosamente alcuni anni dopo gli esponenti della stampa mondiale, soprattutto quella anglosassone, per aver taciuto le attività di questa società segreta che senza il silenzio dei media non sarebbe mai riuscita a portare avanti indisturbata i suoi piani.

Nella visione di questi ambienti, l’URSS, di cui, sia chiaro, non si ha nostalgia, era comunque diventata ingombrante e doveva essere rimossa.

Il segretario del partito comunista, Gorbachev, attraverso le sue “riforme” ebbe un ruolo del tutto fondamentale nell’ambito del raggiungimento di questo obbiettivo.

I signori del Bilderberg avevano deciso che gli anni 90 avrebbero dovuto essere gli anni della globalizzazione e della concentrazione di un potere mai visto nelle mani della NATO che per poter avvenire doveva passare dall’eliminazione del blocco opposto, quello dell’Unione Sovietica.

Il crollo dell’URSS ebbe un impatto devastante sulla società post-sovietica russa. Moltissimi dirigenti, 1746, si tolsero la vita. Un numero di morti per suicidio che non trova probabilmente emuli nella storia politica recente di nessun Paese.

Alcuni suicidi furono piuttosto anomali e si pensò che alcuni influenti notabili di Mosca in realtà siano stati suicidati per non far trapelare le verità scomode che sapevano riguardano ai finanziamenti del partito.

A Mosca era iniziato il grande saccheggio e le svendite di tutto quello che era il patrimonio pubblico dello Stato.

L’URSS era uscita dall’era della proprietà collettivizzata per entrare in quella del neoliberismo più feroce e selvaggio così come avvenne per gli altri Paesi dell’Europa Orientale che furono messi all’asta e comprati da corporation angloamericane.

Il procuratore russo Stepankov voleva far luce sulla enorme quantità di soldi che era uscita dalle casse del partito. Voleva capire dove fosse finito tutto questo denaro e come esso fosse stato speso.

Per fare questo, chiese assistenza all’Italia e il presidente Cossiga girò questa richiesta di aiuto all’allora direttore generale degli affari penali, Giovanni Falcone.

Falcone accettò con entusiasmo e ricevette a Roma nel suo ufficio il procuratore Stepankov per avviare quella collaborazione, inedita dal secondo dopoguerra in poi, tra l’Italia e la neonata federazione russa.

Al loro primo incontro, Falcone e Stepankov si piacciono subito. Entrambi si riconoscono una integrità e una determinazione indispensabili per degli inquirenti determinati a comprendere cosa fosse accaduto con quella enorme quantità di denaro che aveva lasciato Mosca per finire in Italia.

I fondi venivano stanziati in dollari e poi convertiti in lire ma per poter completare questo passaggio era necessaria l’assistenza di un’altra parte, che Falcone riteneva essere la mafia che in questo caso avrebbe agito in stretto contatto con l’ex PCI.

I legami tra PCI e mafia non sono stati nemmeno sfiorati dai media mainstream italiani. La sinistra progressista si è attribuita una sorta di primato morale nella lotta alla mafia quando questa storia e questa indagine rivelano invece una sua profonda contiguità con il fenomeno mafioso.

L’indagine di Falcone rischiava di mandare a monte il piano di Mani Pulite

Giovanni Falcone era determinato a fare luce su questi legami, ma non fece in tempo. Una volta iniziata la sua collaborazione con Stepankov la sua vita fu stroncata brutalmente nella strage di Capaci.

Era in programma un viaggio del magistrato nei primi giorni di giugno a Mosca per continuare la collaborazione con Stepankov.

Il giudice si stava avvicinando ad una verità scabrosa che avrebbe potuto travolgere l’allora PDS che aveva abbandonato la falce e martello del partito comunista due anni prima nella svolta della Bolognina inaugurata da Achille Occhetto.

Il PCI si stava tramutando in una versione del partito democratico liberal progressista molto simile a quella del partito democratico americano.

Il processo di conversione era già iniziato anni prima quando a Washington iniziò a recarsi sempre più spesso Giorgio Napolitano che divenne un interlocutore privilegiato degli ambienti che contano negli Stati Uniti, soprattutto quelli sionisti e atlantisti.

A Washington avevano già deciso probabilmente in quegli anni che doveva essere il nuovo partito post-comunista a trascinare l’Italia nel girone infernale della globalizzazione.

Il 1992 fu molto di più che l’anno della caccia alle streghe giudiziaria. Il 1992 fu una operazione internazionale decisa nei circoli del potere anglo-sionista che aveva deciso di liberarsi di una classe politica che, seppur con tutti i suoi limiti, aveva saputo in diverse occasioni contenere l’atlantismo esasperato e aveva saputo esercitare la sua sovranità come accaduto a Sigonella nel 1984 e come accaduto anche con l’omicidio di Aldo Moro, che pagò con la vita la decisione di voler rendere indipendente l’Italia dall’influenza di questi centri di potere transnazionali.

Il copione era quindi già scritto. Il pool di Mani Pulite agì come un cecchino. Tutti i partiti vennero travolti dalle inchieste giudiziarie e tutti finirono sotto la gogna mediatica della pioggia di avvisi di garanzia che in quel clima da linciaggio popolare equivalevano ad una condanna anticipata.

Il PSI di Craxi fu distrutto così come la DC di Andreotti. Tutti vennero colpiti ma le inchieste lasciarono, “casualmente”, intatto il PDS.

Eppure era abbastanza nota la corruzione delle cosiddette cooperative rosse, così come era nota la corruttela che c’era nel partito comunista italiano che riceveva fondi da una potenza straniera, allora nemica, e poi li riciclava attraverso la probabile assistenza di organizzazioni mafiose.

Questa era l’ipotesi investigativa alla quale stava lavorando Giovanni Falcone e questa era la stessa ipotesi che subito dopo raccolse Paolo Borsellino, suo fraterno amico e magistrato ucciso soltanto 55 giorni dopo a via d’Amelio.

Mai la mafia era giunta a tanto, e non era giunta a tanto perché non era nelle sue possibilità. C’è un unico filo rosso che lega queste due stragi e questo filo rosso porta fuori dai confini nazionali.

Porta direttamente in quei centri di potere che avevano deciso che tutta la ricchezza dell’industria pubblica italiana fosse smantellata per essere portata in dote alla finanza anglosionista.

Questi stessi centri di potere globali avevano deciso anche che dovesse essere il nuovo PDS a proseguire lo smantellamento dell’economia italiana attraverso la sua adesione alla moneta unica.

E fu effettivamente così, salvo la parentesi berlusconiana del 94. Il PDS portò l’Italia sul patibolo dell’euro e di Maastricht e privò della sovranità monetaria il Paese agganciandola alla palla al piede della moneta unica, arma della finanza internazionale.

E fu il turbare di questi equilibri che portò alla prematura morte dei magistrati Falcone e Borsellino. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano messo le mani sui fili dell’alta tensione. Quelli di un potere così forte che fa impallidire la mafia.

I due brillanti giudici sapevano che il fenomeno mafioso non poteva essere compreso se non si guardava al piano superiore, che era quello costituito dalla massoneria e dal potere finanziario.

Cosa Nostra e le altre organizzazioni sono solamente della manovalanza di un potere senza volto molto più potente.

È questa la verità che non viene raccontata agli italiani che ogni anno quando si celebrano queste stragi vengono sommersi da un fiume di retorica o da una scadente cinematografia di regime che mai sfiora la verità su quanto accaduto in quegli anni e mai sfiora il vero potere che eseguì il colpo di Stato del 1992 e che insanguinò l’Italia nello stesso anno.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due figure che vanno ricordate non solo per il loro eroismo, ma per la loro ferma volontà e determinazione nel fare il loro mestiere, anche se questo voleva dire pagare con la propria vita.

Lo fecero fino in fondo sapendo di sfidare un potere enormemente più forte di loro. Sapevano che in gioco c’erano equilibri internazionali e destini decisi da uomini seduti nei consigli di amministrazione di banche e corporation che erano i veri registi della mafia.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vanno ricordati perché sono due eroi italiani che si sono opposti a ciò che il Nuovo Ordine Mondiale aveva deciso per l’Italia e pur di farlo non hanno esitato a sacrificare la loro vita.

Oggi, trent’anni dopo, sembra che stiano per chiudersi i conti con quanto accaduto nel 1992 e l’Italia sembra più vicina all’avvio di una nuova fase della sua storia, una nella quale potrebbe esserci la seria possibilità di avere una sovranità e una indipendenza come non la si è avuta dal 1945 in poi.

 

 

 

Autovelox mobili: la multa non è valida se non sono segnalati
multe autovelox

La Cassazione ha confermato che anche gli autovelox posti sulle pattuglie delle varie forze dell’ordine devono essere adeguatamente segnalati.
Autovelox mobili: la multa non è valida se non sono segnalati

AUTOVELOX MOBILI - Subire una multa per eccesso di velocità non è certamente piacevole, soprattutto perché questo comporta la necessità di dover mettere mano al portafoglio per una spesa imprevista. Ci sono però delle situazioni in cui la sanzione può essere ritenuta non valida e quindi annullata, come indicata da una recente sentenza emessa dalla Corte di Cassazione. Che ha così chiarito i dubbi su cosa può accadere nel caso in cui l’autovelox presente in un tratto di strada non sia opportunamente segnalato: l’obbligo è valido anche per gli autovelox mobili montati sulle auto della polizia.

UNA LUNGA TRAFILA LEGALE - La vicenda trae origine da un’automobilista di Feltre (Belluno) aveva subito sei anni fa una multa per eccesso di velocità dopo essere stato sorpreso a 85 km/h in un tratto di strada in cui il limite era invece di 70 m/h. Una pattuglia della polizia presente sul posto dotata di autovelox Scout Speed aveva provveduto a sanzionarlo. L’uomo era però convinto di avere subito un’ingiustizia e aveva così deciso di fare ricorso. Alla fine, nonostante la trafila sia stata particolarmente lunga, è stato proprio il conducente a vincere fino ad arrivare alla sentenza della Cassazione emessa pochi giorni fa.

LA SENTENZA - Nella quale si legge: "In attuazione del generale obbligo di preventiva e ben visibile segnalazione, contempla la possibilità di installare sulle autovetture dotate del dispositivo Scout Speed messaggi luminosi contenenti l'iscrizione “controllo velocità” o “rilevamento della velocità”, visibili sia frontalmente che da tergo. Molteplici possibilità di impiego e segnalazione sono correlate alle caratteristiche della postazione, fissa o mobile, sicché non può dedursi alcuna interferenza negativa che possa giustificare, avuto riguardo alle caratteristiche tecniche della strumentazione impiegata nella postazione di controllo mobile, l'esonero dall'obbligo della preventiva segnalazione".

 

  

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per non fare diventare l'ITALIA un'hotspot europeo dell'immigrazione in quanto bisogna resistere come italiani nel nostro paese dando agli immigrati un messaggio forte e chiaro : ogni paese puo' svilupparsi basta impegnarsi per farlo con le risorse disponibili e l'intelligenza , che significa adattamento nel superare le difficolta'.

Inventarsi un lavoro invece che fare l'elemosina.

Quanti miracoli ha fatto Maometto rispetto a Gesu' ?

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1) esame d'italiano e storia italiana per gli immigrati

2) lavori socialmente utili

3) pulizia e cucina autonoma

3 gennaio 1917, Suor Lucia nel Terzo segreto di Fatima: Il sangue dei martiri cristiani non smetterà mai di sgorgare per irrigare la terra e far germogliare il seme del Vangelo.  Scrive suor Lucia: “Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. interpretazione del Terzo segreto di Fatima era già stata offerta dalla stessa Suor Lucia in una lettera a Papa Wojtyla del 12 maggio 1982. In essa dice:  «La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: “Se no [si ascolteranno le mie richieste la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte” (13-VII-1917). La terza parte del segreto è una rivelazione simbolica, che si riferisce a questa parte del Messaggio, condizionato dal fatto se accettiamo o no ciò che il Messaggio stesso ci chiede: “Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, etc.”. Dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori. E se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi. Se non rinunciamo al cammino di peccato, di odio, di vendetta, di ingiustizia violando i diritti della persona umana, di immoralità e di violenza, etc. E non diciamo che è Dio che così ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili».

Le storie degli immigrati occupanti che cercano di farsi mantenere insieme alle loro famiglie , non lavoro come gli immigrati italiani all'estero:

1)  Mi trovavo all'opedale per prenotare una visita delicata , mentre stato parlando con l'infermiera, una donna mi disse di sbrigarmi : era di colore.

2) Mi trovavo in C,vittorio ang V.CARLO ALBERTO a Torino, stavo dando dei soldi ad un bianco che suonava una fisarmonica accanto ai suoi pacchi, arriva un nero in bici e me li chiede

3) Ero su un bus turistico e' salito un nero ha spostato la roba che occupava i primi posti e si e' messo lui

4) Ero in un team di startup che doveva fare proposte a TIM usando strumenti della stessa la minoranza mussulmana ha imposto di prima vedere gli strumenti e poi fare le proposte: molto innovativo !

5) FINO A QUANDO I MUSSULMANI NON ACCETTANO LA PARITA' UOMO DONNA , ANCHE SE LO SCRIVE IL CORANO E' SBAGLIATO. E' INACCETTABILE QUESTO PRINCIPIO CHE CI PORTA INDIETRO.

6) perche' lITALIA deve accogliere tutti ? anche gli alberghi possono rifiutare clienti .

7) Immigrazione ed economia sono interconnesse in quanto spostano pil fuori dal paese.

8) Gli extracomunitari ti entrano in casa senza chiedere permesso. Non solo desiderano la roba d altri ma la prendono.
Forse il primo insegnamento sarebbe il rispetto della liberta' altrui.

 

09.01.19

Tutti i nulllafacenti immigrati Boeri dice che ne abbiamo bisogno : per cosa ? per mantenerli ?

04.02.17l

L'ISIS secondo me sta facendo delle prove di attentato con l'obiettivo del Vaticano con un attacco simultaneo da terra con la tecnica dei camion e dal cielo con aerei come a NY l'11.09.11.

Riforma sostenuta da una maggioranza trasversale: «Non razzismo, ma realismo» Case Atc agli immigrati La Regione Piemonte cambia le regole Gli attuali criteri per le assegnazioni penalizzano gli italiani .

Screening pagato dalla Regione e affidato alle Molinette Nel Centro di Settimo esami contro la Tbc “Controlli da marzo” Tra i profughi in arrivo aumentano i casi di scabbia In sei mesi sono state curate un migliaio di persone.

Il Piemonte è la quarta regione italiana per numero di richiedenti asilo. E gli arrivi sono destinati ad aumentare. L’assessora Cerutti: “Un sistema che da emergenza si sta trasformando in strutturale”. Coinvolgere maggiormente i Comuni.In Piemonte ci sono 14.080 migranti e il flusso non accenna ad arrestarsi: nel primo mese del 2017 sono già sbarcati in Italia 9.425 richiedenti asilo, in confronto ai 6030 dello scorso anno e ai 3.813 del 2015. Insomma, serve un piano. A illustrarlo è l’assessora all’Immigrazione della Regione Monica Cerutti, che spiega come la rete di accoglienza in questi anni sia radicalmente cambiata, trasformando il sistema «da emergenziale a strutturale».

La Regione punta su formazione e compensazioni mentre aumentano i riconoscimenti In Piemonte 14 mila migranti Solo 1200 nella rete dei Comuni A Una minoranza inserita in progetti di accoglienza gestiti dagli enti locali umentano i riconoscimenti delle commissioni prefettizie, meno rigide rispetto al passato prossimo: la tendenza si è invertita, le domande accolte sono il 60% rispetto al 40% dei rigetti. Non aumenta, invece, la disponibilità a progetti di accoglienza e di integrazione da parte dei Comuni. Stando ai dati aggiornati forniti dalla Regione, si rileva che rispetto ai 14 mila migranti oggi presenti in Piemonte quelli inseriti nel sistema Sprar - gestito direttamente dai Comuni - non superano i 1.200. Il resto lo troviamo nelle strutture temporanee sotto controllo dalle Prefetture. Per rendere l’idea, nella nostra regione i Comuni sono 1.2016. La trincea dei Comuni Un bilancio che impensierisce la Regione, alle prese con resistenze più o meno velate da parte degli enti locali: il termometro di un malumore, o semplicemente di indifferenza, che impone un lavoro capillare di convincimento. «Di accompagnamento, di compensazione e prima ancora di informazione contro la disinformazione e certe strumentalizzazioni politiche», - ha precisato l’assessora Monica Cerutti riepilogando le azioni previste nel piano per regionale per l’immigrazione. A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Lega Nord nella persona del consigliere regionale Alessandro Benvenuto: «Non esistono paure da disinnescare ma necessità da soddisfare sia in termini di sicurezza e controllo del territorio, sia dal punto di vista degli investimenti. Il Piemonte ha di per sé ben poche risorse, che andrebbero utilizzate per creare lavoro e risolvere i problemi che attanagliano i piemontesi, prima di essere adoperate per far fare un salto di qualità all’accoglienza». Progetti di accoglienza Tre i progetti in campo: «Vesta» (ha come obiettivo il miglioramento dei servizi pubblici che si relazionano con i cittadini di Paesi terzi), “Petrarca” (si occupa di realizzare un piano regionale per la formazione civico linguistica), “Piemonte contro le discriminazioni” (percorsi di formazione e di inclusione volti a prevenire le discriminazioni). Inoltre la Regione ha attivato con il Viminale un progetto per favorire lo sviluppo delle economie locali sostenendo politiche pubbliche rivolte ai giovani ivoriani e senegalesi. Più riconoscimenti Come si premetteva, aumentano i riconoscimenti: 297 le domande accolte dalla Commissione di Torino nel periodo ottobre-dicembre 2016 (status di rifugiato, protezione sussidiaria e umanitaria); 210 i rigetti. In tutto i convocati erano mille: gli altri o attendono o non si sono presentati. I tempi della valutazione, invece, restano lunghi: un paio di anni, considerando anche i ricorsi. Sul fronte dell’assistenza sanitaria e della prevenzione, si pensa di replicare nel Centro di Castel D’Annone, in provincia di Asti, lo screening contro la tubercolosi che dal marzo sarà attivato al Centro Fenoglio di Settimo con il concorso di Regione, Croce Rossa e Centro di Radiologia Mobile delle Molinette.

INTANTO :«Non sono ipotizzabili anticipazioni di risorse» per l’asilo che Spina 3 attende dal 2009. La lunga attesa aveva fatto protestare molti residenti e c’era chi già stava perdendo le speranze. Ma in Circoscrizione 4, in risposta a un’interpellanza del consigliere della Lega Carlo Morando, il Comune ha messo nero su bianco che i fondi dei privati per permettere la costruzione dell’asilo non ci sono. Quella di via Verolengo resta una promessa non rispettata. Con la crisi immobiliare, la società Cinque Cerchi ha rinunciato a costruire una parte dei palazzi e gli oneri di urbanizzazione versati, spiegò mesi fa l’ex assessore Lorusso, erano andati per la costruzione del tunnel di corso Mortara. Ad ottobre c’è stata una nuova riunione. L’esito è stata la fumata nera da parte dei privati. «Sarà necessario che la progettazione e la realizzazione dell’opera vengano curate direttamente dalla Città di Torino», scrive il Comune nella sua risposta. Senza specificare come e dove verranno reperiti i fondi necessari, né quando si partirà.

 

Tunisia. Frattini: "Proporremo immigrazione circolare" - Il portale dell ...

www.stranieriinitalia.it/.../tunisia-frattini-qproporremo-immigrazione-circolareq.html

20 gen 2011 - L'immigrazione "circolare" è quella in cui i migranti, dopo un certo periodo di lavoro all'estero, tornano nei loro Paesi d'origine. Un sistema più ...

Tutto è iniziato quando è stato chiuso il bar. I 60 stranieri che erano a bordo del traghetto Tirrenia diretto a Napoli volevano continuare a bere. L’obiettivo era sbronzarsi e far scoppiare il caos sulla nave. Lo hanno fatto ugualmente, trasformando il viaggio in un incubo anche per gli altri 200 passeggeri. In mezzo al mare, nel cuore della notte, è successo di tutto: litigi, urla, botte, un tentativo di assalto al bancone chiuso, molestie ai danni di alcuni viaggiatori e persino un’incursione tra le cuccette. La situazione è tornata alla calma soltanto all’alba, poco prima dell’ormeggio, quando i protagonisti di questa interminabile notte brava hanno visto che sulle banchine del porto di Napoli erano già schierate le pattuglie della polizia. Nella nave Janas partita da Cagliari lunedì sera dalla Sardegna era stato imbarcato un gruppo di nordafricani che nei giorni scorsi aveva ricevuto il decreto di espulsione. Una trentina di persone, alle quali si sono aggiunti anche altri immigrati nordafricani. E così a bordo è scoppiato il caos. Il personale di bordo ha provato a riportare la calma ma la situazione è subito degenerata. Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati. All’arrivo a Napoli, il traghetto è stato bloccato dagli agenti della Questura di Napoli che per tutta la giornata sono rimasti a bordo per identificare gli stranieri che hanno scatenato il caos in mezzo al mare e per ricostruire bene l’episodio. «Il viaggio del gruppo è stato effettuato secondo le procedure previste dalla legge, implementate dalle autorità di sicurezza di Cagliari – si limita a spiegare la Tirrenia - La compagnia, come sempre in questi casi, ha destinato ai passeggeri stranieri un’area della nave, a garanzia della sicurezza dei passeggeri, non essendo il gruppo accompagnato  dalle forze di polizia. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il gruppo ha creato problemi a bordo per tensioni al suo interno che poi si sono ripercosse sui passeggeri». A bordo del traghetto gli agenti della questura di Napoli hanno lavorato per quasi 12 ore e hanno acquisito anche le telecamere della videosorveglianza della nave. Nel frattempo sono scoppiate le polemiche. «I protagonisti di questo caos non sono da scambiare con i profughi richiedenti asilo - commenta il segretario del Sap di Cagliari, Luca Agati - La verità è che con gli sbarchi dal Nord Africa, a cui stiamo assistendo anche in questi giorni, arrivano poco di buono, giovani convinti di poter fare cio’ che vogliono una volta ottenuto il foglio di espulsione, che di fatto è un lasciapassare che garantisce loro la libertà di delinquere in Italia. Cosa deve accadere per far comprendere che va trovata una soluzione definitiva alla questione delle espulsioni?»  In ostaggio per ore Per ore la nave è stata in balia dei sessanta scatenati, che hanno trasformato il viaggio in un incubo per gli altri 200 passeggeri  21.02.17

Istituto comprensivo Regio Parco La crisi spegne la musica in classe Le famiglie non pagano la retta da 10 euro al mese: a rischio il progetto lanciato da Abbado, mentre la Regione Piemonte finanzia un progetto per insegnare ai bambini italiani la lingua degli immigrati non viceversa.

 Qui Foggia Gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono in container di appena 24 mq Qui Messina Nei rioni Fondo Fucile e Camaro San Paolo le baracche aumentano di anno in anno Donne e bambini Nei rioni nati dopo il sisma le case sono coperte da tetti precari, spesso di Eternit Qui Lamezia Terme Oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica a cielo aperto  Qui Brescia Nelle casette di San Polino le decine di famiglie abitano prefabbricati fatiscenti Da Brescia a Foggia, da Lamezia a Messina. Oltre 50 mila italiani vivono in abitazioni di fortuna. Tra amianto, topi e rassegnazione Caterina ha 64 anni e tenacia da vendere. Con gli occhi liquidi guarda il tetto di amianto sopra la sua testa: «Sono stata operata due volte di tumore, è colpa di questo maledetto Eternit». Indossa una vestaglia a righe bianche e blu. «Vivo qui da vent’anni. D’estate si soffoca, d’inverno si gela, piove in casa e l’umidità bagna i vestiti nei cassetti. Il dottore mi ha detto di andare via. Ma dove?». In fondo alla strada abita Concetta, che tra topi e lamiere trova la forza di sorridere: «A ogni campagna elettorale i politici ci promettono case popolari, ma una volta eletti si dimenticano di noi. Sono certa che morirò senza aver realizzato il mio sogno: un balcone dove stendere la biancheria». Antonio invece no, lui non ride. Digrigna i denti rimasti: «Gli altri li ho persi per colpa della rabbia. In due anni qui sono diventato brutto, mi vergogno». Slum, favela, bidonville: Paese che vai, emarginazione che trovi. Un essere umano su sei, nel mondo, vive in una baraccopoli. In Italia sono almeno 53 mila le persone che, secondo l’Istat, abitano nei cosiddetti «alloggi di altro tipo», diversi dalle case. Cantine, roulotte, automobili e soprattutto baracche. Le storie di questi cittadini invisibili (e italianissimi) sono raccontate nel documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, in onda domenica sera alle 21,15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Le baraccopoli sono non luoghi popolati da un’umanità sconfitta e spesso rassegnata. Donne, uomini, bambini, anziani. Vittime della crisi economica o di circostanze avverse. Vivono in stamberghe all’interno di moderni ghetti al confine con quella parte di città degna di questo nome. Di là dal muro la civiltà. Da questo lato fango, calcinacci, muffa, immondizia, fogne a cielo aperto. A Messina le abitazioni di fortuna risalgono ad oltre un secolo fa, quando il terremoto del 1908 rase al suolo la città. Qui l’emergenza è diventata quotidianità. Fondo Fucile, Giostra, Camaro San Paolo. Eccoli i rioni del girone infernale dei diseredati. Legambiente ha censito più di 3 mila baracche e altrettante famiglie. I topi, invece, sono ben di più. A Lamezia Terme oltre 400 calabresi di etnia rom vivono ai margini di una discarica. Tra loro c’è Cosimo, che vorrebbe andare via: «Non per me, ma per mio figlio, ha subìto un trapianto di fegato». A Foggia gli sfollati di una palazzina crollata nel 1999 vivono nei container di 24 mq. Andrea abita invece nelle casette di San Polino a Brescia, dove un prefabbricato fatiscente è diventato la sua dimora forzata: «Facevo l’autotrasportatore. Dopo due ictus ho perso patente e lavoro. I miei figli non sanno che abito qui. Non mi è rimasto nulla, nemmeno la dignità». Sognando un balcone «Il mio sogno? È un balcone dove stendere la biancheria», dice la signora Caterina nIl documentario «Baraccopolis» di Sergio Ramazzotti e Andrea Monzani, prodotto da Parallelozero, andrà in onda domani sera alle 21.15 su Sky Atlantic Hd per il ciclo «Il racconto del reale». Su Sky Atlantic Il documentario 3 domande a Sergio Ramazzotti registra e fotografo “Così ho immortalato la vita dentro quelle catapecchie” Chi sono gli abitanti delle baraccopoli? «Sono cittadini italiani, spesso finiti lì per caso. Magari dopo aver perso il lavoro o aver divorziato». Quali sono i tratti comuni? «Chi finisce in una baracca attraversa fasi simili a quelle dei malati di cancro. Prima lo stupore, poi la rabbia, il tentativo di scendere a patti con la realtà, la depressione, infine la rassegnazione». Cosa ci insegnano queste persone? «È destabilizzante raccontare donne e uomini caduti in disgrazia con tanta rapidità. Sono individui come noi. La verità è che può succedere a chiunque». Baraccopolid’Italia

01.03.17

GLI ITALIANI AIUTANO più FACILMENTE GLI EXTRACOMUNITARI RISPETTO AGLI ITALIANI.

 

 

 

SE VUOI SCRIVERTI UN BREVETTO CONSULTA dm.13.01.10 n33

13/01/2010 - Decreto ministeriale del 13 gennaio 2010, n. 33 - Uibm

 

 

 

CORRISPONDENZA sulla Xylella fastidiosa con la UE luglio 2018

XYLELLA\18-07-31-ARES 4037967.pdf

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Mutui, la prova della truffa Via a rimborsi per 16 miliardi

Dopo tre anni ecco la sentenza Ue sull'Euribor truccato da banche estere. Ma si può far causa pure alle italiane

Giuseppe Marino - Sab, 19/11/2016 - 15:52

La Commissione europea, tre anni dopo aver condannato quattro tra le più grandi banche europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di milioni di cittadini europei, ha finalmente tolto il segreto al testo della sentenza. E quel documento di trenta pagine potrebbe valere, solo per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 miliardi di euro di rimborsi da chiedere alle banche.

La storia parte con la scoperta di un'intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo l'Antitrust europeo, era di manipolare a proprio vantaggio il corso dell'Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro. Tra questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore complessivo stimabile in oltre 200 miliardi. L'Euribor viene calcolato giorno per giorno con un sondaggio telefonico tra 44 grandi banche europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento per i prestiti tra banche. Il risultato del sondaggio viene comunicato all'agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell'Euribor agli operatori e al pubblico. L'Antitrust ha scoperto che alcune grandi banche, tra il 2005 e il 2008, si erano messe d'accordo per falsare i valori comunicati e manipolare il valore del tasso secondo la propria convenienza. «Alcune volte, -recita la sentenza che il Giornale ha potuto visionare- certi trader (omissis...) comunicavano e/o ricevevano preferenze per un settaggio a valore costante, basso o alto di certi valori Euribor. Queste preferenze andavano a dipendere dalle proprie posizioni commerciali ed esposizioni»

Il risultato ovviamente si è riflettuto sui mutui degli ignari cittadini di tutta Europa, che però finora avevano le unghie spuntate. Un avvocato di Sassari, Andrea Sorgentone, legato all'associazione Sos Utenti, ha subissato la Commissione di ricorsi per farsi consegnare il testo della sentenza dell'Antitrust che condanna Deutsche Bank, Société Genéralé, Rbs e Barclay's a pagare in totale una multa di oltre un miliardo di euro.

La Ue ha sempre rifiutato adducendo problemi di riservatezza delle banche, ma alla fine l'avvocato ha ottenuto una copia della sentenza, seppur in parte «censurata». E ora il conto potrebbe salire. E non solo per quelle direttamente coinvolte, perché il tasso alterato veniva applicato ai mutui variabili da tutte le banche, anche le italiane, che ora potrebbero dover pagare il conto dei trucchi di tedesche, francesi e inglesi. Sorgentone si dice convinto di poter ottenere i risarcimenti: «Secondo le stime più attendibili -dice- i mutuatari italiani hanno pagato interessi per 30 miliardi, di cui 16 indebitamente. La sentenza europea è vincolante per i giudici italiani. Ora devono solo quantificare gli interessi che vanno restituiti in ogni rapporto mutuo, leasing, apertura di credito a tasso variabile che ha avuto corso dal 1 settembre 2005 al 31 marzo 2009».

27.01.17

 

 

Come creare un meeting su Zoom? In un periodo in cui è richiesto dalla società il distanziamento sociale, la nota app per le videoconferenze diventa uno strumento importante per molte aziende e privati. Se partecipare a un meeting è un processo estremamente semplice, che non richiede neppure la registrazione al servizio, discorso diverso vale per gli utenti che desiderano creare un meeting su Zoom.

Ecco dunque una semplice guida per semplificare la vita a coloro che hanno intenzione di approcciare alla piattaforma senza confondersi le idee.

Come si crea un meeting su Zoom

Dopo aver scaricato e installato Zoom, e aver effettuato la registrazione, si dovrà dunque effettuare l’accesso premendo Sign In (è possibile loggare direttamente con il proprio account Google o Facebook, comunque). A questo punto, bisogna procedere in questo modo:

  • Fare tap su New Meeting (pulsante arancione)
  • Scegliere se avviare il meeting con la fotocamera accesa o spenta, tramite il toggle Video On
  • Premere Start a Meeting

A questo punto è stata creata la videoconferenza, ma affinché venga avviata è necessario invitare i partecipanti. Per proseguire sarà necessario quindi:

  • Fare tap su Participants (nella parte in basso dello schermo)
  • Premere su Invite
  • Scegliere il mezzo attraverso cui inviare il link di partecipazione ai mittenti (tramite e-mail o messaggio, per esempio)

Una volta invitati gli utenti, chi ha creato il meeting avrà la possibilità di fare tap su ognuno di essi per utilizzare diverse funzioni: per esempio si potranno silenziare, piuttosto che chiedergli di attivare la fotocamera, eccetera.

Zoom, anche su dispositivi mobile

Zoom (immagine: Zoom).

Facendo tap sul pulsante Chats (in basso a sinistra dello schermo), inoltre, si potranno inviare messaggi di testo a tutti i partecipanti o solo a uno di essi. Una volta terminata la videoconferenza, la si potrà chiudere facendo tap sulla scritta rossa End in alto a destra: si potrà in ultimo scegliere se lasciare il meeting (Leave Meeting), permettendo agli altri di continuare a interagire, o se scollegare tutti (End Meeting).

 

 

Windows File Recovery recupera i file cancellati per sbaglio

È la prima app di questo tipo realizzata direttamente da Microsoft.

A tutti - beh, a quanti non hanno un backup efficiente - sarà capitato di cancellare per errore un file, non solo mettendolo nel Cestino, ma facendolo sparire apparentemente per sempre.

Recuperare i file cancellati ha tante più possibilità di riuscire quanto meno la zona occupata da quei file è stata sovrascritta, ed è un lavoro per software specializzati.

Fino a oggi, l'unica possibilità per i sistemi Windows era scegliere programmi di terze parti. Ora Microsoft ha rilasciato una piccola utility che si occupa proprio del recupero dei file.

Si chiama Windows File Recovery ed è disponibile gratuitamente sul Microsoft Store.

Si tratta di un programma privo di interfaccia grafica: per adoperarlo bisogna quindi superare la diffidenza per la linea di comando che alberga in molti utenti di Windows.

L'utility ha tre modalità base di funzionamento. Default, suggerita per i drive Ntfs, si rivolge alla Master File Table (MFT) per individuare i segmenti dei file. Segment fa a meno della MFT e si basa invece sul rilevamento dei segmenti (che contengono informazioni come il nome, la data, il tipo di file e via di seguito). Signature, infine, si basa sul tipo di file: non avendo a disposizione altre informazioni, cerca tutti i file di quel tipo (Microsoft consiglia questo sistema per le unità esterne come chiavette Usb e schede SD).

Windows File Recovery è in grado di tentare il recupero da diversi filesystem - quali Ntfs, exFat e ReFS - e per apprendere il suo utilizzo Microsoft ha messo a disposizione una pagina d'aiuto (in inglese) sul sito ufficiale.

Qui sotto, alcune schermate di Windows File Recovery.

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Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28141

 

Bloatbox ripulisce Windows 10 dalle app indesiderate

Bastano pochi clic per eliminare tutto il bloatware preinstallato.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28201

Non si può dire che Windows 10 sia un sistema operativo essenziale: ogni nuova installazione porta con sé, insieme al sistema vero e proprio, tutta una serie di applicazioni che per la maggior parte degli utenti si rivelano inutili, se non fastidiose, senza contare le aggiunte dei singoli produttori di Pc.

Rimuoverle a mano una a una è un compito tedioso, ma esiste una piccola applicazione che facilita l'intera operazione: Bloatbox.

Nata come estensione per Spydish, app utile per gestire le informazioni condivise con Microsoft da Windows 10 e più in generale le impostazioni del sistema che coinvolgono la privacy, è poi diventata un software a sé.

Il motivo è un po' la medesima ragione di vita di Bloatbox: non rendere Spydish troppo "grasso" (bloated), ossia ricco di funzioni che, per quanto utili, vadano a incidere sulla possibilità di avere un'applicazione compatta, efficiente e facile da usare.

Bloatbox si scarica da GitHub sotto forma di archivio .zip da estrarre sul Pc. Una volta compiuta questa operazione non resta altro da fare che cliccare due volte sul file Bloatbox.exe per avviare l'app.

La finestra principale mostra sulla sinistra una colonna in cui è presente la lista di tutte le app installate in Windows, tra cui anche quelle che normalmente non si possono disinstallare - come il Meteo, Microsoft News e via di seguito - e quelle installate dal produttore del computer.

Ciò che occorre fare è selezionare quelle app che si intende rimuovere e, quando si è soddisfatti, premere il pulsante , che le aggiungerà alla colonna di destra, dove si trovano tutte le app condannate alla cancellazione.

A questo punto si può premere il pulsante Uninstall, posto nella parte inferiore della colonna centrale, e il processo di disinstallazione inizierà.

L'ultima versione al momento in cui scriviamo mostra anche, nella colonna di destra di un pratico link per effettuare una "pulizia generale" di una nuova installazione di Windows 10, identificato dalla dicitura Start fresh if your Windows 10 is loaded with bloat....

Cliccandolo, verranno aggiunte all'elenco di eliminazione tutte le app preinstallate e considerate bloatware. Chiaramente l'elenco può essere personalizzato a piacere rimuovendo da esso le app che si intende tenere tramite il pulsante Remove selected.

 

 

 

 

Il sito che installa tutte le app essenziali per Windows 10

Bastano pochi clic per ottenere un Pc perfettamente attrezzato, senza dover scaricare ogni singolo software.

Reinstallare il sistema operativo è solo il primo passo, dopo un incidente al Pc che abbia causato la necessità di ripartire da capo, tra quelli necessari per arrivare a riavere un computer perfettamente configurato e utilizzabile.

A quel punto inizia infatti il processo di configurazione e di installazione di tutte quelle grandi e piccole applicazioni che svolgono i vari compiti ai quali il computer è dedicato. Si tratta di un'operazione che può essere lunga e tediosa e che sarebbe bello poter automatizzare.

Una delle alternative migliori da tempo esistente è Ninite, sito che permette di selezionare le app preferite e si occupa di scaricarle e installarle in autonomia.


Da quando però Microsoft ha lanciato un proprio gestore di pacchetti (Winget) sono spuntate delle alternative che a esso si appoggiano e, dato che funziona da linea di comando, dette alternative si occupano di fornire un'interfaccia grafica.

Una delle più interessanti è Winstall, che semplifica l'installazione delle app dai repository messi a disposizione da Microsoft.

Winstall è una Progressive Web Application (Pwa), ossia un sito da visitare con il proprio browser e che permette di scegliere le app da installare sul computer; in questo senso, dal punto di vista dell'uso è molto simile al già citato Ninite.

Diverso è però il funzionamento: se Ninite scarica i singoli installer dei vari programmi, Winstall si appoggia a Winget, che quindi deve essere preventivamente installato sul Pc.

Inoltre offre una propria funzionalità specifica, che il suo sviluppatore ha battezzato Featured Pack.

Si tratta di gruppi di applicazioni unite da un tema o una funzionalità comune (browser, strumenti di sviluppo, software per i giochi) che si possono selezionare tutte insieme; Winstall si occupa quindi di generare il codice da copiare nel Prompt dei Comandi per avviare l'installazione.

In alternativa si può scaricare un file .bat da eseguire, che si occupa di invocare Winget per portare a termine il compito.

I Featured Pack sono infine personalizzabili: gli utenti sono invitati a creare il proprio e a condividerlo.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - https://www.zeusnews.it/n.php?c=28369

 

 

Cos’è e a cosa serve la pasta madre

La pasta madre è un lievito naturale che permette di preparare un ottimo pane, ma anche pizze e focacce. Conosciuta anche come pasta acida, la pasta madre è un impasto che può essere realizzato in diversi modi. Ad esempio, la pasta madre si può ottenere prelevando un impasto del pane da conservare grazie ai “rinfreschi”, oppure preparando un semplice impasto di acqua e farina da lasciare a contatto con l’aria, così che si arricchisca dei lieviti responsabili dei processi fermentativi che consentono la lievitazione di pane e altri prodotti da forno.

Gli impasti preparati con la pasta madre hanno generalmente bisogno di lievitare per diverse ore, ma il risultato ripaga dell’attesa: pane, pizze e focacce risulteranno infatti più gonfi, più digeribili, conservabili più a lungo e con un sapore decisamente migliore.

La pasta madre, inoltre, accresce il valore nutrizionale del pane e di altri prodotti da forno. Negli impasti preparati con la pasta madre diverse importanti sostanze rimangono intatte e, grazie alla composizione chimica della pasta madre, il nostro organismo riesce ad assimilare meglio i sali minerali presenti nelle farine.

I lieviti della pasta madre, poi, favoriscono la crescita di batteri buoni nell’intestino, favorendo un buon equilibrio del microbiota e migliorando così la digestione. È importante anche notare che il pane preparato con lievito naturale possiede un indice glicemico inferiore rispetto al pane realizzato con altri lieviti. Questo significa che quando i carboidrati presenti nel pane vengono assimilati sotto forma di glucosio, questo si riversa più lentamente nel flusso sanguigno, evitando picchi glicemici.

Oltre a conferire al pane proprietà organolettiche e nutrizionali migliori, la pasta madre presenta altri vantaggi. Grazie ai rinfreschi, si può infatti avere a disposizione questo straordinario lievito naturale a lungo; in più, la pasta madre può essere preparata con vari tipi di farine, anche senza glutine.

La dieta senza glutine è l’unica terapia per le persone celiache e per chi presenta sensibilità verso le proteine del frumento e in altri cereali come orzo e farro. Inoltre, ridurre il consumo di glutine può migliorare alcuni disturbi intestinali ed è consigliato anche a chi vuole seguire un regime alimentare antinfiammatorio.

 

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